Amerigo Vespucci

Vi siete mai chiesti quale sia la più vecchia nave da guerra in servizio? Parecchi, e di questo ne sono sicuro, penseranno all’Amerigo Vespucci, uno splendido veliero scuola in servizio con la Marina Militare. Facile sbagliarsi: è un veliero, ha un qualcosa di antiquato, quindi non può essere moderno. Perché fare una nave a vela quando hai a disposizione un bel motore? Aggiungiamoci poi che di velieri in giro se ne vedono pochi, che il Vespucci è stupendo, che è una nave italiana (un po’ di sano orgoglio nazionale ogni tanto ci vuole) ed ecco fatto: alla domanda “qual è la nave più vecchia del mondo?” parecchi rispondono “il Vespucci” senza la minima esitazione.

Falso.

Vi do una brutta notizia: il Vespucci è entrato in servizio nel 1931. Non è giovanissimo, e sicuramente è la più vecchia nave della Marina Militare Italiana, ma non è così vecchio. Tanto per dire, nel mondo ci sono diverse marine militari che hanno in servizio velieri scuola degli anni trenta. Solo per citarne alcuni, il Juan Sebastián de Elcano con la marina spagnola, che è pure più vecchio del Vespucci (1928), il Sagres portoghese (1937), o la Eagle (1936) della Guardia Costiera americana.

I velieri poi non sono affatto navi antiquate, specie se si tratta di addestrare i cadetti delle accademie navali. Il Cuauhtémoc è un veliero scuola della marina messicana, entrato in servizio nel 1982. Ancora più recente è lo Unión peruviano, commissionato nel 2016. Insomma, navi del genere non solo sono ancora molto usate, ma si continuano a costruire anche agli inizi del terzo millennio.

Torniamo alla domanda iniziale: qual è la più vecchia nave da guerra in servizio? La risposta è dipende. Infatti, ci sono diversi modi di considerare una nave da guerra “in servizio”. Sarebbe infatti più corretto parlare al plurale, di “navi da guerra più vecchie in servizio“.

HMS Victory

HMS Victory 2010
La HMS Victory nel 2010. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Cimosteve. CC0 1.0

La nave

La HMS Victory è un veliero a tre alberi entrato in servizio nel 1765. Si tratta della più vecchia nave ancora in servizio al mondo. Se a qualcuno il nome dovesse suonare famigliare, beh non si sta sbagliando: è proprio l’ammiraglia di Nelson durante la battaglia di Trafalgar (1805). La nave ha un dislocamento di circa 3.500 tonnellate, con un armamento di 104 cannoni sui vari ponti. La Victory risulta in servizio con la Royal Navy, ma ovviamente non ha compiti operativi. Anzi, per dirla tutta, è in un bacino di carenaggio a secco, quindi non è nemmeno tenuta in acqua. In effetti è stata preservata come nave museo, anche se è la nave ammiraglia del comandante della Royal Navy, ovvero il Primo Lord del Mare.

Morte di Nelson
La morte dell’ammiraglio Nelson a bordo della Victory, durante la battaglia di Trafalgar del 1805. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Denis Dighton, National Maritime Museum. Public Domain

La fine del servizio attivo

La sua carriera operativa è durata una quarantina d’anni. Nel 1807 era considerata troppo vecchia (è pur sempre un vascello in legno) per spenderci sopra i soldi necessari ad essere revisionata, quindi venne trasformata in trasporto truppe e poi in prigione galleggiante. Dopo alcuni indispensabili lavori di manutenzione, divenne la nave ammiraglia per il “Port Admiral” di Portsmouth. Nel 1831 l’Ammiragliato decise di demolirla: in fondo, si trattava di un veliero vecchio di oltre mezzo secolo, privo di qualunque utilità bellica. Tuttavia, la scelta provocò parecchie proteste popolari: era l’ammiraglia di Nelson a Trafalgar, la più grande vittoria inglese contro Napoleone (ed una delle più grandi vittorie navali in genere), non era pensabile demolire un simile cimelio come un residuato bellico qualunque! Quindi, si decise di preservarla: nominalmente in servizio, ormeggiata ed aperta al pubblico civile per visite guidate.

La Victory cade a pezzi

HMS Victory 1884
La Victory nel 1884. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: autore sconosciuto. Public Domain

Il problema però era l’assoluta mancanza di manutenzione. Nell’aprile 1854, a causa di una falla, la nave affondò. Non ci furono vittime e venne recuperata, ma praticamente non venne fatto nessun lavoro di consolidamento. L’Ammiragliato non ci metteva sopra una sola sterlina, visto che era priva di qualunque funzione militare, mentre le visite da parte dei civili acceleravano il processo di decadimento strutturale. Nel 1886 era ridotta ad un rottame galleggiante.

L’anno seguente fu decisivo: si aprì un’altra falla nello scafo, che quasi ne provocò l’affondamento (ricordiamo che la Victory era sempre ormeggiata al molo). A quel punto, l’Ammiragliato decise di intervenire, fornendo un sussidio annuo per le operazioni di manutenzione, e nel 1889 la rimise in servizio. La “scusa” fu la trasformazione in nave scuola per telegrafisti.

HMS Victory
La Victory intorno al 1900. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: autore sconosciuto. Public Domain

Ma le peripezie dell’ammiraglia di Nelson non erano finite. Nel 1903 venne speronata per errore dalla Neptune, e ci mancò poco che non affondasse nuovamente. L’anno successivo la scuola per telegrafisti venne trasferita. Il problema, come al solito, era che la nave si deteriorava e nonostante fosse ormeggiata a Portsmouth da decenni era in condizioni pietose. Nel 1921 prese il via una campagna per salvare la nave, che venne finalmente messa in un bacino di carenaggio a secco per valutarne lo stato. A quel punto, si pensò seriamente di preservarla come monumento nazionale, senza metterci sopra scuole che ne giustificassero le spese per il mantenimento. Ci fu pure chi pensò di spostarla, magari a Trafalgar Square (su una struttura apposita) o in altre location. Ma la Royal Navy fu categorica: la nave era in pessime condizioni e non si poteva spostare, quindi sarebbe rimasta nel bacino di carenaggio a Portsmouth.

HMS Victory 1902
La Victory nel 1902. In primo piano, un sommergibile sperimentale del tipo “Holland”. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Symonds & Co (Imperial War Museum). Public Domain

Il ripristino

Finalmente, iniziarono dei lavori di manutenzione e ripristino fatti come si deve. Lavori che, va detto, furono piuttosto lunghi. Iniziarono nel 1922, ed allo scoppio della seconda guerra mondiale non erano ancora conclusi. I tedeschi poi ci misero del loro, visto che nel 1941 una bomba danneggiò la nave.

Oggi la Victory può essere ammirata in tutto il suo splendore al suo bacino di carenaggio a Portsmouth. Continuamente revisionata e sottoposta a lavori per preservarne le condizioni, fa parte della National Historic Fleet britannica.

HMS Victory 2015
La Victory nel 2015. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Mkooiman. CC BY-SA 4.0

USS Constitution

USS Constitution
La USS Constitution in navigazione nel 2012. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: USS Constitution. US Public Domain

La nave

La USS Constitution è un veliero in legno a tre alberi entrato in servizio nel 1797. Ad oggi, è la più antica nave in servizio al mondo in grado non solo di stare a galla, ma di navigare da sola. Sembra incredibile, ma è proprio così! Si tratta di una delle sei fregate originali autorizzate dal Naval Act del 1794, ovvero le primissime unità da cui poi avrebbe avuto origine la United States Navy attuale. Alla costruzione, era una fregata da 2.200 tonnellate con 44 cannoni.

Il servizio attivo

La Constitution è stata una protagonista della storia americana della prima metà dell’ottocento:

  • guerra non dichiarata con la Francia tra il 1798 ed il 1800;
  • prima guerra barbaresca del 1802, quando venne rischierata, insieme alle migliori unità della neonata flotta americana, al largo della Libia. All’epoca, Gheddafi ed il petrolio ancora non c’erano, ma si trattava di ”far capire” ai potentati locali che abbordare le navi commerciali statunitensi per autofinanziamento non era una buona idea;
  • Guerra anglo-americana (1812-1815), quando la nave divenne famosa affondando o catturando diverse unità da guerra inglesi.
Bombardamento di Tripoli 1804
La USS Constitution prende parte al bombardamento di Tripoli, il 3 agosto 1804. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Cornè, Michele Felice. Public Domain

Durante l’ultima guerra, si guadagnò il soprannome di Old Ironsides, per il fatto che le bordate di una nave inglese (la HMS Guerriere) rimbalzarono sulle sue fiancate.

La Constitution rimase in servizio molto a lungo. Infatti, la vita media di una nave in legno era di una quindicina d’anni, poi inevitabilmente diventava obsoleta o si deteriorava.

Il tentativo di radiazione

Nel 1830 il Segretario della Marina decise di mettere la nave in riserva: era una decisione normale, vista l’età ed il costo necessario per rimetterla a posto (157.000 dollari dell’epoca). Ma la marina non aveva fatto i conti con la stampa.

Su un giornale apparve la notizia che la Constitution sarebbe stata demolita: si trattava di quella che oggi chiameremmo una fake news, ma bastò a scatenare il finimondo. L’intero Paese si indignò per il destino di una nave con una storia tanto gloriosa, tanto da costringere i vertici militari a stanziare la somma per le riparazioni ed a rassicurare la popolazione che l’unità sarebbe tornata in servizio dopo gli indispensabili lavori. Si trattò di un’eccezione, una decisione presa per accontentare l’opinione pubblica. Per dire, la gemella USS Congress, che era di un paio d’anni più giovane e che pure aveva ottenuto le sue vittorie, non fu così fortunata: per lei non ci fu nessuna sollevazione popolare, e venne demolita nel 1834, dopo che risultò troppo costoso ripararla.

USS Constitution vs HMS Guerriere
La USS Constitution durante lo scontro con la HMS Guerriere, il 19 agosto 1812. Qui si guadagnò il nomignolo di “Old Ironsides”. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Anton Otto Fischer, Department of the Navy. Public Domain

Il ritorno in servizio

La Constitution rientrò in servizio nel 1835, e servì come nave ammiraglia prima dello squadrone del Mediterraneo, poi di quello del Pacifico. Insomma, nonostante l’età continuava a girare il mondo. Alla fine del 1843, si pose un’altra volta il problema delle riparazioni e dei relativi fondi. Anche stavolta, la nave più amata dagli americani sopravvisse e, ultimate le riparazioni partì per una vera e propria crociera di due anni intorno al mondo, trasportando ambasciatori e attraccando a numerosi porti per motivi diplomatici (il cosiddetto “mostrare la bandiera”). Rientrò negli Stati Uniti nel 1846.

Nel 1849, la nave entrò nuovamente nella storia. Mentre era nel Mediterraneo, durante una sosta a Gaeta, ricevette a bordo il re del Regno delle due Sicilie Ferdinando II ed il Papa Pio IX: fu la prima volta in assoluto che un pontefice metteva piede sul territorio americano (o su un suo equivalente, come in questo caso).

Successivamente, venne utilizzata per contrastare il traffico di schiavi dall’Africa, come nave scuola e, nel 1878, inviata in Francia per trasportare manufatti Made in USA per l’Esposizione di Parigi.

USS Constitution
La USS Constitution durante alcuni lavori di revisione in un bacino di carenaggio a secco, a Philadelphia. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: autore sconosciuto. Public Domain

La radiazione

Tuttavia, nel 1881 la Constitution era in condizioni pietose, e quindi venne radiata ed utilizzata come nave caserma. Ebbe un nuovo momento di gloria nel 1897, il suo centesimo compleanno: per l’occasione venne rimorchiata fino a Boston, dove era stata costruita. E qui rimase: la Constitution non era più in condizione di muoversi, nemmeno a rimorchio, e rimase sostanzialmente abbandonata. Il Congresso non trovava i fondi per ripararla, mentre privati si offrivano di comprarla e qualcuno propose anche di usarla come nave bersaglio per far addestrare gli artiglieri. Furono le proteste popolari a salvare, ancora una volta, la nave: nel 1906, finalmente, fu autorizzato uno stanziamento di 100.000 dollari per le riparazioni e la trasformazione in nave museo.

USS Constitution 1905
La USS Constitution utilizzata come nave caserma, 1905. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Detroit Publishing Company. Public Domain

Le riparazioni e le nuove missioni

Nel 1926 vennero stanziati ulteriori 946.000 dollari per le riparazioni (o per meglio dire, la ricostruzione), e nel luglio 1931 rientrò in servizio. A questo punto, con a bordo 60marinai, 15 ufficiali ed una scimmietta (era la mascotte), partì per un tour triennale, che la avrebbe portata a visitare circa novanta città dall’Atlantico al Pacifico. I militari preferirono non farla andare a vela (probabilmente per l’età), e quindi per l’intero viaggio fu rimorchiata dal dragamine Grebe.

Nel 1940, la nave era nuovamente in pessime condizioni: carenza di manutenzione e furti l’avevano ridotta piuttosto male. Quindi, venne reintrodotta in servizio ed utilizzata come carcere galleggiante per ufficiali in attesa della corte marziale.

USS Constitution a Panama
La USS Constitution durante il suo viaggio triennale negli anni trenta. Qui è fotografata mentre attraversa il Canale di Panama. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: US Navy photograph NH 55938. US Public Domain

Il ripristino della Constitution

Nel 1954, finalmente, la svolta: il Segretario della Marina venne nominato responsabile della manutenzione della vecchia nave. Nei primi anni settanta, altra manutenzione generale, e nel 1976 la partecipazione all’Operation Sail (una manifestazione internazionale che coinvolge le navi a vela), in cui per l’occasione sparò (ovviamente a salve) con i suoi cannoni, nuovamente in azione dopo oltre un secolo.

Nel 1991, si iniziò a pensare a festeggiare adeguatamente il bicentenario della Constitution. Qualcuno ebbe l’idea: “E se la facessimo navigare con le vele spiegate?”. L’idea piacque parecchio, anche se non sarebbe stato per niente semplice: era più di un secolo che la nave non navigava da sola con le sue vele, ed oltretutto occorreva un equipaggio addestrato a quel tipo di manovre. Quindi, oltre a rimettere a posto la nave, ci vollero diversi mesi anche per addestrare gli uomini.

USS Constitution 2013
La USS Constitution in navigazione al largo di Boston, nell’agosto 2013. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: US Navy National Museum. US Public Domain

Il 20 luglio 1997, la nave venne rimorchiata da Boston (sua sede abituale) a Marblehead. Durante il viaggio, l’equipaggio colse l’occasione per spiegare le vele, prima volta che accadeva dopo ben 116 anni. Il giorno dopo, la Constitution fu rimorchiata 5 km al largo e qui in mare aperto navigò da sola, a vela, per 40 minuti, sparando salve di cannone e tra l’entusiasmo dei presenti.

Oggi la USS Constitution è una nave museo, ormeggiata a Boston. L’equipaggio è composto da membri della Marina in servizio attivo, che organizzano dimostrazioni storiche, visite guidate, ecc. Questa splendida unità, perfettamente conservata (anche perché viene sottoposta a periodiche revisioni), è aperta al pubblico tutto l’anno.

Kommuna

Kommuna
La Kommuna a Sebastopoli nel 2008. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: George Chernilevsky. Public Domain

La nave

La Victory e la Constitution sono due splendidi velieri, che hanno superato entrambi i due secoli di vita. Sono entrambi in servizio con le rispettive marine, ma si tratta di navi museo, con compiti di rappresentanza, la cui utilità bellica è praticamente nulla.

Diverso è il discorso della Kommuna, una nave per appoggio sommergibili entrata in servizio nel 1915 con la flotta dello Zar e che viene attivamente utilizzata ancora oggi dalla marina militare russa: si tratta dell’unità militare più vecchia ancora in uso per missioni di combattimento.

La sua storia passa attraverso tre marine (zarista, sovietica e russa), una rivoluzione, una guerra civile (quella russa) e due guerre mondiali. E volendo potremmo anche aggiungere la guerra russo georgiana del 2008 e la crisi con l’Ucraina, ancora in corso.

Varo Kommuna
Il varo della Kommuna, il 17 novembre 1913. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: autore sconosciuto. Public Domain

Le guerre mondiali

La Kommuna è una nave con il doppio scafo a catamarano, lunga 96 metri e con un dislocamento di 3.100 tonnellate. Come detto sopra, entrò in servizio nella Flotta del Baltico nel 1915, con il nome di Volkhov. La sua carriera operativa fu piuttosto intensa. Durante la prima guerra mondiale (e la guerra civile russa) venne ampiamente utilizzata per rifornire i sommergibili. Oltre a ciò, ne recuperò anche due che erano affondati (ha delle gru da 250 tonnellate che gli consentono questo genere di recuperi). Il nome Kommuna risale al 1922. Durante gli anni venti, continuò con le missioni di appoggio sommergibili e recupero subacqueo. La più importante, probabilmente, fu quella del sommergibile inglese L55, che venne usato dai sovietici come base per la classe Leninets.

Classe L
Il sommergibile britannico HMS L52, del tutto simile all’HMS L55 recuperato dalla Kommuna. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Terry Whalebone. CC BY 2.0

La seconda guerra mondiale non fermò l’attività della nave. Di base a Leningrado (oggi San Pietroburgo), durante i 900 giorni di assedio della città fu usata per recuperare e riparare piccole navi di ogni tipo, oltre che veicoli militari finiti sul fondo del lago Ladoga (il lago era l’unica via per rifornire la città assediata. Durante l’inverno veniva usata una strada sulla superficie ghiacciata, che a volte si rompeva). Nel 1943 fu inviata anche sul fiume Volga, dove continuò le operazioni di salvataggio e recupero.

Il dopoguerra

Nel 1954 la Kommuna fu potenziata: i vecchi motori, ormai in servizio da una quarantina d’anni, vennero sostituiti con altri più moderni, di fabbricazione olandese. Negi anni successivi, localizzò un sottomarino sovietico affondato (l’M-200) e ne recuperò un altro (M-256).

Nel 1967, la nave venne trasferita nella Flotta del Mar Nero, dove si trova ancora oggi. I militari valutarono che ormai era troppo piccola per le operazioni di recupero dei sottomarini (che erano notevolmente cresciuti di dimensioni), e quindi decisero di ampliarne le capacità modificandola per imbarcare piccoli sommergibili del tipo Poisk-2. Uno di questi battelli, nel 1974, stabilì un record di profondità scendendo a oltra 2.000 metri per cercare il relitto di un bombardiere Sukhoi Su-24, precipitato nel Mar Nero (e che andava trovato e recuperato prima che lo facesse la NATO).

Poisk-2
Il minisommergibile Poisk-2, in dotazione alla Kommuna. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Alan Wilson. CC BY-SA 2.0

La Kommuna resta in servizio

Nel 1984, la Kommuna aveva quasi 70 anni di servizio. I vertici della marina decisero di trasferirla all’Accademia delle Scienze russa, evidentemente per compiere ricerche. Tuttavia, alla fine il trasferimento saltò e la nave fu saccheggiata. Quindi, dopo alcuni indispensabili lavori, tornò in servizio con la Flotta del Mar Nero.

Nel 2009 ricevette un ulteriore upgrade: un minisommergibile Pantera Plus a controllo remoto (i Poisk-2 non lo sono: gli serve un equipaggio), capace di operare alla profondità di 1.000 metri.

Nel 2013 e 2015 sono stati solennemente festeggiati, rispettivamente, il centenario del varo e dell’ingresso in servizio. Sono molto poche le navi al mondo (ed in generale nella storia) che hanno potuto raggiungere traguardi simili. A dimostrazione che la marina russa la utilizza ancora attivamente, nel 2016 ha ricevuto anche un nuovo minisommergibile.

Oltretutto, nel 2022, la nave è stata inviata in missione sul luogo dell’affondamento dell’incrociatore Moskva, a recuperare “materiale sensibile” (elettronica, armi, cadaveri…).

In un futuro probabilmente non troppo lontano, la Kommuna sarà trasformata in nave museo. Nel frattempo, continua a fare il suo lavoro nella Flotta del Mar Nero.

Kommuna
La Kommuna nel 2009, nella Baia di Sebastopoli. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: George Chernilevsky. Public Domain.

Fonti

(Immagine di coeprtina tratta da Wikimedia Commons. Credits: Harley D. Nygren, National Oceanic and Atmospheric Administration. US Public Domain)