Losharik

Il Losharik è un sottomarino nucleare russo per operazioni speciali (SSAN) russo, unico esemplare costruito del Progetto 10831. In realtà, il vero nome è AS-31, e Losharik sarebbe solo un soprannome dovuto alla somiglianza della struttura interna con il protagonista di un vecchio cartone animato sovietico. La NATO, a cui i cartoni animati non interessano, lo ha codificato NORSUB-5.

Il Losharik è contemporaneamente un gioiello tecnologico ed un mistero. Per molte cose, è probabilmente il più avanzato sottomarino per operazioni speciali (stazione atomica di profondità, o AGS, come li chiamano in Russia) oggi in circolazione, nonché quello con le prestazioni più estreme. Tuttavia, costruzione e caratteristiche sono state tenute segrete dalla marina russa, ad un livello mai riscontrato per qualunque altra unità con la stella rossa sullo scafo.

Come per le precedenti classi X-Ray e Paltus, anche il Losharik viene trasportato in zona operazioni grazie ad un sottomarino-madre, a cui viene “agganciato” nella parte inferiore.

Le informazioni operative sono praticamente inesistenti, anche perché (come altri sottomarini simili) viene tenuto in un molo coperto quando è in porto, ed è agganciato sotto ad un altro battello quando salpa per una missione (quindi dall’alto non si nota nulla). Tuttavia, nel luglio 2019, l’AS-31 è rimasto vittima del più grave incidente della marina russa (VMF) dopo il 2008: un incendio a bordo che ha provocato la morte di 14 persone. Il sottomarino dovrebbe essere ancora in riparazione.

Storia

Il Losharik è un progetto top secret, e quindi le informazioni diffuse non sono molte. Anzi. Lo sviluppo, probabilmente, venne curato dall’Ufficio Tecnico Malakhit, e la costruzione dell’unico esemplare iniziò a Severodvinsk nel 1988. Dal punto di vista progettuale, era un po’ una via di mezzo tra la classe Uniform (da cui riprendeva le dimensioni) e le classi X-Ray/Paltus (per il fatto di poter essere trasportato da un sottomarino-madre). Tuttavia, i lavori andarono per le lunghe. Molto per le lunghe: la fine della guerra fredda aveva portato ad un ridimensionamento delle spese militari, l’economia russa degli anni novanta era in condizioni disastrose… Inoltre, non si trattava di un progetto semplice da realizzare.

Per farla breve, una volta scioltasi l’Unione Sovietica, la costruzione venne letteralmente congelata per un decennio: la totale mancanza di fondi, del resto, non consentiva altre soluzioni. Nel frattempo, tutto venne sottoposto alle misure di sicurezza più stringenti: il battello rimase chiuso in un capannone sorvegliato a vista, ed ugualmente sorvegliato è stato il personale incaricato della costruzione.

I lavori ripresero dopo il 2000, quando il presidente Putin decise di aumentare gli stanziamenti per la flotta. Ma le misure di segretezza non vennero meno: solo pochissime persone (in gran parte funzionari ed alti ufficiali) poterono assistere alla cerimonia di varo, nell’agosto 2003. La messa a punto, poi, è stata particolarmente lunga, visto che pare sia entrato in servizio nel 2010. Facendo due conti, il Losharik ha richiesto 22 anni per essere ultimato.

La riservatezza intorno a questo sottomarino continua. Tralasciando le caratteristiche (di cui parleremo dopo), il numero di progetto è stato un piccolo mistero. Per un certo periodo, infatti, ha circolato (e circola tuttora) anche la denominazione di Progetto 210, anche se poi si è scoperto che quel numero era il codice interno usato dal cantiere navale durante la costruzione. Il nome, poi. Lo stesso nome, AS-31, non è proprio sicuro, visto che gira molto anche AS-12 (che in realtà è il nome di un batiscafo Progetto 1839 degli anni settanta, felicemente in servizio nella Flotta del Pacifico).

Descrizione tecnica

Il Losharik, come detto sopra, è una via di mezzo tra la classe Uniform e le classi X-Ray/Paltus: in pratica, unisce le dimensioni dei primi con le caratteristiche operative dei secondi. Come dimensioni, siamo sui 70 metri di lunghezza con una larghezza di sette.

L’AS-31 ha il doppio scafo. Quello interno, in titanio, è molto particolare, ed è anche il motivo del soprannome Losharik. Infatti, tutti i sottomarini hanno lo scafo interno più o meno cilindrico. L’AS-31 no: è composto da sette sfere di sei metri di diametro collegate tra loro da un passaggio. Le prime cinque ospitano l’equipaggio e la strumentazione, le ultime due, verso poppa, l’apparato propulsivo (reattore e turbina). Queste ultime sono fisicamente separate dal resto, e non è possibile per l’equipaggio accedervi durante la navigazione. Questa soluzione, per certi versi unica, ha un vantaggio: aumentare la resistenza alla pressione. Infatti, la profondità operativa del Losharik è molto elevata. I russi, ovviamente, non dichiarano numeri, e parlano genericamente di valori superiori a 1.000 metri. Tuttavia, si sa per certo che si è spinto ad oltre 2.500 metri, ed alcune stime parlano addirittura di 6.000 metri!

Si tratta di numeri incredibili, che hanno pochissimi eguali nel mondo.

La soluzione di utilizzare uno scafo pressurizzato sferico per “reggere” pressioni elevate non è certo una novità. Collegare le varie sfere da aperture per tutta la lunghezza del sottomarino, però, è qualcosa di unico. Le sfere collegate sono anche la spiegazione del soprannome Losharik, visto che effettivamente ricorda un cartone animato degli anni settanta.

Losharik interno
Il disegno raffigura il Losharik con lo scafo interno a sfere di titanio. Si tratta di una soluzione che permette di raggiungere profondità molto elevate. La controindicazione è nella mancanza di spazio interno per l’equipaggio. Come si può vedere, le due sfere finali con l’apparato propulsivo sono separate da quelle destinate all’equipaggio. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Heribeto Arribas Abato. CC BY-SA 4.0

Il lato negativo è la mancanza di spazio interno: la forma sferica, infatti, non è il massimo per l’abitabilità. Gli esperti hanno calcolato che, complessivamente, il volume “abitabile” sarebbe di circa 1.000 metri cubi: quanto un appartamento di medie dimensioni. In questo spazio ci devono entrare un reattore nucleare, la turbina (entrambi separati dal resto), tutta la strumentazione e 36 uomini di equipaggio: decisamente, nell’AS-31 non si sta comodi.

La velocità in immersione è di 10-30 nodi, a seconda delle stime e delle dichiarazioni. Il reattore nucleare è ad acqua pressurizzata, chiamato E-17 e di potenza non dichiarata (le stime, anche in questo caso, variano parecchio e vanno dai 5 ai 70 MW, a seconda della velocità massima).

Progetto 10831 Losharik – NORSUB-5

Un esemplare realizzato, in versione unica. Pare che ci sia un altro battello dello stesso tipo in costruzione, ma non è chiaro se i lavori siano stati abbandonati.

  • Lunghezza: 69 metri
  • Larghezza: 7 metri
  • Pescaggio: 5,2 metri
  • Dislocamento in emersione: 1.390 tonnellate
  • Dislocamento in immersione: 2.000 tonnellate
  • Propulsione: 1 reattore nucleare E-17, 1 x 10-15.000 hp, 1 elica
  • Velocità: 10-30 nodi in immersione
  • Profondità operativa: 2.000-6.000 metri?
  • Profondità massima: ?
  • Equipaggio: 36
  • Autonomia: ?
  • Armamento: nessuno

Servizio operativo

L’ingresso in servizio dell’AS-31 si è avuto nel 2010. Le informazioni operative sono praticamente nulle, ma si sa che è rimato vittima di un paio di incidenti, l’ultimo dei quali particolarmente grave.

Il Losharik è la punta di diamante della 29° Divisione Sottomarini, ed è praticamente certo che sarà riparato in tempi brevi. Inoltre, i sottomarini in grado di trasportarlo non mancano: il BS-64 Podmoskovye, ultimo battello modificato per effettuare queste missioni, o il nuovissimo K-329 Belgorod, che tra le altre cose può anche trasportare minisommergibili. E se tutto questo non fosse sufficiente, c’è anche il vecchio BS-136 Orenburg, che in caso di necessità può essere riattivato.

Per gli Stati Uniti, il Losharik è un obiettivo da tenere d’occhio. Infatti, la marina americana non possiede niente di paragonabile per capacità e soprattutto per profondità operativa: al massimo, qualche batiscafo convenzionale di privati, oppure dei rover senza equipaggio. Questo sottomarino, grazie alle sue caratteristiche, potrebbe potenzialmente raggiungere gran parte dei fondali terrestri, compiendo sabotaggi, operazioni di spionaggio (avete presente i cavi sottomarini con le connessioni telefoniche e web?) ed installando apparati che sarebbe poi difficilissimo rimuovere, sempre che qualcuno li trovi.

Incidenti

  • 2012: AS-31 (Losharik). Durante una missione sotto il ghiaccio, ha rotto il braccio manipolatore. I danni sono stati lievi, ed il sottomarino è tornato presto in servizio.
  • 1 luglio 2019: AS-31 (Losharik). Mentre era nelle acque territoriali russe, probabilmente per un’esercitazione, è scoppiato un incendio a bordo del sottomarino. L’incidente è avvenuto a 300 metri di profondità, alle otto e mezza di sera. Non è chiaro se il Losharik fosse agganciato al sottomarino-madre BS-64, o se stesse per farlo, comunque pare che sia stato domato con l’indispensabile aiuto dell’equipaggio di quest’ultimo. L’incendio è stato causato da un cortocircuito (con esplosione) nel compartimento batterie, ed ha provocato 14 morti per inalazione di fumi tossici. I russi non sono scesi in ulteriori dettagli, a causa della segretezza del battello.

Esemplari costruiti

AS-31

Cantiere: Sevmash (Severodvinsk)
Impostazione: 16/07/1990
Varo: 05/08/2003
Ingresso in servizio: 2010?
Status: operativo o in riparazione
Note:

Fonti

(immagine di anteprima tratta da Wikimedia Commons. Credits: Heribeto Arribas Abato. CC BY-SA 4.0)