Classe Yasen

I sottomarini nucleari della classe Yasen (Progetto 885 Yasen) sono, in assoluto, i più moderni battelli subacquei in servizio con la marina russa (VMF). Gli Yasen hanno ricevuto il nome in codice NATO di classe Severodvinsk, e sono conosciuti anche come “classe Graney” (dal vecchio nome di progetto). Nelle intenzioni iniziali, avrebbero dovuto sostituire praticamente tutti i sottomarini nucleari da attacco (SSN) della VMF, oltre che i classe Oscar. Tuttavia, a causa del costo esagerato dei singoli esemplari, la produzione è stata limitata, per ora, a sette unità.

La maggior parte degli esperti li considera dei sottomarini nucleari lanciamissili guidati (SSGN), visto che quello è considerato il loro ruolo primario, per via della grande disponibilità di ordigni in tubi di lancio indipendenti. Comunque li si voglia classificare, si tratta di unità estremamente moderne, in grado di sfuggire ai più moderni sistemi di sorveglianza antisommergibile. Gli stessi americani, a denti stretti, li considerano sottomarini molto efficaci e silenziosi, ed una fonte anonima del Pentagono ha ammesso che l’unico esemplare in servizio, nel 2018, ha vagato per settimane nell’Oceano Atlantico senza essere intercettato.

Storia

La progettazione della classe Yasen iniziò in piena Guerra Fredda. L’Ufficio di Progettazione Centrale Malakhit, infatti, cominciò a sviluppare il nuovo sottomarino fin dal 1977, anche se non si trattava ancora di un SSGN. In origine, infatti, i progettisti stavano lavorando ad un battello nucleare da attacco, anche se probabilmente senza troppa fretta: all’epoca erano in fase avanzata i lavori sulle moderne classi Akula e Sierra. Insomma, si trattava di realizzare un successore a qualcosa che ancora non era entrato in servizio. Già nel 1985, il progetto preliminare era stato ultimato, ma la costruzione del primo esemplare iniziò solo nel dicembre 1993, al solito cantiere Sevmash di Severodvinsk. E si trattava di qualcosa di completamente diverso.

Nel 1989, quando la Guerra Fredda era agli sgoccioli, era stato cancellato il successore della classe Oscar, il Progetto 881 Merkury. Si sarebbe dovuto trattare di un vero mostro, lungo 180 metri e con un dislocamento di 25.000 tonnellate. A questo punto, i progettisti dovettero rivedere il Progetto 885, rendendolo capace di effettuare anche attacchi su obiettivi terrestri e con missili antinave (in pratica, quello che facevano gli Oscar). Le modifiche dovettero essere pesanti, perché per il nuovo ruolo non sarebbero bastati i missili lanciati dai tubi lanciasiluri, ma serviva qualcosa di più grosso. Di conseguenza, sul Progetto 885 vennero aggiunti dei tubi di lancio verticali.

I russi, molto ottimisticamente, pensarono di poter mettere in servizio la prima unità (chiamata all’epoca K-329 Severodvinsk) nel 1998: ma si sbagliarono, e di grosso. Lo scafo venne varato una prima volta nel 1995, ma era largamente incompleto. Anche la parola “varato” è impropria: il sottomarino era completo appena al 10%, e probabilmente fu solo un modo per “fare spazio” nel cantiere. Gli Yasen, infatti, nelle priorità della marina russa erano scivolati molto in basso: a parte la catastrofica situazione economica, la vera urgenza era la realizzazione dei sottomarini con missili balistici (SSBN) della classe Borei. Di conseguenza, gli scarsi fondi disponibili vennero dirottati sullo sviluppo degli SSBN, ed in generale sugli armamenti strategici.

Nel 1996, i lavori sullo Yasen vennero completamente interrotti, ed il sottomarino fu “messo in naftalina” in attesa di tempi migliori. Nel 2003 si aprì uno spiraglio: il Governo aveva stanziato dei fondi per il completamento del battello. Ma la cosa fu di breve durata: l’anno successivo, tutti i lavori furono rimandati, sempre per dare la priorità ai classe Borei (che avevano avuto uno sviluppo abbastanza travagliato, soprattutto per via dei problemi legati al missile imbarcato).

Mentre la costruzione del primo esemplare proseguiva tra un ritardo e l’altro, nel 2009 ne venne impostato un secondo (il Kazan). La marina russa intendeva metterli in servizio entrambi entro il 2015, ma le cose, tanto per cambiare, non andarono come previsto.

Comunque, nel giugno 2010, finalmente venne varato il primo esemplare del Progetto Yasen, il K-560 Severodvinsk. Il sottomarino, dopo estesi test in mare, entrò in servizio nel dicembre 2013: c’erano voluti oltre vent’anni di lavori. Le cose con il secondo battello, invece, andarono un po’ più per le lunghe.

Descrizione tecnica

I classe Yasen (o classe Severodvinsk) sono dei sottomarini estremamente moderni, i più sofisticati in servizio in Russia e tra i più avanzati a livello mondiale. Questi battelli infatti contengono praticamente tutte le ultime tecnologie russe legate alla guerra subacquea. Oltre a questo, progettualmente sono basati sui sofisticati classe Akula e sugli “estremi” Alfa.

Ne sono state realizzate due versioni: il Progetto 885 ed il Progetto 885M. Del primo, in effetti, fa parte il solo capoclasse, la cui costruzione è durata quasi due decenni. Gli ‘885M costituiscono una versione migliorata, che presenta alcune differenze. In generale, comunque, gli Yasen contengono una serie di elementi che li differenziano dalla stragrande maggioranza dei sottomarini russo-sovietici che li hanno preceduti.

Prima di tutto, non sono a doppio scafo. I sottomarini di scuola sovietica, infatti, hanno uno scafo esterno, non pressurizzato, che ne racchiude uno pressurizzato, completamente separato. Gli Yasen, invece, si ritiene adottino una soluzione ibrida: a scafo singolo nella parte centrale (o meglio, con i due scafi praticamente “attaccati”, non separati), e doppio scafo puro dietro alla falsatorre fino alla poppa. Diciamo che non si tratta di una novità assoluta, visto che probabilmente anche i classe Borei adottano una soluzione simile (ma non è certo). La lunghezza complessiva è superiore ai 130 metri, a seconda della versione (i Progetto 885M sono più corti, ma lo vedremo dopo). Il dislocamento supera le 13.000 tonnellate in immersione.

Lo scafo esterno è in acciaio, ma esistono alcuni dubbi su quello interno. Infatti, considerata l’elevata profondità operativa (quasi 600 metri), si ritiene che lo scafo pressurizzato sia in titanio (o almeno in una lega che lo contiene). Queste però sono supposizioni, anche perché la marina russa certi particolari non li ha rivelati.

Internamente, lo scafo pressurizzato dovrebbe essere suddiviso in otto compartimenti, con la sala di controllo direttamente sotto la falsatorre. Dentro quest’ultima c’è la capsula di salvataggio, di dimensioni più contenute ma che può comunque contenere l’intero equipaggio. Dal brevetto di questa capsula, si possono vedere diversi ambienti interni, segno che probabilmente è anche possibile effettuare la decompressione.

L’armamento principale è costituito da una serie di lanciatori verticali multipli (VLS) sistemati in due file, a coppie, capaci di sparare (in immersione o in superficie, è indifferente) una grande varietà di missili.

  • P-800 Oniks (NATO: SS-N-26 Strobile): un missile da crociera antinave capace di viaggiare a circa 2.400 km/h, con una gittata che può arrivare ad 800 km nella versione più recente.
  • Kalibr: famiglia di missili da crociera piuttosto numerosa. Le varianti navali sublanciate hanno una gittata che va dai 600 km a 3.600 km/h a 2.500 km ad oltre 900 km/h. Pare sia in fase di sviluppo una variante potenziata capace di raggiungere i 4.500 km di distanza.
  • P-900 Alfa: nuovo missile in fase di sviluppo, con 250 km di gittata ed una velocità massima di 3.000 km/h.
  • 3M22 Zircon: missile ipersonico da crociera in fase di sviluppo. Un vero e proprio mostro, con una gittata massima di 2000 km ed una velocità dichiarata che potrebbe superare gli 11.000 km/h.

Il numero di ordigni trasportati è variabile, e dipende dalla versione del sottomarino e dal tipo di missile. Comunque, in tutti i casi il numero di missili imbarcato è superiore a quello delle classi Virginia e Seawolf statunitensi (l’ultimo è addirittura sprovvisto di VLS).

Completano poi l’armamento i soliti tubi lanciasiluri da 533 mm (le voci su tubi più grandi, da 650 mm, pare siano senza fondamento). Il numero di tubi pare sia variabile a seconda della versione. La loro particolarità è la zona dello scafo dove sono sistemati. Tutti i sottomarini russi, infatti, li hanno direttamente sulla prua. Gli Yasen no: sono laterali, più indietro e poco davanti alla falsatorre. Questo posizionamento ha una ragione molto semplice: il sonar.

I Progetto 885, infatti, sono stati i primi sottomarini russi a montare un’antenna sonar sferica, chiamata Irtysh-Amphora, che in passato era stata testata su un classe Yankee appositamente modificato (il K-403 Kazan, chiamato in occidente Yankee Big Nose). Si tratta di una novità assoluta, visto che i modelli precedenti erano cilindrici. Questo apparato (che è collegato ad una serie di antenne sulle fiancate e ad un’altra rimorchiata) occupa più spazio, e quindi è stato necessario spostare i tubi lanciasiluri. Che, come al solito, sono in grado di sparare siluri convenzionali o a cavitazione, missili antisommergibile e mine.

I tubi lanciasiluri non sono tutti orizzontali sull’asse. Infatti, gli ultimi tre su ogni lato probabilmente sono inclinati verso il basso, in modo da poter colpire bersagli in profondità più facilmente.

Per autodifesa, gli Yasen hanno sei ulteriori tubi per il lancio di falsi bersagli ed inganni: quattro davanti ai tubi lanciasiluri e due a poppa dei VLS, probabilmente dello stesso tipo degli Akula. Sempre per autodifesa, fanno parte della dotazione anche missili antiaerei a corto raggio (Strela o Igla).

La propulsione è assicurata da un singolo reattore nucleare ad acqua pressurizzata, di modello variabile a seconda della versione e che sarà approfondito successivamente. La velocità è molto elevata: si parla di 35 nodi in immersione, e di oltre 20 in modalità silenziosa (valore paragonabile ai Seawolf americani, ma inferiore ai Virginia). Tuttavia, alcune fonti riferiscono che in realtà uno Yasen, sempre in modalità silenziosa, potrebbe raggiungere i 28 nodi.

L’equipaggio è piuttosto ridotto: approssimativamente, è compreso tra i 60 ed i 90 elementi, a seconda che si tratti di un Progetto 885 o di un 885M. Sono pochi, niente da dire su questo: un classe Virginia (che è pure più piccolo) ha 135 uomini, ed i sofisticatissimi Seawolf anche qualcuno in più. Evidentemente, i russi su questi sottomarini hanno lavorato molto sull’automazione dei sistemi di bordo, anche se non sono stati raggiunti i livelli estremi che hanno caratterizzato la classe Alfa.

Progetto 885 Yasen – Classe Yasen (o classe Severodvinsk)

Classe Yasen
Raffigurazione di un sottomarino della classe Yasen (chiamata anche Graney o Severodvinsk). Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Mike1979 Russia. CC BY-SA 4.0

Un singolo esemplare costruito, vent’anni di lavori. Il K-560 Severodvinsk per certi aspetti “nasce vecchio”. O meglio: visto il lunghissimo tempo che è stato necessario per ultimarlo, le soluzioni adottate a bordo non sono state proprio l’ultimo grido, pur contenendo il meglio della tecnologia sovietica e russa degli anni novanta e del primo decennio 2000. Chiariamo meglio il concetto: al momento dell’ingresso in servizio, il K-560 era il più moderno e potente sottomarino russo in circolazione, l’unico battello subacqueo russo ad essere paragonabile (anche se leggermente inferiore, stando ad alcuni esperti) alle ultime realizzazioni statunitensi. Solo che la Federazione Russa voleva qualcosa di ancora più moderno e performante, quindi la produzione si è fermata ad una singola unità.

Il K-560 è lungo 139 metri, con un dislocamento in immersione che non raggiunge le 14.000 tonnellate. I tubi di lancio verticali sono otto, e consentono di lanciare 32 P-800 Oniks (4 x 8) o 40 Kalibr di varie versioni (5 x 8. Occupano meno spazio). I tubi lanciasiluri sono dieci, da 533 mm.

Per la propulsione, il K-560 utilizza un reattore di terza generazione OK-650B o V (non è chiaro), con una potenza di 190-200 MW. L’OK-650 è una “vecchia conoscenza”, visto che nelle sue varie versioni è montato su praticamente tutti i sottomarini russi e sovietici dal 1980 in poi. L’equipaggio è di 84 (o 90) elementi.

  • Lunghezza: 139 metri
  • Larghezza: 13 metri
  • Pescaggio: 10 metri
  • Dislocamento in emersione: 8.600 tonnellate
  • Dislocamento in immersione: 13.800 tonnellate
  • Propulsione: 1 reattore nucleare OK-650B (o V) da 190/200 MW, 1 x 43.000 hp, 1 elica
  • Velocità: 20 nodi in emersione, 35 in immersione
  • Profondità operativa: 450 metri
  • Profondità massima: 580 metri
  • Equipaggio: 84
  • Autonomia: 100 giorni?
  • Armamento: 8 VLS con missili P-800 Oniks e Kalibr; 10 tubi lanciasiluri da 533 mm, con siluri, missili antinave e mine; missili antiaerei Strela o Igla

Progetto 885M Yasen-M – Classe Yasen (o classe Severodvinsk II)

Dal secondo esemplare in poi, gli Yasen sono stati costruiti secondo una versione aggiornata, chiamata Progetto 885M (chiamati informalmente dalla NATO Severodvinsk II). Esteticamente, si riconosce perché è più corto: 130 metri contro i 139 del capoclasse, resa possibile dai progressi tecnologici. In fondo, il capoclasse è stato impostato nel 1993, mentre il secondo esemplare 14 anni dopo.

Le minori dimensioni (e costi. Si, i Progetto 885M costano meno, ma ne parleremo dopo) non hanno influito sulle prestazioni, anzi.

Prima di tutto, l’armamento. In rete si trovano numeri diversi, ma la maggior parte concorda sul fatto che sia stata aggiunta una coppia di VLS. Il totale dei lanciatori verticali, quindi, sarebbe di dieci, e se i calcoli precedenti restano validi, il numero di missili imbarcati ammonterebbe a 40 P-800 Oniks (4 x 10) o 50 Kalibr (5 x 10).

K-561 Kazan - Classe Yasen
La parte poppiera del K-561 Kazan, fotografata in occasione della cerimonia del varo dell’unità. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Memit9. CC BY-SA 4.0

Sui tubi lanciasiluri la faccenda non è chiarissima. Più o meno tutti concordano sul fatto che il loro numero sia rimasto invariato a dieci. Un’eccezione è la Wikipedia russa, che parla di otto. Visto che il sottomarino è il loro, la notizia va considerata.

Anche sul reattore c’è qualche incertezza. La maggior parte delle fonti, comunque, concordano su un nuovo modello di quarta generazione: generazione nuova, reattore nuovo! Questo reattore, chiamato KTP-6, sarebbe stato realizzato dall’OKBM Afrikantov, ed includerebbe una serie di tecnologie per la riduzione del rumore. Tra queste, la più significativa riguarderebbe il sistema di circolazione primario, che sarebbe di tipo “naturale”: in altri termini, l’acqua del refrigerante per circolare non avrebbe bisogno di pompe continuamente in funzione, che sono una costante fonte di rumore per i sottomarini nucleari. La potenza di questo impianto è di 200 MW. Un’altra caratteristica di questo reattore è che si tratterebbe di un “monoblocco”: in altre parole, invece di essere costituito da due unità distinte (reattore e turbina, come per esempio gli OK-650 di terza generazione), sarebbe un blocco unico, ed occuperebbe meno spazio.

Quindi, ecco una delle ragioni della minore lunghezza dei Progetto 885M: un reattore meno ingombrante.

Altre fonti riferiscono invece che in realtà sia stata installata un’ennesima versione dell’OK-650, che è di terza generazione. In realtà, le due cose non sono necessariamente in conflitto: OK-650 potrebbe essere il nome del sistema reattore, mentre KTP-6 quello del reattore vero e proprio.

Il reattore degli Yasen-M, comunque, dovrebbe avere una vita utile di 25-30 anni senza bisogno di sostituire il combustibile.

L’equipaggio è veramente esiguo: appena 64 elementi, merito evidentemente dei progressi tecnologici che hanno consentito un’elevatissima automazione dei sistemi di bordo.

I Progetto 885M, dunque, sono dei sottomarini molto avanzati e realmente di quarta generazione, per molti aspetti più sofisticati del capoclasse K-560 (che pure ha delle prestazioni di tutto rispetto). In teoria, dovrebbero essere molto più silenziosi, ma non è chiaro se raggiungeranno i livelli delle ultime realizzazioni americane.

  • Lunghezza: 130 metri
  • Larghezza: 13 metri
  • Pescaggio: 9,4 metri
  • Dislocamento in emersione: meno di 8.600 tonnellate
  • Dislocamento in immersione: meno di 13.800 tonnellate
  • Propulsione: 1 reattore nucleare KTP-6 da 200 MW, 1 elica
  • Velocità: 20 nodi in emersione, 35 in immersione?
  • Profondità operativa: 450 metri
  • Profondità massima: 580 metri
  • Equipaggio: 64
  • Autonomia: 100 giorni?
  • Armamento: 10 VLS con missili P-800 Oniks e Kalibr; 8-10 tubi lanciasiluri da 533 mm, con siluri, missili antinave e mine; missili antiaerei Strela o Igla

Servizio operativo

La marina russa è riuscita a far entrare in servizio il K-560 Severodvinsk nel dicembre 2013, dopo oltre vent’anni di lavori. Fin dal momento della sua comparsa, gli esperti americani lo hanno ritenuto subito un’arma temibile, ed alcuni lo hanno considerato il più moderno sottomarino del mondo. In realtà, lo abbiamo detto, le sue tecnologie non sono esattamente l’ultimo grido, tanto che alcuni impianti di bordo si potrebbero considerare datati. Tuttavia, le sue prestazioni sono di assoluto rilievo.

K-560 Severodvinsk - Classe Yasen
Il capoclasse K-560 Severodvinsk in navigazione. La foto è stata scattata nel 2016. Immagine derivata da Wikimedia Commons. Credits: Минобороны России/Олег Кулешов. CC BY-SA 4.0

Durante una sua uscita, nell’estate 2018, pare che abbia letteralmente seminato il panico: dopo aver attraversato senza troppi problemi il varco GIUK, avrebbe scorrazzato indisturbato per l’Atlantico per settimane, senza mai essere individuato. E questo nonostante gli sforzi della NATO! La cosa ha impensierito parecchio i comandi dell’Alleanza: se perdersi un sottomarino russo in tempo di pace può essere una scocciatura, in guerra sarebbe un pericolo mortale.

Al momento, il secondo esemplare, il K-561 Kazan, è ancora alle prese con le prove in mare. Secondo quanto dichiarato dai russi, sarebbe ancora più sofisticato e furtivo del capoclasse, ma come sempre si aspettano “verifiche indipendenti” (ovvero la NATO). Certo, se fosse vero, sarebbe un problema piuttosto serio per l’Alleanza Atlantica, visto quello che ha combinato il più “arretrato” Severodvinsk.

Nelle intenzioni della marina russa, la classe Yasen avrebbe dovuto essere qualcosa di “definitivo”: avrebbe dovuto sostituire le classi Akula e Victor III, oltre che i Sierra I e II. Inoltre, dopo la fine del Progetto 881, si era pensato anche di utilizzarla per rimpiazzare gli Oscar II, quando sarebbe stato il momento.

Bene, come al solito i piani della VMF sono completamente saltati a causa dei costi. Ebbene si: gli Yasen costano uno sproposito, almeno per gli standard della marina russa. Per il capoclasse ci sono voluti qualcosa come 1,6 miliardi di dollari (50 miliardi di rubli a prezzi del 2011), cosa che ha costretto le forze armate a rivedere i propri programmi. Le proteste del Ministero della Difesa, l’impegno del costruttore ed una revisione progettuale (il fatto di essere più piccolo ha fatto risparmiare qualcosa) ha portato ad un calo del prezzo unitario, che è arrivato intorno agli 800 milioni (che poi sarebbero 47 miliardi di rubli, con un cambio dollaro-rublo decisamente peggiorato. Dati del 2019).

Nonostante tutto, il costo unitario continua ad essere troppo alto, quindi la VMF è stata costretta a cambiare i suoi programmi, limitandosi ad ordinare nove unità (incluse quelle già costruite o in costruzione). Per risolvere il problema della sostituzione dei vari sottomarini nucleari da attacco, si è deciso di sviluppare una versione “economica” degli Yasen, chiamata classe Laika.

Esemplari costruiti

K-560 Severodvinsk

Cantiere: Sevmash (Severodvinsk)
Impostazione: 21/12/1993
Varo: 15/06/2010
Ingresso in servizio: 30/12/2013
Status: operativo
Note: Pr.885

K-561 Kazan

Cantiere: Sevmash (Severodvinsk)
Impostazione: 24/07/2009
Varo: 08/04/2017
Ingresso in servizio: 05/05/2021
Status: operativo
Note: Pr.885M

K-573 Novosibirsk

Cantiere: Sevmash (Severodvinsk)
Impostazione: 26/07/2013
Varo: 25/12/2019
Ingresso in servizio: 21/12/2021
Status: operativo
Note: Pr.885M

K-571 Krasnoyarsk

Cantiere: Sevmash (Severodvinsk)
Impostazione: 27/07/2014
Varo: 31/07/2021
Ingresso in servizio: 2022?
Status: in costruzione
Note: Pr.885M

K-564 Arkhangelsk

Cantiere: Sevmash (Severodvinsk)
Impostazione: 19/03/2015
Varo: 2021?
Ingresso in servizio: 2023?
Status: in costruzione
Note: Pr.885M

K-? Perm

Cantiere: Sevmash (Severodvinsk)
Impostazione: 29/07/2016
Varo: 2021?
Ingresso in servizio: 2024?
Status: in costruzione
Note: Pr.885M

K-? Ulyanovsk

Cantiere: Sevmash (Severodvinsk)
Impostazione: 28/07/2017
Varo:
Ingresso in servizio: 2024?
Status: in costruzione
Note: Pr.885M

K-? Voronezh

Cantiere: Sevmash (Severodvinsk)
Impostazione: 20/07/2020
Varo:
Ingresso in servizio: 2027?
Status: in costruzione
Note: Pr.885M

K-? Vladivostok

Cantiere: Sevmash (Severodvinsk)
Impostazione: 20/07/2020
Varo:
Ingresso in servizio: 2028?
Status: in costruzione
Note: Pr.885M

Fonti

(immagine di copertina tratta da Wikimedia Commons. Credits: Mil.ru. CC BY 4.0