Quando parliamo di prima guerra mondiale, se pensiamo al carro armato subito lo associamo agli inglesi. In effetti, furono loro i primi ad utilizzarlo, a Cambrai nel 1916. Tuttavia, anche altri Paesi belligeranti misero in campo i loro modelli. Se la cosa può apparire scontata per la Francia, ed in generale per le potenze dell’Intesa, non lo è affatto per gli Imperi Centrali.

La produzione di carri armati da parte di questi ultimi, comunque, fu molto esigua e limitata alla sola Germania. Questa infatti, trovandoseli davanti, dovette pensare ad un modo per neutralizzarli. La soluzione più immediata (e pure più semplice) era utilizzare quello che si aveva a disposizione: cannoni tradizionali utilizzati come rudimentali armi anticarro, trincee più larghe e munizioni corazzate speciali in grado di perforare le corazze (il cosiddetto munizionamento K). Ma per contrastare un carro armato, ci vuole un altro carro armato, e quindi lo stato maggiore tedesco creò un ufficio apposito per studiare il problema. Questo ufficio prese il nome di A7V (Allgemeine Kriegsdepartment 7 Abteliung Verkehrswese).

La “creazione” più famosa dell’A7V è, appunto, l’A7V. Non è una battuta, ma il nome del carro armato progettato da questo ufficio: una sorta di parallelepipedo su cingoli con un cannone davanti che spuntava dallo scafo, 6 mitragliatrici e una ventina di uomini di equipaggio. Ne furono costruiti 20, che entrarono in combattimento nel marzo 1918. Un mese dopo, il 24 aprile, a Villers-Bretonneux tre carri tedeschi si scontrarono con altrettanti “tank” inglesi: fu il primo scontro tra mezzi corazzati della storia.

Tuttavia, alla fine, l’arma corazzata tedesca fu ben poca cosa. I 20 A7V si aggiunsero al centinaio di carri dell’Intesa che erano stati catturati e messi in servizio a partire dal 1917 (rigorosamente ornati con vistose croci nere per distinguerli): praticamente una miseria rispetto alle migliaia di corazzati che l’Intesa era in grado di mettere in campo.

L’A7V non fu però l’unico carro armato progettato dalla Germania: a questo si unirono una serie di modelli (molto) ispirati ai contemporanei tank inglesi. E il carro superpesante K-Wagen, oggetto dell’articolo.

Mark IV
Un MK IV britannico catturato dai tedeschi e vistosamente ornato con croci nere. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Esercito Imperiale Tedesco (autore sconosciuto). Public Domain

Le origini del K-Wagen

Marzo 1917. L’ufficio A7V stava lavorando al carro armato omonimo. Joseph Vollmer, un ingegnere automobilistico con il grado di capitano, era il principale responsabile del programma. Probabilmente abbastanza inattesa, arrivò una richiesta da parte del comando supremo: realizzare un carro armato gigante, qualcosa di invulnerabile e capace di dominare il fronte. Un modo per sopperire alla cronica inferiorità numerica, insomma. Vollmer (che probabilmente era piuttosto scettico) si mise al lavoro insieme al parigrado Weyner, completando il progetto definitivo a dicembre. Le forze armate erano piuttosto soddisfatte del risultato finale, e quindi piazzarono subito un ordine da 10 esemplari. Il nuovo veicolo prese il nome di Grosskampfwagen, o K-Wagen.

Le cose, tuttavia, fin da subito non furono affatto semplici. Prima di tutto, il carro armato era un’arma completamente nuova, e nessuna azienda tedesca aveva dimestichezza con cose del genere. Inoltre, c’era la questione delle dimensioni: un veicolo con una mole simile avrebbe creato problemi anche ad aziende con molta esperienza (se ce ne fossero state). Infine, particolare non secondario, per le sue caratteristiche il K-Wagen richiedeva una serie di componenti non standard, che dovevano essere progettati e realizzati appositamente. Insomma, per farla breve, fu solo nel giugno successivo che alcune aziende specializzate nella costruzione di ponti (si, ponti) iniziarono a lavorare sui primi due esemplari.

Ma come era fatto questo gigante?

Caratteristiche del K-Wagen

Il progetto del K-Wagen univa elementi tipici dei carri contemporanei ad altri piuttosto innovativi. Esternamente, ricordava parecchio i carri inglesi. I cingoli erano di tipo avvolgente, e l’armamento principale era sistemato in due gondole laterali. I cannoni erano quattro, da 77 mm, con sei mitragliatrici MG08. Inizialmente, si pensò anche di installare un lanciafiamme, ma poi per motivi di spazio l’idea venne scartata.

Armamento & corazza

Vollmer ed il suo gruppo avevano lavorato parecchio sulla protezione. Il carro doveva essere invulnerabile, ma ovviamente questo era impossibile. Però qualcosa si poteva fare. Il maggior pericolo per un carro armato, all’epoca, erano i cannoni da campagna, in particolare quello da 75 mm. Il migliore, e più famoso, era quello in dotazione all’esercito francese, che era in grado di sparare qualcosa come 20 colpi al minuto. Quindi, le corazze del K-Wagen furono tarate sui proiettili di questo cannone. E, per l’epoca, erano veramente notevoli: 40 mm quelle frontali, 30 mm gli altri lati, 20 mm fondo e parte superiore. Per dare un’idea, i carri alleati contemporanei avevano corazze frontali variabili tra i 10 ed i 20 mm, spesso ottenuti con piastre aggiuntive. Lo stesso Mark VIII, il carro pesante interalleato da 37 tonnellate, si limitava a 16 mm. La protezione superiore a volte era quasi inesistente.

Tanta corazza, tanto peso. I progettisti inizialmente stimarono una stazza di 148 tonnellate, ma poi si arrivò, tra modifiche e revisioni, a 165. Alcune fonti riportano che il peso venne giudicato eccessivo, e tra una revisione di progetto e l’altra, si arrivò a 120 tonnellate finali. Comunque sia andata, è chiaro che una mole simile ne avrebbe compromesso la mobilità, sia sul campo di battaglia, sia strategica. Per risolvere il problema di quella strategica (ovvero spostarlo su lunghe distanze), si progettò il K-Wagen “scomponibile” in sei blocchi di circa 20-25 tonnellate l’uno, che potevano essere trasportati con vagoni ferroviari. Una volta arrivato vicino la linea del fronte, il carro poteva essere “ricomposto”.

Equipaggio & propulsione

Per muoverlo sul campo di battaglia, i progettisti fecero del loro meglio. Due motori Daimler da 650 hp l’uno, che in teoria avrebbero permesso a questo mastodonte di arrivare a 7,5 km/h. L’autonomia stimata era di 25 chilometri. Tutti questi dati sono puramente teorici, e non sappiamo quanto possano essere realistici.

Il K-Wagen era abbastanza comodo per l’equipaggio (22-27 elementi). O meglio, comodo per gli standard dell’epoca. Intanto non aveva le sospensioni rigide, come la stragrande maggioranza dei veicoli corazzati del periodo (dove se prendevi una buca rischiavi di giocarti una vertebra), ma 40 grandi molle da locomotiva. Inoltre, all’interno c’era un apparato per l’illuminazione elettrica e la ventilazione, oltre a sistemi di comunicazione. Praticamente una reggia, in confronto a certi veicoli contemporanei in cui l’equipaggio condivideva lo stesso ambiente con il motore.

Gli uomini a bordo potevano osservare l’esterno grazie ad una cupola e diverse feritoie sui lati. I due guidatori, tuttavia, a causa della loro posizione interna, non erano in grado di guardare fuori. Quindi, per la guida del K-Wagen dovevano affidarsi alle indicazioni del comandante.

Tutto questo è puramente teorico, visto che i due esemplari in costruzione non furono mai completati.

Vista laterale del K-Wagen
Disegno laterale del K-Wagen. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Tank Museum Guide. Tanks Of Other Nations (governo britannico). Public Domain

La fine del K-Wagen

Alla fine della guerra, i due veicoli erano ancora in costruzione presso una fabbrica a Berlino. La commissione interalleata per il disarmo, tra le varie richieste, pretese la distruzione dei due veicoli. Vollmer cercò di convincere gli Alleati a fargliene completare almeno uno, esclusivamente per valutarlo, ma questi rifiutarono. La voce secondo cui un esemplare chiamato “Ribe” fosse completo e pronto all’uso è probabilmente falsa.

In definitiva, dunque, l’A7V fu il solo carro armato di progetto e fabbricazione tedesca ad entrare in servizio. Oggi ne sopravvive un solo esemplare, abbandonato dal suo equipaggio e catturato dagli australiani proprio a Villers-Bretonneux.

Il resto della forza corazzata tedesca era costituita da un centinaio di carri armati catturati al nemico, che venivano ornati con vistose croci nere per distinguerli.

Vollmer progettò anche altri carri armati, che rimasero allo stadio di prototipo: l’A7V/U, che ricordava molto i Mark IV britannici, e i leggeri LK I e LK II (il progetto di quest’ultimo venne venduto sottobanco alla Svezia, che ne realizzò una copia nazionale chiamata Stridsvagn m/21-29). Un altro carro, lo Sturmpanzerwagen Oberschlesien, molto avanzato per l’epoca (aveva il cannone in una torretta girevole), venne progettato da un certo capitano Müller, ma i due prototipi non vennero mai completati.

I trattati di pace successivi impedirono alla Germania di possedere carri armati, che quindi dovette cancellare tutti i programmi in questo senso.

Considerazioni

Ma esattamente, quali erano i programmi tedeschi? Beh, è presto detto. Nel 1919, era previsto l’ingresso in servizio dei 10 K-Wagen, che avrebbero dovuto essere usati con compiti di rottura e sfondamento, e circa 600 LK II leggeri. Null’altro. A questi si sarebbero uniti i soliti veicoli catturati al nemico, e forse l’Oberschlesien, se fosse stato accettato per la produzione. Ma sarebbe stata veramente poca cosa, in confronto alle migliaia di mezzi che gli Alleati pianificavano di mettere in servizio.

A7V replica
A7V conservato al museo di Munster. Si tratta di una replica. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Banznerfahrer. CC BY-SA 3.0

Il problema di fondo è che la Germania, all’avanguardia nel campo degli armamenti, arrivò clamorosamente in ritardo in quello dei carri armati. Prima della guerra non fu sviluppato praticamente nulla, nemmeno a livello teorico o di prototipo. Durante il conflitto il problema non si pose, probabilmente per il tipo di guerra difensiva che conduceva l’Impero Tedesco (erano gli Alleati che dovevano superare i reticolati, non loro). Infine, quando si decise di sviluppare qualcosa, “rincorrendo” il nemico, si preferì lavorare su un progetto nazionale, l’A7V, invece di copiare i carri inglesi catturati. La cosa paradossale è che l’ordine originale degli A7V era per 100 esemplari, che furono ridotti a 20 proprio perché non diede una grande prova in combattimento, ed i progetti successivi furono tutti ispirati a modelli britannici. Una perdita di tempo che si sarebbe potuta evitare.

Sull’argomento “carro armato” può essere interessante conoscere il pensiero del generale Erich Ludendorff, Quartiermastro Generale dell’esercito tedesco (tradotto, era il vice del Feldmaresciallo Hindemburg, capo di Stato Maggiore dell’esercito). Nelle sue memorie, ricorda di averli visti durante un’esercitazione, e che non fecero una grande impressione. Sollecitò la progettazione di nuovi modelli, e ammise che probabilmente, se avesse insistito di più, la Germania forse avrebbe avuto un numero maggiore di carri. Ma il vero problema era che i carri armati avevano senso solo se utilizzati in massa, e che questo per la Germania non sarebbe stato possibile nel 1918. Senza contare che, per costruire i mezzi corazzati, l’esercito sarebbe stato costretto a rinunciare a qualche altra necessità.

Dati tecnici

  • Progettista: Joseph Vollmer
  • Tipologia: carro armato superpesante
  • Ingresso in servizio: mai
  • Esemplari costruiti: 2 incompleti, demoliti alla fine della guerra
  • Lunghezza: 12,7 m
  • Larghezza: 6 m
  • Altezza: 3 m
  • Peso: 120/165 tonnellate
  • Armamento principale: 4 x 77 mm
  • Armamento secondario: 7 mitragliatrici
  • Motore: 2 x Daimler V6 da 650 hp
  • Velocità massima: 7,5 km/h
  • Autonomia: 25 km
  • Equipaggio: 22-27

Fonti

(immagine di copertina tratta da Wikimedia Commons. Credits: Mulhollant. CC BY-SA 3.0)