BGM-109 Tomahawk in volo

Come chiamano i propri missili le forze armate statunitensi? Che criteri utilizzano? Probabilmente leggendo un giornale, un libro o guardando un film di guerra, qualche volta ve lo sarete chiesto. Se poi avete anche letto l’articolo sui missili russi, magari il dubbio vi sarà venuto.

Bene, vi anticipo subito che, contrariamente agli amici con la stella rossa, il sistema americano è molto semplice e razionale. In concreto, si tratta di una sigla numerica seguita da un numero e da qualche eventuale lettera, con un nomignolo di servizio.

Bene, ora proverò a spiegarvi il significato di queste lettere. Si tratta dello “United States Tri-Service missile and drone designation system” del 1963, un sistema di designazione unificato per “veicoli aerospaziali senza pilota” per tutte le armi delle forze armate statunitensi.

Introduzione

Fino agli anni sessanta, le varie branche delle forze armate statunitensi avevano delle designazioni proprie per i vari sistemi d’arma: l’aviazione aveva le sue, la marina idem, le forze di terra non ne parliamo… Il risultato era una certa confusione. Un buon esempio è il Martin MGM-1 Matador, un missile da crociera superficie-superficie dei primi anni cinquanta. Bene, prima di chiamarsi MGM-1, ha ricevuto i nomi di SSM-A-1, B-61 e TM-61… Insomma, un delirio.

Per ovviare a questi problemi, nei primi anni sessanta il Dipartimento della Difesa (DoD) decise di istituire un sistema di designazione unificato per gli aeromobili. O meglio, due sistemi:

  • uno per gli aeromobili pilotati (United States Tri-Service aircraft designation system – 1962);
  • l’altro per missili, razzi e droni (United States Tri-Service missile and drone designation system – 1963), ovvero per tutto ciò che è senza pilota.

Questi sistemi hanno il vantaggio di essere molto razionali e semplici, se si conosce il significato delle varie sigle.

Andiamo ora a vedere missili, razzi e droni.

MGM-1 Matador
Un missile MGM-1 Matador con insegne tedesche, conservato in un museo. Immagine derivata da Wikimedia Commons. Credits: Anagoria. CC BY 3.0

Le codifiche missilistiche americane

I missili statunitensi sono codificati con un gruppo di tre lettere seguito da un numero, e da un’altra lettera/numero con un nome successivo. Vediamo subito un esempio: AIM-9P-4 Sidewinder.

È un missile aria-aria abbastanza famoso, il Sidewinder appunto. Le prime tre lettere ci dicono che è un missile aria-aria per bersagli aerei, il numero è un semplice progressivo, la lettera indica la variante rispetto al “base” mentre il numero finale è la specifica configurazione. Poi c’è il “polular name”, il nome con cui è famoso presso il grande pubblico.

Il nostro “trio” di lettere può essere preceduto, in casi particolari, anche da un’ulteriore lettera. Vedremo meglio dopo questo caso.

Nota importante: io ho sempre parlato genericamente di missili, ma questo sistema di codifica si utilizza anche per i razzi, i booster di alcuni vettori spaziali ed i satelliti. Oltre che per i droni.

Vi dico subito che il trio di lettere, in sostanza, vale solo per missili e razzi, mentre per droni, satelliti e booster è molto frequente trovare solo due lettere. Li vedremo meglio dopo.

Missile Sidewinder
Un missile aria-aria AIM-9L Sidewinder, probabilmente l’arma di questo tipo più diffusa in Occidente. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Sanjay Acharya. CC BY-SA 4.0

Prima lettera: l’ambiente di lancio

La prima lettera del “trittico” indica l’ambiente di lancio, ovvero il luogo in cui il missile/razzo viene lanciato. In alcuni casi, specie prima del 1970, questa lettera poteva essere omessa: ciò era possibile se veniva sostituita con quella indicante il prefisso sullo “status” (prototipo, sperimentale, ecc.). Queste le vedremo successivamente, ma a partire dagli anni settanta la lettera sull’ambiente di lancio è diventata obbligatoria.

  • A: Air. Si tratta dei missili (o razzi) aviolanciati da piattaforme aeree. L’AIM-9 Sidewinder ne è un esempio.
  • B: Multiple. Missile che può essere lanciato, indifferentemente e senza modifiche, in ambienti diversi (tipo il missile da crociera BGM-109 Tomahawk, anche se esistono varianti specifiche con lettere diverse).
  • C: Coffin. Missili che vengono tenuti in un contenitore non corazzato. Un esempio è il CIM-10 BOMARC, un missile antiaereo supersonico di fine anni cinquanta.
  • F: Individual. Missili che possono essere lanciati da una singola persona. Come FGM-77 Dragon, un piccolo missile anticarro per la fanteria.
  • G: Ground. Si tratta di missili lanciati da sistemi terrestri. Questa lettera è residuale, nel senso che comprende tutto ciò che di “terrestre” non rientra in categorie più specifiche. Va detto che è stata usata pochissimo. Uno dei rari esempi è il GTR-18 Smokey Sam, un razzo non guidato usato per le esercitazioni.
  • H: Silo Stored. Praticamente tutti quei missili che venivano conservati in un silo ma lanciati fuori da questo. Identificava i primi missili balistici intercontinentali (ICBM), che dovevano per forza essere lanciati su rampe esterne. Un esempio è l’HGM-25 Titan, un ICBM di fine anni cinquanta. Oggi non è più usata.
  • L: Silo Launched. Identifica i moderni ICBM, che vengono conservati e lanciati da silos corazzati, come LGM-30 Minuteman.
  • M: Ground Launched, Mobile. Identifica i sistemi terrestri su rampa mobile. Uno l’abbiamo visto all’inizio: MGM-1 Matador, che veniva portato in giro e lanciato da un rimorchio stradale.
  • P: Soft Pad. Identifica quei sistemi lanciati da una piattaforma all’aperto, fissa e non corazzata. Come il PGM-11 Redstone, un derivato della V2 tedesca che poteva essere usato solo da apposite piazzole.
  • R: Surface Ship. Tutti quei missili/razzi che vengono lanciati da navi di superficie. Il RIM-8 Talos era un missile antiaereo imbarcato.
  • S: Space. Viene utilizzato per identificare gli stadi superiori dei lanciatori spaziali. Un esempio è l’SSB-10, uno stadio superiore per lanciatori Titan capace di effettuare più riaccensioni in orbita. Va detto comunque che S è una designazione abbastanza anomala, oltre che poco usata.
  • U: Underwater. Missili lanciati da sottomarini, come UGM-96 Trident I.
Missile statunitense Minuteman III
Il lancio di un ICBM LGM-30 Minuteman III. Come dice il nome, si tratta di un missile lanciato da silo. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: USAF. US Public Domain

La seconda lettera: la missione

La seconda lettera del nostro “trittico” identifica la missione. Ovvero: il nostro missile/razzo esattamente a cosa serve? Vediamolo!

  • C: Transport. In breve, missili, razzi, satelliti e droni da trasporto. Praticamente mai usato, uno dei pochissimi esempi (se non l’unico) è il CQ-24, la versione (sperimentale) non pilotata dell’elicottero Kaman K-MAX. I droni li vedremo meglio più avanti.
  • D: Decoy. Si tratta di dispositivi da guerra elettronica usati per ingannare i radar nemici. Un esempio è l’ADR-8.
  • E: Special Electronics. Missili e simili equipaggiati con sistemi elettronici di comunicazione, contromisure, guerra elettronica, ecc. Poco usato, un esempio è il LEM-70, una versione dell’ICBM Minuteman che, in caso di guerra nucleare, invece di una testata nucleare lanciava nello Spazio un sistema di comunicazioni di emergenza.
  • G: Surface Attack. Missili che colpiscono obiettivi terrestri. Esempio: UGM-27 Polaris, un missile balistico sublanciato da sottomarini.
  • I: Interception. Intercettazione di bersagli aerei, dentro e fuori l’atmosfera. Tipico dei missili aria-aria ed antiaerei, come per esempio l’AIM-120 AMRAAM.
  • L: Launch Detection. Sistemi per individuare i lanci dei missili balistici nemici (il cosiddetto early warning). Utilizzato praticamente solo per i satelliti (LS-3).
  • M: Scientific Measurement. Viene utilizzato per le misurazioni scientifiche. Non risulta sia mai stato usato.
  • N: Navigation. Probabilmente prevista per i sistemi di navigazione satellitare. Non risultano utilizzi.
  • Q: Drone/UAV. Indica i droni e gli aerei senza pilota. Inizialmente veniva utilizzata per tutti i velivoli UAV, ma a partire dal 1997 fu istituita una categoria a parte per gli aeromobili. Quindi, se ci limitiamo ai missili, la lettera Q indica solo i droni bersaglio, anche se tutto ciò che è precedente al 1997 comprende praticamente tutti gli UAV. Per rimanere “in tema”, un esempio è FQM-151 Pointer, un piccolo drone utilizzato per la ricognizione sul campo di battaglia. I droni “normali” post-1997 li vedremo alla fine.
  • S: Space. Tutto quello che riguarda le operazioni spaziali. Utilizzato più che altro per booster e satelliti. L’unico missile con questa codifica è stato l’ASM-135 ASAT, un aviolanciato progettato per distruggere i satelliti.
  • T: Training. Solitamente si usa per le varianti da addestramento dei vari missili. Esempio, l’ATM-54, versione addestrativa del missile aria-aria AIM-54 Phoenix.
  • U: Underwater. Missili per l’attacco a bersagli subacquei, come RUM-139, progettato per contrastare i sottomarini.
  • W: Weather. Si tratta di sistemi progettati per la raccolta di dati meteorologici. Solitamente si riferisce a sonde o satelliti. Esempio: PWN-3, una sonda per la raccolta di dati meteo.
Missile ASM-135 ASAT
Un missile aviolanciato antisatellite ASM-135 ASAT, conservato in un museo. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Balon Greyjoy. CC0 1.0

La terza lettera: il tipo di veicolo

La terza lettera indica “cosa” abbiamo di fronte: un missile, un satellite, una sonda, un razzo…

  • B: Booster. Si tratta di razzi ausiliari, che servono ad “accelerare” missili, lanciatori spaziali, ecc. Esempio: SB-4 del Titan II. Questa lettera è stata introdotta alla fine degli anni ottanta, ed è utilizzata pochissimo. Spesso, infatti, i booster non hanno alcuna codifica militare. Anche il loro uso è molto limitato, visto che queste sigle si trovano praticamente solo sui documenti ufficiali del DoD.
  • M: Guided Missile. Un veicolo senza pilota con propulsione propria, che può essere guidato a distanza oppure avere una rotta (ed un obiettivo) preimpostato. Si tratta dei missili “classici”. Gli esempi sono numerosissimi, come l’ICBM LGM-118 Peacekeeper.
  • N: Probe. Indica le sonde suborbitali usate per raccogliere dati scientifici. Un esempio è il PWN-8 Loki.
  • R: Rocket. Si tratta di una designazione che identifica i razzi, ovvero veicoli (non pilotati) a propulsione propria senza sistema di guida. Un esempio è l’AIR-2 Genie, un razzo aviolanciato a testata nucleare progettato per essere lanciato in mezzo alle formazioni di bombardieri sovietici in volo e farne strage (qui un articolo dove si parla, tra l’altro, dell’unico lancio di questo razzo con la testata nucleare a bordo).
  • S: Satellite. Identifica i satelliti, come l’ES-5 (un satellite geostazionario per comunicazioni). Premesso che la stragrande maggioranza di satelliti statunitensi non ha una codifica DoD, queste sigle (quando ci sono) vengono riportate solo sui documenti ufficiali. Di solito, infatti, si utilizza il nome del programma. In generale, valgono le stesse considerazioni fatte per i booster: la sigla esiste ma è sostanzialmente inutilizzata.
AIR-2 Genie
L’AIR-2 Genie, un razzo antiaereo a testata nucleare, conservato in un museo. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: USAF. US Public Domain

Il numero

Sul numero c’è poco da dire: si tratta di un progressivo, nel senso che i più bassi sono quelli più vecchi. Una cosa importante: se il missile subisce delle modifiche relative alle modalità di impiego, viene cambiata la sigla ma il numero rimane lo stesso. Mi spiego con qualche esempio.

  • Missile antiaereo Sparrow: AIM-7 è la versione aviolanciata, mentre RIM-7 è quella imbarcata.
  • ICBM Titan: HGM-25 la versione per il lancio all’aperto (Titan I), LGM-25 quella da silo (Titan II).
  • Missile da crociera Tomahawk: BGM-109, AGM-109, RGM-109, UGM-109 a seconda delle modalità di lancio.
BGM-109 Tomahawk su sottomarino
Un sottomarino nucleare della classe Los Angeles con i pozzi di lancio per missili Tomahawk a prua aperti. Immagine derivata da Wikimedia Commons. Credits: US Navy National Museum. US Public Domain

Il suffisso dopo il numero: le varianti

Dopo il numero quasi sempre si trova una lettera (A, B, C…). Si tratta di un suffisso, che indica la variante, ovvero le versioni successive (e modificate) rispetto al modello base. Solitamente, la versione base ha come suffisso la lettera A, con le successive in ordine alfabetico. Esempio banale, l’AGM-84A è la versione base dell’AGM-84E.

Va detto che non tutte le lettere vengono utilizzate. Infatti, vengono deliberatamente evitate la I e la O, per la loro somiglianza estetica con i numeri 1 e 0.

Il numero dopo il suffisso: la configurazione

A volte, dopo il suffisso si può trovare un numero. Questo indica una particolare configurazione o sottovariante: quindi, modifiche minori, minime, non tali da meritare una lettera. Il numero è separato da un trattino.

Questo numero non fa parte dello “schema” del DoD, ma è comunque utile ai produttori ed agli utilizzatori per sapere con cosa esattamente hanno a che fare.

Il prefisso di stato

Il nostro “trittico”, la sigla che identifica un missile statunitense, può essere preceduta da un’ulteriore lettera. Si tratta del cosiddetto prefisso di stato, che viene apposto quando il sistema d’arma non è operativo per vari motivi.

Ecco le lettere.

  • C: Captive. Si tratta di una specie di mockup, di dimensioni ed ingombro reali, che viene agganciato agli aerei. Completamente inerte, viene usato per l’addestramento oppure per le prove aerodinamiche. Di solito si tratta di missili aria-aria.
  • D: Dummy. Un missile identico all’originale, ma privo di motore e senza carica esplosiva. Viene usato per l’addestramento degli equipaggi oppure per le simulazioni di carico. La differenza con la lettera C è che in questo caso il missile serve esclusivamente per addestrare il personale di terra (i “captive”, invece, vengono montati sugli aeromobili).
  • J: Special Test (temporaneo). Si tratta di un missile che viene temporaneamente modificato per fare dei test. Finiti i test, è riportato alla configurazione iniziale.
  • M: Maintenance. Indica i missili in manutenzione. Mai usato, considerato inutile e tolto nel 1993.
  • N: Special test (permanente). Identico al “caso J”, ma stavolta le modifiche sono permanenti. In altre parole, il sistema d’arma è stato talmente modificato che è impossibile (o non conveniente) riportarlo nelle condizioni iniziali.
  • X: Experimental. Utilizzato per i missili sperimentali.
  • Y: Prototype. Questo prefisso si utilizza per i prototipi, ovvero i sistemi d’arma in fase di test e che non sono ancora operativi.
  • Z: Planning. Prefisso usato pochissimo. Praticamente, il suo scopo è identificare i missili in fase di sviluppo, quelli in progettazione, ecc. Al giorno d’oggi, però, i vari missili non ricevono praticamente mai una designazione ufficiale in questa fase, ma sono identificati da una sigla o un nomignolo. In breve, la Z esiste ma è inutilizzata.
Missile statunitense Poseidon
Un missile balistico sublanciato UGM-73 Poseidon. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Balon Greyjoy. CC0 1.0

Nome popolare

Praticamente tutti i missili (e simili) statunitensi hanno un nome che li identifica. Si tratta del cosiddetto “popular name”, che può essere un acronimo oppure un nome vero e proprio.

Lo status di questi nomi è abbastanza particolare: infatti, non fanno parte del sistema ufficiale di designazioni del DoD, ma sono usatissimi sia dal pubblico, sia nei documenti ufficiali.

La verità è che, oltre ad essere facili da ricordare, sono abbastanza comodi: consentono di identificare un missile a livello di “famiglia”, senza stare a pensare alla singola versione. Un esempio pratico, il missile Harpoon.

Si tratta di un sistema che nasce come arma antinave, lanciabile da più piattaforme (AGM-84 da aerei, RGM-84 da unità di superficie e UGM-84 da sottomarini). Da questa versione, ne è stata ricavata una per impiego contro obiettivi terrestri, chiamata AGM-84E SLAM. Quindi, senza conoscere le sigle e le convenzioni, se in generale parlo dell’Harpoon è evidente che mi riferisco ad un missile antinave, mentre se cito lo SLAM mi sto occupando di un missile da crociera per bersagli terrestri. Di base, però, c’è sempre l’AGM-84.

Questi nomi poi rendono i missili conoscibili anche al grande pubblico. Diciamo la verità: quanti sanno che il famosissimo missile da crociera Tomahawk è identificato come BGM-109?

Missile Harpoon
Un missile antinave Harpoon. Il missile, identificato come ATM-84, è agganciato sotto l’ala di di aereo a scopo di addestramento (la lettera T). La versione AGM-84E è progettata per colpire obiettivi terrestri. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: PH3 Ken Trent, US Navy. US Public Domain

Sistemi di designazione statunitensi per razzi, droni, sonde, booster e satelliti

Vediamo ora brevemente come il DoD degli Stati Uniti codifica tutto il resto dell’arsenale “unmanned” a disposizione delle forze armate.

Il significato delle lettere che compongono le varie sigle le abbiamo viste prima (a parte i droni). Quello che cambia è:

  • il numero delle lettere (spesso sono due, più suffissi e prefissi);
  • la numerazione, visto che ne hanno una autonoma.

Sistema di codifica per droni e UAV

Gli aeromobili senza pilota sono identificati da due lettere: missione e tipo di veicolo. In realtà le lettere del tipo di missione sono prese dalle codifiche per gli aeromobili pilotati, quindi sono diverse. Questo perché per gli UAV nel 1997 è stata istituita una categoria a parte.

Esempio: RQ-4 Global Hawk. Molto brevemente, abbiamo:

  • prima lettera, che è il tipo di missione (R: ricognizione; C: cargo; M: multiruolo);
  • seconda lettera, la Q che indica la tipologia di velivolo (UAV).

La numerazione parte da 1, a salire. Il numero 13 è stato saltato per motivi scaramantici…

Va detto, comunque, che parecchi droni/UAV anche di epoche precedenti al 1997 non hanno mai ricevuto una codifica dal DoD, ma solo un nome popolare oppure altre sigle o acronimi.

Sistema di codifica per razzi

Nulla da dire: solito schema a tre lettere, con i significati che abbiamo visto prima. La differenza è che hanno una numerazione autonoma (MGR-1 Honest John, AIR-2 Genie, MGR-3 Little John, ecc.).

Anche in questo caso, ne abbiamo parecchi che non hanno mai ricevuto una codifica DoD.

Sistema di codifica per sonde

Il DoD per sonde intende quelle suborbitali, che servono a raccogliere dati scientifici o a compiere sperimentazioni varie. Anche in questo caso niente da dire: gruppo di tre lettere con i significati visti prima. Esempio: PWN-1 Loki-Dart.

Sistema di codifica per booster

Qui la situazione è abbastanza complessa. Prima di tutto, parecchi booster non hanno mai ricevuto un codice. Oltretutto, questi codici hanno un utilizzo praticamente limitato solo ai documenti ufficiali.

Comunque, troviamo codici a due o tre lettere, con una numerazione autonoma.

I codici a due lettere sono i booster veri e propri. Manca l’ambiente di lancio, ma è scontato che sia la terra. Parliamo di razzi ausiliari per favorire la partenza di vettori spaziali, oppure dei primi stadi.

Esempio: SB-1 è la designazione militare del primo stadio dell’Atlas-E.

I codici a tre lettere, invece, indicano gli stadi superiori, ovvero quelli che si accendono nello Spazio (o poco sotto) e servono a posizionare i satelliti nelle orbite giuste.

Esempio: l’SSB-9 PAM-D2 è uno stadio superiore per portare i satelliti in orbite alte.

Un caso a parte è l’ASB-11 Pegasus, un vettore spaziale aviolanciato di fabbricazione Orbital Sciences.

Cosa importante: questi sistemi sono largamente usati in ambito civile, dove non si usano le designazioni del DoD. Praticamente, ricevono queste sigle solo quando effettuano lanci con carichi (payload) militari.

ASB-11 Pegasus
L’ASB-11 Pegasus appena sganciato dall’aereo madre. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: NASA. US Public Domain

Sistema di codifica per satelliti

I satelliti militari, almeno quei pochi che hanno ricevuto una codifica dal DoD utilizzano uno schema a due lettere: missione e tipo di sistema.

Esempio: WS-1, un satellite meteorologico.

La stragrande maggioranza dei satelliti militari statunitensi, comunque, non ha mai ricevuto una codifica del DoD. Questi vengono identificati da normalissimi nomi, oppure da acronimi.

Cosa interessante: i singoli satelliti governativi statunitensi hanno una sigla identificativa propria, esattamente come la codifica Kosmos russo/sovietica.

Questa sigla oggi è composta dalle tre lettere USA seguita da un numero progressivo partendo da uno. Tale sistema ha sostituito la precedente codifica (la sigla OPS seguita da un numero casuale) nel 1984.

Esempio: USA-150 è un satellite del sistema GPS lanciato nel maggio 2000.

Fonti

(immagine di copertina derivata da Wikimedia Commons. Credits: US Navy. US Public Domain)