Polireme antichità

Quali sono state le navi da guerra più grandi dell’antichità? Se siete finiti qui, probabilmente ve lo sarete chiesto. Bene, vi dico subito che per trovarle occorre risalire all’epoca dell’ellenismo, ovvero quel periodo che va, indicativamente, dall’invasione della Persia da parte di Alessandro Magno (334 a.C.) alla fine dell’ultimo dei regni nati dalla frantumazione del suo gigantesco impero, l’Egitto tolemaico (battaglia di Azio, 31 a.C.), annesso da Roma.

Si trattava di navi veramente enormi, e non solo per l’epoca, visto che superavano i 100 metri. Realizzate interamente in legno, erano di dubbia utilità, anche se almeno in un caso risultarono decisive in battaglia.

Vediamo ora queste navi. Spoiler: sono due, e si chiamavano Leontophoros e Tessarakonteres.

Il contesto storico

Come ho scritto sopra, il periodo è quello ellenistico. Parlando di anni, e riferendoci esclusivamente alle navi, siamo nel terzo secolo avanti Cristo, quindi tra il 200 ed il 300 a.C.

I protagonisti sono i cosiddetti regni ellenistici, ovvero quegli Stati che si formarono in seguito alla disintegrazione dell’immenso impero di Alessandro Magno. I suoi generali (Diadochi), infatti, subito dopo la morte del condottiero, iniziarono a combattersi tra loro nella cosiddetta Guerra dei Diadochi (315-301 a.C.). Alla fine, il grande impero si ritrovò diviso in quattro regni più piccoli. Vediamoli molto brevemente.

  • Regno di Cassandro: Grecia e Macedonia.
  • Regno di Tolomeo: Egitto, Sinai, Turchia sud-orientale e Israele (più o meno).
  • Regno di Lisimaco: Tracia (Bulgaria), Turchia occidentale e coste turche del Mar Nero;
  • Regno di Seleuco: Turchia orientale, Siria, Giordania, Iraq, Iran, Afghanistan, Caucaso… Insomma, tutto quello che c’era fino al fiume Indo, Samarcanda inclusa (odierno Uzbekistan).

Questi regni, va detto, non andarono troppo d’accordo, e le guerre furono piuttosto frequenti. Oltretutto, i grandi imperi iniziarono a loro volta a disgregarsi, dando vita ad altre entità statali. Alla fine comunque, tutti i regni ellenistici si ritrovarono sotto il dominio dei romani e dei parti (quello di Seleuco, dall’Iraq in poi).

Se lo volete approfondire il periodo ellenistico, c’è l’immancabile Wikipedia.

Premessa: di che navi stiamo parlando

Dalla trireme in su

Le navi dell’antichità erano in legno. Cosa scontata, ma che è bene ribadire. Oltretutto, erano a propulsione mista: vela e remi. Quindi, ci troviamo di fronte a nomi piuttosto famosi, del tipo bireme e, soprattutto, trireme. Ma che vuol dire esattamente?

Qui la faccenda si complica un po’. Allora, prima di tutto le triremi avevano tre ordini (file orizzontali) di vogatori, così come le biremi ne avevano due. Tuttavia, vi sono alcuni problemi, visto che, sempre in epoca ellenistica, comparvero cose tipo le quadriremi, le quinqueremi, e via dicendo fino a dieci. Però non abbiamo affatto quattro, cinque o dieci ordini di vogatori, visto che il massimo praticabile, secondo alcuni studi, era di tre. Allora, a cosa sono dovuti questi nomi?

Per capire bisogna introdurre il concetto di sezione (o colonna), ovvero fila verticale di rematori, composta da un certo numero di unità o gruppi di voga (il singolo remo). Secondo la teoria più accreditata, il nome della nave sarebbe dovuto al numero complessivo di vogatori sulla sezione.

Esempio pratico. La quinquereme non aveva cinque ordini (file orizzontali di remi) ma al massimo tre, con cinque vogatori per sezione (file verticali). Quindi, tre ordini, con (ipotesi) due vogatori per remo in quello in alto, altrettanti per quello centrale e uno per quello in basso. In questo modo si spiegano anche presunti “mostri” a dieci remi.

Cosa importante: gli antichi non hanno lasciato i progetti delle loro navi, quindi tutto quello che sappiamo lo dobbiamo a raffigurazioni pittoriche e descrizioni degli autori antichi, che oltre ad essere un po’ fumose spesso vanno pure interpretate.

Tornando alla trireme con cui abbiamo iniziato, si ritiene che avesse tre ordini di remi, ognuno con il suo vogatore.

I giganti dell’antichità

Gli antichi le navi le sapevano fare, e pure belle grosse. Certo, alcune erano più grosse delle altre. Io mi occuperò proprio di quelle, in particolare di quelle da guerra.

Quindi, dall’articolo resteranno fuori alcuni pesi massimi dell’epoca. Ve li elenco al volo.

  • Syracusia (240 a.C.), la più grande nave da trasporto dell’antichità. Secondo le ricostruzioni era lunga 55 metri, e poteva trasportare fino a 1.800 tonnellate di carico o quasi 2.000 persone. La Syracusia navigò una sola volta, da Siracusa ad Alessandria d’Egitto: e lì rimase. Era decisamente troppo grossa e poco maneggevole. Per la cronaca, tra spazi ricreativi, giardini, bagni con acqua calda, biblioteca e palestra, è stata considerata il Titanic dell’epoca.
  • Zattera di Hatshepsut (1.500 a.C.), una grossa imbarcazione di 85 metri fatta costruire dalla regina egizia Hatshepsut per trasportare gli obelischi sul Nilo. Pare che fosse piuttosto complicata da manovrare e doveva essere rimorchiata da una trentina di piccole imbarcazioni a remi. Anche perché non erano previsti né remi, né vela (l’imbarcazione era troppo grande).
  • Thalamegos (200 a.C.), un palazzo reale galleggiante costruito per il faraone egiziano e sua moglie. Si trattava di un’imbarcazione lunga 90 metri, di cui si sa molto poco, ma che era munita di tutti i confort possibili. Lo scafo era a catamarano (due scafi distanziati che sorreggono l’intera struttura), e non è chiaro se avesse una “propulsione” propria oppure andasse rimorchiata. Comunque, era progettata per le crociere di piacere della famiglia reale.

Le due navi di cui mi occuperò, invece, sono la Leontophoros e la Tessarakonteres, entrambe da guerra.

Leontophoros, il gigante che andò alla guerra

Storia

Questa nave venne costruita ad Eraclea Pontica, sul Mar Nero, per conto di Lisimaco, uno dei diadochi di Alessandro Magno (altre fonti riportano che in realtà fu realizzata in Macedonia per il re Demetrio, e che finì nelle mani di Lisimaco solo dopo la morte di questi).

Lisimaco comunque non riuscì a godersi la nave. Il sovrano venne ucciso nel 281 a.C. e la sua flotta fu incamerata dal re macedone Tolomeo Cerauno, che la utilizzò in battaglia l’anno successivo contro Antigone II.

La Leontophoros fu l’unica nave da guerra gigante ellenistica ad essere usata sul serio in guerra. Non solo. Pare infatti che fu determinante per la vittoria di Tolomeo. Come notato da alcuni storici, si trattò di un esperimento, che ebbe successo ma non fu ripetuto. Per la cronaca, pare che la gigantesca imbarcazione affondò per una tempesta.

Leontophoros
Ricostruzione della Leontophoros. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Gelo4. CC BY-SA 4.0

Caratteristiche

La Leontophoros era bella grossa: si trattava di una octareme, ovvero un’imbarcazione con otto rematori per ogni sezione. Dalle descrizioni che ci sono arrivate, aveva ben 800 rematori per lato, oltre a 1.200 uomini a combattere sul ponte e ben due timonieri.

Secondo le ricostruzioni più recenti, la Leontophoros aveva un singolo ordine di remi, con ben otto vogatori per remo. Gli studiosi hanno calcolato che, visto il numero di remi, la nave doveva essere lunga ben 110 metri e larga 10! Un vero colosso dell’antichità.

Il dislocamento di una “cosa” di questo tipo avrebbe raggiunto le 2.000 tonnellate. Praticamente, la supercorazzata dell’epoca.

Pare che la nave fosse molto bella a vedersi, ed era equipaggiata con varie armi:

  • un rostro a prua per speronare le altre navi, immancabile;
  • otto torri sul ponte (due grandi singole, a prua ed a poppa, e sei accoppiate nella parte centrale);
  • balestre varie sui lati.

Gli studiosi hanno comunque dei dubbi su questi numeri, soprattutto per la lunghezza. In particolare, avrebbe dovuto essere molto difficile farla virare, senza contare poi tutti i problemi strutturali di una nave lignea di queste dimensioni (molto più lunga dei vaselli del diciannovesimo secolo).

Dati tecnici

  • Tipologia: octareme
  • Ingresso in servizio: prima del 281 a.C.
  • Esemplari costruiti: 1
  • Status attuale: affondata per una tempesta?
  • Dislocamento: 2.000 t
  • Lunghezza: 110 m
  • Larghezza: 10 m
  • Propulsione: mista, vele e remi
  • Armamento: un rostro a prua, balestre varie
  • Equipaggio: circa 2.000 uomini tra vogatori e soldati

La Tessarakonteres, la “supernave” da esposizione

La Tessarakonteres è stata probabilmente la più grande nave dell’antichità, nonché la più grande imbarcazione a propulsione umana mai realizzata. Ben 130 metri di imbarcazione, con una struttura a catamarano piuttosto insolita. Lo stesso nome è abbastanza evocativo: Tessarakonteres in greco vuol dire “quaranta remi”, e si riferiva al numero di vogatori nella colonna di remi. La “quaranta” (così come veniva chiamata) era abbastanza inutile per via della sua mole, tanto che venne utilizzata solo come “nave da esposizione”, ormeggiata in porto per mostrare la potenza del suo committente, Tolomeo IV d’Egitto.

Storia

Come detto sopra, la Tessarakonteres fu commissionata da Tolomeo IV, faraone d’Egitto dal 222 a.C. al 204 a.C. La nave venne realizzata in quel periodo. La costruzione della “quaranta” non fu affatto semplice, a causa delle sue dimensioni. Sappiamo infatti che l’imbarcazione venne varata grazie ad un bacino di carenaggio, probabilmente utilizzato per la prima volta nella storia. L’idea fu di un fenicio.

La carriera operativa della Tessarakonteres fu veramente senza storia. La nave era troppo grossa ed ingombrante non solo per combattere, ma probabilmente anche per navigare! Da quanto ne sappiamo, non fu mai usata in combattimento, e trascorse tutta la sua vita come “nave di prestigio”, ormeggiata in porto o occupata in piccoli spostamenti, per mostrare al mondo la potenza della flotta tolemaica. Il suo destino è ignoto, ma è probabile che sia stata abbandonata per i suoi alti costi di gestione.

Va detto comunque che soldi comunque non erano un problema per Tolomeo IV, dato che era uno dei monarchi più ricchi della sua epoca.

Tessarakonteres
Ricostruzione della Tessarakonteres. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Bromley86. CC BY-SA 4.0

Descrizione tecnica

Com’era fatta la Tessarakonteres? Vediamolo.

La nave aveva una struttura a catamarano: due scafi uniti da una piattaforma. I due scafi erano enormi: ben 130 metri e larghi 17. La larghezza complessiva non è nota, ma doveva esser notevole. La nave, comunque, aveva due “teste” e due poppe.

Premesso che non ci sono arrivate descrizioni dettagliate di questa nave, gli storici hanno fatto alcune ricostruzioni. Secondo l’ipotesi comunemente accettata, la “quaranta” aveva tre ordini di remi, con una ventina di vogatori per sezione (il numero massimo per remo era di otto vogatori). Quello che non è chiaro è se i remi fossero anche nel lato interno (quello sotto la piattaforma) oppure esclusivamente in quello esterno. Nel secondo caso, la Tessarakonteres sarebbe stata una “venti + venti”, contando solo i vogatori esterni dei due scafi.

I rematori complessivamente imbarcati erano 4.000, quindi 2.000 per scafo. Nell’ipotesi che siano stati utilizzati solo i remi esterni (la più accreditata), e che questi fossero complessivamente 150 per lato, si è ipotizzato che metà dei vogatori fosse tenuto di riserva (vi ricordo che il massimo teorico per ogni remo è di otto vogatori). Comunque, tenere qualcuno di riserva poteva non essere una cattiva idea, visto che i remi erano lunghi tra i 14 ed i 17 metri!

La gigantesca piattaforma serviva ad ospitare ben 2.850 soldati, un numero enorme. Probabilmente, qui sopra vi erano anche delle macchine da guerra, tipo catapulte gigantesche.

L’equipaggio complessivo era degno di una portaerei nucleare. Stando alle fonti, oltre ai 4.000 rematori e 2.850 soldati, vi erano anche 400 marinai: oltre 7.000 persone!

Fonti

(immagine di copertina tratta da Wikimedia Commons. Credits: Carole Raddato. CC BY-SA 2.0)