Base militare in Iraq

Il disastro di Camp Doha (o semplicemente, disastro di Doha) è il nome con cui è conosciuto un terribile incidente avvenuto l’11 luglio 1991 presso la base di Doha, la più importante installazione militare statunitense in Kuwait.

Le cose, in breve, andarono così. Un veicolo portamunizioni (ovviamente carico) prese fuoco per un problema tecnico all’interno della base. Dato che le squadre antincendio non riuscirono a domare le fiamme, i comandi ordinarono l’evacuazione dell’area. Dopo appena una quarantina di minuti le munizioni esplosero: l’esplosione coinvolse anche i veicoli vicini, dando inizio ad una serie di detonazioni a catena che durarono ore, provocando danni enormi e tre morti.

Si trattò della più consistente perdita di materiale militare sofferta dall’esercito statunitense in tempo di pace.

Camp Doha

Quando pensiamo alla presenza militare statunitense in Medio Oriente negli anni novanta, non si può non considerare Camp Doha e la sua enorme importanza. Cos’era Camp Doha? Molto in breve, la maggiore base militare dello Zio Sam nell’area!

Descrizione di Camp Doha

Si trattava di una vasta area, alla periferia di Kuwait City, che venne attrezzata immediatamente dopo la Prima Guerra del Golfo, quando il piccolo Kuwait fu liberato dalle truppe irachene che lo avevano invaso pochi mesi prima.

Al momento della fondazione, non era altro che una ex zona industriale riconvertita a deposito per veicoli militari e rifornimenti vari, che dovevano servire a dissuadere l’esercito iracheno da altre “avventure” militari. Solo nel 1998 si decise di convertire Camp Doha in una vera e propria base: fino a quel momento, infatti, non era stato altro che un gigantesco parcheggio/magazzino militare.

La base ebbe un ruolo chiave per le operazioni statunitensi (e non solo) nell’area, in particolare per l’invasione dell’Iraq del 2003 (quella delle armi chimiche che non esistevano). Nel periodo di massimo splendore, arrivò ad ospitare ben 2.00 persone. L’installazione fu definitivamente chiusa nel 2006.

Struttura della base

Com’era fatta questa base? Beh, al momento dell’esplosione (ovvero quello che interessa a noi) era un’enorme installazione di forma vagamente rettangolare, i cui confini erano delimitati da alcune strade. All’epoca, era divisa in due complessi (uno a nord e l’altro a sud) separati da un muro di sabbia spesso 200 metri.

La parte sud era piena di caserme per i militari, con una piccola autorimessa.

La parte nord, invece, era l’esatto opposto: una serie di caserme (non poche, va detto) e tre enormi autorimesse, piene di veicoli militari pronti all’uso. Due di queste autorimesse, le più grandi, erano praticamente attaccate al muro di sabbia.

All’interno del campo vi erano militari statunitensi e britannici.

Veicolo portamunizioni M992
Il “colpevole” del disastro di Camp Doha, il veicolo portamunizioni M992. Fu un calorifero all’interno di un mezzo del genere a provocare il principio di incendio che portò alla detonazione delle munizioni a bordo. Gli M992 erano pieni di proiettili da 155 mm. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Quentin Johnson. US Public Domain

Il disastro di Camp Doha, 11 luglio 1991

L’11 luglio 1991 era un giorno come tanti altri. L’attività nella grande base ferveva come al solito, e le varie unità erano schierate come deterrenza ad un (improbabile, visto com’era andata la guerra) attacco iracheno.

I veicoli erano pronti all’uso, in modo da poter intervenire immediatamente in caso di necessità. In altri termini, i vari mezzi erano carichi di munizioni.

La zona che interessa a noi era nella parte nord, in una delle due grandi autorimesse vicine al muro di sabbia, dove vi erano i mezzi dell’11th Armored Cavalry Regiment, da poco arrivati dalla Germania. Questi uomini erano in zona da un mese, e non avevano preso parte al conflitto con l’Iraq che si era concluso ufficialmente il 28 febbraio.

I veicoli, va detto, erano piuttosto ammassati nel grande “parcheggio”. Una fila di M992, veicoli portamunizioni per proiettili da 155 mm, accanto ad un’altra fila di semoventi d’artiglieria M109 (armati, guarda caso, con un cannone da 155 mm). Non male! Se a questi aggiungiamo un folto gruppo di mezzi da fanteria M2 Bradley nelle vicinanze, abbiamo il quadro completo della situazione.

L’incendio

Tutto iniziò alle 10:20 nella già citata autorimessa nella parte nord. Qui, a causa di un problema tecnico, un calorifero a bordo di un M992 prese fuoco, incendiando il veicolo. Situazione potenzialmente catastrofica: come vi ho detto, infatti, i mezzi erano tutti carichi di munizioni. Ora, un M992 poteva trasportare da solo una novantina di proiettili da 155 mm, roba grossa e potente, specie se caricata con alto esplosivo. Se moltiplichiamo per tutto quello che stava lì intorno, beh, la situazione era decisamente pericolosa.

Le squadre antincendio fecero l’impossibile per domare le fiamme, ma le cose si aggravarono praticamene subito. Vista l’inutilità degli sforzi, gli ufficiali presero una decisione molto sensata: ordinare l’evacuazione della base.

Carri armati Abrams in Iraq
Alcuni carri armati Abrams durante Desert Storm (1991). A Camp Doha ne esplosero quattro. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: PHC D. W. HOLMES II, US Navy. US Public Domain

L’esplosione

Verso le 11:00, una quarantina di minuti dopo l’inizio dell’incendio, le munizioni dell’M992 esplosero. Questo diede vita ad una catena di detonazioni, che durò diverse ore. La situazione fui aggravata da una serie di fattori;

  • i veicoli erano molto vicini tra loro, e tutti carichi di munizioni;
  • parecchi dei proiettili coinvolti erano caricati con submunizioni, che letteralmente iniziarono a “volare” da tutte le parti, esplodendo e peggiorando le cose;
  • vennero coinvolti anche proiettili all’uranio impoverito.

Insomma, una vera e propria apocalisse, tra incendi, blindati e carri armati che saltavano in aria e pezzi di metallo e plastica in fiamme che volavano da tutte le parti.

Provare ad intervenire per contenere le fiamme sarebbe stato non solo inutile, ma anche molto pericoloso: di conseguenza, le squadre antincendio lasciarono semplicemente i veicoli bruciare, aspettando che gli incendi si esaurissero.

Verso le 16:00, finalmente, la situazione tornò sotto controllo.

I danni dell’esplosione

Il panorama, alla fine, era qualcosa di apocalittico: un tappeto di decine di veicoli distrutti, munizioni inesplose sparse sul terreno, strutture danneggiate…

Decine di edifici risultarono gravemente danneggiati, ed il terreno era pieno di bombe inesplose, tanto che l’intera area venne dichiarata off limits per tre giorni.

Le perdite umane del disastro di Camp Doha

L’esplosione dell’11 luglio provocò tre morti e una cinquantina abbondante di feriti (sei di questi erano inglesi). La cosa più grave, però, furono i danni a lungo termine prodotti dall’uranio impoverito e da altre sostanze. Infatti, non solo le maschere protettive erano insufficienti per tutti, ma lo stesso personale, durante le operazioni di pulizia, non aveva protezioni adeguate. Parecchi degli uomini coinvolti hanno avuto problemi di salute successivi.

M2 Bradley
Una coppia di M2 Bradley dell’esercito statunitense. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Staff Sgt. Shane A. Cuomo, USAF. US Public Domain

I veicoli distrutti nel disastro

Complessivamente, rimasero distrutti non meno di 102 veicoli: la più grande perdita di materiale corazzato mai sofferta dall’esercito statunitense in tempo di pace.

Più in dettaglio, i veicoli persi furono i seguenti:

  • 4 carri armati M1 Abrams (caricati con i proiettili ad uranio impoverito. Lo vedremo meglio dopo);
  • un numero imprecisato di M992 portamunizioni;
  • vari semoventi M109;
  • un numero imprecisati di M2 Bradley;
  • veicoli logistici vari.

Il solo valore delle munizioni distrutte raggiunse la ragguardevole cifra di 15 milioni di dollari (1991). A queste perdite poi vanno aggiunti tutti quei veicoli rimasti contaminati dall’uranio impoverito, che l’esercito dovette successivamente smantellare perché troppo costosi da bonificare.

Proiettile all'uranio impoverito
Sezione di un proiettile M829 da 120 mm, con uranio impoverito. Ben 660 di questi proiettili esplosero nel disastro di Camp Doha. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: US Army. US Public Domain

Il problema dell’uranio impoverito

Il problema più grosso era costituito dai proiettili all’uranio impoverito. Infatti, ben 660 M829A1 da 120 mm erano rimasti coinvolti nel disastro. Questi erano il munizionamento standard del carro armato M1 Abrams: ordigni da quasi 21 kg, di cui circa 4,6 costituiti da una “freccia” uranio impoverito capace di penetrare praticamente qualunque veicolo corazzato dell’epoca.

La rimozione di questi ordigni fu lunga e complicata, e richiese l’intervento di unità da guerra chimica appositamente chiamate.

Gli incidenti non mancarono. Il 23 luglio, due soldati rimasero uccisi in seguito all’esplosione di un ordigno, cosa che portò all’interruzione dei lavori fino a settembre. Inoltre i veicoli coinvolti dovettero essere bonificati, così come gran parte dell’area.

Insomma, per farla breve, la base tornò pienamente operativa solo a novembre.

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