Satellite ASAT sovietico

L’Istrebitel Sputnik (o IS) è stato un satellite antisatellite (ASAT) sovietico. A quanto se ne sa, ad oggi si è trattato dell’unico sistema di questo tipo mai entrato in servizio.

Solitamente, quando si parla di “faccende spaziali”, la fantasia vola: uno si immagina soluzioni futuristiche ed ipertecnologiche. Quindi, è normale che sentendo parlare di satellite antisatellite, subito si pensa a cose altamente sofisticate, come armi laser o misteriosi sistemi ad onde capaci di mettere fuori uso i dispositivi nemici.

Beh, vi devo dare una notizia: l’IS non era niente del genere. Si trattava, di fondo, di una specie di sfera caricata a pallettoni il cui unico scopo della vita era quello di affiancarsi ad un satellite bersaglio e di farsi esplodere. Detto in termini più tecnici: un sistema kamikaze coorbitale.

Questo sistema rimase in servizio per una ventina d’anni abbondanti in varie versioni sempre più perfezionate, e fu ritirato dal servizio nel 1993.

Legislazione spaziale ed armi antisatellite

Prima di parlare del nostro satellite kamikaze, va fatta una premessa: le armi antisatellite sono legali oppure no? C’è qualche accordo internazionale che le vieta?

Risposta breve: no. Argomento meglio.

La “base” del diritto spaziale è costituito dal Trattato sullo Spazio Esterno, del 1967. Questo, tra le varie cose, prevede:

  • l’esclusivo utilizzo pacifico della Luna;
  • il divieto di mettere nello spazio (o su altri corpi celesti) armi nucleari, o comunque di distruzione di massa (vi ricordo l’escamotage dei sovietici per il sistema da bombardamento atomico orbitale FOBS, che vi ho raccontato qui).

Come si può vedere, non si parla di armi antisatellite. L’unico limite, se così si può chiamare, è di tipo ambientale: evitare di creare detriti spaziali (cosa inevitabile, se distruggi un satellite). Insomma, niente di troppo stringente.

Quindi, un satellite antisatellite è perfettamente lecito sotto il profilo del diritto. Certo, lo è di meno sotto quello dell’opportunità: i satelliti sono dispositivi delicati, e se io sviluppo un ASAT niente vieta al mio avversario di fare altrettanto… Con il conseguente rischio di quella che negli Stati Uniti chiamano Space Pearl Harbor.

Le origini del satellite ASAT sovietico

I primi test statunitensi

Probabilmente, nell’esatto momento in cui i sovietici misero in orbita lo Sputnik, gli Stati Uniti iniziarono a studiare un modo per distruggerlo. Certo, la militarizzazione dello spazio era agli inizi, ma l’idea di avere “qualcosa” con la stella rossa che poteva volare indisturbato sicuramente non andava a genio ai militari americani.

La risposta statunitense si concretizzò in alcuni missili balistici aviolanciati (ALBM). Questi erano progettati per colpire il territorio sovietico da lunghe distanze, ma avevano secondarie capacità ASAT. Le cose, va detto, non andarono benissimo.

  • WS-199B Bold Orion: 1958-1959. 12 lanci, di cui 11 riusciti. I test dimostrarono la fattibilità tecnica degli ALBM, ma l’aviazione interruppe il programma perché non troppo soddisfatta delle prestazioni. L’ultimo fu testato come ASAT facendolo passare a sei chilometri dal satellite Explorer 6 (distanza sufficiente a distruggerlo, se a bordo ci fosse stata una testata nucleare): era il 13 ottobre 1959, e fu la prima intercettazione di un satellite mai effettuata.
  • WS-199C High Virgo: 1958-1959. 4 lanci, di cui due riusciti. Il quarto fu un test ASAT, ma il missile perse il segnale poco dopo il lancio e non se ne seppe più nulla. Il programma venne interrotto per sviluppare il definitivo AGM-48 Skybolt.
  • AGM-48 Skybolt: 1962-1963. Avrebbe dovuto essere il modello “definitivo”, ma il programma venne cancellato dopo alcuni lanci per le prestazioni insufficienti, e gli furono preferiti i missili balistici.
AGM-48 Skybolt
Il missile balistico aviolanciato AGM-48 Skybolt. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: USAF. US Public Domain

La risposta sovietica

I sovietici non rimasero a guardare: tra testate nucleari, satelliti vari e test ASAT statunitensi, era chiaro che serviva qualcosa per contrastare le minacce spaziali.

Quindi, nei primi anni sessanta, iniziarono a pensare a qualcosa di adatto. Le ipotesi furono molte, alcune anche abbastanza fantasiose.

  • Far esplodere testate nucleari in orbita per distruggere i satelliti nemici: praticamente, quello che avevano pensato gli americani. Fortunatamente per il mondo, decisero diversamente.
  • Spazioplani: vennero presentati diversi progetti, sia con equipaggio umano sia guidati da Terra. Tuttavia, si trattava di progetti futuristici e troppo complessi, che furono tutti abbandonati.
  • Missile ASAT aviolanciato: sicuramente una buona idea, ma i tempi non erano ancora maturi (bisognerà aspettare qualche decennio per vedere cose del genere funzionanti).
  • Posamine spaziale: si trattava di un grosso satellite con 12 mine interne, che in caso di guerra avrebbe dovuto rilasciarle su orbite prestabilite. Venne cancellato perché troppo grosso, costoso e complesso.
  • Satellite kamikaze: un ASAT coorbitale, che si sarebbe dovuto affiancare al bersaglio e farsi esplodere. Fu l’idea vincente: tra tutte quelle proposte, era la più semplice e fattibile, che poteva essere realizzata in tempi brevi.

Inizia lo sviluppo dell’ASAT sovietico

Lo sviluppo di un “complesso antisatellite” (PKO in russo) fu approvato nel marzo 1961, per “rispondere alla militarizzazione dello Spazio da parte degli americani”. I russi lo chiamarono IS, ovvero Istrebitel Sputnik, più o meno traducibile come “satellite da caccia”.

Non è chiaro di chi fu l’idea: alcuni sostengono che venne a Korolev (direttore dell’OKB-1) nel 1956, mentre altri che fu di Chelomei (grande rivale di Korolev e direttore dell’OKB-52). Comunque stiano le cose, i lavori furono affidati a Chelomei, che all’epoca godeva di forti appoggi politici.

Chelomei aveva un ruolo di primo piano: infatti, doveva sviluppare sia il satellite vero e proprio, sia il lanciatore UR-200 (che abbiamo già incontrato con il FOBS). Tuttavia, il progetto complessivo era nelle mani di un certo Savin, che dirigeva un gruppo di lavoro autonomo.

Il sistema propulsivo merita un discorso a parte: i sovietici sperimentarono due versioni, provate su altrettanti satelliti.

I primi test ed i ritardi

I lavori sul satellite ASAT sovietico procedettero piuttosto spediti, ma le cose sul lanciatore non andarono altrettanto bene. L’UR-200, infatti, era in ritardo.

Quindi Chelomei fu costretto a rivolgersi al suo rivale Korolev, utilizzando un vettore 11A59 (una delle tante versioni del missile R-7) da lui progettato. In questo modo, i sovietici riuscirono a lanciare nel biennio 1963-1964 due satelliti sperimentali, chiamati Polyot, che tra l’altro funzionarono benissimo.

Nell’ottobre 1964 le cose cambiarono, e molto. Il premier sovietico Khrushchev venne estromesso dal potere, e Chelomei subì un fortissimo ridimensionamento. Ne ho già parlato nell’articolo sul FOBS, quindi eviterò ripetizioni.

Comunque, il progetto del satellite IS venne affidato a Yangel ed al suo OKB-586. Contemporaneamente, vista la cancellazione dell’UR-200, si decise di affidare anche il lanciatore all’ufficio tecnico di Yangel. Di conseguenza, per lanciare gli ASAT IS furono usati i vettori Tsiklon-2 (una delle versioni spaziali del missile balistico R-36).

Questi cambiamenti portarono a notevoli ritardi. Per il terzo lancio, infatti, bisognerà attendere il 1967, e ci vollero ulteriori quattro anni prima che il PKO venisse accettato dalle autorità militari.

La versione base dell’IS sarà seguita da ben due versioni perfezionate, oltre che un’altra mai realizzata (almeno così sembra).

Descrizione tecnica del satellite ASAT sovietico IS

Caratteristiche generali

Premesso che i due prototipi del 1963-1964 erano un po’ più grossi, gli ASAT coorbitali IS avevano delle caratteristiche simili.

Indicativamente, il satellite aveva una forma sferica, con un peso al lancio sui 1.400 kg. La struttura era composta da due sezioni:

  • una principale, che conteneva il sistema di guida, i relativi sottosistemi e la carica esplosiva da 300 kg, che rilasciava 12 gruppi di pallettoni (shrapnel) dopo la detonazione;
  • una secondaria, con il motore.

Il motore non era niente male: poteva effettuare più riaccensioni, con un tempo totale di funzionamento di 300 secondi.

Una cosa interessante. I sovietici progettarono i satelliti ASAT IS per produrre meno detriti possibili. Certo, evitare di crearli era impensabile, visto che si trattava di sparare pallettoni su un altro satellite. Però va detto che ce la misero tutta. Ed ebbero anche successo: il numero di frammenti prodotti dai vari test rimase compreso tra 27 e 139. Praticamente una miseria!

L’orbita tipica era inclinata, di 350 per 1.000 chilometri.

Funzionamento operativo

Questo satellite ASAT sovietico era preimpostato. Mi spiego meglio. Il bersaglio doveva essere stabilito prima del lancio, e le relative coordinate orbitali registrate sui sistemi di bordo. Quindi, una volta lanciato non era più possibile modificare l’obiettivo. Nessuno spazio all’improvvisazione, dunque!

Arrivato nello Spazio, l’intercettore si portava sulla giusta orbita grazie ai motori (i famosi 300 secondi di funzionamento con riaccensioni multiple), e raggiunto il bersaglio si faceva esplodere. Il tutto doveva avvenire entro tre orbite: ecco la vita operativa di un IS.

Il bersaglio, per la cronaca, era un altro satellite costruito appositamente, che veniva lanciato qualche giorno prima. Questo doveva trovarsi ad un chilometro: quella era la distanza massima per garantire la distruzione dell’obiettivo. Va detto, però, che parecchi test furono condotti a distanze molto minori (nell’ordine dei 400 metri), mentre in un caso un bersaglio venne distrutto a due chilometri.

I satelliti sperimentali Polyot

Vediamo ora più nel dettaglio i “famosi” satelliti IS. Iniziamo dai due prototipi realizzati direttamente dall’OKB-52 di Chelomei.

Questi, lo abbiamo detto prima, erano un po’ più grossi: 1.959 kg, contro i 1.400 dei successori. E, va detto, erano anche più sofisticati: potevano effettuare 350 accensioni del motore. Entrambi furono testati con “grande successo” nel 1963-1964. I Polyot, chiamati anche Polet, vennero usati esclusivamente per simulazioni e manovre orbitali, senza alcuna intercettazione. In altri termini, servirono a provare i motori ed il sistema di guida.

Questi due satelliti non erano proprio uguali, ma differivano per il motore:

  • il Polyot-1 (I1, o I-2B) montava un propulsore realizzato da Isaev;
  • il Polyut-2 (I1P o I1B) aveva un motore Umansky.

La loro orbita era un po’ più alta, di 327 per 1.418 chilometri, sempre inclinata.

IS-A, il satellite ASAT sovietico di prima generazione

Quando l’OKB-586 di Yangel fu incaricato di lavorare sul sistema ASAT, si basò naturalmente sui progetti di Chelomei. Tuttavia, i tecnici decisero di sviluppare una versione alleggerita, da 1.400 kg: meno performante, ma probabilmente più semplice ed economica, e soprattutto adatta ai lanciatori Tsiklon-2. Per il resto, aveva un diametro di 1,8 metri ed una lunghezza di 4,2. Dopo tre anni, finalmente, riuscirono a lanciare un esemplare di prova per testare le manovre orbitali ed i sistemi di puntamento. Questo satellite, chiamato I2-BM, fu lanciato nell’ottobre 1967 (Kosmos-185), e naturalmente non effettuò alcuna intercettazione.

Il primo, vero, intercettore, fu l’I2P (Kosmos-249), che distrusse il suo bersaglio il 20 ottobre 1968. Nota sui nomi. Come spesso accade, i sovietici hanno fatto un po’ di confusione. Questo satellite ricevette il nome ufficiale di IS-A, anche se era conosciuto internamente come I2P ed IS. Insomma, parliamo della stessa cosa…

Comunque lo si voglia chiamare, ne furono lanciati otto (più l’I2-BM sperimentale), tra il 1968 ed il 1971.

La seconda generazione di satelliti ASAT sovietici

Nel 1976 entrò in servizio una versione perfezionata, chiamata IS-A o IS-M (o anche IS-AM. Insomma, fate voi…). Ne furono lanciati 13, tra il 1976 ed il 1982. Questi satelliti ASAT furono gli ultimi ad essere usati, anche se come test. Dal 1983, infatti, vennero ritirati dal servizio: ufficialmente per una moratoria unilaterale decisa dal premier sovietico Andropov su questo tipo di armi, o forse a causa dell’obsolescenza tecnica.

IS-MU, il satellite ASAT sovietico di terza generazione

La moratoria si limitava ai test, e non alle attività di sviluppo. I sovietici, quindi, nel 1983 iniziarono a lavorare ad una versione migliorata dell’Istrebitel Sputnik, chiamata IS-MU. Questa era decisamente più performante, visto che secondo i tecnici poteva eseguire manovre evasive per non farsi “beccare” e riusciva ad intercettare il suo bersaglio in meno di un’orbita!

Tutto questo in teoria, visto che non ne fu mai lanciato neppure uno. I sovietici lo dichiararono operativo nel 1991, ed ufficialmente lo ritirarono dal servizio due anni dopo.

Ufficialmente…

Sugli IS-MU c’è una questione su cui si sa poco, relativa agli aviolanci. Si tratta, in pratica, di lanciare un satellite utilizzando un vettore trasportato da un aereo. La cosa è tecnicamente possibile, e ci sono compagnie commerciali che offrono questo servizio. La domanda è se lo abbiano fatto anche i sovietici negli anni ottanta con gli IS-MU, magari utilizzando un sistema top secret trasportato da un bombardiere strategico supersonico tipo il Tupolev Tu-160, oppure un caccia ad altissime prestazioni come il MiG-31.

Alcuni ritengono di si, visto che negli anni novanta, alla disperata ricerca di soldi, i russi offrirono servizi di aviolancio con Tu-160 e MiG-31…

Bombardiere Tu-160 in volo
Il bombardiere Tupolev Tu-160 (Blackjack per la NATO) è uno degli aerei “indiziati” per eventuali operazioni di aviolancio “top secret” dei satelliti ASAT IS-MU. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Alex Beltyukov. CC BY-SA 3.0

A caccia di geostazionari: gli IS-MD

Abbiamo visto che gli IS “normali” oltre i 1.000 km non andavano. I Polyot, più performanti, superavano i 1.400, ma comunque parliamo di orbite basse.

I sovietici sapevano molto bene che il pericolo sarebbe potuto arrivare anche da più in alto, e quindi nel 1988 avviarono lo sviluppo di un satellite ASAT per satelliti geostazionari (circa 36.000 km di quota). Questo satellite ricevette il nome di US-MD, o 75P6.

Non è molto chiaro a che punto arrivò lo sviluppo di questo sistema, né se si arrivò mai ad un prototipo.

I satelliti bersaglio

Fino ad ora abbiamo parlato dei satelliti intercettori. Ma esattamente cosa intercettavano? Beh, i sovietici avevano costruito dei satelliti-bersaglio appositamente per questi test, che venivano lanciati diversi giorni prima. Ne furono sviluppati due.

  • I2M. Ne furono costruiti tre, partendo dal lavoro di Chelomei. Erano satelliti complessi, del peso di circa 1.400 kg e piuttosto simili agli intercettori. Tuttavia, costavano troppo e quindi furono presto sostituiti.
  • DS-P1-M (11F631). Questi furono sviluppati direttamente da Yangel. Erano decisamente più economici, visto che pesavano poco più di 640 kg. Cosa curiosa, montavano un sistema in grado di rilevare quante sfere d’acciaio (shrapnel) lo avevano colpito. Complessivamente, ne furono lanciati 16 (due non raggiunsero l’orbita).

Servizio operativo

Complessivamente, i sovietici lanciarono 24 satelliti ASAT, di cui 3 esclusivamente sperimentali ed i restanti per l’intercettazione. Il numero di bersagli, invece, fu inferiore: in alcuni casi, infatti, vennero lanciati due intercettori per un singolo bersaglio.

Genericamente si può dire che gli IS entrarono in servizio nel 1971 e ci rimasero fino al 1993, inclusa la versione IS-MU che non venne mai lanciata. Ma le cose stanno veramente così?

  • Prima di tutto, per eseguire queste intercettazioni occorrono delle infrastrutture a terra. Bene, queste infrastrutture sono ancora operative. Non solo: stando ad alcune dichiarazioni del 2009, ci sarebbe un radar che farebbe parte del complesso antisatellite IS-MD (quello geostazionario, per capirsi).
  • Questione lanciatore. Lo Tsiklon-2 non vola dal 2006 ed è stato ufficialmente ritirato dal servizio. Tuttavia, la rampa di lancio al cosmodromo di Baikonur (la numero 90) è ancora in efficienza.
  • C’è poi il discorso dell’aviolancio, di cui ho parlato prima…

Insomma, la faccenda è piuttosto complicata, anche perché i russi sull’argomento non si sbottonano.

I satelliti ASAT russi oggi

I russi stanno testando missili antisatellite, ma su eventuali successori dei satelliti ASAT sovietici del tipo IS si sa pochissimo. Segue un breve elenco, da prendere con le pinze.

  • Naryad. Un satellite antisatellite capace di colpire obiettivi fino a 40.000 km di quota, di cui sarebbero stati effettuati tre lanci nei primi anni novanta (di cui due suborbitali). Non è chiaro a che punto sia questo programma, ma sembrerebbe strettamente legato al Briz-K. Il Birz-K è uno stadio superiore per lanciatori spaziali altamente manovrabile, che serve ad immettere satelliti in orbite alte. Usato con il Proton, in origine era progettato per i missili balistici UR-100. Sembra però che all’inizio fosse parte di un sistema antisatellite, capace di portare missili e razzi per colpire satelliti avversari. I tecnici lo avrebbero poi adattato all’uso civile.
  • Kosmos-2499. Un satellite sperimentale lanciato nel 2014, ufficialmente per testare un nuovo sistema propulsivo. In realtà, questo satellite è stato “sorpreso” a far manovre piuttosto strane, cambiando orbita ed avvicinandosi a vecchi “spacecraft” fuori uso. Per la cronaca, i Kosmos 2491 e 2504 hanno mostrato gli stessi comportamenti. I russi garantiscono che si tratta di roba civile, ma parecchi sospettano che in realtà siano dei satelliti ASAT sperimentali.

Le valutazioni americane

Gli americani come valutarono questo satellite ASAT sovietico?

Probabilmente non lo considerarono così “decisivo”, altrimenti avrebbero realizzato qualcosa di simile (cosa che erano perfettamente in grado di fare).

Tuttavia ne sottovalutarono la reale efficacia.

Prima abbiamo visto come i sovietici volessero evitare di creare detriti spaziali, ed avessero studiato una configurazione per crearne il meno possibile. Tuttavia, si regolarono anche in un altro modo: non concludevano sempre l’intercettazione con la distruzione del bersaglio.

Mi spiego meglio. In diversi casi, i sovietici si accontentarono di portare il satellite intercettore in posizione: una volta che l’IS era al giusto posto, con tutti i sistemi funzionanti, evitavano di innescare le cariche esplosive. Per loro, infatti, l’intercettazione aveva avuto successo, e non era indispensabile distruggere realmente il bersaglio.

Il problema era che gli americani questo non lo sapevano: per loro, una mancata distruzione equivaleva ad un test fallito, e quindi attribuirono al satellite ASAT sovietico IS un’efficacia molto inferiore a quella che aveva realmente.

Fonti

(immagine di copertina tratta da Wikimedia Commons. Credits: Ronald C. Wittmann. US Public Domain)