Conquista di Costantinopoli

Il Mostro di Orban, chiamato anche Basilica o Cannone Ottomano, è stato il più grande cannone della sua epoca, ed uno dei più grandi mai costruiti con proiettili di pietra. Venne realizzato in bronzo da un fonditore ungherese chiamato Orban per il sultano ottomano Maometto II, e poi usato durante l’assedio di Costantinopoli del 1453.

La città venne conquistata, ma il cannone non vide la fine della battaglia: a causa delle tecniche metallurgiche antiquate, il Cannone Ottomano esplose dopo pochi giorni uccidendo varie persone.

Praticamente, rimase inutilizzabile l’ultimo mese e mezzo di assedio.

Scopriamo ora la storia di questa arma straordinaria ed iconica.

Le origini del Mostro di Orban

Orban era un fonditore ungherese, specializzato in cannoni di quelli grossi. Probabilmente intorno al 1450 progettò un’arma in bronzo veramente enorme, che avrebbe surclassato di gran lunga tutto quello che era stato realizzato nel mondo fino a quel momento (e che comunque non era piccolo).

Ovviamente, per realizzare il suo progetto aveva bisogno di soldi, e quindi iniziò a cercare un finanziatore. Inizialmente (1452) offrì la sua opera a Costantino XI, imperatore bizantino. Tuttavia, l’impero un tempo potente era ormai l’ombra di sé stesso. O meglio: era ridotto alla sola Costantinopoli e qualche piccolo territorio in Grecia. Costantino fu costretto a rifiutare i servigi di Orban per un motivo semplicissimo: il cannone sarebbe costato uno sproposito, e le casse imperiali erano vuote.

Orban non si perse d’animo, e cercò altrove un finanziatore. Va detto che non si dovette allontanare molto: il sultano ottomano Maometto II (i cui territori praticamente circondavano i resti dell’Impero Bizantino) fu ben lieto di fornirgli tutte le risorse di cui aveva bisogno.

Il sultano ha bisogno di cannoni

Ma a cosa serviva un cannone così grosso e costoso al sultano ottomano? Risposta molto semplice: voleva conquistare Costantinopoli.

Vi ho detto sopra che l’Impero Bizantino era l’ombra di ciò che era un tempo, ridotto a pochissimi territori. Costantinopoli ne era il cuore pulsante. Ed era potentemente difesa.

La sua posizione geografica infatti era eccellente, ed era difficilissimo attaccarla dal mare. Via terra la questione era, se possibile, ancora più complessa.

Costantinopoli era difesa dalle mura teodosiane (dal nome dell’imperatore che le aveva fatte costruire dal 408 d.C.), un formidabile sistema difensivo a doppia cinta. Queste mura sono considerate una delle più complesse ed imponenti opere militari dell’antichità. Senza spendere troppe parole, vi lascio alla figura in basso, molto esplicativa.

Schema delle mura di Costantinopoli
Schema delle mura di Costantinopoli. Erano lunghe circa cinque chilometri e mezzo. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Glz19. CC BY-SA 4.0

Insomma, se Maometto II avesse voluto conquistare la città, avrebbe dovuto per prima cosa risolvere il problema delle sue potentissime difese. Vecchie si, di 1.000 anni, ma ancora formidabili e che avevano salvato la città parecchie volte (Wikipedia conta ben 14 assedi della città, un record): per dirla tutta, erano considerate inespugnabili.

L’unico modo per aver ragione di simili difese erano i cannoni. Il sultano decise di radunarne una settantina, che per l’epoca erano un’enormità. Il Mostro di Orban sarebbe stato la “ciliegina sulla torta”, la testa d’ariete che avrebbe fatto crollare queste fortificazioni.

La costruzione del cannone

Maometto II era molto ambizioso, voleva conquistare Costantinopoli e diede al fonditore ungherese carta bianca. Del resto Orban era stato molto chiaro:

Posso fondere un cannone di bronzo capace di sparare una pietra grossa quanto lei desidera

Orban

Musica per le orecchie del giovane sultano.

Orban si mise al lavoro nell’autunno del 1452. Il da fare non mancava: bisognava accumulare i materiali necessari, oltre a costruire una fossa di fusione adatta con i relativi “stampi”. Probabilmente per la fine dell’anno, il fonditore ungherese concluse i lavori. Si trattava, per l’epoca, di un vero e proprio mostro: 27 piedi di lunghezza ed un diametro di 30 pollici. La canna era spessa otto pollici. Traducendo in italiano, 8,2 metri di lunghezza, 762 mm di diametro e 20 centimetri di spessore. Il peso di questo colosso superava le trenta tonnellate.

Badate bene, sto scrivendo “cannone” ma in realtà si trattava della sola canna: non era un’arma come quelle moderne, dove nel peso e nelle dimensioni sono compresi anche l’affusto, la coda e l’eventuale scudo a protezione degli artiglieri!

Il Mostro di Orban venne provato nel gennaio 1453, proprio fuori il palazzo reale di Maometto II, ad Edirne. Il colpo di prova andò alla grande: un boato spaventoso attraversò la città, mentre una palla di pietra da 1.200 libbre (più di mezza tonnellata) volò a 1.600 metri, conficcandosi nel terreno per un paio di metri.

Il sultano, nemmeno a dirlo, era euforico: aveva il cannone per conquistare Costantinopoli.

Maometto II
Il sultano Maometto II, il conquistatore di Costantinopoli. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: allievo di Gentile Bellini, JBO’C’s Historical Reference. Public Domain Turchia

Il Mostro di Orban in azione

Il trasporto verso Costantinopoli

Una volta costruito, il cannone doveva essere portato alle porte di Costantinopoli. Più facile a dirsi che a farsi. Nel 1453, infatti, non esistevano veicoli a motore, e per dirla tutta non esisteva nemmeno un veicolo a ruote capace di portare più di 30 tonnellate senza disintegrarsi. Anche la distanza da coprire non era esattamente breve: 140 miglia, circa 220 chilometri.

La canna fu caricata su un insieme di “carri” (quasi sicuramente delle slitte) incatenate tra loro, che furono trainate da 60 buoi e 200 persone. Altre centinaia di ingeneri avevano il compito di livellare la strada, rimuovere sassi ed alberi… Insomma, facilitare il più possibile il passaggio della gigantesca arma. Che fu trasportata a Costantinopoli alla velocità di circa 4-5 chilometri al giorno.

Dopo sei settimane, il Mostro di Orban arrivò a destinazione, dove nel frattempo si era radunato l’esercito del sultano: 80.000 soldati e quasi settanta cannoni, alcuni dei quali molto grossi. Per la cronaca, il fonditore Orban non era rimasto con le mani in mano: mentre la sua “creatura” era in viaggio, aveva realizzato molti altri cannoni per il Sultano.

Qui venne sistemato, pronto a sparare contro le mura Teodosiane, che a tanti assedi avevano resistito.

Gli ottomani montano il cannone

Come fecero gli ottomani a sistemare il cannone? L’ho scritto prima, stiamo parlando di una singola canna da trenta e passa tonnellate, completamente priva di affusto.

Come lo sistemarono?

Beh, prima di tutto va detto che i grandi cannoni dell’epoca difficilmente avevano un affusto. Di solito venivano installati su una struttura costruita appositamente.

Queste strutture erano realizzate in legno e pietre, con tronchi e cunei sistemati per bloccare le canne durante lo sparo, ed inclinarle a livello del suolo per permetterne il caricamento. Davanti ai cannoni spesso vi era anche una palizzata per proteggere gli artiglieri dai tiri dei nemici. Palizzata che veniva aperta al momento dello sparo.

Il Mostro di Orban non fece eccezione, anche se ovviamente la struttura necessaria era più grossa e tutte le operazioni di caricamento decisamente più complesse.

Per la cronaca, il super cannone ottomano venne sistemato proprio davanti alla tenda del sultano, così che potesse ammirarlo meglio in azione.

Il 12 aprile 1453, finalmente il mostro di Orban aprì il fuoco.

Il cannone apre il fuoco

Gli effetti, va detto furono micidiali. Un primo colpò centrò in pieno le mura, facendone crollare una porzione. I colpi che andavano “lunghi”, invece, se possibile erano ancora più pericolosi, visto che finivano in città provocando distruzioni immani. Del resto, si trattava di palle di pietra da oltre mezza tonnellata che viaggiavano ad alta velocità, distruggendo tutto ciò che incontravano sul loro percorso: abitazioni, chiese, magazzini… Gli stessi proiettili quando atterravano facevano tremare il terreno ad una distanza di tre chilometri. Per dare un’idea, queste vibrazioni venivano avvertite anche a bordo delle navi del porto!

Se gli effetti materiali erano devastanti, altrettanto micidiali erano quelli psicologici. Gli assediati non erano abituati ad armi del genere (in realtà, nessuno lo era), e questi tiri seminarono letteralmente il panico. Alla povera popolazione civile, sicuramente con meno sangue freddo rispetto ai soldati, sembrò che stesse per arrivare l’Apocalisse.

Almeno all’inizio.

Infatti, i bizantini furono sconvolti da questa terribile arma, ma impararono ben presto a prenderle le misure. Questi cannoni, infatti, potevano sparare solo pochi colpi al giorno, ed i difensori riuscirono a riparare i danni maggiori alle mura, anche con la collaborazione dei civili. Provarono anche a reagire con le poche artiglierie in loro possesso, ma le mura teodosiane (costruite 1.000 anni prima) non erano progettate per le armi da fuoco: lo spazio sulle piattaforme era poco, e le mura reggevano male le vibrazioni prodotte dagli spari.

I grandi cannoni bizantini, poi, avevano un problema comune alle artiglierie dell’epoca: tendevano ad esplodere. Questo, va detto, capitava spesso anche agli assedianti ottomani.

Assedio di Costantinopoli
Rappresentazione dell’assedio di Costantinopoli. In primo piano si vedono bene com’erano fatti i cannoni dell’epoca. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Mustafa-trit20. CC BY-SA 4.0

I problemi del super cannone ottomano

Il Mostro di Orban era un’arma micidiale, ma piena di problemi.

Problemi di gestione

Il cannone era complicato da gestire. Le palle erano dei blocchi di pietra da 76 centimetri di diametro, scolpite su misura anche se la precisione a volte non era il massimo. Oltretutto erano pesantissime. Quindi le operazioni di caricamento erano lunghe e pericolose per gli stessi artiglieri.

Come prima cosa si caricava la polvere, e poi la palla, che veniva fatta rotolare nella canna. Per regolare l’alzo (ovvero l’inclinazione della canna) gli artiglieri usavano dei grossi cunei, con tronchi con pietre sistemati dietro per ammortizzare e ridurre gli effetti del rinculo.

Accorgimento inutile in caso di pioggia. Avete presente quelle pioggerelline primaverili, che puntualmente ci sorprendono quando siamo senza ombrello e danno un sacco fastidio? Bene, con il Mostro di Orban erano un grosso problema. Il cannone slittava da tutte le parti, e non restava in posizione. Dopo lo sparo, poi, la canna letteralmente schizzava via per il rinculo, slittando sulle tavole, sul fango e creando disastri.

Per farla breve, tra una cosa e l’altra, la cadenza massima (e teorica) di tiro era di appena sette colpi al giorno.

Problemi con la metallurgia

Ma il vero problema che affliggeva questo cannone era di tipo costruttivo. Chiariamo, non è che Orban avesse lavorato male, tutt’altro. Il guaio era che la metallurgia dell’epoca non era abbastanza avanzata per armi così grosse.

Il bronzo non era di buona qualità: a causa delle dimensioni, il processo di fusione era stato molto complesso e nel metallo erano rimaste delle impurità che lo indebolivano. Oltretutto, per sparare occorrevano grosse quantità di polvere. Il risultato era che, dopo ogni tiro, si aprivano sempre maggiori crepe e fratture nella gigantesca canna.

La cosa era fonte di grossa preoccupazione per Orban, che temeva l’esplosione della sua creatura. Per cercare di mitigare i danni prodotti dagli spari, gli artiglieri versavano olio caldo sulla canna dopo ogni sparo: in questo modo, evitavano che entrasse troppa aria fredda tra le crepe del metallo arroventato.

Questa situazione costrinse gli ottomani a ridurre la celerità di tiro ad appena tre colpi al giorno.

La fine del super cannone ottomano

Le precauzioni non salvarono questo cannone. Dopo alcuni giorni e pochi colpi sparati, la gigantesca arma si ruppe. La carica esplosiva, oltre a far partire la palla di pietra, letteralmente “sparò” frammenti metallici della canna in giro, uccidendo alcuni artiglieri.

Evidentemente, il metallo era arrivato al limite della sopportazione e le crepe, nonostante tutte le precauzioni, erano ormai troppo estese. Il sultano non la prese benissimo (eufemismo): in uno scatto d’ira, pretese che il cannone fosse riparato e tornasse operativo al più presto. I tecnici ce la misero tutta, foderando la canna con dei cerchi metallici per rinforzarla, ma fu tutto inutile: il colpo successivo ruppe nuovamente il metallo, provocando altri danni. A quel punto, il gigantesco cannone venne abbandonato.

La fine dell’assedio e la vittoria ottomana

La perdita del cannone non fermò gli ottomani: l’assedio proseguì, e le rimanenti artiglierie continuarono a bersagliare la città e le sue difese.

Gli ottomani avevano una settantina di cannoni, un’enormità per l’epoca. Certo, altri esplosero, ma questo non fermò il cannoneggiamento, che andò avanti per 47 giorni consecutivi! Gli storici hanno calcolato che gli assedianti spararono sulla città qualcosa come 5.000 colpi: mai un esercito fino a quel momento era riuscito a mantenere un simile volume di fuoco per così tanto tempo!

Il 29 maggio 1453, dopo diversi tentativi falliti, all’una e mezza di mattina il sultano ordinò l’assalto finale. I due contendenti erano sfiniti, ma gli ottomani erano semplicemente più numerosi: una massa di decine di migliaia di soldati, tra irregolari, mercenari e giannizzeri, su più ondate, si riversarono contro la città, ormai difesa da poche migliaia di uomini (durante l’intera battaglia, i bizantini schierarono in tutto tra i 7.000 ed i 10.000 soldati).

Alla fine della giornata, la città era caduta, e l’Impero Bizantino aveva cessato di esistere.

Mura di Costantinopoli oggi
Le mura di Teodosio, ancora imponenti nonostante i secoli. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: -jha-. CC BY-SA 3.0

Le mura di Teodosio stavolta non avevano salvato Costantinopoli: avevano permesso alla città di resistere contro ogni logica strategica in una delle zone più instabili del mondo (i Balcani) per secoli, anche quando l’impero era in crisi, ma nulla avevano potuto contro le artiglierie e, soprattutto, la superiorità numerica ottomana.

Questo assedio è visto a volte un po’ come un simbolo: le nuove tecniche di assedio sconfiggono le vecchie difese medievali. In realtà, le artiglierie ottomane non ebbero questo ruolo così decisivo: certo, provocarono danni enormi e psicologicamente provarono i difensori, ma alla fine quello che veramente sconfisse i bizantini fu la superiorità numerica di 10-11 ad 1 degli attaccanti (oltre al crollo del morale provocato dal ferimento a morte di Giovanni Giustiniani, valoroso condottiero genovese che comandava la difesa della città).

I danni alle mura, infatti, furono prontamente riparati da soldati e civili: queste fortificazioni erano sì obsolete, ma in grado di reggere un cannoneggiamento, cosa che fecero per un paio di mesi.

Le mura furono poi rimesse in sesto dai nuovi padroni della città. Il gigantesco Mostro di Orban, invece, rimase inutilizzato per tutta l’ultima parte dell’assedio, e quasi sicuramente venne fuso per recuperare il metallo una volta finita la battaglia.

Ma la “passione” degli ottomani per i super cannoni non finì qui: undici anni dopo, ne realizzarono un altro, che riuscì a mettersi in luce quasi tre secoli e mezzo dopo, mostrando alla marina inglese cosa poteva ancora fare un antiquato (ma grosso) pezzo d’artiglieria in bronzo.

Dati tecnici

  • Progettista: Orban
  • Costruttore: Orban
  • Tipologia: cannone gigante in bronzo
  • Ingresso in servizio: 1453
  • Esemplari costruiti: 1
  • Peso: circa 32 tonnellate
  • Lunghezza della canna: 8,22 m
  • Calibro: 762 mm
  • Peso proiettile: 540 kg circa
  • Gittata: 1.600 m

Fonti

(immagine di copertina tratta da Wikimedia Commons. Credits: Fausto Zonaro. Public Domain)