Base navale russa

Il K-329 Belgorod è un sottomarino nucleare russo, unico esemplare costruito del Progetto 09852. Un sottomarino piuttosto particolare, che sfugge alle classificazioni standard: può essere usato per svolgere missioni di spionaggio, speciali e di “ingegneria subacquea”, oppure per scatenare l’apocalisse provocando degli tsunami radioattivi sule coste altrui.

Il Belgorod in origine avrebbe dovuto essere un normale battello della classe Oscar II, che avrebbe potuto aspirare, al massimo, ad affondare le portaerei americane (o attaccare qualche installazione costiera). Ma dopo oltre un quarto di secolo di ritardi, modifiche e ricostruzioni, è stato trasformato in una cosa completamente diversa: una piattaforma in grado di trasportare (e lanciare) i giganteschi droni atomici subacquei Poseidon, che con le loro testate da 100 megatoni potrebbero provocare disastri inimmaginabili.

Inoltre, grazie alle sue caratteristiche, può svolgere una vasta serie di operazioni subacquee legate alla raccolta di informazioni (geologia, mappatura del fondale, ecc.), sabotaggio, riparazione e manutenzione di apparati, ed infine spionaggio.

Un sottomarino chiave per la strategia russa, insomma, non solo navale ma anche legata ad operazioni di intelligence e nel ciberspazio. Tra le altre cose, con i suoi 184 metri, è il più lungo sottomarino nucleare mai costruito.

Storia

Il Belgorod, in origine, avrebbe dovuto essere un normalissimo sottomarino della classe Oscar II (Progetto 949A), armato con 24 missili antinave e progettato per contrastare le portaerei americane. Venne impostato al cantiere Sevmash di Severodvinsk nel luglio 1992, quando la neonata Federazione Russa pensava di essere in grado di continuare a costruire sottomarini nucleari, ignara della micidiale crisi economica che l’avrebbe travolta negli anni novanta. La costruzione andò avanti a rilento fino al 1997, quando venne sospesa: i soldi erano finiti, e la marina russa (VMF) aveva grossi problemi anche a mantenere operativo quello che già aveva.

Nel settembre 2000 si decise di riprendere i lavori, completando il Belgorod come Progetto 949AM (una versione aggiornata con 72 missili invece di 24). Nel 2006, altra svolta: con una giravolta clamorosa, il dipartimento militare decise che il sottomarino non era indispensabile, e quindi bloccò tutto un’altra volta. Il Belgorod era completo all’85%, e buttare tutto sarebbe stato uno spreco. Quindi, la VMF iniziò a prendere contatti con la marina indiana, per un’eventuale vendita o affitto. In cambio, gli indiani avrebbero messo i soldi per il completamento. Alla fine, l’India decise che un Oscar II, al momento, non le interessava, e si limitò al leasing di un singolo classe Akula. Quindi, i lavori vennero nuovamente sospesi a tempo indeterminato.

Nel 2012, la svolta: la marina decise che lo avrebbe completato come sottomarino per missioni speciali (SSAN). Di solito, questo tipo di missioni prevedono attività di spionaggio, installazione e manutenzione di apparati subacquei, mappatura dei fondali, raccolta di campioni o “cose” da relitti vari… Niente di letale, insomma. E nemmeno di nuovo: la Russia, infatti, ha una certa tradizione di grandi battelli atomici modificati per svolgere missioni speciali, capaci tra l’altro di fare da “sottomarino-madre” a sottomarini nucleari più piccoli con gli stessi compiti.

Il Belgorod però avrebbe avuto qualcosa in più. Non solo, infatti, avrebbe potuto trasportare il segretissimo Losharik (oltre a batiscafi senza equipaggio ed altre cose utili), ma anche un particolare drone subacqueo chiamato Poseidon. Questo “drone” è tutto tranne che pacifico: si tratta, in sostanza, di un grosso siluro a propulsione nucleare armato con una testata, nucleare pure lei, di elevata potenza (nel caso specifico, 6.600 volte la bomba di Hiroshima). Quindi, un sottomarino equipaggiato con droni subacquei (SSDN), una categoria di nave completamente nuova.

Dopo essere stato sottoposto alle modifiche indispensabili (leggi: ricostruzione), il K-329 Belgorod è stato varato nel 2019.

Descrizione tecnica

Il K-329 Belgorod venne impostato nel 1992 come un normalissimo Oscar II. Dopo oltre un quarto di secolo, del progetto originario c’è rimasto ben poco.

I classe Oscar sono (come praticamente tutti i sottomarini sovietici e russi) a doppio scafo: uno esterno, non pressurizzato ed idrodinamico che ne racchiude un altro, pressurizzato, dove si trova l’equipaggio. Rispetto al progetto originale, nel Belgorod entrambi gli scafi sono stati pesantemente modificati. Prima di tutto, la lunghezza: da 155 metri si è passati a 184.

È stata aggiunta una sezione centrale di 18 metri, alle spalle della falstorre, per ospitare il sistema di aggancio del Losharik (che è lungo 70 metri, non proprio un giocattolino). Come negli altri “sottomarini-madre” (BS-136, BS-64, ecc.), il battello “parassita” viene trasportato agganciato nella parte inferiore, sotto la “pancia”.

La prua è molto più lunga della versione originale. Questa modifica è stata necessaria per far entrare il meccanismo di lancio dei Poseidon (di cui parleremo dopo).

La falsatorre è leggermente più corta, ma più alta.

La larghezza in compenso è diminuita: gli Oscar II originari arrivano a 18 metri, a causa della disposizione dell’armamento principale (i tubi di lancio dei P-700 sono sistemati nello spazio tra i due scafi, in due file parallele ai lati della falsatorre). Nel caso del Belgorod, invece, i P-700 con i relativi tubi sono stati rimossi, e la larghezza è passata a 15 metri.

I russi, come loro solito, non hanno rilasciato numeri ufficiali, quindi per il dislocamento si fanno solo ipotesi. Le stime parlano di 14-17.000 tonnellate in emersione e 24-30.000 in immersione. La velocità non dovrebbe essere troppo elevata (comunque inferiore ai 33 nodi in immersione degli Oscar II), anche perché l’impianto propulsivo è rimasto lo stesso: due reattori OK-650 da 190 MW l’uno.

Veniamo all’armamento. Come detto sopra, i tubi di lancio dei P-700 sono stati rimossi, anche perché il K-329 ora non deve più andare alla ricerca delle portaerei americane, ma trasportare i Poseidon.

Il Poseidon (chiamato anche Status-6 dai russi, oppure Kanyon dalla NATO) è un unmanned underwater vehicle (UUV), ovvero un veicolo sottomarino senza pilota. Per informazioni più dettagliate vi rimando alla voce, comunque si tratta di una sorta di siluro lungo 24 metri e largo un paio, spinto da un reattore nucleare e che può raggiungere distanze sui 10.000 km alla velocità di 185 km/h. La profondità operativa di questo ordigno sarebbe sui 1.000 metri. Il carico bellico sarebbe costituito da una testata nucleare di potenza variabile, ma compresa tra 2 e 100 megatoni e probabilmente al cobalto. Questi “siluri” (chiamiamoli così) sarebbero progettati per esplodere sulle coste di un Paese avversario (Stati Uniti), provocando un maremoto radioattivo e rendendo virtualmente inabitabili vaste zone. Avete presente il film Il Dottor Stranamore con la sua “arma fine di mondo”? Ecco, questa oggi è probabilmente la cosa che più ci si avvicina.

Il K-329 Belgorod ne può trasportare sei, sistemati a prua in altrettanti tubi rotanti. Praticamente, si tratterebbe di qualcosa di molto simile al meccanismo di un revolver, indispensabile per lanciare armi così grosse ed ingombranti. Per far entrare questo apparato, è stato necessario ricavare uno spazio di 38 metri, sia allungando lo scafo sia riducendo gli ambienti interni.

Non è chiaro se siano presenti tubi lanciasiluri: pare ce ne siano sei da 533 mm, ma la cosa non è confermata.

Veniamo ora alle missioni speciali, quelle di “ingegneria subacquea”. Come detto sopra, il Belgorod può trasportare il Losharik, ma non è chiaro se sia compatibile anche con i Paltus/X-Ray. Comunque, è attrezzato con un piccolo bacino interno, asciutto, dietro alla falsatorre, compatibile con un drone subacqueo Harpsichord-2P-PM. Questo è a propulsione convenzionale, e può spingersi fino a 6.000 metri (dicono).

Sul dorso, sempre alle spalle della falsatorre, è possibile imbarcare carichi di vario tipo.

Progetto 09852

Dati tecnici dell’unico esemplare realizzato. Gran parte delle informazioni sono il risultato del lavoro dell’intelligence: esame di disegni, immagini satellitari e delle poche foto disponibili.

  • Lunghezza: 184 metri
  • Larghezza: 15 metri
  • Pescaggio: ?
  • Dislocamento in emersione: 14.700-17.000 tonnellate
  • Dislocamento in immersione: 24-30.000 tonnellate
  • Propulsione: 2 reattori nucleari OK-650M.02 da 190 MW l’uno, 2 x 50.000 hp, 2 eliche
  • Velocità: ?
  • Profondità operativa: 420 metri?
  • Profondità massima: 500 metri?
  • Equipaggio: 110?
  • Autonomia: 120 giorni?
  • Armamento: 6 droni atomici Kanyon; 6 tubi lanciasiluri da 533 mm?

Servizio operativo

Il K-329 Belgorod è entrato in servizio nel 2022.

Ma a che cosa può servire un’arma del genere? O meglio, i russi come pensano di utilizzarla?

Il Belgorod è un’arma strategica a tutti gli effetti: il Poseidon può colpire a distanze degne di un missile balistico intercontinentale, con effetti micidiali. Un ordigno di questo tipo può essere utilizzato per un attacco di rappresaglia, dopo che un eventuale nemico abbia già lanciato i suoi missili verso le città russe. Gli Stati Uniti sostengono pubblicamente che questa arma non abbia mutato l’equilibrio strategico, ma qualche preoccupazione la devono pur avere, visto che il Poseidon allo stato attuale non è intercettabile dalle armi antisommergibile oggi esistenti.

Diverso è il discorso legato alle missioni speciali. La VMF russa, infatti, già dispone di sottomarini per compiti di “ingegneria subacquea”, come definisce questo tipo di missioni. Il K-329 Belgorod però sembra essere molto più sofisticato. Intanto, a differenza dei predecessori, ha un hangar interno per minisommergibili a controllo remoto (cosa che pare gli altri non abbiano).

Secondo gli analisti, il Belgorod potrebbe diventare il principale strumento nelle mani del governo russo per le rivendicazioni nell’Artico. Con mezzi di questo tipo, infatti, potrebbe non solo effettuare missioni esplorative sui fondali che per altri sarebbero tecnicamente impossibili (o comunque molto difficili), ma anche mettere in campo iniziative di vario tipo.

Tra i vertici delle forze NATO, infatti, c’è una certa preoccupazione per le capacità russe di svolgere operazioni di spionaggio o sabotaggio sul fondo degli oceani. Il rischio, in particolare, riguarderebbe i cavi internet e telefonici sottomarini, che i russi potrebbero raggiungere installando dispositivi di intercettazione. Si tratta di strutture sensibili che oggi è praticamente impossibile non solo difendere, ma anche semplicemente monitorare. Queste strutture potrebbero essere, grazie al Belgorod (e non solo a lui), facilmente compromesse, magari grazie ad installazioni subacquee alimentate da reattori nucleari sottomarini autonomi, di piccola potenza (cosa che i russi stanno sviluppando).

Tali dispositivi potrebbero essere facilmente trasportati sul dorso dei grandi sottomarini-madre, installati grazie a droni senza equipaggio o minisommergibili come il Losharik (o anche altri tipi, atomici e convenzionali) ed alimentati grazie a questi reattori. Proviamo ad immaginare l’efficacia (e la pericolosità) di un dispositivo simile, su un fondo marino a migliaia di metri di profondità, nell’ambito di un’operazione di spionaggio o di guerra cibernetica!

Inoltre, mezzi di questo tipo potranno essere molto utili nell’allestimento di Harmony, un sistema di allerta subacqueo che sta sviluppando la Russia per proteggere le proprie acque territoriali russe e tutelare i suoi interessi nell’Artico.

Insomma, il K-329 Belgorod potrebbe diventare un elemento chiave della strategia navale russa. La sua importanza sarà dovuta non tanto ai sei Poseidon che è in grado di trasportare, ma piuttosto alla sua capacità di svolgere efficacemente una vasta gamma di operazioni legate alla raccolta di informazioni.

Una vera e propria arma strategica, insomma, che potrebbe mettere la Russia in grado di combattere efficacemente le guerre (anche non dichiarate) di domani, legate alle informazioni ed alla dimensione “cyber”. Veramente uno strano destino, per un sottomarino impostato nel 1992 per affondare le portaerei americane!

Esemplari costruiti

K-329 Belgorod

Cantiere: Sevmash (Severodvinsk)
Impostazione: 24/07/1992
Varo: 23/04/2019
Ingresso in servizio: 08/07/2022
Status: operativo
Note: Oscar II modificato

Fonti

(immagine di copertina derivata da Wikimedia Commons. Credits: Вячеслав Лобанов. CC BY 3.0)