R-36

Attenzione: questo articolo tratta di come i russi chiamano i missili. Se cercate informazioni tecniche sui missili balistici russi in servizio, le trovate qui.

Come si chiamano i missili russi? Qualcuno probabilmente se lo sarà chiesto. Leggendo i giornali, infatti, capita di avere a che fare con articoli che parlano di sistemi d’arma fabbricati in quel Paese. Purtroppo, i giornalisti spesso non sanno nulla sulla materia, e fanno un po’ di confusione copiando (male) informazioni trovate in giro sulla rete (Wikipedia).

Il risultato è che il povero lettore si trova alle prese con una serie di sigle di cui non conosce il significato, e nei casi più gravi con sigle diverse che in realtà sono nomi diversi per lo stesso sistema d’arma!

Ebbene si, un missile russo può avere vari nomi, a seconda di chi lo ha progettato, prodotto, immatricolato e di come lo ha classificato l’intelligence occidentale.

Con questo articolo, cercherò di fare un po’ di ordine e di dare una panoramica il più semplice possibile sull’argomento.

P.S. Ho fatto un lavoro simile anche per i missili americani.

I nomi di un missile russo

Comincio subito a dirvi in quali nomi vi potreste imbattere se incontrate un missile di fabbricazione russa o sovietica. Successivamente, approfondirò i vari aspetti.

Detto in breve, abbiamo i seguenti nomi:

  • nome di progetto;
  • indice GRAU;
  • nome industriale;
  • designazione militare;
  • eventuale nomignolo;
  • nome in codice NATO;
  • nome bilaterale.

Prima di approfondire, c’è una cosa che va detta subito: in Unione Sovietica la proprietà privata non esisteva. Questo vuol dire che le attività progettuali erano svolte da una serie di uffici tecnici o di progettazione (OKB, SKB, ecc.), che poi “passavano” il prodotto finito ad un’industria di Stato che si occupava di produrla in serie. Questo è uno dei motivi della grossa burocratizzazione che si ritrova nelle designazioni militari russe (non è la sola, comunque).

Inoltre, esistono un’enormità di sigle e designazioni, visto che alla fine ogni ufficio tecnico, ministero e branca delle forze armate aveva dei criteri propri. A questo bisogna aggiungere, tanto per complicare la faccenda, che a volte i missili per l’esportazione ricevevano un nome diverso!

Altra cosa importante: capita spesso che i vari nomi coincidano. Questo soprattutto per ciò che riguarda i nomi di progetto e le designazioni militari.

SS-24 Scalpel
Il missile balistico ferroviario SS-24 Scalpel. Il nome russo di questo sistema era RT-23 Molodets, GRAU 15Zh61 e bilaterale RS-22V. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Panther. CC BY-SA 2.5

Nome di progetto

Si tratta del nome interno che veniva dato dall’ufficio tecnico a ciò che stava progettando (un missile, nel nostro caso). Come ho scritto sopra, l’attività progettuale era completamente separata da quella produttiva. I vari uffici tecnici o uffici di progettazione sperimentale (OKB), al massimo, avevano a disposizione un piccolo stabilimento per realizzare uno o più prototipi, ma sicuramente non in grado di avviare una produzione in serie su larga scala.

Questi uffici tecnici inizialmente erano numerati, ma successivamente presero il nome dell’ingegnere capo responsabile. Un paio di esempi, tra i più famosi del mondo aeronautico: MiG e Tupolev.

  • MiG nasce come OKB-155, e successivamente prende il nome dalle iniziali dei due progettisti fondatori: Artem Mikoyan e Mikhail Gurevic.
  • Tupolev era il cognome di un certo Andrei Tupolev, ingegnere capo dell’OKB-156. L’ufficio tecnico prese il nome da lui.

Nome industriale

Una volta fatto il progetto, se questo veniva scelto per la produzione in serie, veniva “passato” all’industria di Stato. Qui, naturalmente, riceveva un codice a parte. Solitamente, si trattava di una sigla numerica, a volte preceduta dalla lettera I (Izdeliye, ovvero “articolo”). Poi ovviamente ogni fabbrica aveva il suo codice interno.

Indice GRAU

GRAU è l’abbreviazione di Direttorato Principale per i Missili e l’Artiglieria. Si tratta di un dipartimento del Ministero della Difesa russo che si occupa, tra le altre cose, di codificare con un proprio indice, tutti i vari equipaggiamenti in dotazione alle forze armate russe. Si tratta, dunque, di una codifica interna alle forze armate, ed ulteriore rispetto a tutte le altre, che va ad identificare in modo univoco un singolo sistema d’arma o parte di equipaggiamento.

L’indice GRAU è composto di tre parti: numero, lettera e numero. Vediamo meglio.

Il primo numero indica la categoria principale a cui appartiene l’arma o il singolo apparato.

  • 1: equipaggiamenti radio ed elettronici;
  • 2: sistemi di artiglieria;
  • 3 e 4: armi, missili ed equipaggiamenti navali;
  • 5: difesa aerea;
  • 6: armi da fuoco e dispositivi da difesa personali;
  • 7: munizioni;
  • 8: razzi e missili;
  • 9: missili e UAV;
  • 10: equipaggiamenti generici;
  • 11, 14 e 17: missilistica, lanciatori spaziali, satelliti ed apparati collegati;
  • 15: equipaggiamenti delle Forze Missilistiche Strategiche.

La lettera indica la sottocategoria, mentre l’ultimo numero identifica il modello specifico.

Ogni sistema d’arma russo, munizione e parte di equipaggiamento ha un indice GRAU.

AT-8 Songster
L’AT-8 Songster, un missile anticarro progettato per essere sparato dalla canna del cannone di un carro armato. I russi lo considerano una normale munizione, e non ha ricevuto un nome di servizio, ma solo un codice GRAU: 9K112 Kobra. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: George Shuklin. CC BY-SA 1.0

Designazione militare

Tutti i sistemi d’arma, arrivati ad un certo punto del loro sviluppo, ricevono un nome da parte delle forze armate. I nomi dei missili russi non fanno eccezione. La denominazione è del tipo lettera-numero. La lista che segue contiene le varie lettere utilizzate, con la spiegazione.

  • S/V + numero: missili terra-aria.
  • R + numero: missili guidati (include sia i missili aria-aria, sia quelli superficie-superficie, terrestri ed imbarcati).
  • Kh/KRM/KS/KSR + numero: missili aria-superficie.
  • P + numero: missili antinave.
  • A + numero: missili antimissile balistico.

I missili superficie-superficie utilizzano anche le lettere RS, UR, RT.

Poi, c’è da fare una precisazione importante: la designazione militare (o nome di servizio) viene data al sistema d’arma. Che vuol dire?

Molto in breve e semplificando al massimo, un sistema d’arma è composto da varie componenti. Ognuna di queste riceve un codice GRAU, mentre l’intero sistema ha una designazione militare.

Comunque, limitandoci ai missili (e continuando a semplificare), in certi casi il sistema d’arma è il missile, e quindi indice GRAU e designazione militare grosso modo coincidono:

In altri casi, il missile è parte di qualcosa di molto più complesso, e quindi avrà esclusivamente un codice GRAU:

  • il sistema antiaereo S-300P comprende diversi missili 5V55R, oltre a tutta una serie di camion, radar, posti comando mobili, lanciatori, ecc. (ognuno con il suo indice GRAU).

I missili anticarro rappresentano un discorso un po’ a parte. Visto che sono considerati munizioni, hanno solo l’indice GRAU.

R-77
Il missile aria-aria R-77 Vympel, conosciuto dalla NATO come AA-12 Adder. Ne sono state realizzate moltissime versioni, sia per il mercato interno sia per l’esportazione. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Allocer. CC BY-SA 3.0

Nomignolo

Solitamente, i sistemi d’arma occidentali ricevono sempre dei nomi, anche piuttosto evocativi (Sidewinder e Tomahawk, solo per rimanere in tema missili). Beh, quelli russi no. O meglio, non sempre. Ci stanno alcuni missili che non li hanno (soprattutto quelli più vecchi, in particolare di epoca sovietica), altri che invece sono famosi proprio con il loro nome in codice, tipo il missile balistico imbarcato Bulava, o l’ipersonico Zirkon. Insomma, come al solito, dipende… Comunque, nella maggior parte dei casi, lo potete trovare.

Nome in codice NATO

Dopo che la Russia (o l’Unione Sovietica) ci ha reso la vita difficile con tutti questi nomi, arriva l’intelligence occidentale a complicarcela ancora di più. Cos’è il nome in codice NATO? Beh, semplicemente un insieme di nomi in codice con i quali noi occidentali identifichiamo i sistemi d’arma russi, cinesi e del vecchio Patto di Varsavia.

L’idea di usare un sistema di codici comune aveva (ed ha tuttora) una sua validità: in questo modo, ogni arma viene identificata in modo univoco da parte di tutti i membri della NATO, e risolve anche il problema della totale mancanza di informazioni che spesso venivano rilasciate dai Paesi del Blocco Orientale a proposito dei loro armamenti.

Il nome in codice NATO, di solito, consiste in un nome in inglese che va ad identificare una singola arma. Ad esempio, il caccia MiG-29 è chiamato Fulcrum, mentre il bombardiere strategico Tupolev Tu-160 Blackjack. Per evitare di andare troppo fuori tema, mi limiterò a parlarvi solo di quelli relativi ai missili.

R-39 Rif
Il missile balistico imbarcato (SLBM) SS-N-20 Sturgeon. Questo missile ha un suo codice GRAU (3M65), un nome di servizio (R-39 Rif) ed anche una designazione bilaterale (RSM-52). Immagine derivata da Wikimedia Commons. Credits: Савин Игорь Игоревич. CC BY-SA 3.0

Missili russi, codifiche NATO e DoD

I nomi in codice NATO dei missili russi sono formati da due parti: il già citato nome in inglese, preceduto da una sigla alfanumerica di due o tre lettere seguita da un numero. Questo è stato introdotto dal Dipartimento della Difesa (DoD) degli Stati Uniti, in modo da distinguere meglio i vari missili. In pratica, la NATO fornisce un nome, e poi il DoD ci mette il suffisso.

Il nome in inglese non è casuale, ma dipende dalla tipologia di missile.

  • Missili aria-aria: AA + numero + nome che inizia per la lettera A. Esempio: AA-10 Alamo.
  • Missili aria-superficie: SA + numero + nome che inizia per K. Esempio: AS-4 Kitchen.
  • Missili superficie-aria: AS + numero + nome che inizia per G. Esempio: SA-10 Grumble.
  • Missili superficie-aria imbarcati: AS + lettera N + numero + nome che inizia per G. Esempio: SA-N-6 Grumble. Si, il principio è lo stesso dei superficie-aria terrestri, e l’SA-N-6 è la versione imbarcata dell’SA-10. Infatti, il nome in codice NATO è il medesimo, ma cambia il suffisso DoD.
  • Missili superficie-superficie: SS + numero + nome che inizia per S. Esempio: SS-9 Scarp.
  • Missili superficie-superficie imbarcati: SS + lettera N + numero + nome che inizia per S. Esempio: SS-N-9 Siren. Attenzione: questa classificazione è una delle più confusionarie che esistano. Qui dentro, infatti, si trovano indistintamente missili balistici imbarcati, siluri e missili antinave!
  • Missili anticarro: AT + numero + nome che inizia per S. Esempio: AT-12 Swinger.
  • Missili costieri: SSC + numero + nome che inizia per S. Esempio: SSC-3 Styx.
  • Missili antimissile: ABM + numero + nome che inizia per G. Esempio: ABM-1 Galosh.

Per distinguere le varie versioni, questo codice è seguito da una lettera (AS-15B Kent).

SS-N-14 Silex
Sulla destra della foto, un lanciatore per missili antisommergibile SS-N-14 Silex. Il nome russo dell’intero sistema è Metel, mentre i singoli missili si chiamano 60R, 70R, 83R, 84R, 85RU, a seconda della versione. In questo caso, si tratta di siluri (si riconoscono perché il loro nome è composto da un numero che precede la lettera R). Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Mil.ru. CC BY 4.0

I nomi in codice NATO temporanei

In alcuni casi, può capitare che l’intelligence non riesca a capire che tipo di sistema d’arma ha di fronte. Può succedere: totale mancanza di informazioni da parte russa (o sovietica), unita a pochissime foto fatte di nascosto o dal satellite di una certa arma.

Solitamente, in questi casi si utilizza come suffisso DoD una sigla identificativa del poligono dove sono stati avvistati la prima volta, seguita dal solito numero. Ecco l’elenco delle sigle.

  • Barnaul: BL
  • Emba: EM
  • Kapustin Yar: KY
  • Nenoska: NE
  • Plesetsk: PL
  • Sary Shagan: SH
  • Tyuratam: TT
  • Vladimirovska: VA
ABM-1 Galosh
L’ABM-1 Galosh durante una parata. Si tratta di uno dei migliori esempi di nome in codice NATO temporaneo: missile antimissile, fu chiamato inizialmente SH-1. Il nome del sistema era A-35, mentre il missile vero e proprio si chiamava A-350Zh. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: DoD. US Public Domain

Designazione bilaterale

Ecco, questo è abbastanza particolare. Praticamente, i missili balistici russi citati nei trattati per il controllo delle armi strategiche (i famosi START) hanno una denominazione ulteriore: RS i sistemi terrestri (l’RS-20 è l’SS-18 Satan, ad esempio) ed RSM quelli navali (l’RSN-54 è l’SS-N-23 Skiff). Questi trattati sono molto precisi, e riportano i nomi ed i quantitativi esatti dei vari sistemi d’arma strategici posseduti dalle due superpotenze. Su questi documenti, l’Unione Sovietica ha usato delle designazioni fasulle per i propri missili balistici, e gli americani ne hanno preso atto.

Nome russo o nome in codice NATO?

Dopo tutto questo discorso sui nomi dei missili russi, una domanda può sorgere spontanea: è meglio (per noi occidentali) usare il nome originale russo oppure il nome in codice NATO?

Beh, dipende. Diciamo che entrambi hanno punti di forza e di debolezza.

I nomi russi, ovviamente, sono quelli “originali”, ma hanno il problema di essere, a volte, piuttosto complessi. In certi casi, poi, si è costretti ad utilizzare l’indice GRAU, che di fondo è un codice alfanumerico.

I codici NATO hanno dalla loro il fatto di essere molto razionali: il suffisso DoD consente di identificare al volo la tipologia di missile di cui si parla. Tuttavia presentano diversi problemi.

  • Errori. Soprattutto in passato, sono stati raggruppati sotto lo stesso nome in codice missili che tra loro non c’entravano nulla. Esempio classico è l’SS-N-3 Shaddock: la NATO utilizzò in pratica lo stesso nome per sei missili che si somigliavano ma non imparentati tra loro e sviluppati da OKB diversi.
  • Confusione. La “categoria” SS-N è un delirio, e le classificazioni NATO complicano tutto invece di semplificare.
  • Nomi che si ripetono. L’SS-1 è un caso tipico: SS-1 Scunner è una copia della V-2 tedesca (1948), mentre l’altro è il più famoso SS-1 Scud (1961). Perché abbiano ripetuto il nome è un mistero.
  • Differenze di classificazione. La NATO, una volta identificato un missile, lo chiama in un certo modo e basta. Il DoD, invece, distingue tra le varie versioni in base all’utilizzo. Ad esempio, il Grumble: SA-10 la versione terrestre, SA-N-6 quella imbarcata.
  • Famiglie di missili. Il nome in codice NATO non tiene conto della “parentela” tra i vari missili. Mi spiego meglio con un esempio. SS-9 Scarp e SS-18 Satan sono due missili diversi, ma in Russia si chiamano rispettivamente R-36 e R-36M. Praticamente, uno è l’evoluzione dell’altro. Stesso discorso per SS-11 Sego ed SS-19 Stiletto, entrambi appartenenti alla numerosa “famiglia” degli UR-100. Queste informazioni con le codifiche NATO spariscono.
Missile P-35
Un missile antinave P-35 fotografato a Sebastopoli nel 2014. Questo missile fu uno dei tanti che la NATO codificò come SS-N-3 Shaddock/Sepal (insieme a P-5, P-6 e P-10). Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Sas1975kr. CC BY-SA 3.0

I nomi dei missili russi oggi

Oggi la Russia rilascia molte più informazioni sui suoi sistemi d’arma. A volte, anche troppe. Il motivo è molto semplice: l’export.

Quindi, se inizialmente il pubblico occidentale conosceva solo i nomi in codice NATO, oggi stanno diventando decisamente familiari anche le designazioni originali russe. Il problema è che spesso, a causa del proliferare delle varie versioni (con lo stesso missile che può essere prodotto anche da aziende diverse!) usare le codifiche NATO diventa praticamente impossibile.

Comunque, parlando in generale, i missili dei tempi della Guerra Fredda sono più noti con il loro nome in codice NATO, mentre quelli più recenti con la denominazione russa.

Missile Kalibr
Il missile antinave 3M54 Kalibr, nome in codice NATO SS-N-27 Sizzler, o SS-N-30A. Si tratta di una vera e propria “famiglia”, composta da parecchi ordigni (ognuno col suo nome specifico, a volte differenziato per l’export). Il classico caso in cui conviene usare il nome russo… Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Allocer. CC BY-SA 3.0

Fonti

(immagine di copertina tratta da Wikimedia Commons. Credits: defenseimagery.mil. US Public Domain)