Classe Sierra

La classe Sierra è il nome in codice NATO con cui sono conosciuti i sottomarini nucleari da attacco (SSN) Progetto 945, entrati in servizio con la marina sovietica (VMF) a partire dagli anni ottanta.

Questi battelli hanno delle caratteristiche decisamente fuori dal comune: sono infatti gli unici sottomarini con doppio scafo oggi in servizio ad essere interamente costruiti interamente in titanio, un metallo leggero e resistente che permette velocità e profondità operativa maggiori.

I Sierra sono stati sviluppati come una sorta di successore della classe Alfa, e come loro sono stati costruiti in numero limitato. Il fatto di non essere considerati un modello di successo, unito agli alti costi di costruzione, infatti, hanno limitato la produzione a sole quattro unità, costringendo la marina ad affiancargli i più economici (ma molto efficaci) classe Akula.

Storia

Il Progetto 945 venne sviluppato dalla Lazurit, lo stesso ufficio centrale di progettazione che aveva curato la precedente classe Charlie. Fin da subito, i progettisti decisero di imporre alcune scelte tecniche radicali. Prima di tutto, la scelta di utilizzare un singolo reattore nucleare. I sovietici, infatti, erano soliti installarne due sui propri sottomarini, ma bisogna dire che la situazione iniziava a cambiare. Gli Alfa ne avevano solo uno, così come i già citati Charlie. Questi ultimi però avevano un problema: una velocità in immersione piuttosto bassa, cosa che non aveva affatto incontrato il favore dei vertici della marina.

La Lazurit decise di insistere con la soluzione a reattore singolo, installandone però uno molto più potente: un sistema propulsivo OK-650B, capace di fornire una potenza di 190 MW e sviluppato per i giganteschi classe Typhoon.

L’altra soluzione fortemente innovativa che utilizzarono fu il doppio scafo in titanio: soluzione costosa, visto che è un metallo difficile da lavorare e non molto diffuso, ma con i suoi punti di forza. In breve, il progetto che la Lazurit presentò alla fine degli anni settanta per il primo sottomarino nucleare da attacco di terza generazione per la marina sovietica, prometteva di essere “definitivo”: più leggero, più veloce, più silenzioso e più efficace dei predecessori (ed anche di quello che potevano schierare gli americani). Ed anche più costoso…

Come praticamente tutti i sottomarini nucleari progettati dalla Lazurit, anche questi vennero costruiti al cantiere Krasnoye Sormovo di Gorky (oggi Nizhniy Novgorod). Il primo esemplare fu impostato nel 1979, e successivamente, fu trasferito a Severodvinsk per completare l’allestimento. Alla fine, entrò in servizio nel 1984.

Classe Sierra in navigazione
Un Sierra in navigazione nel 1994. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: DoD. US Public Domain

Descrizione tecnica

I classe Sierra si caratterizzano per avere il doppio scafo in titanio. La soluzione adottata permetteva un grosso risparmio di peso a parità di dimensioni con altri sottomarini dello stesso tipo, nonché una profondità operativa maggiore (il titanio è più leggero e resistente dell’acciaio). Per avere un metro di paragone, l’utilizzo del titanio per lo scafo consentì di risparmiare circa 2.000 tonnellate di dislocamento rispetto ai classe Akula, che erano in acciaio e di dimensioni simili.

Le dimensioni sono un capitolo a parte. Diciamo subito che i Sierra non sono piccoli. O meglio, hanno dimensioni inferiori rispetto agli Akula (specie la larghezza), ma di fondo sono grossi più o meno come i contemporanei classe Los Angeles. La differenza però è strutturale. I sottomarini russi hanno il doppio scafo, quindi a parità di larghezza lo spazio disponibile internamente è inferiore. Inoltre i progettisti con i Sierra avevano adottato la soluzione di lasciare parecchio spazio tra lo scafo esterno e quello interno. Se la cosa aveva sicuramente avuto ottimi risultati per la riduzione della traccia acustica, ne aveva risentito lo spazio interno disponibile. Questa cosa ebbe delle ripercussioni importanti per la scelta del sonar (lo vedremo poi).

Ma come mai i progettisti non li fecero più larghi? Probabilmente per scelta tecnica, dovuta sia alla ricerca di dimensioni contenute per migliorare le prestazioni, sia alle difficoltà oggettive di lavorare grandi quantità di titanio.

La propulsione costituì un grosso passo avanti rispetto ai modelli precedenti. Infatti, i progettisti sovietici (quasi sicuramente l’OKBM Afrikantov) avevano tirato fuori un apparato motore decisamente potente, chiamato OK-650, con un reattore nucleare da 190 MW. Realizzato in varie versioni, questo propulsore (con uno o due reattori) praticamente “muove” la flotta atomica subacquea sovietica e russa ancora oggi.

Classe Sierra dall'alto
Bella foto dall’alto di un classe Sierra in navigazione, “beccato” dall’aviazione militare norvegese. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: aviazione norvegese. Public Domain

Quindi, un reattore di questi era decisamente più potente non solo dei vecchi sistemi con i VM-4 di seconda generazione (che, lo ricordiamo, raggiungevano solo i 90 MW), ma anche dei propulsori adottati sui classe Alfa. L’OK-650 diventò una specie di standard sui sottomarini sovietici di terza generazione, a discapito del VM-5 da 177 MW imbarcato sull’unico classe Papa costruito.

Le fonti divergono sull’esatta versione dellOK-650 effettivamente montato, ma comunque il modello base è quello.

I classe Sierra ereditarono dagli Alfa, oltre allo scafo in titanio, anche la capsula di salvataggio nella falsatorre ed i sistemi automatizzati per la gestione del battello (anche se in forma meno spinta). Il pod idrodinamico di poppa con l’antenna sonar rimorchiata, invece, era un’eredità dei Victor III.

I sovietici, infine, fecero molto anche per ridurre la rumorosità di questi sottomarini. Dopo le rivelazioni della spia americana Walker, i progettisti avevano iniziato a tenere in gran conto la traccia acustica, e soprattutto iniziarono ad implementare sulle loro realizzazioni delle tecnologie per ridurla. Alcune di queste tecnologie erano di origine americana, frutto delle attività di spionaggio. I Victor II e (soprattutto) III furono i primi SSN in cui i sovietici fecero veramente attenzione alla rumorosità. Sui classe Sierra, gli sforzi dei progettisti aumentarono. I risultati furono notevoli, visto che questi sono più silenziosi dei vari modelli che li hanno preceduti.

Come su tutti gli altri sottomarini, lo scafo esterno è stato ricoperto da piastrelle anecoiche, che servono a ridurre il rumore e la tracciabilità sonar. Queste piastrelle hanno un problema, diffuso su un po’ tutti i battelli subacquei: tendono a staccarsi. Non è raro, infatti, che un sottomarino al rientro da una missione abbia delle piastrelle mancanti. Sui classe Sierra questo fenomeno è molto più accentuato. Non se ne conoscono le cause (o meglio, noi non le conosciamo, ma i russi quasi sicuramente si), ma probabilmente è dovuto al fatto che queste piastrelle non si “attaccano” molto bene allo scafo in titanio.

Questi sottomarini, in virtù della loro unicità (e del loro costo) vengono continuamente aggiornati con nuova strumentazione, quindi non è raro che battelli della stessa classe abbiano a bordo apparati diversi.

Progetto 945 Barrakuda – Classe Sierra I

Classe Sierra I
Raffigurazione di un sottomarino classe Sierra I. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Mike1979 Russia. CC BY-SA 3.0

Versione base della classe Sierra, entrata in servizio nel 1984. La soluzione dello scafo in titanio permise di contenere parecchio il dislocamento: 107 metri e poco più di 6.000 tonnellate in emersione, praticamente 2.000 tonnellate in meno rispetto ad un battello similare fatto in acciaio (come i classe Akula). La maggiore resistenza ha permesso una profondità operativa maggiore: 480 metri, con 600 di massima. Insomma, un bel po’, e sicuramente superiore rispetto ai contemporanei classe Los Angeles.

La velocità è sicuramente uno dei punti di forza di questi sottomarini, o meglio, dovrebbe esserlo. Sicuramente, con i suoi 35 nodi, i Sierra I sono tra i più veloci SSN oggi in circolazione, se non addirittura i più veloci: praticamente, giusto i classe Seawolf americani possono “ufficialmente” eguagliare questi valori, mentre gli altri sono al di sotto (i numeri esatti spesso non sono noti, comunque per diversi SSN americani si parla genericamente di velocità superiori a 25 nodi).

L’armamento è costituito da otto tubi lanciasiluri: 4 da 650 mm ed altrettanti da 533. I Sierra I possono lanciare praticamente qualunque tipo di arma compatibile con questi tubi, inclusi missili da crociera SS-N-21 Sampson e siluri a cavitazione VA-111 Shkval. Completano la dotazione alcuni missili antiaerei Strela-3, da circa 4-5 km di gittata massima.

Nella falsatorre, come in praticamente tutti i sottomarini russi moderni, è alloggiata la capsula di salvataggio per l’evacuazione dell’equipaggio.

La Lazurirt aveva previsto, per il suo nuovo sottomarino, praticamente il meglio che la tecnologia sovietica potesse offrire, anche dal lato strumentazione. L’unico apparato non all’altezza, va detto, era il sonar: si trattava di un MGK-500, dello stesso tipo della classe Victor, che era un po’ superato. La scelta fu probabilmente obbligata: si è detto sopra del poco spazio interno disponibile, ed il sonar MGK-500 dei Victor era più piccolo.

  • Lunghezza: 107,16 metri
  • Larghezza: 12,28 metri
  • Pescaggio: 9,5 metri
  • Dislocamento in emersione: 6.170 tonnellate
  • Dislocamento in immersione: 8.200 tonnellate
  • Propulsione: 1 reattore nucleare OK-650B-3 da 190 MW, 1 x 50.000 hp, un’elica
  • Velocità: 12,2 nodi in emersione, 35 in immersione
  • Profondità operativa: 480 metri
  • Profondità massima: 600 metri
  • Equipaggio: 61-67
  • Autonomia: 100 giorni
  • Armamento: 4 tubi lanciasiluri da 650 mm, 4 da 533 mm, con siluri, siluri a cavitazione VA-111 Shkval, missili da crociera SS-N-21 Sampson, missili antisommergibile SS-N-16 Stallion; missili antiaerei Strela-3

Progetto 945A Kondor – Classe Sierra II

Classe Sierra II
Raffigurazione di un classe Sierra II. Notare la falsatorre più lunga. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Mike1979 Russia. CC BY-SA 3.0

I classe Sierra II hanno delle differenze abbastanza rilevanti rispetto alla versione base. Prima di tutto, sono un po’ più lunghi (tre metri, niente di che) ed hanno un dislocamento leggermente superiore. Questo ha consentito più spazio interno, e quindi più siluri ed armi.

Esteticamente, si distingue per la falsatorre più lunga. Questa infatti ospita ben due capsule di salvataggio invece di una, permettendo l’evacuazione dell’intero equipaggio in caso di emergenza.

L’impianto propulsivo merita un discorso a parte. Il reattore è una variante dell’OK-650, ma sull’esatta versione ci sono differenze tra le fonti. Secondo alcuni, si tratterebbe di un OK-650B, quindi praticamente lo stesso imbarcato sulla versione precedente. Secondo altre, invece, gli unici due esemplari del Progetto 945A monterebbero due reattori diversi: un OK-650M.01 sul K-534 ed un OK-650M.02 sul K-336. I numeri finali comunque non cambiano, visto che si tratta in entrambi i casi di sistemi da 190 MW di potenza e capaci di sprigionare 50.000 hp, esattamente come la versione precedente. Visto che è aumentato il dislocamento, la velocità massima è leggermente più bassa, intorno ai 32 nodi

L’armamento pure ha subito modifiche: sulla classe Sierra II i tubi da 650 mm sono stati rimossi, e questi battelli ne imbarcano sei da 533 mm. Questo a causa del sonar. Infatti, uno dei punti deboli della classe Sierra I era proprio il sonar, di tipo più antiquato. Sul successore Serra II è stato montato il più potente MGK-540, che però è anche più grosso. Quindi, l’unico modo per farlo entrare era rimuovere i tubi da 650 mm (e tutto il relativo meccanismo di caricamento). I 12 missili antiaerei a corto raggio Strela-3 sono stati sostituiti da altrettanti Igla, che sono più moderni e leggermente più performanti in termini di gittata (possono arrivare a 5.500 metri).

  • Lunghezza: 110,62 metri
  • Larghezza: 12,28 metri
  • Pescaggio: 9,62 metri
  • Dislocamento in emersione: 6.466 tonnellate
  • Dislocamento in immersione: 8.500 tonnellate
  • Propulsione: 1 reattore nucleare OK-650M da 190 MW, 1 x 50.000 hp, un’elica
  • Velocità: 14 nodi in emersione, 32,8 in immersione
  • Profondità operativa: 480 metri
  • Profondità massima: 600 metri
  • Equipaggio: 65-71
  • Autonomia: 100 giorni
  • Armamento: 6 da 533 mm, con siluri, siluri a cavitazione VA-111 Shkval, missili da crociera SS-N-21 Sampson, missili antisommergibile SS-N-16 Stallion; missili antiaerei Igla

Progetto 945AB Mars – Classe Sierra III

Classe Sierra III
Raffigurazione di come avrebbe dovuto essere la classe Sierra III. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Mike1979 Russia. CC BY-SA 3.0

Nei primi anni novanta, erano in costruzione uno o due battelli di una versione perfezionata, chiamata dalla NATO classe Sierra III. La fine della guerra fredda, le pessime condizioni economiche della Russia post sovietica ed i costi terrificanti di questi battelli hanno portato all’interruzione dei lavori prima del varo, con smantellamento del poco che era stato realizzato.

Progetto 945B

Versione rimasta sulla carta. Non è chiaro se si tratti di un altro nome del Progetto 945AB Mars (Sierra III).

Progetto 945M

Si tratta di un “upgrade” previsto per i battelli classe Sierra I (K-239 e K-276), probabilmente per portarli allo stesso livello tecnologico dei Sierra II.

Servizio operativo

I sottomarini della classe Sierra possono essere considerati, per certi versi, gli eredi degli Alfa: scafo in titanio, ricerca di prestazioni superiori capaci di “surclassare” gli avversari…

Complessivamente, ne entrarono in servizio quattro esemplari, rispettivamente nel 1984, 1987, 1990 e 1993, tutti con la Flotta del Nord. La loro “attività” preferita era (ed è tuttora) quella di “giocare al gatto col topo” con gli altri sottomarini nucleari da attacco dei Paesi NATO. A volte le manovre un po’ troppo spericolate di queste “cacce” possono portare a collisioni, com’è avvenuto almeno una volta in passato.

A partire dal 2000, entrambi i Sierra I sono stati messi in riserva: la marina russa non aveva i soldi per tenerli in servizio, oltre che per le necessarie riparazioni.

Non si conoscono i piani per questi sottomarini. La cosa certa è che la marina russa continua a tenere in alta considerazione le quattro unità costruite, revisionandole ed aggiornandole (o almeno provandoci). La situazione sembrerebbe essere la seguente:

  • Sierra I: i due esemplari B-239 e B-276 sono in attesa di lavori di ammodernamento. Questi lavori risulterebbero già in corso sul B-239. Secondo alcune voci, però, almeno uno potrebbe essere ritirato dal servizio.
  • Sierra II: B-534 e B-336 operativi con la Flotta del Nord.

Secondo i progettisti (lo abbiamo visto prima) i Sierra avrebbero dovuto essere dei sottomarini “definitivi”: più potenti degli altri e con prestazioni superiori, avrebbero dovuto surclassare la concorrenza. Ma le cose sono andate effettivamente così?

Sicuramente, i Sierra erano superiori (e di parecchio) ai sottomarini nucleari da attacco che li avevano preceduti in Unione Sovietica. Le classi Victor ed Alfa, infatti, erano inferiori sotto molti aspetti (gli Alfa erano molto più veloci ed agili, ma avevano altri problemi). Il problema dei Sierra sono stati, nemmeno a dirlo, i costi. L’abbiamo detto più volte, il titanio è un materiale non comune e difficile da lavorare, e quindi il costo di costruzione di un singolo battello era molto elevato: addirittura, sembra che fosse superiore a quello degli Alfa!

B-534 Nizhny Novogrod - Classe Sierra II
Il B-534 Nizhny Novogrod (Sierra II) fotografato in porto nel 2013. Tutti i Sierra sono inquadrati nella Flotta del Nord. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Ministero della Difesa russo. CC BY 4.0

La marina sovietica quindi prese atto di non poter costruire un gran numero di questi sottomarini, e quindi decise di affiancargli qualcosa di più convenzionale: i classe Akula, entrati in servizio a partire dal 1984.

Il “guaio” (per i Sierra) è stato che gli Akula, nonostante fossero decisamente più economici, abbiano anche delle prestazioni paragonabili. La profondità operativa più o meno è la stessa, la velocità di poco inferiore e così come la furtività (anche se sulle ultime versioni la situazione sembra molto migliorata). In altre parole, l’esorbitante spesa necessaria per costruire i Sierra in fondo non era giustificata da prestazioni di poco superiori a quelle dei più economici Akula, che alla fine risultavano altrettanto efficaci. La marina sovietica, quindi, scelse di realizzare un bassissimo numero di Progetto 945, relegandone la produzione a Gorky e puntando forte sugli Akula (che erano prodotti in due cantieri navali: Severodvinsk e Komsomol-na-Amur).

I Sierra, dunque, erano considerati dei piccoli gioielli tecnologici, probabilmente i migliori SSN di tutta la guerra fredda, le cui prestazioni non erano però sufficienti a giustificarne l’elevatissimo costo di produzione: non filavano a 40 nodi (come gli Alfa) e non raggiungevano i 1.000 metri di profondità operativa (come il K-278 Komsomolets), ma erano solo marginalmente migliori degli Akula. La loro costruzione dunque andò avanti a rilento, e fu completamente interrotta alla fine della guerra fredda perché non più sostenibile per la disastrata economia russa.

Una data per la loro sostituzione non è stata ancora resa pubblica. Probabilmente, subiranno lo stesso trattamento dei classe Akula: rimarranno in servizio fino a quando non sarà disponibile in quantità adeguate un SSN non troppo costoso che rimpiazzi tutti questi battelli. Quindi, non i costosi e complessi Yasen, ma i nuovissimi classe Laika attualmente in fase di sviluppo.

Incidenti

  • 11 febbraio 1992: B-276 Kostroma (Sierra I). Nei pressi delle acque territoriali russe, il Kostroma si scontrò con lo USS Baton Rouge. In pratica, mentre “giocavano al gatto col topo”, il sottomarino russo “strusciò” con la falsatorre la poppa del battello americano. Entrambi i sottomarini riportarono danni, ma fu il Baton Rouge ad avere la peggio. Infatti, il B-276 si ritrovò con la falsatorre ammaccata, ma non aveva subito gravi danni e pochi mesi dopo era già tornato in servizio. Il sottomarino americano, invece, fu più sfortunato: la collisione aveva indebolito lo scafo pressurizzato, aumentando di parecchio il rischio di cedimenti. Quindi, dopo alcune valutazioni, si decise che riparare il battello sarebbe stato troppo costoso, e l’unità venne prima posta in riserva nel 1993 e poi radiata definitivamente due anni dopo. Da allora, il B-276 Kostroma porta un numero “1” dipinto sulla falsatorre: i sommergibilisti russi, infatti, da sempre sfoggiano sulla torre dei propri battelli il numero di unità nemiche affondate (o messe definitivamente fuori combattimento, come in questo caso). Sotto la superficie del mare, la guerra fredda non è mai finita.

Esemplari costruiti

Tutti i sottomarini, inizialmente, si chiamavano semplicemente K+numero. Nel 1992, la lettera K è stata sostituita da una B. A partire dal 1993, hanno anche ricevuto un nome (che poi in alcuni casi è stato anche cambiato). I nomi qui riportati sono quelli attuali.

B-239 Karp

Cantiere: Krasnoye Sormovo (Nizhny Novogrod)
Impostazione: 20/07/1979
Varo: 29/07/1983
Ingresso in servizio: 29/09/1984
Status: in riserva/riparazione
NoteSierra I. 1993: B-239 Karp

B-276 Kostroma

Cantiere: Krasnoye Sormovo (Nizhny Novogrod)
Impostazione: 21/04/1984
Varo: 26/07/1986
Ingresso in servizio: 27/10/1984
Status: in riserva/riparazione
NoteSierra I. 1993: B-276 Krab. 1996: B-276 Kostroma

B-534 Nizhny Novgorod

Cantiere: Krasnoye Sormovo (Nizhny Novogrod)
Impostazione: 15/02/1986
Varo: 08/07/1989
Ingresso in servizio: 26/12/1990
Status: operativo
NoteSierra II. 1993: B-534 Zubatka. 1996: B-534 Nizhny Novogrod

B-336 Pskov

Cantiere: Krasnoye Sormovo (Nizhny Novogrod)
Impostazione: 29/07/1989
Varo: 28/07/1992
Ingresso in servizio: 14/12/1993
Status: operativo
NoteSierra II. 1993: B-336 Okun. 1996: B-336 Pskov

K-536

Cantiere: Krasnoye Sormovo (Nizhny Novogrod)
Impostazione: ?
Varo:
Ingresso in servizio:
Status: demolito nel 1994
NoteSierra III

K-?

Cantiere: Krasnoye Sormovo (Nizhny Novogrod)
Impostazione: 1989
Varo:
Ingresso in servizio:
Status: demolito
NoteSierra III

Fonti

(immagine di copertina tratta da Wikimedia Commons. Credits: aviazione norvegese, US Navy. US Public Domain)