Muro di scudi

Quali sono state le grandi battaglie combattute in Islanda? Beh, non si tratta di un Paese con una grossa storia militare, anzi! Questa isola, il più delle volte, è stata una semplice spettatrice dei grandi eventi della Storia: dominio norvegese dal 1262, poi danese, infine indipendente (1944). Danimarca e Norvegia hanno avuto le loro guerre, ma l’Islanda è parecchio fuori mano… Insomma, l’unica invasione da parte di un esercito straniero è avvenuta nel 1940, quando gli inglesi la occuparono per evitare che lo facessero i tedeschi.

Questo vuol dire che sul suo territorio non sono mai state combattute grandi battaglie? Non proprio. A parte i contingenti che dovevano essere forniti ai governanti di turno, l’Islanda è sempre stata una terra turbolenta, e prima del dominio norvegese lo era ancora di più. L’isola era divisa in varie fazioni, che si combatterono tra loro, anche in battaglie piuttosto importanti.

Andiamo a conoscere meglio questa storia.

Cenni sulla storia islandese

L’Islanda, in virtù della sua posizione, è rimasta isolata a lungo. Isolata, ma non sconosciuta. Fu scoperta dai monaci irlandesi all’inizio del nono secolo, e successivamente raggiunta dai vichinghi. La colonizzazione vera e propria iniziò nell’874, e nel 930 venne fondato l’Alþingi, una sorta di assemblea generale dove si riunivano i vari capi locali (singolare: goði, plurale: goðar). Questa assemblea aveva compiti legislativi e giudiziari, e non era previsto alcun capo, né tantomeno re.

La fondazione dell’Alþingi coincide con la nascita del cosiddetto Stato Libero d’Islanda. Questa sorta di unione nazionale tra i vari clan resse tutto sommato abbastanza bene senza conflitti particolarmente gravi fino agli inizi del tredicesimo secolo.

I goðar (ognuno al capo di un goðorð) all’interno dell’assemblea erano 39, ma alcuni iniziarono ad accumulare parecchio potere, di fatto stravolgendo lo status quo ed assumendo il controllo di altri goðorð. In tutto questo, bisogna aggiungere che alcuni goðar erano anche vassalli del re di Norvegia, che tramite loro cercava di aumentare il proprio potere… Insomma, la situazione era abbastanza caotica.

Lo divenne ancora di più nel 1220, quando iniziò la cosiddetta Epoca degli Sturlungar.

Mappa dell'Islanda
Mappa d’epoca dell’Islanda. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Abraham Ortelius. Public Domain Islanda

L’Epoca degli Sturlungar

Nel 1220 il potere nell’isola era concentrato nelle mani di pochi clan, che spesso si combattevano tra loro. La situazione diventò critica quando un certo Snorri Sturluson, capo di una delle fazioni principali (gli Sturlungar) divenne vassallo del re di Norvegia Haakon IV. In teoria, egli avrebbe dovuto aiutare il sovrano a prendere possesso dell’isola, ma in realtà fece molto poco. Tuttavia, la situazione precipitò nel 1235, quando suo nipote Sturla Sighvatsson, divenuto anch’egli vassallo di Haakon, prese l’impegno molto più seriamente.

A questo punto, i maggiori clan islandesi, gli Ásbirningar e gli Haukdælir, affrontarono Sturla e suo padre in quella che è ricordata come la più grande battaglia mai combattuta in Islanda, quella di Örlygsstaðir. Sturla e suo padre Sighvatr furono sconfitti ed uccisi.

I due clan divennero i più potenti dell’isola, e Snorri morì assassinato. Ma non era finita qui.

Nel 1242, Þórður kakali Sighvatsson (figlio di Sighvatr e fratello di Sturla) giunse in Islanda e decise di vendicare i parenti. Ci mise appena quattro anni: tra le varie battaglie, quella di Haugsnes fu la più sanguinosa della storia islandese, e sancì la definitiva vittoria di Þórður.

Inizialmente, questi governò l’Islanda da solo, per ben tre anni (1247-1250), ma poi il re norvegese inviò sull’isola Gissur Þorvaldsson, uno dei vincitori di Örlygsstaðir. Va detto che entrambi erano vassalli di Haakon, ma il sovrano norvegese puntò sul secondo per assoggettare l’isola. Gli islandesi non apprezzarono, tanto che cercarono di farlo fuori bruciandogli casa. Nonostante gli insuccessi, Gissur fu promosso jarl (titolo nobiliare), ma la situazione non migliorò: il re norvegese non aveva alcun potere ufficiale, ed i conflitti continuarono. Alla fine, Haakon inviò un suo speciale emissario che riuscì a far accettare al popolo islandese la sua sovranità: con la firma del “Vecchio Patto” (1264), l’Islanda cessò di essere indipendente.

Le grandi battaglie islandesi

Se nel paragrafo precedente vi è venuto mal di testa con tutti questi nomi, beh sappiate che vi capisco. Adesso andiamo a vedere le grandi battaglie combattute in Islanda. Sono giusto tre.

Per la cronaca, il termine “grande” è stato utilizzato relativamente all’Islanda. Se andiamo a vedere i semplici numeri assoluti, questi sono molto bassi.

Re Haakon IV di Norvegia
Re Haakon IV di Norvegia e Skule Bårdsson, sua madre adottiva. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: sconosciuto, Flateyjarbók. Public Domain Islanda

La battaglia di Örlygsstaðir, la più grande della storia islandese

La battaglia di Örlygsstaðir è considerata la più grande mai combattuta in Islanda, quella dove hanno preso parte più soldati. Venne combattuta il 21 agosto 1238, nella parte settentrionale del Paese, tra le forze dei due clan Ásbirningar e Haukdælir (comandati rispettivamente da Kolbeinn Arnórsson e Gissur Þorvaldsson) contro gli Sturlungar, fedeli al re di Norvegia e guidati da Sturla Sighvatsson e suo padre Sighvatur Sturluson.

Complessivamente, vi presero parte non più di 3.000 soldati, anche se trovare cifre esatte è molto difficile. Io mi sono basato sulla Wikipedia islandese, che riporta 1.300 uomini per gli Sturlungar e 1.700 per i loro sfidanti dei territori meridionali (gli Sturlungar controllavano l’Islanda occidentale e settentrionale).

A quanto ne sappiamo, i “meridionali” sorpresero gli Sturlungar, costringendoli a ritirarsi precipitosamente nella fortezza di Örlygsstaðir. Tuttavia, questa non era affatto una buona postazione, ed in definitiva l’esercito settentrionale crollò completamente.

Va detto che le perdite furono molto lievi: appena 49 morti tra gli Sturlungar e 7 tra i loro avversari dei territori meridionali. I due condottieri, Sighvatur e Sturla, padre e figlio, rimasero uccisi nella battaglia. Altri 5 furono giustiziati successivamente.

La Battaglia del Golfo

La battaglia del Golfo (Flóabardagi in islandese) è stata l’unica battaglia navale combattuta esclusivamente da islandesi. Gli isolani, infatti, ebbero modo di battersi sul mare contro i pirati, i nemici esterni oppure al servizio di danesi e norvegesi. Ma la battaglia dei Golfo fu l’unico caso in cui combatterono tra loro. Venne combattuta a Húnaflói, una baia nel nord ovest dell’isola, il 25 giugno 1244, e sostanzialmente si risolse in un nulla di fatto.

Da una parte, vi erano 15 navi al comando di Þórður Sighvatsson, mentre dall’altra 20 battelli agli ordini di Kolbeinn Arnórsson. Non abbiamo informazioni sulle perdite, ma Þórður, nonostante l’inferiorità numerica, riuscì ad affondare alcune unità.

Le due flotte probabilmente si affrontarono a distanza, visto che lo scontro fu combattuto essenzialmente tirandosi dei sassi da un’imbarcazione all’altra.

La battaglia di Haugsnes, la più sanguinosa della storia islandese

La battaglia di Haugsnes è conosciuta per essere la più sanguinosa mai combattuta in Islanda, ovvero quella col più alto numero di morti. I due eserciti di Þórður Sighvatsson (Sturlungar) e Brandur Kolbeinsson (Ásbirningar) si scontrarono il 19 aprile 1246 a Haugsnes, una penisola dalle parti del Skagafjörður, nell’Islanda settentrionale.

Complessivamente, vi presero parte circa 1.100 uomini: 500 per gli Sturlungar e 600 per gli Ásbirningar. I due eserciti si fronteggiarono schierati in due blocchi, l’uno di fronte all’altro. Þórður, per cercare di vincere nonostante l’inferiorità numerica, decise di ricorrere ad uno stratagemma: infiltrare alcuni dei suoi nello schieramento avversario, con il compito di “rompere” le file e creare scompiglio al momento dell’attacco.

Þórður, va detto, fu piuttosto fortunato, visto che la sua idea funzionò: infatti, visto lo scarso numero di uomini, questi tra loro molto probabilmente si conoscevano quasi tutti.

La battaglia comunque fu molto dura: circa 110 uomini rimasero uccisi, il 10% delle forze impegnate. Þórður ne perse 40, mentre gli Ásbirningar 70. Oltretutto, Brandur Kolbeinsson, capo militare del clan, rimase ucciso.

Questa fu una sconfitta micidiale per la casata, segnandone il definitivo tramonto. Þórður aveva trionfato: non solo era ormai il condottiero più potente dell’isola, ma era anche riuscito a vendicare i suoi famigliari Sighvatur e Sturla, uccisi a Örlygsstaðir otto anni prima.

Battaglia di Haugsnes
Sito della battaglia di Haugsnes. Le pietre rappresentano i due schieramenti che si fronteggiarono. Le pietre con le croci indicano i caduti. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Navaro. CC0 1.0

Ringraziamenti

Il mio ringraziamento va a Larry Tesler, inventore dei comandi taglia, copia e incolla per il computer: visti i nomi sopra, senza la sua invenzione la stesura di questo articolo non sarebbe mai stata possibile.

Fonti

(immagine di copertina derivata da Wikimedia Commons. Credits: Siegbert Brey. CC BY-SA 4.0)