Una nave da guerra attaccata da un calamaro gigante. No, non è la trama di un film d’azione di serie B o di un romanzo di fantasia, ma quello che accadde ad un cacciatorpediniere statunitense, lo USS Stein, nel 1978.

Chiariamo, non ci fu nessun combattimento tipo Pirati dei Caraibi, con Johnny Depp e compagni che si battono disperatamente contro i giganteschi tentacoli del Kraken, anzi: per dirla tutta, l’equipaggio della nave probabilmente nemmeno si accorse di ciò che stava accadendo.

Il problema fu il sonar, che improvvisamente smise di funzionare. Una volta in porto, esaminando l’apparato, ci si accorse che i danni erano compatibili con l’attacco di un calamaro gigante, di quelli grossi.

Molto grossi.

Ancora oggi, non è chiaro cosa abbia effettivamente attaccato lo USS Stein.

Gli attacchi dei cefalopodi

Premessa: i calamari (ed i polpi) appartengono alla grande classe dei cefalopodi, animali marini caratterizzati da un capo molto voluminoso e da più braccia con ventose e tentacoli. Chi vuole, può approfondire qui. Sono animali che possono raggiungere delle dimensioni ragguardevoli, anche di parecchi metri, con i tentacoli capaci di esercitare pressioni anche molto alte. E che sono capaci di attaccare.

Approfondiamo.

Attacco di calamaro gigante
Attacco di un calamaro gigante. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Charles Livingston Bull. US Public Domain

I cefalopodi giganti

I cefalopodi giganti che interessano a noi sono essenzialmente i polipi giganti ed i calamari giganti. Adesso farò una lista con breve descrizione di questi animali.

  • Polpo a sette tentacoli (in realtà ne ha otto). Ha una lunghezza massima stimata di 3,5 metri, ed un peso di 75 kg.
  • Polpo Gigante del Pacifico. Un vero colosso, con otto tentacoli. Il libro del Guinness dei Primati riporta, per un esemplare, un peso di 136 kg ed un diametro (con i tentacoli “stesi” e la testa al centro) di 9,8 metri!
  • Calamaro gigante. Si stima che tra cappello e tentacoli arrivino a 13-14 metri, per 275 kg di peso, anche se in natura difficilmente si è osservato qualcosa di più lungo di 5 metri.
  • Calamaro colossale. Ecco, questo è grosso. Più corto del calamaro gigante, è più massiccio. Si ritiene che possa pesare fino a 700 kg, con una lunghezza di 10 metri. Curiosità: un suo occhio può raggiungere i 30 cm di diametro.

Questi “pesi massimi” (gli ultimi due in particolare) vengono raramente osservati in natura, viste le profondità a cui vivono (oltre 300 metri) o le zone (i calamari colossali si trovano solo nell’emisfero australe, fino al continente antartico). Come fare allora a determinare le dimensioni? Semplice, con i becchi. I calamari giganti infatti vengono attivamente predati dai capodogli, che digeriscono praticamente tutto. Tutto a parte i becchi ossei, che vengono ritrovati nei loro stomaci. Quindi, esaminando i becchi, si riescono a determinare con esattezza dimensioni e peso di un calamaro.

Calamaro gigante
La carcassa di un calamaro gigante conservata in un museo. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Gordon Makryllos. CC BY-SA 4.0

Gli attacchi all’uomo

Chiaramente, animali così grossi sono perfettamente capaci di attaccare un uomo. Per un tranquillo sub, essere attaccato da un polipo di oltre 70 kg con 3-4 metri di tentacoli può essere un grosso problema. I polpi, poi, pare che siano “attratti” dalle telecamere subacquee, che puntualmente tentano di togliere ai sommozzatori. In un caso, agli inizi del secolo, un polpo da 60 kg ha assalito un nuotatore nel porto militare di Tolone: il poveretto, privo di conoscenza, venne salvato dai colleghi. Comunque, può accadere che qualcuno ci rimetta la vita.

Di solito comunque i polpi evitano di attaccare gli uomini.

I calamari no.

Ce ne sta uno, in particolare, chiamato Calamaro di Humbolt: 1,5 metri per 50 kg, molto comune nell’Oceano Pacifico. Praticamente, attacca qualunque cosa gli nuoti accanto, persone incluse. Quelli giganti che abbiamo visto prima, invece, se la prendono prevalentemente con balene e squali. Certo, incontrarli potrebbe non essere salutare…

Gli attacchi alle imbarcazioni

Simili “mostri” sono perfettamente in grado di attaccare delle imbarcazioni: sono abbastanza grossi e veloci per farlo. Certo, non le grandi navi o quelle più moderne, ma per le imbarcazioni da pesca rappresentano un pericolo. Piuttosto remoto, certo, ma reale.

Tralasciando completamente leggende con bestie improponibili che hanno tirato giù flotte intere, vi sono diversi casi documentati di attacchi a barche da pesca, o comunque piccole. Un polpo di quelli grossi, infatti, è capace di rovesciarne una senza troppi problemi, se usa i tentacoli. Stesso discorso per i calamari.

Ecco qualche esempio.

  • Vari episodi di barche da pesca assalite da un calamaro gigante con tentacoli di vari metri (fino a 10 in un caso)
  • Nave da 140 tonnellate affondata, sempre da un calamaro gigante, nel 1874 nell’Oceano Indiano (due morti ed un disperso). Il tutto alla presenza di un’altra nave.
  • Negli anni trenta, una petroliera norvegese fu assalita da un calamaro gigante, che tentò di catturarla. L’animale finì maciullato dalle eliche.
  • 12 pescatori filippini alla deriva nel 1989: la loro barca era stata capovolta da un calamaro gigante.
  • Nel 1941, una scialuppa di naufraghi del Britannia (nave passeggeri inglese affondata dai tedeschi) fu attaccata da un calamaro gigante, che tra l’altro riuscì a trascinare sul fondo uno degli occupanti. Alcuni dicono che si tratti di una leggenda urbana, molti altri che invece sia l’unica uccisione di un essere umano “certificata” da parte di questi animali.
  • Nel 2003, lo yacht di Olivier de Kersauson era impegnato in un giro intorno al mondo per il Jules Verne Trophy. Poco dopo la partenza dal porto francese di Brittany, l’imbarcazione venne attaccata da un calamaro gigante. Il capitano fermò lo yacht ed il calamaro “perse interesse” e se ne andò.
Calamaro gigante attacca una nave
Raffigurazione di un cefalopode gigante che attacca una nave. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Edgar Etherington. Public Domain

Lo USS Stein

Abbiamo visto i vari tipi di cefalopodi giganti che popolano i mari. Adesso tocca al protagonista della nostra storia, il cacciatorpediniere statunitense USS Stein.

Lo USS Stein era uno dei 46 cacciatorpediniere di scorta della classe Knox, entrati in servizio nella US Navy a partire dal 1969. I Knox avevano un dislocamento di 4.100 tonnellate, con una lunghezza di 134 metri. Il compito di queste navi era la scorta antisommergibile, e quindi erano armate di conseguenza: siluri, missili antisommergibile, radar vari e ben due sonar (uno fisso nello scafo ed un altro rimorchiato). Completavano la dotazione 5 cannoni da 127 mm.

Tutte le navi vennero riclassificate fregate nel 1975.

Lo USS Stein venne impostato nel giugno 1970, entrò in servizio due anni dopo e fu radiato nel 1992, dopo 20 anni di onorato servizio. Nel 1997 venne trasferito alla marina messicana, che lo utilizza ancora oggi.

USS Stein in navigazione
Lo USS Stein in navigazione nel 1987. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: PH2 Hensley, US Navy. US Public Domain

L’attacco del calamaro gigante allo USS Stein

La missione dello USS Stein

Nel 1978, la USS Stein era impegnata in una missione nell’Oceano Pacifico. Trattandosi di un’unità antisommergibile ed essendo in piena guerra fredda, probabilmente la missione aveva a che fare con i sottomarini sovietici, sempre molto attivi.

L’unità navigava in una zona di mare non ben specificata, ma compresa tra Acapulco e l’Ecuador: più o meno qualche migliaio di chilometri in linea d’aria… Insomma, un’area molto vasta. Improvvisamente, il sonar iniziò a dare problemi. La cosa strana è che non si trattava del sonar trainato, ma dell’AN/SQS-26, che era montato direttamente nello scafo, in un “bulbo” a prua.

L’equipaggio probabilmente intuì che i malfunzionamenti erano dovuti all’urto con qualcosa di grosso sott’acqua, ma naturalmente non poteva fare nulla. Il guasto del sonar, per una nave, è qualcosa di molto grave. Se poi il tuo compito è la lotta antisommergibile, beh, la tua missione è praticamente finita.

Lo USS Stein dovette quindi tornare alla sua base, in California.

I danni dell’attacco

La nave venne subito messa in un bacino di carenaggio, così da esaminare i danni e ripararli. Quando i tecnici videro le condizioni della copertura del sonar, probabilmente rimasero di sasso.

Un buon 8% della superficie della copertura, in gomma, era ricoperta di graffi e tagli molto profondi. Dentro alcuni di questi tagli vennero rinvenuti dei piccoli “uncini”, probabilmente degli anelli di chitina che si trovano sulle ventose dei tentacoli dei calamari. Bene, analizzando le dimensioni di questi uncini, gli esperti fecero una scoperta sconvolgente: la “bestia” che aveva attaccato lo USS Stein doveva avere una lunghezza di circa 45 metri, ovvero il triplo del massimo teorico di un calamaro gigante!

In realtà, esistono racconti di pescatori che affermano di aver visto calamari di oltre 25 metri, ma questi non sono mai stati confermati ed oggi sono considerate delle leggende urbane. Certo, i tecnici della base navale di Long Beach non possono essersi inventati un ritrovamento di questo tipo, ma se i calcoli fossero esatti le dimensioni sarebbero veramente enormi.

L’ipotesi comunemente accettata è che lo USS Stein sia stato attaccato da un calamaro gigante forse un po’ troppo cresciuto, ma in realtà ancora oggi non è chiaro che animale abbia realmente ridotto il sonar del cacciatorpediniere in quelle condizioni. Forse una specie di calamaro sconosciuta, che vive nelle profondità oceaniche e mai osservata… Strano ma non impossibile, visto che solo una frazione dei nostri mari è stata esplorata.

I danni al sonar dello USS Stein comunque non erano gravi, e furono riparati in pochi giorni. La nave poté così tornare alla sua missione.

Fonti

(immagine di copertina derivata da Wikimedia Commons. Credits: US Navy. US Public Domain)