Mortaio di Mallet

Il mortaio di Mallet è una di quelle armi poco conosciute ma a loro modo iconiche. Un vero gigante per l’epoca, avrebbe dovuto aiutare gli inglesi a conquistare Sebastopoli durante la guerra di Crimea del 1853-1856. Capace di sparare proiettili pesanti più di una tonnellata e dal diametro di 914 mm, venne realizzato troppo tardi per il conflitto, e non entrò mai in servizio a causa dei problemi tecnici.

Il mortaio di Mallet ha due punti in comune con un altro mortaio che ho trattato qui sul blog, lo statunitense Little David: il calibro di 914 mm ed il fatto che entrambi non lasciarono mai il poligono di prova. Una caratteristica comune alle realizzazioni un po’ troppo “estreme”.

Origine del mortaio di Mallet

L’idea di realizzare un mortaio gigante per aiutare l’esercito britannico ad assediare Sebastopoli venne a Robert Mallet, un ingegnere irlandese, che nel 1854 presentò il suo progetto. Tuttavia, la sua idea venne praticamente ignorata dalle autorità, che evidentemente non ritenevano utile un’arma così grossa. Le cose cambiarono solo l’anno successivo, quando Mallet scrisse personalmente al primo ministro britannico, Lord Palmerston. Al contrario degli altri, Palmerston trovò l’idea valida e potenzialmente utile, anche perché le cose in Crimea non è che stessero andando benissimo.

Oltretutto, il progetto era molto interessante: un’arma a grande potenza, capace di sparare grossi proiettili e scomponibile per facilitarne il trasporto. Questo mortaio, dunque poteva dare un valido contributo alla guerra. Di conseguenza il primo ministro diede disposizioni per costruirne due, secondo il progetto di Mallet.

I problemi costruttivi

La Thames Ironworks and Shipbuilding Company si aggiudicò la commessa per i due mortai, al prezzo elevato (per l’epoca) di 4.300 sterline l’uno. Tuttavia, le cose andarono male praticamente da subito. La società vincitrice, infatti, finì in bancarotta a causa delle difficoltà economiche di uno dei suoi fondatori, tale Charles John Mare. Di conseguenza, l’incarico di ultimare i grossi mortai passò ad altre due aziende, la Horsfall & Co e la Fawcett, Preston & Co, entrambe di Liverpool.

Tuto questo si tradusse in parecchi ritardi sulla tabella di marcia, tanto che i due mortai furono consegnati nel maggio 1857, un anno dopo la fine della guerra in Crimea.

Raffigurazione mortaio di Mallet
Raffigurazione d’epoca del mortaio di Mallet. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Ballou, Maturin Murray. Public Domain

Caratteristiche del mortaio di Mallet

Ma com’era fatto questo mortaio? Beh, molto in breve, si trattava di una canna piuttosto corta, lunga circa tre metri e pesante 43 tonnellate, che veniva montata sopra una massiccia struttura in legno composta da tre strati di grosse tavole. Il tutto era poi installato su un banco di terra in pendenza con un’inclinazione di 45°.

Il diametro del proiettile era di 914 mm, un vero record per l’epoca (e pure per oggi). La palla pesava più di una tonnellata, con una carica di lancio non troppo alta, di alcune decine di kg. Questo perché era previsto che il mortaio fosse posizionato abbastanza vicino al bersaglio, e quindi non sarebbe servita troppa polvere da sparo per far arrivare il proiettile a destinazione.

Granata mortaio di Mallet
Granata da 914 mm (ed oltre 1.300 kg) del mortaio di Mallet. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Gaius Cornelius. CC BY-SA 4.0

Le prove del mortaio di Mallet

Le intenzioni, come abbiamo visto, erano buone. A parte i ritardi, l’arma aveva delle potenzialità. Almeno sulla carta. I problemi si palesarono durante le prove.

Le prove si svolsero in quattro fasi:

  • 19 ottobre 1857;
  • 18 dicembre 1857;
  • 21 luglio 1858;
  • 28 luglio 1858.

I risultati non furono affatto buoni: tutte le prove, infatti, furono interrotte a causa del danneggiamento del mortaio. Non è chiaro se il problema riguardò una carica di lancio eccessiva, problemi di progetto oppure di realizzazione. Fatto sta che in tutto furono sparati appena 19 colpi.

Il mortaio di Mallet fu provato con proiettili di peso diverso, in modo da poter valutare meglio le varie caratteristiche dell’arma. Le prestazioni migliori furono ottenute con il proiettile più leggero, da 1.067 kg: 2.523 metri di distanza raggiunta, con una carica di lancio di 36 kg. Per la cronaca, il proiettile più pesante utilizzato arrivò a pesare ben 1.334 kg.

La massima celerità di tiro raggiunta fu di 4 colpi l’ora.

Mortaio di Mallet Fort Nelson
Il mortaio di Mallet conservato a Fort Nelson. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: The Land. Public Domain

La fine del mortaio di Mallet

Come si può immaginare, l’intero programma venne cancellato ed il mortaio di Mallet non entrò mai in servizio. Del resto, un’arma (costosa) che si rompe in media ogni 4-5 colpi non è proprio il massimo. Le due armi tuttavia non furono demolite.

Entrambi i mortai di Mallet costruiti sono giunti fino a noi, ed appartengono alle Royal Armouries.

  • L’esemplare usato (e rotto) durante le prove lo potete ammirare a Repository Road, proprio davanti alla base militare di Woolwich. È lì in prestito, probabilmente a tempo indeterminato dato che in quella località c’era l’accademia militare ed oggi vi ha sede l’artiglieria reale a cavallo.
  • Il secondo esemplare, integro e che non ha mai sparato, si trova presso le Royal Armouries di Fort Nelson, vicino Portsmouth. Qui è in ottima compagnia, dato che vi potete ammirare anche altri due “pesi massimi” apparsi sul blog: il cannone dei Dardanelli ed il Babilonia iracheno.
Mortaio di Mallet a Woolwich
L’esemplare conservato a Woolwich. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Kleon3. CC BY-SA 4.0

Dati tecnici

  • Progettista: Robert Mallet
  • Costruttore: Thames Ironworks and Shipbuilding Company, Horsfall & Co e la Fawcett, Preston & Co
  • Tipologia: mortaio da assedio
  • Ingresso in servizio: mai. Prove nel 1857-1858
  • Esemplari costruiti: 2
  • Peso: 43.000 kg
  • Lunghezza della canna: 3,4 m
  • Calibro: 914 mm
  • Peso proiettile: da 1.067 a 1.334 kg
  • Gittata: 2.523 m
  • Costo: 4.300 sterline

Fonti

(immagine di copertina derivata da Wikimedia Commons. Credits: Gaius Cornelius. Public Domain)