Siluro atomico Poseidon

I missili a propulsione nucleare sono missili, appunto, che per volare utilizzano un reattore nucleare. Vi dico subito che non è una tecnologia molto diffusa, anzi! Lasciando stare tutti i vari progetti che sono stati presentati, le realizzazioni pratiche di queste armi sono molto limitate. Per dirla tutta, ad oggi vi è solo un missile spinto da un reattore nucleare in fase di test, il 9M730 Burevestnik russo, oltre ad un siluro atomico, il Poseidon, sempre in servizio con la marina russa.

Da parte statunitense, l’unico progetto che giunse ad uno stadio abbastanza avanzato fu il Supersonic Low-Altitude Missile (SLAM) degli anni sessanta, che però, fortunatamente per l’umanità ed il pianeta Terra, rimase sulla carta.

Vediamo più in dettaglio questi progetti.

Vantaggi e svantaggi di un missile a propulsione nucleare

Prima di cominciare, vediamo perché un Paese dovrebbe sviluppare un sistema missilistico a propulsione nucleare.

Il motivo fondamentale è l’autonomia: un missile del genere non avrebbe alcun problema di gittata. In altri termini, potrebbe essere tenuto in volo a tempo indeterminato. Una cosa molto comoda per i militari. Inoltre, visto che la propulsione nucleare non ha bisogno di carburante come i missili normali, ci sarebbe anche un sacco di “spazio” libero.

I lati negativi però non mancano.

Prima di tutto, la complessità di un sistema del genere: tecnicamente, realizzare un missile con questo tipo di propulsione non è uno scherzo. Poi ci sono le radiazioni: va bene che è fatto per colpire un Paese nemico, però inquinare il mondo di radionuclidi non è esattamente il massimo. E poi, qualunque sistema d’arma va provato: se le cose andassero male durante un test, rischi di fare disastri direttamente a casa tua. Senza contare le proteste dei Paesi vicini…

Insomma, un bel po’ di problemi, che hanno frenato (almeno fino ad ora) lo sviluppo di missili a propulsione nucleare.

Il Supersonic Low-Altitude Missile (SLAM) statunitense

Lo SLAM è stato probabilmente il progetto che più si è avvicinato al concetto di “arma fine di mondo” mai portato avanti dagli Stati Uniti. L’idea, molto in breve, era quella di un missile da crociera di più di venti metri capace di volare a oltre 3.000 km/h a bassa quota seminando bombe atomiche e radiazioni sull’unione Sovietica.

Vediamolo meglio

Genesi dello SLAM

L’idea di fare un missile a propulsione nucleare venne agli statunitensi intorno alla metà degli anni cinquanta. In realtà, ancora non si parlava di un missile: la cosa prioritaria, infatti, era sviluppare un sistema propulsivo adatto. In particolare, i tecnici iniziarono a lavorare su uno statoreattore a propulsione nucleare, capace di funzionare per parecchie ore e fornire velocità elevatissime. Le ricerche sul propulsore presero il nome di Progetto Pluto (Plutone), e si concretizzarono in un paio di motori funzionanti, che furono chiamati TORY. Quello che diede più soddisfazioni fu il TORY-IIC, che “funzionò” per ben 5 minuti alla massima potenza. Ovviamente, gli americani svolsero tutti i test a terra.

Il modello definitivo, chiamato TORY III, non fui mai costruito per l’interruzione del programma.

Visti i progressi sul propulsore, l’aviazione (USAF) nel 1963 commissionò lo studio di un missile adatto: ecco a voi lo SLAM, acronimo per Supersonic Low-Altitude Missile. Va detto che lo SLAM non fu mai realizzato: le uniche cose “reali” prodotte furono, oltre ai disegni, i modellini per i test in galleria del vento. Lo stesso progetto ebbe una vita molto breve, dato che l’USAF cancellò tutto nel 1964.

Statoreattore atomico TORY-IIC
Lo statoreattore a propulsione nucleare TORY-IIC nel 1964. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Federal Government of the United States. US Public Domain

Descrizione dello SLAM

Ma come era fatto lo SLAM? Prima ho parlato di “arma di fine di mondo”, ma era davvero così?

Risposta breve: si.

Immaginate un missile lungo oltre venti metri, con ali a delta, capace di viaggiare a 3.400 km/h circa a 300 metri di altezza, con un motore nucleare progettato per spargere radiazioni dietro di sé, ed aggiungete una stiva interna con 26 testate nucleari da sganciare su altrettante città sovietiche durante il suo viaggio.

Il funzionamento sarebbe stato il seguente.

  • Lancio da un silo grazie a dei razzi convenzionali a propellente solido (lo statoreattore non può funzionare a velocità zero, deve essere già in movimento per “accendersi”).
  • Dopo aver raggiunto i 10.700 metri ad oltre 4.500 km/h, lo SLAM sarebbe ridisceso a 300 metri di quota ed iniziato la sua missione (missione piuttosto lunga, visto che la gittata prevista era di 180.000 km).
  • La bassa quota lo avrebbe tenuto al riparo dalla difesa aerea sovietica.
  • Lo SLAM avrebbe iniziato a sganciare tutti gli ordigni nucleari sugli obiettivi prefissati. Oltretutto, viste le dimensioni (27 tonnellate) e la velocità, il boom sonico prodotto avrebbe danneggiato gli edifici a terra. Per non parlare poi delle radiazioni…
  • Finita la missione, si sarebbe schiantato come una bomba sporca.

Insomma, un vero e proprio mostro, un’arma dell’Apocalisse che avrebbe dovuto annichilire l’Unione Sovietica.

SLAM
Lo SLAM statunitense. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Greg Goebel. Public Domain

La fine del programma

L’USAF contava di far volare il primo esemplare nel 1967, e di immettere in servizio lo SLAM tre anni dopo. Tuttavia, interruppe il programma nel 1964. Quali furono i motivi?

Beh, prima di tutto, i missili balistici intercontinentali (ICBM) furono ritenuti altrettanto efficaci, e sicuramente più pratici. In confronto, lo SLAM appariva lento e vulnerabile. Quindi l’esercito statunitense preferì puntare decisamente su altri sistemi di sicura efficacia. Questo fu il motivo principale, ma non l’unico.

  • I costi. Lo SLAM costava uno sproposito, ed aveva un rischio tecnologico elevato (in alte parole: c’era una grossa probabilità di spendere un sacco di soldi per qualcosa che poi non avrebbe funzionato).
  • I test. Vi ricordate quando vi ho spiegato, poco sopra, che le armi vanno provate e qualcosa può andare storto? Ecco, appunto. Aggiungete poi il fatto che lo SLAM era progettato per spargere radiazioni in giro, e capirete che non era affatto facile trovare un posto “sicuro” per provarlo. O meglio, l’USAF individuò l’Oceano Pacifico come area ideale, ma l’inquinamento radioattivo sarebbe stato comunque troppo alto.
  • Infine, i sovietici. Questi avevano la tecnologia per realizzare una cosa del genere, ma evidentemente non ci avevano ancora pensato. Perché fargli venire strane idee?

L’unica cosa rimasta dello SLAM fu il sistema di guida, il TERCOM, sviluppato appositamente per permettere al missile di volare a quote basse. Questo sistema è usato ancora oggi sui missili da crociera.

Dati tecnici

  • Progettista: Vought
  • Costruttore: Vought
  • Tipologia: missile da crociera a propulsione nucleare
  • Ingresso in servizio: programma cancellato nel 1964
  • Esemplari costruiti: nessuno
  • Lunghezza: 26,8 m
  • Diametro: 1,5 m (solo il corpo missile)
  • Peso al lancio: 27.540 kg
  • N. stadi: razzi a propellente solido per la partenza, uno statoreattore a propulsione nucleare in posizione ventrale per la fase di crociera
  • N. Testate: fino a 26
  • Gittata: 182.000 km
  • Costo: no comment

9M730 Burevestnik, il missile a propulsione nucleare russo

Gli Stati Uniti furono fermati da questioni non solo strategiche, ma anche ecologiche e tecniche. I russi a quanto pare non hanno questi problemi.

Il 9M730 Burevestnik (nome in codice NATO: SSC-X-9 Skyfall. Per i nomi dei missili russi vedere qui) è un missile da crociera a propulsione nucleare in fase di sviluppo da parte delle forze armate russe. La storia e le caratteristiche di questo missile sono un gigantesco punto interrogativo, visto che le informazioni sono in gran parte secretate.

Origini e sviluppo del missile Burevestnik

Il progetto del Burevestnik (che i russi chiamano anche Petrel) pare sia iniziato addirittura ai tempi dell’Unione Sovietica. In pratica, si trattava di una delle “risposte” messe in campo contro il sistema antimissile SDI (quelle che furono chiamate le “guerre stellari” di Reagan). Lo sviluppo poi è andato molto per le lunghe, sia per motivi economici sia tecnici.

L’esistenza di un missile da crociera a propulsione nucleare fu annunciata dal Presidente Putin il primo marzo 2018, insieme ad altri sistemi strategici di nuova generazione. Nel gennaio 2019 si sono concluse con successo le prove del sistema propulsivo nucleare, probabilmente la parte più complessa dell’intero programma.

La storia dei lanci di questo missile non è chiara. Pare ne siano stati effettuati 16 tra il 2017 ed il 2019, senza però usare il motore a propulsione nucleare: il Burevestnik per la partenza utilizza dei booster, e sembra che le prove abbiano riguardato solo questi (la distanza raggiunta infatti è stata molto bassa, di massimo una trentina di chilometri).

Il primo (ed a quanto ne sappiamo unico) test del motore atomico si è svolto nel gennaio 2019.

Sito dell'incidente
Foto satellitare del sito dell’incidente. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Planet Labs Inc. CC BY-SA 4.0

Lo sviluppo non è stato privo di incidenti. Nel poligono di Nyonoska, vicino Severodvinsk, si è verificato un incidente che ha coinvolto una “fonte di energia isotopica” per un razzo a propellente liquido. In altri termini, c’è stata un’esplosione con rilascio di radiazioni su una piattaforma marittima usata per i test missilistici. Il livello di radiazioni della zona è aumentato di una ventina di volte, e ci sono stati 5 morti.

C’è il forte sospetto che questo incidente sia legato allo sviluppo del missile a propulsione nucleare Burevestnik.

Comunque, stando alle previsioni dell’intelligence statunitense, lo sviluppo di questo missile sarebbe ormai in gran parte concluso, e dovrebbe entrare in servizio nel 2025.

Descrizione tecnica

Le informazioni sul missile a propulsione nucleare Burevestnik sono scarsissime. La sua gittata, come ogni missile atomico che si rispetti, è virtualmente illimitata, e la testata è nucleare. Per le caratteristiche tecniche ci sono solo supposizioni.

La lunghezza sarebbe di 12 metri alla partenza e 9 in volo, con un diametro del corpo missile di 1,5 metri ed un’apertura alare di 6 metri, con un muso di forma ellittica.

Per la fase di partenza il Burevestnik utilizza un razzo (probabilmente a propellente solido, ma altri dicono liquido), montato inclinato su un veicolo a quattro assi MZKT-7930 (lo abbiamo già incontrato, è lo stesso dei missili balistici Iskander). Il razzo porta il missile alla giusta velocità e quota, e poi si sgancia (ecco perché alla partenza è lungo 12 metri ed in volo 9). A questo punto, si attiva il motore nucleare, ed il Burevestnik inizia il suo “viaggio”, rigorosamente a bassa quota (50-100 metri).

La natura del propulsore non è chiara: si tratta di un motore termico nucleare, anche se si ignora se sia un turbogetto o uno statoreattore (il sistema di partenza con il razzo sarebbe valido in entrambi i casi: nello statoreattore per fargli raggiungere la velocità di funzionamento, nel turbogetto per ridurre i rischi al personale di terra). La velocità massima dichiarata comunque è subsonica, mentre la gittata sarebbe virtualmente illimitata.

Dati tecnici

  • Progettista: Novator
  • Costruttore: Novator
  • Tipologia: missile da crociera a propulsione nucleare
  • Primo volo: 2017?
  • Ingresso in servizio: previsto nel 2025
  • Lunghezza: 12 m
  • Diametro: 1,5 m (corpo missile. 6 con le ali)
  • N. Testate: 1, nucleare
  • Gittata: illimitata

Il Poseidon, il siluro atomico della marina russa

Il Poseidon è un siluro gigante a propulsione nucleare, con testata ovviamente nucleare, che serve a provocare degli “tsunami radioattivi”. Chiamato in origine Status-6 e classe Kanyon dalla NATO, è stato rivelato al mondo nel 2015, ufficialmente per sbaglio.

Storia e caratteristiche del Poseidon

Il Poseidon è un “siluro” lungo 20 metri e largo 1,6, spinto da un reattore nucleare. La testata, ovviamente, è nucleare pure lei, e l’autonomia dichiarata è sui 10.000 km. Molte caratteristiche sono secretate, e le reali prestazioni sono un mistero. La velocità, a seconda delle fonti, varia tra i 100 ed i 400 km/h, con una profondità operativa massima di 1.000 metri. Se questi valori fossero veri, ad oggi sarebbe virtualmente impossibile da intercettare per la NATO.

Il suo funzionamento è molto semplice ed inquietante. In pratica, il Poseidon serve a far esplodere una testata nucleare di quelle veramente grosse (si parla di 50 megatoni, 3.300 volte Hiroshima) in un certo punto dell’oceano, in modo da provocare uno tsunami radioattivo capace di sommergere una città con onde alte centinaia di metri.

Per trasportare e lanciare questo mostro, la marina russa (VMF) sta costruendo dei sottomarini appositi.

Non è chiaro quando la Russia iniziò a lavorare ad un sistema del genere. La cosa certa è che lo sviluppo subì una forte accelerazione nel 2008, quando i russi modificarono un sottomarino per i test del super siluro. Il primo lancio risale al 2019, ed è ancora in fase di sviluppo.

Se volete approfondire questo micidiale ordigno, potete leggere questo articolo che ho scritto.

Dati tecnici

  • Lunghezza: 24 m
  • Larghezza: 1,6 m
  • Dislocamento: ?
  • Propulsione: 1 reattore nucleare, 1 elica
  • Velocità: 100-400 km/h?
  • Profondità operativa: ?
  • Profondità massima: 1.000 metri?
  • Autonomia: 10.000 km?
  • Armamento: 1 testata nucleare di potenza compresa tra 2 e 100 megatoni

Fonti

(immagine di copertina tratta da Wikimedia Commons. Credits: Ministero della Difesa russo. CC BY 4.0)