K-278-Komsomolets

Il K-278 Komsomolets era un sottomarino nucleare da attacco sovietico, unico esemplare costruito del Progetto 685 Plavink (conosciuto in occidente come classe Mike). Si trattava di un battello sperimentale, che svolse regolare servizio operativo con la marina sovietica (VMF).

Il Komsomolets venne sviluppato per testare “sul campo” tutta una serie di tecnologie innovative legate alle operazioni in acque molto profonde. Questo sottomarino, infatti, è conosciuto per essere il battello subacqueo atomico con la più alta profondità operativa mai entrato in servizio: ben 1.000 metri, di gran lunga superiore a qualunque altra unità similare. Gli unici che riescono, per certi versi, ad eguagliare le sue prestazioni in questo senso sono alcuni sottomarini atomici per missioni speciali, che però sono disarmati.

La carriera operativa del K-278 fu breve e sfortunata: entrato in servizio nel 1983, affondò a causa di un incendio a bordo nel 1989.

Storia

L’Ufficio Tecnico Rubin iniziò a lavorare al Progetto 685 negli anni sessanta. Più precisamente, la marina sovietica nel 1966 richiese un sottomarino in grado di trasportare missili da crociera e siluri. Questo sottomarino doveva essere qualcosa di molto avanzato, dalle prestazioni superiori di quello che all’epoca era in servizio (o in fase di sviluppo) nella VMF.

La progettazione andò abbastanza per le lunghe, tanto che il primo (ed unico) esemplare venne impostato a Severodvinsk (presso il solito cantiere navale Sevmash) solo nel 1978. Non è chiaro quale fu la reale storia progettuale di questo sottomarino. Probabilmente, però, la marina sovietica rinunciò presto a produrlo in serie e si limitò a richiederne un unico esemplare, da utilizzare per testare una serie di tecnologie per i battelli di nuova generazione, allora in fase di sviluppo.

Nonostante la sua natura sperimentale, però, il K-278 era perfettamente in grado di esser utilizzato per missioni operative, quindi svolse regolare servizio.

Descrizione tecnica

Il K-278 Komsomolets era un sottomarino nucleare da attacco sui 120 metri di lunghezza ed un dislocamento in immersione di circa 7.700 tonnellate. Armato di sei tubi lanciasiluri, aveva una velocità in immersione di 30 nodi. Come si può vedere, a livello di prestazioni e di numeri non era molto diverso da altri modelli similari entrati in servizio in quel periodo. Anzi, per alcune cose non era nemmeno troppo aggiornato. Quello che veramente lo distingueva era la sua incredibile profondità operativa.

K-278 Komsomolets
Raffigurazione del K-278 Komsomolets. Tra le varie cose, notare l’assenza del “pod” di coda. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Mike1979 Russia. CC BY-SA 3.0

Come praticamente tutti i sottomarini nucleari sovietici, il K-278 aveva il doppio scafo. Quello interno, pressurizzato, era in titanio: una soluzione poco diffusa (utilizzata su vasta scala solo sui classe Alfa e, in misura minore, sui Sierra), sicuramente costosa, complessa da realizzare, ma che aveva due lati positivi.

  • Diminuzione dei pesi: a parità di dimensioni, il dislocamento era inferiore.
  • Aumento della resistenza: uno scafo in titanio è molto più resistente di uno in acciaio. Questa soluzione consentiva al Komsomolets di raggiungere una profondità operativa di circa 1.000 metri, anche se poi solitamente non si spingeva oltre gli 800 in situazioni normali. Secondo i calcoli dei tecnici, inoltre, lo scafo avrebbe potuto resistere fino a 1.250-1.500 metri prima di cedere. Questi numeri sono incredibili: due-tre volte la profondità operativa dei sottomarini dell’epoca e dei giorni nostri!

Internamente, era suddiviso in sette compartimenti, di cui due (il secondo ed il terzo) rinforzati per creare una sorta di “zona di sicurezza” in caso di emergenza. Sopra questi compartimenti, all’interno della falsatorre, era stata installata una capsula di emergenza, che permetteva l’evacuazione dell’equipaggio anche in immersione.

Per la propulsione, questo sottomarino utilizzava un reattore ad acqua pressurizzata OK-650 da 190 MW, che lo poteva spingere a 30 nodi.  L’intelligence occidentale rimase stupita da questa velocità, ed ipotizzò che in realtà il Komosmolets imbarcasse una coppia di reattori nucleari a metallo liquido, dello stesso tipo di quelli montati sugli Alfa. Quindi, anche la velocità massima stimata era più elevata. Solo dopo che i sovietici rivelarono dettagli ulteriori sulla propulsione, la NATO ebbe le idee un po’ più chiare.

Ufficialmente l’equipaggio era di 57 elementi, anche se poi raggiunse il numero di 64. Il numero era piuttosto basso per un battello di queste dimensioni, e fu possibile grazie ad un ampio ricorso all’automazione: molti processi di bordo, infatti, erano automatizzati e gestibili da remoto, e quindi il numero di uomini richiesto era minore. In questo senso, le esperienze condotte sui classe Alfa avevano fatto scuola, e le relative tecnologie erano state implementate con successo (anche se in modo meno “spinto”).

L’armamento era costituito da sei tubi lanciasiluri da 533 mm, che potevano lanciare una combinazione di siluri, missili antisommergibile RPK-6 Vodopad (SS-N-16 Stallion per la NATO), siluri a cavitazione VA-111 Shkval e quattro missili da crociera S-10 Granat (SS-N-21 Sampson). Il sistema di caricamento dei tubi era un po’ diverso rispetto a quello degli altri SSN sovietici. Infatti, viste le caratteristiche del K-278, si cercò di ridurre al minimo le aperture dello scafo pressurizzato: per questa ragione, i siluri potevano esser inseriti solo attraverso i due tubi posti in alto. La dotazione di armi non era elevata: una ventina di ordigni in totale, contro i 30-40 dei modelli americani e sovietici di quel periodo.

K-278 Komsomolets in navigazione
Il Komsomolets in navigazione. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: CIA. US Public Domain

Come accennato precedentemente, il K-278 per certi versi non era molto aggiornato. A parte il reattore nucleare (di ultima generazione), la strumentazione imbarcata non rappresentava lo stato dell’arte della tecnologia sovietica di quel periodo. In particolare, il sonar di prua era di un tipo abbastanza superato, mentre era completamente assente il “pod” di poppa con l’antenna sonar rimorchiata (probabilmente per motivi tecnici legati all’elevata profondità operativa).

Queste mancanze furono probabilmente il risultato della lunga progettazione: non dimentichiamo, infatti, che l’Ufficio Tecnico Rubin aveva iniziato a lavorare su questo sottomarino negli anni sessanta.

Progetto 685 Plavnik – Classe Mike

Unico esemplare realizzato, mai modificato. A quanto risulta, non era nemmeno prevista una qualche evoluzione successiva.

  • Lunghezza: 118,4 metri
  • Larghezza: 11,1 metri
  • Pescaggio: 7,4 metri
  • Dislocamento in emersione: 5.680 tonnellate
  • Dislocamento in immersione: 7.725 tonnellate
  • Propulsione: 1 reattore nucleare OK-650 da 190 MW, 1 x 43.000 hp, un’elica
  • Velocità: 14 nodi in emersione, 30,6 in immersione
  • Profondità operativa: 1.000 metri
  • Profondità massima: 1.250 metri
  • Equipaggio: 57-64
  • Autonomia: 90 giorni
  • Armamento: 6 tubi lanciasiluri da 533 mm, con siluri, missili da crociera SS-N-21 Sampson, missili antisommergibile SS-N-16 Stallion

Servizio operativo

Il K-278 Komsomolets entrò in servizio alla fine del 1983 nella Flotta del Nord. Da alcune fonti risulta che venne impostata anche una seconda unità, ma non è certo e in caso la costruzione venne interrotta presto.

Come abbiamo visto, le prestazioni alla fine erano più o meno quelle di un normale sottomarino nucleare da attacco, fatta eccezione per la profondità operativa. Nei mezzi subacquei (militari e civili) infatti profondità superiori a 600 metri sono rarissime, e solitamente riservate a mezzi speciali, minisommergibili o batiscafi. Quindi, le prestazioni del Komsomolets erano qualcosa di unico.

Nel 1984, sotto il comando del capitano Yuriy Zelenskiy, raggiunse la profondità di 1.020 metri, che rimane un record ancora imbattuto per sottomarini di questo tipo.

K-278 Komsomolets in immersione
Disegno raffigurante il K-278 Komsomolets in immersione. Questo sottomarino detiene il record della più alta profondità operativa raggiungibile, esclusi i modelli per missioni speciali. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: DIA. US Public Domain

La carriera del Komsomolets si concluse drammaticamente il 7 aprile 1989, quando affondò a causa di un incendio nel Mare di Barents, durante la sua terza crociera operativa. Dei 69 uomini a bordo, ben 42 morirono, principalmente a causa dell’ipotermia (l’acqua aveva una temperatura di appena un paio di gradi, ed i soccorsi tardarono). Il ritardo dei soccorsi spinse i sovietici a cecare qualcosa di più efficace, un mezzo che potesse raggiungere i sottomarini in difficoltà più rapidamente. Alla fine, pensarono di utilizzare dei veicoli particolarmente innovativi che stavano sviluppando all’epoca: gli schermoplani. Uno di questi venne modificato appositamente per compiti di salvataggio, ma la fine dell’Unione Sovietica portò all’abbandono del programma. Ma questa è un’altra storia.

Oggi il relitto del K-278 giace a 1.700 metri di profondità. L’incidente provocò il disappunto delle autorità norvegesi, per via dell’inquinamento radioattivo. A bordo del Komsomolets, infatti, oltre al reattore c’erano anche due siluri con testata nucleare. In seguito alle pressioni scandinave, gli stessi sovietici localizzarono il relitto appena due mesi dopo l’incidente, ed esclusero fughe di radiazioni. Ovviamente non era così.

Nel 1994, vennero rilevate tracce di plutonio, segno che i due siluri a testata nucleare iniziavano ad avere delle perdite. Nel 1996, i russi dissero di aver risolto il problema con una particolare sostanza sigillante, che avrebbe tenuto in sicurezza le due testate per 20-30 anni. I norvegesi, ovviamente, continuano a monitorare il relitto con cadenza annuale, rilevando nel corso del tempo delle perdite intorno ad alcuni tubi di ventilazione.

Nel luglio 2019, una spedizione congiunta russo-norvegese raccolse dei campioni che diedero risultati contrastanti: in alcuni casi i livelli di inquinamento radioattivo erano ampiamente nella norma, in altri superavano di 800.000 volte il livello naturale. Tuttavia, questi livelli sono stati rilevati solo nei pressi del relitto, e vista la profondità a cui si trova i rischi per la sicurezza sono ritenuti bassissimi: le radiazioni infatti sono fortemente diluite nell’acqua, che a sua volta è uno schermo efficace nei confronti delle stesse.

Se la situazione dovesse peggiorare, si ipotizzano varie soluzioni (tra cui la più drastica sarebbe il recupero del relitto, un’azione molto complicata ed estremamente pericolosa in cui potrebbero andare storte parecchie cose). Per adesso, quindi, si continua a monitorare attentamente la situazione.

Incidenti

  • 7 aprile 1989: K-278 Komsomolets (Classe Mike). Un corto circuito provocò un incendio a bordo mentre il sottomarino era in immersione nel Mare di Barents. Nonostante fosse riuscito a riemergere, il K-278 affondò dopo alcune ore. I morti furono 44 su 69 membri di equipaggio, in gran parte per ipotermia. Per approfondire vedere qui.

Esemplari costruiti

K-278 Komsomolets

Cantiere: Sevmash (Severodvinsk)
Impostazione: 22/04/1978
Varo: 03/06/1983
Ingresso in servizio: 28/12/1983
Status: affondato il 07/04/1989
Note:

Fonti

(immagine di copertina tratta da Wikimedia Commons. Credits: US Navy. US Public Domain)