FIAT 2000

Il FIAT 2000 è stato il primo carro armato interamente sviluppato e costruito in Italia, nonché il veicolo di questo tipo più grande realizzato dal nostro Paese per una buona sessantina d’anni.

Per l’epoca, era un mezzo corazzato piuttosto avanzato, oltre che molto grosso. A volte, viene definito come il “carro armato superpesante italiano“. In realtà, questa definizione sarebbe errata: i carri superpesanti, infatti, erano molto più grossi. Ne ho parlato abbondantemente su questo sito.

Comunque, per l’epoca in cui fu costruito, il FIAT 2000 era un vero gioiello tecnologico, di dimensioni ragguardevoli e con armamento e corazza adeguate. Tuttavia, è errato dire che fu il più grande carro armato della prima guerra mondiale, visto che nemmeno entrò in servizio durante il conflitto.

Tra l’altro, fu tra i primissimi mezzi corazzati ad avere una torretta girevole.

Tuttavia, a causa dei costi non proprio irrisori (eufemismo) e dello scarso interesse dei comandi (che non lo ritenevano adatto al teatro di guerra italiano), ne furono realizzati appena due esemplari, che ebbero un servizio molto limitato nel corso degli anni venti e, forse, trenta.

Oggi, questi due esemplari sono andati perduti. Tuttavia, un’associazione sta realizzando una replica il più fedele possibile per dimensioni e peso di questo veicolo straordinario.

Le origini del FIAT 2000

I comandi italiani iniziarono a porsi il problema dei carri armati nel 1916, dopo che gli inglesi li ebbero usati per la prima volta sulla Somme, in Francia. Visto che l’arma poteva avere una sua importanza anche per l’esercito del nostro Paese, incaricarono la FIAT di realizzare qualcosa.

In realtà, lo stesso esercito non aveva le idee chiarissime sulle specifiche del nuovo veicolo. Il carro armato, infatti, era un’arma completamente nuova, della quale esistevano ben poche immagini. All’epoca probabilmente c’erano solo delle foto prese dai campi di battaglia, oltre a qualche articolo giornalistico sul Little Willie, un veicolo corazzato e cingolato britannico che però era rimasto allo stato di prototipo (e che era completamente diverso dai Mark I che entrarono in combattimento sulla Somme).

Little Willie
Il Little Willie, il primo carro armato mai costruito. Nonostante l’aspetto relativamente moderno, le autorità militari britanniche lo scartarono perché non era in grado di superare le trincee più larghe. I progettisti italiani, comunque, si ispirarono a questo veicolo. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Andrew Skudder. CC BY-SA 2.0

I requisiti, dunque, erano molto vaghi.

Nonostante questo, la FIAT non si scoraggiò e mise al lavoro due dei suoi migliori progettisti: Carlo Cavalli e Giulio Cesare Cappa. In questo caso, il “fattore tempo” era essenziale: era chiaro, infatti, che il primo che avesse avuto veicoli del genere avrebbe avuto un grosso vantaggio sul nemico.

Il 21 giugno 1917, il nuovo carro armato, chiamato FIAT 2000, venne presentato alle autorità militari. Va detto, fece una certa impressione, soprattutto per le dimensioni. Certo, era un prototipo e nemmeno completo, ma la meccanica (una delle cose fondamentali) era quella definitiva.

Mark V
Un “tank” Mark V britannico. Come si può vedere, la linea è completamente diversa da quella del FIAT 2000, così come la disposizione dei cingoli. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: autore sconosciuto (Imperial War Museum). Public Domain

Descrizione tecnica del FIAT 2000

Ma com’era fatto il “carro armato superpesante italiano”? Come ho detto prima, le specifiche erano molto vaghe, visto che i vertici del Regio Esercito non avevano alcuna esperienza in fatto di macchine simili (come tutti, del resto). Tuttavia, qualche indicazione ai progettisti l’avevano data: la foto del Little Willie inglese, praticamente la sola cosa di cui disponevano all’epoca. I tecnici, dunque, si misero al lavoro su un “design” che era per certi versi innovativo, ma molto diverso da quello che poi tirarono fuori gli stessi inglesi (il Little Willie aveva un problema fondamentale: insufficiente capacità di superare le trincee).

Andiamo ad approfondire.

FIAT 2000 disegno interno
Disegno con la sistemazione interna del FIAT 2000. Si possono osservare la posizione del guidatore e soprattutto del vano motore (immagine nel pubblico dominio per Copyright scaduto. Fonte: Wikipedia Italia. Credits: Fiat. Public Domain)

Scafo

Quello che più stupisce del FIAT 2000 sono le dimensioni dello scafo. In rete si trovano numeri leggermente diversi (niente di che, sia chiaro). Io mi baserò su quelli riportati dal volume 2 di Gli Eserciti del Ventesimo Secolo – Mezzi corazzati e Blindati 1900-1918.

Questo carro armato era lungo 7,4 metri, alto 3,8 e largo 3,2, per un peso complessivo di 38,78 tonnellate (anche se da alcune parti viene riportato 40). Per dire, si trattava di dieci tonnellate in più dei carri Mark britannici, con una lunghezza che era quasi la stessa.

L’altezza era clamorosa, con uno scafo a casamatta che non era fatto per passare inosservato. Per dirla tutta, visivamente appariva come una specie di “bunker cingolato”. Le varie parti della corazza erano a piastre imbullonate, come in tutti i carri armati dell’epoca. Lo spessore era di 20 mm su tutti i lati, e 15 nella parte superiore.

Va detto che era un valore ottimo: i carri contemporanei nella maggior parte dei casi avevano protezioni di 12-16 mm (i Mark inglesi), incluso il carro pesante Mark VIII. Anche i carri francesi erano su valori di poco inferiori. L’unico che lo superava, in valori assoluti, era l’A7V tedesco, che frontalmente raggiungeva 30 mm: questo veicolo, però, aveva molte altre limitazioni (di fondo, era un parallelepipedo montato su due piccoli cingoli. Se ne volete costruire uno da tenere in casa per giocarci, potete farlo qui).

Il FIAT 2000 aveva feritoie su ogni lato, che permetteva ai membri dell’equipaggio di guardare all’esterno. Ovviamente, queste aperture si potevano richiudere con degli sportelli.

L’equipaggio poteva accedere all’interno del veicolo grazie ad uno sportello sul lato destro.

FIAT 2000 sezione superiore
Disegno raffigurante la parte superiore del “carro armato superpesante italiano” FIAT 2000. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: GSepe. CC BY-SA 4.0

Equipaggio

Il FIAT 2000 aveva bisogno di 10 uomini per “funzionare”:

  • un pilota, nella sua cabina corazzata;
  • un cannoniere ed un inserviente per il cannone da 65 mm, che erano sistemati in torretta;
  • sette mitraglieri, uno per mitragliatrice.

Dieci uomini possono sembrare tanti, ma erano un valore normale per un carro armato pesante della grande guerra: l’A7V, tedesco, per dire, ne aveva il doppio! E poi, come abbiamo visto, servivano tutti.

FIAT 2000 con equipaggio
Cartolina a colori raffigurane un FIAT 2000 con il suo equipaggio. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: GSepe. CC BY-SA 4.0

Allestimento interno

Premessa: nella prima guerra mondiale, i carri armati erano appena stati inventati, ed il confort degli equipaggi era l’ultimo tra i pensieri dei progettisti. I primi modelli avevano il motore nello stesso ambiente dell’equipaggio, con tutti i disagi che si possono immaginare (fumi di scarico, rumore assordante, calore, ecc.). Senza contare che la guida era molto difficoltosa: il Mark IV, ad esempio, aveva bisogno di quattro persone per essere guidato.

Il FIAT 2000 internamente era molto avanzato. Il carro armato superpesante italiano, infatti, aveva una serie di caratteristiche piuttosto innovative.

  • Motore ed equipaggio in ambienti separati. Il motore era fisicamente separato dalla zona riservata al personale. La sistemazione era molto particolare: si trovava nella parte anteriore del veicolo, in un ambiente apposito sotto al “pavimento” del carro armato. Sempre sotto, c’erano tutte le componenti meccaniche (trasmissione, frizione, ecc.).
  • Sistema di guida. Il pilota era unico, e risiedeva in una cabina corazzata posteriore. La visibilità con l’esterno era assicurata da una serie di feritoie, che potevano essere chiuse in caso di bisogno. In questo caso, il pilota usava un periscopio. I carri contemporanei, nella maggior parte dei casi, avevano solo le feritoie, che erano un elemento di vulnerabilità notevole: i nemici, infatti, non ci misero molto a capire che mirando a queste aperture con fucili e mitragliatrici potevano fare danni enormi.
  • Ricambio dell’aria. Internamente era stata installata una grossa ventola per aspirare i gas di sparo: del resto, con sette mitragliatrici ed un cannone, l’equipaggio avrebbe rischiato di finire intossicato. Una soluzione simile era prevista anche sui carri contemporanei, anche se non sempre era all’altezza: nel Mark V inglese, per esempio, il sistema di ricambio dell’aria funzionava poco, e gli uomini di equipaggio rischiavano di sentirsi male o svenire dopo poche ore.

Armamento

Questo bestione era ben armato.

L’armamento principale era costituito da un cannone da 65 mm calibro 17, che era stato modificato per il particolare impiego. Questo era sistemato in una torretta “a cupola”, che poteva ruotare di 360°. Per il suo elevato angolo di tiro, il cannone poteva essere usato anche come obice.

L’armamento secondario, invece, comprendeva ben sette mitragliatrici FIAT Revelli 1914 da 6,5 mm. Erano sistemate nel seguente modo:

  • quattro agli angoli;
  • due in altrettante feritoie sulle fiancate laterali;
  • una dietro.

Tutte le mitragliatrici avevano degli scudi semicircolari, che ne consentivano il brandeggio: in altri termini, si potevano muovere senza lasciare “spazi” pericolosi che potevano permettere al nemico di sparare all’interno del veicolo.

Cannone da 65/17
Il cannone da 65/17, che costituiva l’armamento principale del FIAT 2000. Questo esemplare è conservato presso il museo degli Alpini di Trento. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Luca Lorenzi. CC BY-SA 3.0

Cingoli

I cingoli meritano un capitolo a parte, visto che costituirono una grossa innovazione. Durante la prima guerra mondiale, volendo semplificare, troviamo tre tipi di sistemazione per il cosiddetto “treno di rotolamento”.

  • Cingoli avvolgenti. Caso inglese: scafo “a losanga” con i cingoli che “gli girano intorno”. Sono molto vulnerabili e scoperti, ma permettono di superare trincee molto larghe.
  • Cingoli esterni. Carri armati leggeri e medi, come il Whippet inglese o il Renault FT francese. I cingoli sono ai lati dello scafo, non sono avvolgenti in senso stretto ma non hanno alcuna protezione.
  • Cingoli coperti da corazzatura. Alcuni carri francesi (Saint-Chamond e lo Schneider CA1) ed il tedesco A7V li avevano coperti da corazzatura. In pratica, lo scafo “poggiava” sui cingoli, lasciando però i lati scoperti. Il problema erano le dimensioni: erano piuttosto corti, ed il superamento di una trincea poteva essere difficile.

Il FIAT 2000 aveva i cingoli protetti da corazzatura, anche laterale, ma erano molto lunghi e con una forma abbastanza peculiare, che gli consentiva di superare trincee anche molto ampie. Erano formati da piastre in acciaio larghe 45 cm, con dieci rulli per lato (quattro coppie su altrettanti carrelli oscillanti e due fissi alle estremità), con sospensioni a balestra.

Insomma, si trattava di una soluzione moderna e innovativa, almeno per l’epoca.

FIAT 2000 disegno
Disegno raffigurante la parte frontale di un FIAT 2000. Il grosso portello poteva essere chiuso, ed il pilota avrebbe potuto osservare l’esterno grazie ad un periscopio. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: GSepe. CC BY-SA 4.0

Prestazioni

Il motore era un FIAT A12 di origine aeronautica da 21.200 centimetri cubi a sei cilindri verticali raffreddato ad acqua, capace di erogare 250 hp di potenza. Questo propulsore era in grado di spingere il FIAT 2000 a 7,5 km/h, un valore molto simile a quello dei carri armati contemporanei di pari dimensioni. L’autonomia era di 75 km.

Il motore, per i nostri standard, consumava uno sproposito: un serbatoio da 600 litri, sufficiente per appena 75 km: praticamente, 8 litri per un chilometro!

Tutti questi dati, ovviamente, si riferiscono alle prestazioni del carro armato in condizioni ideali, quindi su strada o comunque terreno pianeggiante e duro.

Il FIAT 2000 aveva anche buone prestazioni generali quanto a mobilità. Abbiamo parlato prima delle caratteristiche del treno di rotolamento, e di come fosse relativamente innovativo. Ma funzionava?

La risposta è affermativa: questo corazzato era capace di superare una trincea larga tre metri e mezzo, poteva risalire scalini di un metro ed affrontare con successo brevi pendenze di 40°. Il FIAT 2000, poi, aveva anche discrete capacità anfibie, visto che poteva operare in un metro d’acqua.

FIAT 2000 retro
Vista posteriore di un FIAT 2000, nel 1919. Immagine nel pubblico dominio caricata da Wikipedia Italia. Credits: Regio Esercito

Riepilogo sulle innovazioni del FIAT 2000

  • Torretta girevole. Il primo carro armato con torretta è stato il Renault FT-17, un veicolo leggero da sei tonnellate e mezzo. Ma per l’epoca era una rarità: i carri inglesi, infatti, avevano i cannoni (o le mitragliatrici) montate nello scafo, oppure in gondole laterali. Insomma, un cannone da 65 mm in una torretta girevole non lo aveva mai messo nessuno.
  • Sospensioni. Spesso i carri armati contemporanei le avevano rigide, o comunque non molleggiate. Questo voleva dire che i sobbalzi e le vibrazioni all’interno erano micidiali, e ad ogni buca i poveri carristi rischiavano le vertebre! Il FIAT 2000 invece aveva le sospensioni a balestra: magari non saranno state efficacissime, ma erano sempre meglio di niente.
  • Vano motore separato dall’equipaggio. I primi carri armati avevano equipaggio e motore nello stesso ambiente: il rumore era assordante, e gli ordini andavano urlati, senza contare i fumi di scarico ed il calore…
  • Cingoli. I carri armati della prima guerra mondiale avevano i cingoli scoperti, oppure corazzati ma troppo corti per superare efficacemente le trincee. Con il FIAT 2000, come abbiamo visto, i progettisti riuscirono a conciliare le due cose.
FIAT 2000
Il FIAT 2000. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: autore sconosciuto, Fiat. Public Domain

Utilizzo del FIAT 2000

Il “carro armato superpesante italiano” venne realizzato dalla FIAT in due esemplari, entrambi donati dal costruttore al Regio Esercito. Si parlò di un ordine per 50 esemplari, ma alla fine non se ne fece nulla.

Il veicolo non prese parte al primo conflitto mondiale, perché considerato inadatto al tipo di terreno del fronte italiano (questo porterà grossi problemi in seguito, ma lo vedremo meglio dopo).

Praticamente tutti i carri armati in possesso dell’Italia (i due FIAT 2000 ed alcuni esemplari francesi) furono riuniti in una singola unità, la 1° Batteria Autonoma Carri d’Assalto, a Torino, a sua volta divisa in due sezioni. Per quello che riguarda i due FIAT, ebbero destini diversi.

  • Un esemplare venne inviato in Libia, contro la guerriglia locale. I risultati furono pessimi, perché il veicolo era troppo grosso e lento per il teatro africano, ed era praticamente inutile per combattere contro i ribelli, molto più mobili. Non si sa che fine abbia fatto, probabilmente è stato smontato e le corazze, le mitragliatrici ed il cannone sono stati recuperati.
  • Il secondo esemplare rimase in Italia, e venne sottoposto a parecchie prove e dimostrazioni, anche piuttosto spettacolari. Nel 1924, il carro armato venne trasferito al Reparto carri Armati, che era appena stato costituito, e spostato da una caserma all’altra di Roma. Nel settembre 1934 venne fatto sfilare davanti a Mussolini, durante una parata. Le ultime notizie risalgono al 1936, quando era utilizzato come monumento in una caserma a Bologna. Probabilmente è stato smantellato nel dopoguerra.

Considerazioni sul FIAT 2000

Il “carro armato superpesante italiano” per la sua epoca era piuttosto avanzato, e probabilmente anche costoso. Ma non fu questo, probabilmente, ad impedire che entrasse in servizio con il Regio Esercito.

I comandi italiani, come abbiamo visto, si interessarono da subito ai carri armati, e dopo aver provato uno Schneider gentilmente fornito dai francesi, videro che tutto sommato potevano essere utili anche sul terreno montuoso italiano. Quindi, furono avviati colloqui con la Francia per la fornitura di un certo numero di veicoli, oltre che per l’addestramento del personale.

Tra la catastrofe di Caporetto e le mancate consegne, fu solo nel 1918 che si decise di realizzare 1.400 Renault FT in Italia, con consegne a partire dal maggio 1919. La fine della guerra bloccò tutti i programmi.

Il FIAT 2000, per la sua mole, venne considerato non adatto al terreno del fronte italiano, pur essendo tecnicamente superiore a molto di quello che schieravano gli alleati all’epoca.

Aveva anche alcune limitazioni, in particolare per la difesa ravvicinata: le mitragliatrici, per posizione ed inclinazione delle corazze, non potevano “battere” l’area vicina al veicolo. Per il resto, era un carro armato della prima guerra mondiale, con tutti i limiti del caso.

Venne comunque emesso un ordine per 50 esemplari, ma non è chiaro se la cosa avrebbe potuto avere un seguito. Infatti, i comandi italiani rifiutarono di partecipare al programma interalleato per il carro pesante Mark VIII, ma non si è capito se fu per “favorire” un prodotto nazionale oppure per sfiducia verso i veicoli pesanti.

Visto quello che accadde nel dopoguerra, probabilmente c’è da pensare male e propendere per la seconda ipotesi: furono sviluppati solo veicoli leggeri e medi, e bisognerà aspettare gli anni quaranta per vedere un carro armato di progettazione nazionale pesante più di 20 tonnellate (il P26/40).

Comparazione con i veicoli contemporanei

Il FIAT 2000 viene definito da alcuni il carro armato superpesante italiano, l’ho scritto prima: ad essere pignoli non è esatto, perché i carri superpesanti hanno altre caratteristiche. Tuttavia, date le dimensioni e l’epoca, ci sta.

Se invece lo consideriamo il più grande carro armato della prima guerra mondiale (come hanno fatto alcuni), beh, questo è un clamoroso errore. Lasciando stare i progetti non realizzati (tipo il K-Wagen tedesco), a livello di prototipi sono esistite cose decisamente più grandi.

  • Carro armato Tsar (o Zar): russo, 60 tonnellate e dalla linea improponibile. Sarebbe arduo anche definirlo un carro armato, visto che ricordava più che altro un cannone dell’ottocento solo con ruote alte 9 metri. Lo racconto qui.
  • FCM 1A: francese, venne testato per la prima volta nel febbraio 1918. Si trattava di una sorta di dimostratore di un carro armato ancora più grosso, il Char 2C, che entrò in servizio negli anni venti, a guerra ormai conclusa. Pesava 41 tonnellate.
  • Steam Tank: costruito negli Stati Uniti, somigliava molto ai carri armati inglesi contemporanei. La grande differenza era la propulsione: andava a vapore. Pesava 50 tonnellate e ne fu realizzato solo uno, prima che l’esercito decidesse di interrompere le prove e cancellare il programma.

Per dirla tutta, poi, il carro pesante interalleato Mark VIII pesava circa 37 tonnellate, quindi poco meno del FIAT 2000, ed era pure più lungo…

Il FIAT 2000, comunque, rimase il carro armato più grande sviluppato e costruito in Italia fino ai tardi anni settanta, quando fu realizzato l’OF-40 da 45 tonnellate partendo dal Leopard 1 tedesco.

Carro armato Zar
Il carro armato Zar è uno di quei veicoli che non può essere descritto in poche righe… Fonte: Wikimedia Commons. Credits: autore sconosciuto. Public Domain Russia

La replica del FIAT 2000

La ricerca dei progetti

I due esemplari costruiti sono andati perduti. Tuttavia, nel 2017, venne costituito un comitato formato da tre associazioni, che decisero di realizzare una replica perfetta e funzionante di questo straordinario veicolo.

La fase progettuale è stata complessa, visto che la documentazione tecnica era in parte mancante (alcuni dei progetti originali sono stati ritrovati negli Stati Uniti…). Comunque, il comitato è riuscito ad acquistare il modellino in legno originale del carro armato (realizzato dalla FIAT), in scala 1 a 5.

Dopo un anno di lavoro per realizzare il progetto, il 15 novembre 2018 è iniziata la costruzione della replica.

FIAT 2000 modellino
Modellino del FIAT 2000. Si vede molto bene la disposizione delle mitragliatrici, ai quattro angoli e sulle fiancate. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: GSepe. CC BY-SA 4.0

Un lavoro originale

Di solito, quando si realizzano cose di questo tipo, si parte da un “relitto” preesistente, o comunque si fa largo uso di parti in leghe leggere, vetroresina, oltre che di motori elettrici. Nel caso del FIAT 2000 non è stato fatto niente del genere.

  • Il carro armato è stato costruito da zero, partendo dai progetti originali e dal modellino. La progettazione definitiva è stata fatta usando Autocad.
  • Lo scafo è realizzato in acciaio, con peso e dimensioni originali, così come le blindature.
  • Il motore è a benzina, da 140 cavalli, e molto simile all’originale. Risale agli anni cinquanta: si sarebbe potuto anche utilizzare un propulsore dell’epoca, ma sarebbe stato un grosso problema con i pezzi di ricambio.
  • Il cannone è un vero 65 mm calibro 17, ovviamente inerte. Il pezzo è stato donato dal Museo della Guerra di Rovereto. Le mitragliatrici invece sono delle riproduzioni.

Il risultato: una perfetta riproduzione

Il risultato, per aspetto e funzionalità, è molto simile all’originale. Stando a chi ci ha lavorato, è “fedele per il 100% all’esterno e per l’85% all’interno”.

Ma chi è stato a realizzare questa replica? Volontari, che hanno lavorato a titolo gratuito per 1.500 ore. Il costo è stato di 300.000 euro, raccolti grazie a donazioni di appassionati, imprenditori ed una sottoscrizione tra ex carristi.

I lavori sono stati ultimati nel novembre 2020, anche se ci sono ancora delle spese da sostenere (volendo, si può fare una donazione). Questa splendida replica sarà visibile presso il Museo delle Forze Armate 1914-1945 di Montecchio Maggiore (Vicenza).

Tutte le informazioni sul sito del museo.

Video

Dati tecnici

  • Progettista: Carlo Cavalli e Giulio Cesare Cappa
  • Costruttore: FIAT
  • Tipologia: carro armato pesante
  • Ingresso in servizio: 1918?
  • Ritiro dal servizio: anni trenta?
  • Esemplari costruiti: 2
  • Lunghezza: 7,4 m
  • Larghezza: 3,2 m
  • Altezza: 3,8 m
  • Peso: 38,78 tonnellate
  • Armamento principale: 1 cannone da 65/17
  • Armamento secondario: 7 mitragliatrici FIAT Revelli 1914 da 6,5 mm
  • Motore: 1 x 250 hp
  • Velocità massima: 7,5 km/h
  • Autonomia: 75 km
  • Equipaggio: 10

Fonti

(immagine derivata dalla Wikipedia italiana. L’originale è nel pubblico dominio. Credits: autore sconosciuto)