Myasishchev M-55

L’Unione Sovietica ha mai avuto qualcosa di paragonabile all’aereo spia U-2 statunitense? Un velivolo capace di volare a lungo ad altissime quote, con enormi macchine fotografiche adattissime a raccogliere informazioni sul nemico?

Bene, la risposta è si.

O meglio, oltre ad un tentativo di copia vero e proprio, vi furono un paio di aerei progettati più o meno esplicitamente per questo tipo di missione, che però non entrarono mai in servizio con l’aviazione sovietica. Va detto che non erano delle copie, dato che tecnicamente erano molto diversi. Le stesse prestazioni erano decisamente inferiori…

Insomma, i sovietici non realizzarono niente di paragonabile. Però ci provarono.

L’aereo spia U-2

Il Lockheed U-2 è probabilmente l’aereo spia più famoso in circolazione. Entrato in servizio nel 1957, è ancora oggi operativo con l’aviazione statunitense. Si tratta di un velivolo praticamente insostituibile, data la potenza e la definizione delle sue fotocamere.

Tecnicamente, si tratta di un vero e proprio aliante con un motore, molto difficile da pilotare e che richiede un addestramento specifico. Riconoscibilissimo per la sua forma “a croce” e la colorazione nera, può volare per 10.000 km a 21 chilometri di altezza. Vi dico subito, però, che come aereo non è né invisibile né veloce (al massimo arriva a 800 km/h).

Questo aereo è stato usato (e viene usato ancora oggi) per operazioni di ricognizione praticamente ovunque nel mondo. Durante la guerra fredda, la CIA (che allora gestiva l’U-2) lo spediva anche a fotografare gli altri Paesi avversari (tipo Cuba, Cina, India, Unione Sovietica), i quali proprio benissimo non la prendevano, tanto che spesso tentavano di abbatterli. A volte riuscendoci.

L’abbattimento più famoso è quello del maggio 1960, quando un esemplare venne colpito sui cieli sovietici (la crisi dell’U-2), ma un altro velivolo fu tirato giù anche dai cubani, e diversi andarono persi sopra la Cina…

Insomma, una carriera operativa intensa e movimentata. Che continua ancora oggi.

Aereo spia U-2
Un U-2 in volo sui cieli californiani. Immagine derivata da Wikimedia Commons. Credits: DoD. US Public Domain

I sovietici e l’U-2

Il “problema” U-2

Per i sovietici, l’U-2 era un problema visto che, sostanzialmente, gli volava sul territorio fotografando tutto il fotografabile. Quindi, la loro priorità era abbatterlo.

Inizialmente, il ricognitore strategico americano (che, va detto, rimane un aereo piuttosto lento) volava troppo in alto per i caccia ed i missili terra-aria con la stella rossa, ma le cose presto cambiarono. Basti vedere che, nel 1960, i sovietici furono in grado di abbatterne uno.

Tuttavia, l’idea del ricognitore strategico ad alta quota e dalla lunghissima autonomia non interessò mai troppo i vertici della VVS, l’aviazione sovietica. Probabilmente un po’ per la mancanza di basi avanzate da cui farli decollare alla volta del continente americano, un po’ per l’utilizzo dei satelliti, alla fine i sovietici non considerarono mai prioritario un aereo di questo tipo (al contrario della ricognizione tattica, che invece si sviluppò moltissimo). In sostanza, per la ricognizione ad alta quota svilupparono una versione apposita del MiG-25, capace di raggiungere i 3.000 km/h ad oltre 20.000 metri (ma con un’autonomia molto minore).

Ciò non toglie che tentarono comunque di copiarlo.

U-2 Powers a Mosca
Resti dell’U-2 di Powers conservati al Museo Centrale delle Forze Armate, a Mosca. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Mikko Tapio Vartiainen. CC BY-SA 3.0

L’U-2 sovietico: il Beriev S-13

Come vi ho detto sopra, i sovietici riuscirono ad abbattere un esemplare nel maggio 1960 (quello del pilota statunitense Francis Gary Power). Ovviamente, i tecnici ed i militari dell’Armata Rossa recuperarono tutti i rottami che poterono.

A quel punto, il Comitato Centrale “mise alla frusta” due uffici tecnici per realizzare una copia:

  • l’OKB-49 di Georgy Beriev si sarebbe dovuto occupare dell’aereo;
  • l’OKB-16 invece di copiare il motore (un Pratt & Whitney J75-P-13).

Questo aereo avrebbe preso il nome di Beriev S-13, da costruire in cinque esemplari. Oltre ad essere usato come ricognitore, l’S-13 doveva anche essere capace di abbattere i palloni spia (lo vedremo meglio il prossimo capitolo).

I lavori procedettero spediti, tanto che nell’aprile del 1961 l’OKB-49 aveva già completato la fusoliera. Tuttavia, appena un mese dopo, il Consiglio dei Ministri ordinò di cancellare l’U-2 sovietico. Il motivo era molto semplice: gli Stati Uniti ed i loro alleati (esattamente come l’Unione Sovietica) avevano dei missili antiaerei capaci di abbattere bersagli lenti ad alta quota. Molto meglio i satelliti, dunque. A meno di non realizzare qualcosa di estremamente veloce, come fecero gli americani con il Lockheed A-12/SR-71 (e come tentarono di fare i sovietici con il Tsybin SRS, ma questa è un’altra storia).

I progetti sovietici contro i palloni aerostatici

Come detto sopra, i sovietici non erano interessati ad un lento ricognitore di alta quota a lunghissima autonomia. Tuttavia, quello che gli serviva negli anni cinquanta e sessanta era un aereo per abbattere i palloni spia.

Si, i palloni.

Gli statunitensi lanciavano un grosso numero di palloni ad alta quota per la ricognizione fotografica sopra il territorio sovietico. La VVS era molto interessata a tirarli giù, e le serviva un aereo adatto. Quindi, qualcosa non necessariamente veloce, ma in grado di volare sopra i 20.000 metri di altezza ed armato con una torretta girevole con cannoncini o mitragliatrici.

Le cose, tuttavia, andarono piuttosto per le lunghe.

Il Myasishchev M-17 Stratosphera

Storia

Nel 1967, i vertici dell’unione Sovietica incaricarono Vladimir Myasishchev ed il suo OKB-23 di sviluppare un aereo ad altissima quota per abbattere i palloni spia. Il progetto però era molto innovativo per il Paese socialista, ed i lavori si protrassero a lungo. Il nuovo velivolo, chiamato inizialmente “Soggetto 34”, ricevette poi il nome definitivo di Myasishchev M-17 (Mystic A per la NATO).

Questo era un aereo abbastanza particolare: monoreattore con ala alta, aveva un’apertura alare di 40 metri, con una formula a doppia trave di coda, collegate da una vasta superficie orizzontale posta sopra le due derive. Il motore aveva due prese d’aria accanto alla fusoliera.

Per il suo compito “antipallone”, montava un cannoncino da 23 mm in una torretta dorsale a controllo remoto (solo il terzo esemplare).

Myasishchev M-17
Il Myasishchev M-17 conservato al museo di Monino. Sul dorso si vede la torretta con il cannoncino. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Lestoq. CC BY-SA 4.0

Le cose, per questo aereo, iniziarono molto male. Il primo prototipo, infatti, rimase distrutto nel dicembre 1978 in occasione del suo primo volo, che causò anche la morte del pilota.

Nel 1982, finalmente, il secondo esemplare volò con successo. Il terzo prototipo era armato, ed effettuò anche diversi abbattimenti di palloni sonda utilizzando proiettili incendiari. L’ultimo abbattimento riguardò un pallone automatico partito dalla Norvegia, nel 1983. A quel punto, gli Stati Uniti decisero finalmente di interrompere il programma.

La storia di questo aereo non finì qui. Infatti, fu “civilizzato”: i tecnici smontarono il cannoncino ed installarono tutta una serie di strumenti per ricerche atmosferiche ad alta quota e studiare l’ozono. Inoltre, fu attrezzato come aereo da primato, conquistando ben 25 record mondiali di categoria. Nel 1990, venne completato un altro esemplare, armato con una coppia di cannoncini.

Poco dopo questo aereo venne radiato: non occorreva più un velivolo per abbattere i palloni spia.

Dati tecnici

  • Progettista: Vladimir Myasishchev (OKB-23)
  • Costruttore: Industria di Stato
  • Tipologia: aereo per l’intercettazione dei palloni spia
  • Primo volo: 26 maggio 1982 (riuscito)
  • Ingresso in servizio: solo prototipi
  • Esemplari costruiti: 3-4
  • Lunghezza: 22,27 m
  • Altezza: 4,87 m
  • Apertura alare: 40,32 m
  • Superficie alare: 137,7 mq
  • Peso massimo al decollo: 19.950 kg
  • Propulsione: 1 turbogetto RD-36-51V
  • Velocità massima: 743 km/h
  • Autonomia: oltre due ore di volo, di cui 48 minuti di missione
  • Tangenza: 21.550 m
  • Armamento: 1-2 cannoni da 23 mm
  • Equipaggio: 1

Il Myasishchev M-55 Geofizika, l’U-2 russo

Storia

Il Myasishchev M-17 non fu inutile, ma servì come base per un altro aereo, il Myasishchev M-55 (Mystic B per la NATO). Al contrario del predecessore, questo nasceva come ricognitore di alta quota, esattamente lo stesso ruolo dell’U-2 americano.

L’M-55 è piuttosto simile all’M-17, con alcune importanti differenze:

  • è un po’ più lungo con un’apertura alare inferiore;
  • pesa di più al decollo;
  • non è armato (in compenso può portare di 1.500 kg di strumenti, a seconda della missione);
  • ha due motori Aviadvigatel PS-30 invece di un RD-36-51V;
  • può volare per molto più tempo (oltre sei ore).

Insomma, è decisamente più potente. L’U-2 russo volò per la prima volta il 16 agosto 1988, e ne furono costruiti cinque esemplari. Probabilmente non furono mai impiegati come aerei spia, anche perché si tratta di velivoli complessi e costosi, e la fina dell’Unione Sovietica (e la conseguente disastrosa situazione economica) non permetteva certi “sprechi”.

Va detto, comunque, che come aerei spia gli M-55 sono sempre stati considerati di gran lunga inferiori agli U-2, sia come prestazioni di volo, sia come avionica sia come capacità di raccogliere informazioni.

Questi velivoli comunque vennero largamente utilizzati per ricerche ad alta quota, anche in collaborazione con istituzioni internazionali. Infatti, sono aerei molto flessibili, e possono imbarcare una grande varietà di strumenti (in 1.500 kg entrano un sacco di cose).

Myasishchev M-55 vista frontale
Vista frontale del Myasishchev M-55, considerato l’equivalente russo dell’U-2. Immagine derivata da Wikimedia Commons. Credits: Anna Zvereva. CC BY-SA-2.0

Dati tecnici

  • Progettista: V. K. Novikov (OKB Myasishchev)
  • Costruttore: Fabbrica Aerei di Smolensk
  • Tipologia: ricognitore ad alta quota
  • Primo volo: 16 agosto 1988
  • Ingresso in servizio: anni novanta?
  • Esemplari costruiti: 5
  • Lunghezza: 22,67 m
  • Altezza: 4.83 m
  • Apertura alare: 37,46 m
  • Superficie alare: 131,6 mq
  • Peso massimo al decollo: 24.300 kg
  • Propulsione: 2 turbogetti Aviadvigatel PS-30
  • Velocità massima: 740 km/h
  • Autonomia: sei ore e mezza
  • Tangenza: 21.550 m
  • Equipaggio: 1
  • Carico utile: 1.500 kg
Myasishchev M-55 in volo
Splendida immagine di un M-55 in volo. Si vede molto bene la strumentazione scientifica sul dorso. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Alex Beltyukov. CC BY-SA 3.0

Breve riepilogo sull’U-2 russo e sovietico

Come abbiamo visto, i sovietici non furono mai realmente interessati ad un ricognitore strategico come l’U-2: troppo complesso e, soprattutto, vulnerabile per essere usato con successo. Quindi, la sua copia locale, il Beriev S-13, fu cancellata. Successivamente, vennero realizzati due aerei considerati più o meno paragonabili come ruolo.

Il Myasishchev M-17 in realtà non c’entra nulla, lo abbiamo visto. Nasce come intercettore di palloni spia e non come ricognitore. Tuttavia, costituì un’ottima base per il successivo M-55.

Il Myasishchev M-55 invece può essere considerato il vero U-2 sovietico (o russo), anche se nel suo ruolo di aereo spia pare che non sia mai stato utilizzato, almeno per quello che ne sappiamo. Comunque, ha delle caratteristiche tecniche decisamente inferiori rispetto al velivolo aereo americano.

Oggi l’M-17 può essere ammirato al solito museo dell’aviazione a Monino, mentre l’M-55 ancora vola. Ebbene si, un esemplare risulta in carico alla Russia (non si sa bene se gestito dall’aviazione o da qualche altro ente). Questo velivolo viene utilizzato per ricerche ad alta quota, anche (e soprattutto) in collaborazione con enti internazionali.

A volte, viene sorpreso a volare, solitario, sull’Artico o nella zona del Baltico, a fare non si sa quali misurazioni. Rigorosamente a trasponder spenti e senza un piano di volo (a 21.000 metri in effetti non serve), suscita sempre la curiosità degli addetti al traffico aereo, che lo descrivono come “un puntino molto luminoso ed esasperatamente lento”.

Myasishchev M-55 in volo
Il cosiddetto “U-2 russo” in volo. Si vedono molto bene i due reattori. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Rebrov Aleksandr. CC BY-SA 3.0

Video

Fonti

(Immagine di copertina derivata da Wikimedia Commons. Credits: Anna Zvereva. CC BY-SA 2.0)