O-I disegno

Quando pensiamo ai carri armati durante la seconda guerra mondiale, probabilmente l’ultimo Paese che ci viene in mente è il Giappone. L’Impero del Sol Levante, infatti, era famoso per i suoi aerei, la sua flotta, i kamikaze…  Ma sicuramente non per i mezzi corazzati.

Ovviamente, questo non vuol dire che non ne ebbe, anzi! Ma si trattava di modelli piuttosto piccoli e dalle scarse caratteristiche, che non vennero mai utilizzati in grandi numeri. In Cina, negli anni trenta, ebbero un certo successo ma solo perché le forze corazzate cinesi erano veramente poca cosa, mentre nella seconda guerra mondiale furono usati principalmente per appoggiare la fanteria nella difesa delle isole. I modelli migliori, inoltre, non vennero praticamente mai impiegati in combattimento ma tenuti sul territorio metropolitano per difendersi dallo sbarco alleato (previsto per il novembre 1945. Con le bombe atomiche, la guerra finì prima)

Trovare il Giappone tra i costruttori di un carro armato superpesante quindi potrebbe suonare strano. Invece, i giapponesi realizzarono un loro modello, il carro armato O-I, di dimensioni mastodontiche (superava le 100 tonnellate, ed è stato il più grande carro armato multitorretta mai costruito) ma di cui si sa pochissimo. E di cui cercheremo di saperne di più.

Le origini del “supercarro” O-I

Le origini di questo sconosciuto carro armato si possono ritrovare nel 1939, quando venne combattuta la battaglia di Khalkhin Go. Se non l’avete mai sentita nominare state tranquilli, siete in buona compagnia. Si tratta di uno degli scontri di frontiera che vennero combattuti tra giapponesi e sovietici nel 1939, e finiti nel dimenticatoio a causa di quello che stava succedendo in Europa (la seconda guerra mondiale).

In questa occasione, i carri del Sol Levante si scontrarono con quelli dell’Armata Rossa, ed i risultati non furono affatto positivi. Anzi!

I modelli giapponesi mostrarono tutti i loro limiti: leggeri, di concezione antiquata, non erano adatti per la guerra moderna. I leggeri Type 95 Ha-Go non erano adatti per affrontare altri carri armati (e del resto non erano nemmeno progettati per quello), mentre i carri medi Type 89 I-Go risalivano agli anni venti ed erano tragicamente superati. Gli unici con un design moderno erano i Type 97 Chi-Ha, ma ne erano disponibili solo quattro. Sul resto dei corazzati in dotazione (veicoli da 3-5 tonnellate chiamati “tankette”) è meglio stendere un velo pietoso… I carri sovietici di quel periodo erano superiori: principalmente BT-5 e BT-7 (con qualche T-26), mediamente più pesanti e soprattutto moderni.

Finita (e persa) la battaglia, i vertici delle forze armate decisero che bisognava fare qualcosa, ed incaricarono il 4° Istituto Tecnico di Ricerca del colonnello Murata (che si occupava dello sviluppo dei mezzi corazzati) di costruire qualcosa di grosso. Molto grosso. Una specie di bunker semovente che potesse dominare le pianure della Manciuria. Praticamente, i comandi richiedevano qualcosa di un centinaio di tonnellate con un cannone da 105 mm o superiore. Sarebbe stato bello vedere la faccia del colonnello Murata quando udì la richiesta. Alla fine degli anni trenta, il più grande carro armato esistente in Giappone era il Type 95, pesante 26 tonnellate e con un cannone da 70 mm come armamento principale. Lo stesso design non era molto aggiornato, visto che si trattava di un veicolo multitorretta.

Ma gli ordini sono ordini, ed i progettisti si misero al lavoro nella massima segretezza.

Type 95
Il Type 95, a cui i progettisti si ispirarono per il carro armato O-I. Pesava 26 tonnellate ed aveva tre torrette (quella principale, una davanti ed una dietro). Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Esercito Imperiale Giapponese. Public Domain Giappone

O-I: le caratteristiche

Il progetto preliminare venne ultimato nel marzo 1941, anche se sarebbe più corretto parlare di “progetti”. Il supercarro, infatti, aveva un elevatissimo livello di segretezza, e pare che nessuno degli ingegneri avesse accesso al progetto completo. Anzi, sembra invece che ogni singola equipe di progettisti avesse avuto l’incarico di lavorare ad un solo componente dell’immenso veicolo! Quello che fecero, nel marzo 1941, fu di radunare tutti i responsabili di ogni singola equipe in una stanza insonorizzata, senza finestre e con una sola entrata, e lì lavorare per assemblare le varie parti. Solo così, finalmente, apparve il progetto completo!

Ma com’era fatto questo gigante?

Adesso iniziano i problemi. Come il lettore avrà intuito, si trattava di un progetto top secret, conosciuto da poche persone. Tutte le testimonianze che abbiamo sono basate su una serie di disegni e progetti sopravvissuti alla guerra, oltre che ai racconti degli ingegneri e dei tecnici che ci lavorarono. E spesso queste testimonianze sono discordi. Altro problema, di questo carro armato non esiste nemmeno una foto.

Carro armato O-I lato
Disegno laterale del carro armato O-I. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: autore sconosciuto. Public Domain Giappone

Scafo

Le dimensioni erano enormi, molto superiori a quelle del Type 95 al quale i tecnici si erano in parte ispirati: 10 metri di lunghezza, 4,2 di larghezza e 4 di altezza, torre inclusa, per un peso complessivo di oltre 100 tonnellate. Il valore comunemente accettato è di 120 tonnellate, e numeri maggiori (140 o 150) non sono corretti. La corazza era notevole: 150 mm frontale (200 mm secondo altre fonti), e 70 mm sul resto dello scafo. Per raggiungere questo risultato vennero montate piastre aggiuntive sullo scafo originale, che nella sostanza ne raddoppiarono lo spessore.

Armamento

Il carro armato O-I era un veicolo multitorretta. L’armamento principale era costituito da un obice da 150 mm, sistemato nella torretta più grande. Altre fonti comunque riferiscono un calibro minore, di 105 mm. Per l’armamento secondario, entriamo nel campo delle ipotesi. La cosa certa è che era sistemato in altre tre torrette più piccole, due davanti ed una dietro. In una di quelle davanti vi era sicuramente un cannone da 47 mm, mentre è incerta la presenza di un secondo cannone di questo tipo. La torretta posteriore invece era equipaggiata con due mitragliatrici da 7,7 mm (quindi 2 o 3 in totale, a seconda di quanti erano i cannoni da 47). Non è da escludere che questi dati siano tutti ugualmente corretti, visto che il prototipo potrebbe essere stato modificato più volte. Il totale delle torrette, comunque, era di quattro (inclusa quella principale).

Carro armato O-I parte superiore
Disegno della parte superiore del carro armato O-I. Si può notare la configurazione multitorretta. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: autore sconosciuto. Public Domain Giappone

Propulsione ed equipaggio

Qui i giapponesi dovettero ringraziare la tecnologia tedesca. Infatti, questo gigante era spinto da due motori V12 a benzina di origine aeronautica da 550 hp l’uno, di origine BMW ma prodotti su licenza dalla Kawasaki. Questi erano sistemati sul retro e lavoravano in parallelo, con una potenza complessiva di 1.100 hp. La velocità massima su strada dichiarata era di 25-30 km/h, un valore molto alto per un veicolo del genere, e non si sa quanto possa essere realistico. Da qualche parte si trovano numeri ancora maggiori, addirittura 40 km/h: fantascienza.

L’equipaggio, con tutte quelle armi, era per forza di cose molto numeroso: 11 elementi, che tra l’altro non stavano nemmeno troppo scomodi (vista l’altezza del carro armato, potevano stare in piedi senza problemi).

Il nome

Questo carro armato venne chiamato dai suoi progettisti Mi-To: le iniziali di Mitsubishi (la ditta costruttrice) e Tokyo (la sede del 4° Istituto Tecnico di Ricerca, e dello stabilimento industriale Mitsubishi incaricato di realizzare il prototipo).

Le forze armate invece avevano un sistema standardizzato per designare i veicoli corazzati (e non solo quelli). Il nome ufficiale fu, appunto, O-I: “O” è l’abbreviazione giapponese per “grande”, mentre “I” sta per “uno”. Quindi: “carro armato grande uno”.

Il carro armato O-I alle prove

I lavori per la costruzione del prototipo iniziarono nel mese di aprile (il tempo di unire e far coincidere le varie parti del progetto), e furono più lunghi del previsto. Spavaldamente, i responsabili avevano dichiarato: in tre mesi lo finiamo!

In realtà, solo per completare lo scafo, occorrerà aspettare i primi del 1942, quando la Mitsubishi consegnò le torrette. Ulteriori ritardi furono dovuti a problemi tecnici e, soprattutto, di budget. Nel 1942, infatti, l’Impero Giapponese stava combattendo nel Pacifico, in Birmania, sulle isole… Tutti posti dove un veicolo di questo tipo serviva a poco. Ricordiamo infatti che il carro armato O-I era stato pensato per le pianure della Manciuria. Di conseguenza, un veicolo del genere non era più prioritario. I tecnici furono quindi costretti a ricorrere a soluzioni di ripiego, specie per materiali e componentistica.

Per farla breve, fu solo nell’estate 1943 che il carro armato venne trasportato all’arsenale di Sagami per le prove. Trasportato ovviamente smontato per motivi di segretezza.

Carro armato O-I sospensioni
Disegno delle sospensioni del carro armato O-I. Praticamente, furono la prima cosa a rompersi. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Esercito Imperiale Giapponese. Public Domain Giappone

1° agosto 1943: il gran giorno era arrivato. Finalmente, il gigantesco carro armato O-I avrebbe iniziato le prove su strada, alla presenza dei tecnici e dei responsabili del programma. I primi test riguardavano la mobilità, su strada e fuori strada. Inizialmente, le cose su strada andarono (sembra) abbastanza bene, e si passò quindi alla fase successiva.

E furono guai.

Il supercarro armato era troppo pesante, o il terreno troppo soffice, ed il veicolo sprofondò di un metro. Oltretutto, cercando di uscire danneggiò le sospensioni. Con grandi difficoltà, l’O-I venne recuperato e rimesso su strada per continuare le prove. Qui il carro armato finì di rompere le sospensioni già danneggiate, oltre a distruggere il manto stradale. I militari ci misero poco a capire i limiti di questo colosso, ed interruppero i test. Probabilmente, lo smontaggio del carro armato O-I iniziò già il 3 agosto, per essere demolito non più tardi del 1944. Tutto quello che rimane (oltre ai disegni e ad alcuni report delle prove) è una delle maglie del cingolo: larga 80 cm, è conservata nella base militare di Takigahara.

Considerazioni

I giapponesi rinunciarono alla svelta al loro carro armato superpesante. Probabilmente, se fosse stato ritenuto utile, avrebbero insistito con i test, risolvendo il problema delle sospensioni (oltre agli altri che sui sarebbero inevitabilmente presentati). Ma nel 1943, l’Impero del Sol Levante aveva altre priorità: combatteva nell’Oceano Pacifico, nelle giungle, sulle isole… Tutti posti dove un veicolo del genere sarebbe stato inutile. Fu solo quando l’Unione Sovietica attaccò il Giappone, che si ricrearono le condizioni per un impiego dell’O-I. Ma era l’8 agosto 1945, Hiroshima era già stata distrutta da una bomba atomica e Nagasaki ne avrebbe condiviso il destino il giorno dopo.

Dati tecnici

  • Costruttore: Mitsubishi
  • Tipologia: carro armato superpesante
  • Ingresso in servizio: prototipo ultimato nel 1943
  • Esemplari costruiti: 1
  • Lunghezza: 10 m
  • Larghezza: 4,2 m
  • Altezza: 4 m
  • Peso: 120 tonnellate
  • Armamento principale: 1 obice da 150 mm
  • Armamento secondario: 1 (2) x 47 mm; 3 (2) mitragliatrici
  • Motore: 1 x 550 hp a benzina
  • Velocità massima: 30 km/h (dichiarati)
  • Equipaggio: 11

Fonti

(immagine di copertina tratta da Wikimedia Commons. Credits: Esercito Imperiale Giapponese. Public Domain Giappone)