Guerra degli emù

La guerra contro gli emù, o grande guerra contro gli emù, è un curioso episodio della storia militare australiana. Ovvero, come l’esercito australiano, nel 1932, riuscì a combattere e perdere una guerra contro diverse migliaia di uccelli incapaci di volare.

Gli emù, appunto.

Le forze armate del grande Paese insulare inviarono alcuni reparti con mitragliatrici per fare strage di questi animali, colpevoli di devastare le terre dei contadini. I soldati erano convinti che li aspettasse una marcia trionfale, in mezzo a cataste di uccelli uccisi a mitragliate, ma le cose andarono diversamente.

Le origini della guerra

Le cause di questo “conflitto” si possono far risalire al 1915, quando il governo australiano decise di avviare un programma di distribuzione della terra ai veterani dell’esercito. Lo scopo era nobile: aiutare i veterani della guerra a reinserirsi nella società, fornendogli anche delle prospettive economiche. Anche perché, il governo australiano aveva un grosso problema: a causa delle spese militari prima e della crisi economica poi, non era in grado di pagare le pensioni dei militari.

Quindi, ben 5.000 ex soldati vennero autorizzati ad insediarsi in Australia Occidentale, su terre che di loro non erano esattamente il massimo (in altri termini, erano aride ed inospitali). I volenterosi militari, comunque, si misero al lavoro cercando di migliorare questi territori, coltivando grano ed allevando pecore.

C’era però un piccolo problema: gli emù.

Questi animali erano (e sono ancora oggi) molto diffusi in Australia Occidentale, e dopo la stagione degli amori migrano verso la costa. Migrando si imbatterono in queste terre coltivate, che trovarono molto ospitali.

Gli emù ci misero qualche anno a “spargere la voce”, ma già nel 1922 iniziarono a devastare i terreni dei veterani. Il governo reagì, cambiando lo “status” di questi animali da specie protetta a specie parassita.

La crisi del 1932

La situazione precipitò nel 1932, per una serie di motivi.

  • La Grande Depressione. La crisi economica aveva fatto crollare il prezzo del grano, e quindi i contadini-soldato iniziarono a rifiutarsi di consegnare il raccolto già mietuto. Con tutti i rischi sociali del caso.
  • Gli emù. Qualcosa come 20.000 animali “calarono” sulle terre dei veterani, devastando tutto. Oltretutto, aprirono anche deli grossi varchi nelle recinzioni, permettendo a orde di conigli selvatici (altro problema australiano) di entrare nei terreni.

A quel punto, i coltivatori iniziarono ad averne abbastanza, e minacciarono di abbandonare le terre. Il governo capì che doveva intervenire, anche perché si sarebbe trattato di trovare un lavoro a migliaia di persone, per non parlare dei sussidi!

La soluzione, praticamente, furono gli stessi veterani a proporla: combattere gli emù con le mitragliatrici (di cui conoscevano l’efficacia, avendola sperimentata sulla loro pelle durante la guerra). Il governo australiano accettò, alla condizione che le armi fossero manovrate da militari, che il loro trasporto fosse a carico del governo locale e che vitto, alloggio e munizioni venissero pagate dagli agricoltori.

Le forze in campo

L’esercito australiano

Inizialmente, gli australiani schierarono ben poche truppe: il maggiore Meredith della settima batteria del Royal Australian Artillery con due mitraglieri, armati di altrettante mitragliatrici Lewis e 10.000 proiettili. Successivamente, queste furono probabilmente aumentate, ma non ho trovato numeri al riguardo.

Naturalmente, le truppe australiane vennero aiutate dai veterani proprietari delle terre.

Gli emù

Veniamo ora al nemico”, ovvero una massa di 20.000 emù. L’emù è un uccello incapace di volare, alto quasi due metri (Wikipedia dice 1,9, noi ci fidiamo) e con un peso compreso tra i 50 ed i 55 kg. Per la cronaca, è anche un discreto corridore, visto che se minacciato può raggiungere i 50 km/h. Solitamente è un animale erbivoro, anche se si ciba pure di insetti e piccoli animali.

Di loro, gli emù non attaccano l’uomo, a meno che non si sentano minacciati oppure non percepiscano un pericolo per i loro piccoli (in questi casi è meglio girare a largo, ma questo vale per tutti gli animali). In compenso, l’uomo attacca gli emù: guerra a parte, da sempre questi uccelli sono stati cacciati, soprattutto a scopo alimentare.

Emù
Un emù. Questi animali sono alti quasi due metri e possono correre velocemente. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: JJ Harrison. CC BY-SA 4.0

La grande guerra degli emù

Le operazioni militari (chiamiamole così) sarebbero dovute iniziare ad ottobre, ma a causa del maltempo furono rinviate a novembre.

La prima fase delle operazioni: 2-8 novembre 1932

L’inizio della guerra non fu esattamente incoraggiante. Il maltempo, infatti, aveva disperso gli emù, che si erano sparpagliati in piccoli gruppi. A questo aggiungiamoci che gli animali, piuttosto malfidati (e a ragione), tendevano ad allontanarsi quando Meredith ed i suoi uomini tentavano di portarsi a tiro… Insomma, quella che avrebbe dovuto essere una trionfale passeggiata militare si rivelò molto più complicata.

Per farla breve, tra agguati (più o meno riusciti), problemi alle armi, scarsa mira e veicoli che si rompevano, con 2.500 colpi sparati furono uccisi ben pochi emù: i numeri non sono chiari, ma probabilmente non furono più di una cinquantina.

In compenso, il maggiore Meredith, nel suo (trionfalistico) rapporto finale, parlò di un numero di uccisioni comprese tra 200 e 500, specificando che non c’erano state vittime tra i suoi uomini (e ci mancherebbe pure…).

In realtà, le cose non erano andate affatto bene. I risultati furono miseri, e le polemiche parecchie, tanto che dopo pochi giorni l’intero “contingente” fu ritirato.

Soldati australiano contro gli emù
Due soldati australiani (molto probabilmente McMurray e J. O’Hallroan) con una mitragliatrice Lewis, mentre sparano contro gli emù. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: autore sconosciuto. Public Domain Australia

Le reazioni in Australia

L’operazione era stata ampiamente pubblicizzata, quindi sul posto erano presenti giornalisti e cineoperatori. Che quindi poterono documentarne il fallimento. I giornali, nemmeno a dirlo, ci andarono pesantissimi con l’ironia. Il miglior commento è sicuramente quello di Dominic Serventy, un famoso ornitologo australiano (che comunque considerò questa “guerra” un tentativo di distruzione di massa di uccelli).

I sogni dei mitraglieri di sparare raffiche su fitte masse di emù furono presto dissolti. Il comando emù ha evidentemente ordinato l’uso di tecniche di guerriglia, e il suo ampio e disorganizzato esercito si è immediatamente diviso in un innumerevole numero di piccole unità rendendo l’uso dell’equipaggiamento militare inefficace. Un esercito umiliato viene costretto quindi a ritirarsi dal campo di battaglia dopo quasi un mese.

Dominic Serventy

Poi ci si mise anche il maggiore Meredith, che paragonò gli emù agli zulu per abilità al combattimento ed agilità, elogiandone la resistenza ai proiettili.

Se avessimo una divisione militare con la resistenza ai proiettili di questi uccelli saremmo capaci di confrontarci con ogni esercito del mondo… Possono affrontare le pallottole con la robustezza di un carro armato. Sono come degli Zulu che non possono essere arrestati nemmeno dai proiettili a espansione

Maggiore Meredith

La verità è che gli emù non si rivelarono un nemico facile, tutt’altro: resistenti ai proiettili (sono pur sempre dei “polli” da mezzo quintale), veloci, agili… E oltretutto senza l’educazione di starsene ammassati a fare da bersaglio.

La seconda fase delle operazioni: 12 novembre – 10 dicembre 1932

Gli emù ovviamente continuarono le loro incursioni: del resto, erano 20.000, e 50 o 500 perdite erano niente… Quindi, i veterani ricominciarono a protestare praticamente subito. A quel punto, la loro “causa” fu perorata dal premier dell’Australia Occidentale, James Mitchell: secondo lui, doveva essere l’esercito a farsi carico di tutta l’operazione, intervenendo con decisione.

Di conseguenza, il governo centrale fu costretto ad inviare più truppe, rispedendo sul posto il maggiore Meredith. Anche perché, le truppe locali pare che fossero pure poco addestrate all’utilizzo delle mitragliatrici…

Le cose stavolta andarono un po’ meglio, ed i militari riuscirono ad uccidere più animali. I numeri come al solito sono incerti: Meredith fu richiamato il 10 dicembre, e dichiarò che fino a quel momento erano stati uccisi 986 emù, con altri 2.500 morti in seguito per le ferite riportate.

Numeri molto ottimistici ed impossibili da verificare.

Australiano con emù morto
Un australiano con un emù morto, nel novembre 1932. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: autore sconosciuto, The Land Newspaper. Public Domain Australia

Epilogo

Il problema degli emù non fu risolto. I contadini continuarono a chiedere l’aiuto dell’esercito, ma le forze armate australiane non si imbarcarono più in un’impresa del genere, che tra l’altro le aveva pure coperte di ridicolo.

Il governo si impegnò a realizzare un muro di contenimento di 200 km, che nemmeno a dirlo non fu mai costruito.

La soluzione alla fine fu quella di fornire gratis ai contadini-veterani i proiettili per uccidere gli emù. Cosa che continuano a fare ancora oggi. La legge locale infatti è molto chiara: gli emù sono una specie protetta, però se entrano in un terreno privato (e se il proprietario è in possesso delle apposite licenze) possono essere uccisi. Va detto che comunque non sono in pericolo di estinzione.

Valutazioni

Oggi la grande guerra degli emù è ricordata ironicamente non solo dagli australiani, ma a livello mondiale (internet ed i meme sanno essere spietati). Ma come giudicare questa operazione?

Beh, sicuramente un fallimento. Il governo fu costretto ad inviare l’esercito per la pressione degli agricoltori e degli attivisti, ma senza ottenere grandi risultati. Gli emù si rivelarono più duri del previsto, e fecero di tutto per rendere la vita difficile ai militari.

I quali oltre ad essere poco addestrati all’utilizzo delle mitragliatrici, non erano preparati ad affrontare un nemico mobile e resistente come quegli uccelli. La stessa idea di montare le mitragliatrici sulle automobili e di inseguirli si rivelò fallimentare: mirare era impossibile, gli emù erano più veloci ed i veicoli oltretutto si rompevano…

La stessa idea di utilizzare le mitragliatrici fu molto criticata, dato che non fu ritenuta un’arma adatta per questo genere di “nemico”.

La vera differenza, alla fine, la fecero nel corso degli anni gli agricoltori con i loro fucili, grazie ai proiettili forniti gratis dal governo.

Video

Fonti

(immagina di copertina tratta da Wikimedia Commons. Credits: autore sconosciuto, Pickering Brook Heritage. Public Domain Australia)