Zona Rossa

Le guerre provocano enormi problemi, e questo non lo scopriamo di certo oggi. Uno di questi problemi, che vengono lasciati in eredità alle generazioni future, riguarda gli ordigni inesplosi. Infatti, può capitare (anzi: spesso capita) che un qualunque proiettile o bomba possa non esplodere per un qualsiasi motivo: terreno troppo soffice per attivare la spoletta, malfunzionamento della stessa, un angolo di impatto non idoneo, ecc. il problema di questi ordigni è che spesso non rimangono in superficie, ma finiscono sepolti nel terreno, sbucando fuori anni (o decenni, o secoli) dopo.

Questo genere di ordigni possono essere trovati praticamente ovunque: le cronache sono piene di “bombe di aereo della seconda guerra mondiale rinvenute durante lo scavo di una fognatura”, con conseguente arrivo degli artificieri ed evacuazione delle case vicine.

Nel mondo, tuttavia, esistono zone in cui è più facile imbattersi in bombe inesplose. Sono i luoghi delle grandi battaglie, dove si è combattuto a lungo. In rari casi, poi, è praticamente certo che accada. Uno di questi casi è la cosiddetta Zona Rossa, nel nord-est della Francia: un’area in cui è vietato qualunque tipo di attività umana a causa dell’altissima concentrazione di ordigni inesplosi. In pratica, da quelle parti sono stati sparati tanti di quei proiettili che a distanza di un secolo gli artificieri stanno ancora lavorando. Una zona da incubo, che sarà off limits ancora per centinaia d’anni.

Gli ordigni inesplosi nel mondo

La pericolosità degli ordigni inesplosi

Prima di tutto, gli ordigni inesplosi sono molto pericolosi. Non è un’affermazione scontata. Parecchi ritengono che un proiettile della prima guerra mondiale trovato in un ghiacciaio sia innocuo. “Non è esploso cento anni fa, ti pare che scoppia proprio adesso” e lo prendo per una foto ricordo. Oppure, caso ancora più grave, “Bella questa bomba. Adesso la porto a casa e la metto in salotto”. Non sono invenzioni, ma casi reali. Queste “avventure” finiscono nel migliore dei casi con una denuncia a piede libero, nel peggiore con un articolo in cronaca. Eh sì, perché le bombe inesplose possono ancora fare male: inoltre, più sono vecchie più sono pericolose. Mettersi in casa un proiettile d’artiglieria bello arrugginito, con la spoletta marcia, non è esattamente un’idea geniale. Anche perché, certe cose possono esplodere anche solo spostandole.

Come detto sopra, ci sono parecchie zone del mondo in cui è facile trovare residuati bellici. Tipo in Russia, il caro vecchio “fronte orientale”. Qui vi sono aree dove spunta dal terreno praticamente di tutto: il web è pieno di foto di residuati bellici nei prati e nelle foreste, oppure di video di carri armati estratti dalle paludi (e conservati benissimo, ma questo è un altro discorso). In Europa, poi, non sono rarissimi i casi di boschi talmente “presi a cannonate” durante il conflitto che oggi pullulano ancora di ordigni inesplosi, ed in caso di incendio i pompieri non possono intervenire per il rischio di esplosioni.

Il caso di Francia e Belgio

Un Paese in Europa particolarmente soggetto a questo tipo di ritrovamenti è la Francia, protagonista di ben due guerre mondiali. Le aree più “calde” sono quelle della Normandia, dove durante l’ultimo conflitto si svolsero accaniti combattimenti, e soprattutto il confine con la Germania. Qui, nel 1914-1918, venne combattuta una guerra di posizione, con pochissimi mutamenti territoriali ed un utilizzo indecente dell’artiglieria. Quindi, il terreno è letteralmente pieno di ordigni inesplosi. Un problema simile lo ha anche il Belgio, sempre verso il confine francese.

In particolare, in Belgio, nei pressi del comune di Messines (o Mesen), la prima guerra ha lasciato un ricordo che fa paura ancora oggi. Nel 1917, per sfondare le linee tedesche, gli inglesi realizzarono, sotto le linee nemiche, una ventina di mine. Praticamente, scavarono delle gallerie, costruirono delle “camere” sotto le trincee avversarie e le riempirono con più di 400 tonnellate esplosivo. Queste vennero fatte esplodere tutte insieme alle 3:10 del 7 giugno 1917, provocando un botto che fu sentito fino a Londra: i britannici cambiarono la geografia del luogo, uccisero sul colpo 10.000 tedeschi e sfondarono, riportando una grande vittoria.

Non tutte le mine vennero fatte esplodere: quattro di queste rimasero non innescate. Il problema è che le esplosioni fecero crollare i tunnel, quindi non si sa bene dove siano. Nel 1955, una di queste venne ritrovata. O meglio: un fulmine colpì un palo elettrico, la corrente scaricò a terra e provocò l’esplosione della mina, che stava proprio sotto al palo. L’unica sfortunata vittima fu una mucca che pascolava nei paraggi. Il cratere dell’esplosione è visibile ancora oggi, così come quasi tutti i crateri prodotti dalle mine di Messines. Ad oggi, ci dovrebbero essere ancora da una a tre di queste mine sepolte.

Trincea tedesca 2015
I resti di una trincea tedesca, fotografati nel 2015. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Laika ac. CC BY-SA 2.0

La raccolta del ferro

Messines è un caso limite. ma il problema è comunque molto grave. In Francia e Belgio, ad esempio, c’è un “servizio” chiamato raccolta del ferro. In pratica, un giorno all’anno i contadini dei due Paesi mettono in bella vista tutti gli ordigni inesplosi che hanno trovato arando i campi. L’esercito passa, li porta via e poi li mette in sicurezza.

Si calcola che sul fronte francese, tra il 1914 ed il 1918, sia stata sparata una tonnellata di esplosivo per ogni metro quadrato di fronte. Un numero enorme, che tra l’altro è una media tra le varie zone. Ce ne sono alcune, infatti, che sono state molto più colpite di altre. Il nord-est della Francia è una di queste. E qui, subito dopo la fine del conflitto, il governo decise di chiudere 1.200 chilometri quadrati a causa dei danni provocati dalla guerra: è la Zone Rouge, o Zona Rossa in italiano.

Raccolta del ferro
Bombe inesplose e resti di granate sistemate vicino ad un cassonetto, pronte per essere raccolte durante la “raccolta del ferro”. La foto è stata scattata nel 2015 a Passendale, in Belgio. Fonte: Wikimedia Commons. Credits. ViennaUK. CC BY-SA 4.0

La Zona Rossa

Definizione di Zona Rossa

Esattamente, la Zona Rossa è un insieme di aree non contigue che sono state talmente danneggiate dai combattimenti da impedirne qualunque attività umana. Spesso viene chiamata Zona Rossa di Verdun, in riferimento alla famosa battaglia. Tuttavia, questo non è esatto: comprende anche Verdun, ma si sviluppa verso nord, arrivando fino a Lille. Inizialmente comprendeva 1.200 chilometri quadrati, ma oggi si è sensibilmente ridotta.

A seconda della pericolosità, è stata divisa in tre sottozone.

  • Verde: danni sparsi, si tratta delle aree di transito delle armate. Possono essere presenti resti di fortificazioni, depositi di munizioni e materiali vari.
  • Gialla: area dove si è combattuto, ma non troppo intensamente. I danni non sono stati troppo consistenti, ma si possono trovare proiettili inesplosi. Resti di trincee e crateri di bombe.
  • Rossa: si tratta della vecchia linea del fronte, dove sono avvenuti i combattimenti peggiori. Qui la distruzione è stata totale, ed è molto comune trovare ordigni inesplosi.

Quest’ultima sottozona è quella effettivamente chiusa al pubblico. Si tratta di ‘un’area considerata completamente devastata dai combattimenti, impossibile da ripulire e non più adatta alla vita umana, e tutte le attività sono vietate. I piccoli centri abitati che sorgevano in questa zona sono stati completamente distrutti e non più ricostruiti: sono stati dichiarati “caduti per la Francia”!

Zona Rossa mappa
Mappa della Zona Rossa, nella Francia nord-orientale. Come sui può vedere, si estende ben oltre la città di Verdun, arrivando fino a Lille. La cosa incredibile è la scarsa distanza da Parigi. se prendiamo un libro sulla Prima Guerra Mondiale, possiamo vedere che le città qui presenti sono state tutte teatro di importanti battaglie. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Tinodela. CC BY-SA 2.5

Cosa c’è nella Zona Rossa

Ma esattamente, cosa c’è nella Zona Rossa? Risposta molto semplice: di tutto. Scavando possono saltare fuori resti umani o di animali, depositi di munizioni (si, ce ne sono. Sepolti da qualche parte e dimenticati. E sono pure parecchi) ed ordigni inesplosi. Di ogni tipo, dalla bomba a mano al proiettile di grosso calibro da quasi una tonnellata.

Per dare un’idea della quantità di roba inesplosa che si può trovare nella Zona Rossa, nel 2005-2006 fu condotto un esperimento: venne delimitata una zona di un ettaro e si cominciò a scavare, per una profondità massima di 15 centimetri. Bene, in questa area apparentemente piccola furono ritrovati oltre 300 ordigni inesplosi di ogni tipo e dimensione.

Ma il problema non sono solo le bombe inesplose. O meglio, queste non sono pericolose solo perché possono scoppiare. Infatti, gli ordigni contengono anche sostanze molto inquinanti: esplosivi come tritolo o ammonal non si trovano in natura, ma sono il risultato di lavorazioni chimiche e possono essere estremamente tossici. Gli inneschi, a base di mercurio, sono pure peggio da un punto di vista ambientale. E questi sono solo i proiettili convenzionali. Ma durante la prima guerra mondiale venne fatto ampio ricorso anche ai gas asfissianti: si tratta di sostanze che non sono imparentate con le margherite, e che hanno un livello di tossicità micidiale.

Un esempio per dare un’idea del livello di inquinamento del suolo: il livello di arsenico. Ora, in Italia il livello massimo consentito è di 20 mg per chilogrammo di terreno, mentre nella Zona Rossa si trovano valori di 176 mg per chilogrammo: praticamente una miniera a cielo aperto.

Zona Rossa Verdun
Immagine del campo di battaglia intorno la città di Verdun, in Francia. Nonostante sia passato un secolo abbondante, il paesaggio è ancora costellato di crateri di bombe. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: 01.camille. Public Domain

Un luogo inabitabile

Quindi, la Zona Rossa è satura di esplosivi ed inquinata all’inverosimile da sostanze chimiche, oltre ad avere resti umani e di animali sparsi in giro. Il tutto in un paesaggio costellato da crateri, con cartelli in mezzo al nulla che ti avvertono che “qui una volta c’era un paese”, specchi d’acqua non balneabili a causa dell’inquinamento, aree dove il 99% della vegetazione non riesce a sopravvivere, e cartelli di pericolo messi ovunque.

Un luogo decisamente inabitabile, dove fare una passeggiata significa saltare in aria. Le stime dicono che ci vorranno da 300 a 700 anni per farlo tornare “normale”. Ma alcuni ritengono che questo non sarà mai possibile.

Zona Rossa - Villaggio di Fleury-devant-Douaumont
Tutto quello che rimane del villaggio francese di Fleury-Devant-Douaumont, una delle cittadine francesi distrutte durante la Grande Guerra e mai più ricostruita. Durante il conflitto questa piccola località, di poco più di 400 abitanti, venne persa e riconquistata da francesi e tedeschi per ben 16 volte. Finita la guerra si decise di non ricostruirla: la zona, tra fosse comuni, proiettili inesplosi ed inquinamento da armi chimiche era diventata inabitabile. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Thbz. Public Domain

Fonti

(Immagine di apertura: Wikimedia Commons. Credits: F. Lamiot. CC BY-SA 2.5)