Classe Ohio

La classe Ohio è una classe di sottomarini nucleari lanciamissili balistici (SSBN) entrati in servizio con la US Navy a partire dagli anni ottanta. Complessivamente, è composta da 18 unità, di cui le prime quattro sono state convertite in SSGN per il lancio di missili da crociera Tomahawk.

Ad oggi, si tratta dei più grandi sottomarini realizzati negli Stati Uniti, e tra i più grandi a livello mondiale. Con i loro 24 missili Trident, costituiscono uno dei principali strumenti di deterrenza nucleare del Paese nordamericano, e trasportano praticamente la metà di tutte le testate atomiche attive delle forze armate statunitensi.

Questi sottomarini hanno preso il posto delle precedenti classi Benjamin Franklin, James Madison e Lafayette, ovvero gli ultimi “superstiti” dei cosiddetti “41 for Freedom” entrati in servizio negli anni sessanta.

I primi quattro esemplari, come detto sopra, sono stati convertiti in sottomarini lanciamissili da crociera (SSGN): micidiali piattaforme che hanno sostituito i loro 24 Trident con 154 Tomahawk. Ad oggi, sono gli unici battelli di questo tipo in servizio in Occidente.

Gli Ohio SSBN saranno sostituiti, a partire dal 2031, dai nuovissimi (e costosissimi) classe Columbia, sempre se i piani saranno rispettati e non ci saranno intoppi.

Storia

Le origini: lo studio STRAT-X

Le origini della classe Ohio possono essere fatte risalire alla fine degli anni sessanta. In questo periodo, infatti, il Governo americano diede il via ad uno studio chiamato STRAT-X (Strategic-Experimental), che aveva lo scopo di elaborare le linee guida per il futuro della deterrenza nucleare negli Stati Uniti.

Il periodo, va detto, non era dei migliori: l’Unione Sovietica stava sviluppando missili balistici intercontinentali (ICBM) di quelli grossi, oltre ad un sistema di difesa antimissile, e gli Stati Uniti dovevano fare in modo di non rimanere indietro.

Senza entrare troppo nei dettagli dello studio (i più intraprendenti possono approfondire qui), ci soffermeremo solo sulla parte riguardante la marina.

STRAT-X evidenziò l’importanza degli SSBN in un conflitto nucleare, per via della loro capacità di sopravvivenza (sicuramente superiore a quella di bombardieri strategici, per non parlare degli ICBM, sepolti in pozzi di lancio ben noti al nemico). Gli stati Uniti avevano una numerosa flotta di sottomarini con missili balistici, tecnologicamente superiore a quello che potevano mettere in campo i sovietici. Tuttavia, vi erano delle criticità.

I problemi degli SSBN americani

Il Poseidon era un ottimo missile per l’epoca, largamente superiore a quello che potevano mettere in campo i sovietici. Tuttavia, era il caso di pensare ad un sostituto, visto che gli avversari non erano degli sprovveduti ed avrebbero recuperato terreno a breve.

Contemporaneamente al missile, bisognava pensare anche ad un nuovo SSBN. Sviluppare sistemi del genere, infatti, è un processo piuttosto lungo. Anche perché, parliamoci chiaro, i famosi 41 for Freedom alla fine erano progettualmente molto simili. Occorreva qualcosa di nuovo.

Il nuovo SSBN avrebbe dovuto essere migliore dei precedenti, soprattutto per autonomia e silenziosità, per eludere i sempre più efficaci sistemi antisommergibile (ASW) sovietici. Quindi, un sottomarino meno rumoroso e che potesse avere una zona operazioni molto più vasta: in altre parole, più sofisticato, più furtivo, più veloce e più grosso.

Nel 1971, venne autorizzato lo sviluppo sia del nuovo missile sublanciato (SLBM), sia del sottomarino.

Il missile: nasce il Trident

Il discorso-missile venne affrontato dalla Lockheed Martin, che iniziò a studiare un successore del Poseidon nel 1971. I requisiti erano molto stringenti, e diciamolo, ambiziosi: il nuovo missile, infatti, avrebbe dovuto avere una gittata intercontinentale. Tradotto in numeri: oltre i 10.000 km. Per l’epoca, era veramente tanto, e la Lockheed lo sapeva. Quindi, decise di portare avanti un programma in due step:

  • realizzare un missile che fosse migliore del Poseidon, ma mantenendone le dimensioni in modo da poterlo imbarcare anche sugli SSBN esistenti (Trident I);
  • sviluppare un missile completamente nuovo con gittata intercontinentale, ma più grosso (Trident II).

Il primo “step” fu il Trident I. La Lockheed, va detto, non deluse le aspettative: compatibile con i pozzi di lancio degli SSBN allora in servizio, il Trident C4 (o UGM-96 Trident I) era un ordigno di 10 metri e 33 tonnellate al lancio, capace di trasportare di 8 testate nucleari W76 da 100 kilotoni l’una a 7.400 km di distanza. Svilupparlo, va detto, fu un vero salasso: oltre 3,7 miliardi di dollari degli anni settanta, con un costo per esemplare di 12 milioni (prezzi del 1982).

SLBM USA
Foto di famiglia: i missili balistici sublanciati della US Navy. Da sinistra: Polaris A1, Polaris A2, Polaris A3, Poseidon, Trident I e Trident II. L’aumento di dimensioni è evidente. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: John M. Daniels, Public Affairs Officer, Strategic Systems Programs. US Public Domain

Il sottomarino: la classe Ohio

La General Dynamics (tramite la sua divisione navale Electric Boat) si mise al lavoro sul sottomarino. La US Navy avrebbe voluto il primo battello in servizio per il 1978, e piazzò un ordine per 10 esemplari. Tuttavia, vista la difficolta tecnica di questi nuovi battelli (i più grandi mai realizzati negli Stati Uniti fino a quel momento), i lavori andarono a rilento: il primo esemplare, lo USS Ohio (SSBN-726) venne impostato nel 1976, ma tra prove in mare e ritardi vari entrò in servizio solo nel 1981.

Il programma, nello stesso anno, fu portato a 15 battelli, poi a 20 ed infine, nel 1989, a 24 (21 armati di SLBM ed i restanti tre per missioni di altro tipo, come quelle con le forze speciali).

Sezione di scafo classe Ohio
Una sezione di scafo di un Ohio. La foto è stata scattata nel 1975. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: US Navy. US Public Domain

Descrizione tecnica

Caratteristiche generali

I classe Ohio sono i più grandi sottomarini mai realizzati negli Stati Uniti: lunghi 170 metri, hanno un dislocamento in immersione di oltre 18.000 tonnellate.

Lo scafo è realizzato in acciaio HY-80 ad alta resistenza. Come tutti i sottomarini nucleari statunitensi moderni, è a scafo singolo. O meglio, lo scafo pressurizzato (interno) è cilindrico, e coincide per la maggior parte con quello non pressurizzato (esterno), caratterizzato da forme idrodinamiche ed allungate. Lo scafo interno, alle estremità, ha due “semisfere”, soluzione che consente di aumentare la resistenza alle alte profondità.

La profondità operativa, va detto, è un’informazione classificata. La US Navy dichiara “oltre 800 piedi”, pari più o meno a 240 metri. Gli analisti, invece, stimano sia superiore a 1.000 piedi (300 metri). Il dato reale comunque non è conosciuto.

La configurazione generale è più o meno la stessa degli altri sottomarini americani: timoni di prua sulla falsatorre e superfici di controllo di poppa cruciformi, con l’elica al centro.

Classe Ohio schema interno
Disegno raffigurante l’allestimento interno di un Ohio. 1) Sonar; 2) casse di zavorra principali; 3) sala computer; 4) sala comunicazioni; 5) sala sonar; 6) centro comando e controllo; 7) sala navigazione; 8) sala controllo missili; 9) sala motori; 10) compartimento reattore; 11) sala macchine ausiliarie n. 2; 12) alloggiamenti equipaggio; 13) sala macchine ausiliarie n. 1; 14) sala siluri; 15) sala ufficiali; 16) area sottufficiali; 17) compartimento missili. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Voytek S. CC BY 3.0

Armamento

Internamente, vi è parecchio spazio: del resto, in 170 metri “entra” parecchia roba! Questa abbondanza di spazio consentì ai progettisti di installare un numero di pozzi di lancio per i missili balistici sublanciati (SLBM) mai visto prima su un sottomarino: ben 24, contro i 16 dei modelli precedenti. I missili, lo abbiamo visto prima, sono i Trident, entrati poi in servizio in due versioni (I e II). Cosa importante: i pozzi di lancio erano piuttosto grossi. Gli Ohio, infatti, erano stati progettati fin dall’inizio per imbarcare i più grossi e potenti Trident II, dalla gittata intercontinentale. Quindi, gli UGM-96 furono una sorta di soluzione “ad interim”, che però servì a modernizzare anche gli SSBN più vecchi. I 24 missili possono essere tutti lanciati in meno di un minuto.

Come tutti gli SSBN di fabbricazione statunitense, gli Ohio hanno anche quattro tubi lanciasiluri da 533 mm, sistemati a coppie sui due lati dello scafo, verso la prua. Lo spazio davanti è occupato dal sonar sferico (passivo). Questi tubi possono utilizzare siluri Mark 48, oppure missili antinave Harpoon.

SLBM Trident
2 giugno 2014: lancio di un SLBM Trident II da parte dello USS West Virginia. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: US Navy. US Public Domain

Propulsione

Il reattore nucleare utilizzato su questi sottomarini è un S8G: di fabbricazione General Electric e con nucleo di ottava generazione. Ovviamente, si tratta di un modello ad acqua pressurizzata (PWR), anche se presenta una particolarità: è a circolazione naturale. Che vuol dire? Molto in breve, e senza entrare troppo in particolari, vi è il liquido del refrigerante primario si muove grazie alla convezione: il liquido più caldo “sale” e prende il posto di quello più freddo, sostituendolo all’interno dei generatori e permettendo lo scambio di energia. Come favorire questo movimento?

Il reattore S8G è direttamente derivato dal precedente S5G, anche questo a circolazione naturale ed installato sullo USS Narwhal, un battello sperimentale di una decina d’anni prima. Il sistema a circolazione naturale era molto efficace me venne considerato, probabilmente, troppo complicato per essere utilizzato “in massa” sui sottomarini nucleari da attacco. Quindi, la US Navy “ripiegò” su una configurazione più tradizionale. Tuttavia, poteva essere un’ottima soluzione per i nuovi SSBN. Inoltre, la stessa General Electric aveva continuato a lavorare sul concetto.

Sul Narwhal, i progettisti decisero di installare il reattore nella parte bassa del sottomarino, ed i generatori di vapore in quella alta (di solito sono allineati in orizzontale): del resto, era la soluzione più ovvia, visto che l’acqua calda va verso l’alto. Qui, all’interno dei generatori, avveniva lo “scambio” di energia: il calore del circuito primario finiva in quello secondario, generando energia. Dopo che il liquido del refrigerante si era raffreddato, ritornava autonomamente nella parte bassa, a sua volta sostituito da acqua calda dal basso. Il vantaggio di questa soluzione è molto semplice: eliminare le pompe necessarie a muovere il liquido. A bordo di un sottomarino nucleare, infatti, le pompe sono una delle principali fonti di rumore.

Molto probabilmente, sugli Ohio è stata utilizzata una configurazione simile.

Prestazioni

Il tipo di reattore utilizzato, unito con la forma dello scafo, consentono agli Ohio di navigare in immersione a velocità piuttosto elevate. La potenza sprigionata sull’elica, infatti, è di 60.000 hp, che permettono una velocità di 18 nodi in emersione e 25 in immersione (la US Navy dichiara “oltre 20 nodi”).

La silenziosità è uno dei punti di forza di questi sottomarini. Oltre al reattore a circolazione naturale, infatti, sono state utilizzate una serie di tecniche per la riduzione del rumore: elica a sette pale (particolarmente silenziosa), ammortizzatori speciali che riducono le vibrazioni, ecc.

Varo classe Ohio
La foto, scattata l’8 dicembre 1979, riprende il varo dello USS Phoenix (classe Los Angeles). Il Phoenix, ovviamente, è quello “piccolo”. Nell’immagine sono visibili altri tre sottomarini, tutti della classe Ohio. Da destra, gli USS Ohio, Michigan (quello con i pozzi di lancio “a vista”) e Florida. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: globalsecurity.org, US Navy. US Public Domain

Equipaggio e vita operativa

I classe Ohio hanno due equipaggi completi, di 155 elementi: Blue e Gold. Si tratta di una caratteristica comune degli SSBN occidentali, che permette di assicurare un’operatività estremamente elevata. Infatti, mentre un equipaggio è in missione, l’altro è a terra in licenza o in addestramento. Certo, si tratta di una soluzione piuttosto costosa (ogni sottomarino ha costi doppi di personale) però la US Navy la ritiene una spesa necessaria pur di avere le unità in mare più spesso.

Mediamente, un SSBN classe Ohio ha un ciclo operativo di circa tre-quattro mesi. Più nello specifico, dopo una crociera di 70-90 giorni ne sono necessari altri 25 per la sostituzione dell’equipaggio, oltre che per il ripristino delle scorte, l’ordinaria manutenzione ed il reimbarco dei missili. Queste operazioni sono velocizzate dall’adozione di tre grossi portelli di accesso sullo scafo.

La vita operativa di questi sottomarini è stata stimata in 42 anni, se utilizzati normalmente e senza “stressarli” troppo (tradotto: restando alla giusta profondità operativa, evitando incidenti e collisioni, ecc.). In pratica, avremmo due cicli operativi di 20 anni l’uno, intervallati da un’accoppiata revisione/refuelling del reattore di 24 mesi.  Si tratta di un risultato notevole, visto che di solito un SSBN richiede una revisione totale dopo 15 anni.

USS Nebraska - Classe Ohio
Lo USS Nebraska in navigazione nel 1995. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Photographer’s Mate 3rd Class Christian Viera, US Navy. US Public Domain

Classe Ohio (UGM-96A Trident I o Trident C4)

Inizialmente, i classe Ohio imbarcavano gli SLBM UGM-96A Trident I o Trident C4: ordigni lunghi 10 metri e pesanti 33 tonnellate al lancio, capaci di trasportare di 8 testate nucleari W76 da 100 kilotoni l’una a 7.400 km di distanza. I Trident, comunque, potevano imbarcare fino a 14 testate nucleari, al prezzo però di una notevole riduzione di gittata. Sviluppati come sostituiti dei Poseidon, erano decisamente più potenti, anche se avevano praticamente le stesse dimensioni (infatti furono imbarcati anche sulle classi James Madison e Benjamin Franklin).

I Trident I, lo abbiamo detto, furono una soluzione intermedia, e vennero ritirati dal servizio non appena fu disponibile la versione “intercontinentale”.

  • Lunghezza: 170,68 metri (560 piedi)
  • Larghezza: 12,8 metri (42 piedi)
  • Pescaggio: 11,1 metri (36,5 piedi)
  • Dislocamento in emersione: 16.764 tonnellate
  • Dislocamento in immersione: 18.750 tonnellate
  • Propulsione: 1 reattore nucleare S8G, 2 turbine per complessivi 60.000 hp, 1 elica
  • Velocità: 18 nodi in emersione, 25 in immersione
  • Profondità operativa: oltre 300 metri
  • Profondità massima: ?
  • Equipaggio: 155
  • Autonomia: 70-90 giorni
  • Armamento: 24 missili balistici UGM-96A Trident I; 4 tubi lanciasiluri da 533 mm
USS Kentucky - Classe Ohio
Lo USS Kentucky in navigazione, nel 2017. Immagine derivata da Wikimedia Commons. Credits: Mass Communication Specialist 1st Class Amanda R. Gray, US Navy. US Public Domain

Classe Ohio (UGM-133A Trident II o Trident D5)

Nel 1983, la Lockheed avviò lo sviluppo degli UGM-133 Trident II, i successori degli UGM-96 Trident I. Un programma costato 8,6 miliardi di dollari del 1985, che però produsse esattamente quello che la US Navy voleva: un ordigno capace di volare ad oltre 11.000 km, trasportando fino a 14 testate nucleari (la dotazione standard sono otto da 475 kilotoni). Certo, era più grosso: lungo 13,58 metri (tre in più dei Trident I) e con un peso al lancio di quasi 59 tonnellate (26 in più dei Trident I). La cosa, tuttavia, non era un problema, visto che i pozzi di lancio erano perfettamente compatibili (gli Ohio, lo ricordiamo, erano stati progettati appositamente per questi missili).

Un Ohio condusse la prima crociera operativa con un Trident D-5 nel 1990. La conversione venne completata nella seconda metà del decennio.

Nota sui Trident II: oggi questi missili imbarcano appena 4-5 testate. Questo per rientrare nelle limitazioni imposte dai trattati START II per la riduzione degli armamenti strategici.

  • Lunghezza: 170,68 metri (560 piedi)
  • Larghezza: 12,8 metri (42 piedi)
  • Pescaggio: 11,1 metri (36,5 piedi)
  • Dislocamento in emersione: 16.764 tonnellate
  • Dislocamento in immersione: 18.750 tonnellate
  • Propulsione: 1 reattore nucleare S8G, 2 turbine per complessivi 60.000 hp, 1 elica
  • Velocità: 18 nodi in emersione, 25 in immersione
  • Profondità operativa: oltre 300 metri
  • Profondità massima: ?
  • Equipaggio: 155
  • Autonomia: 70-90 giorni
  • Armamento: 24 missili balistici UGM-133A Trident II; 4 tubi lanciasiluri da 533 mm

Classe Ohio SSGN

Nel 1994, in pieno disarmo post Guerra Fredda, uno studio stabilì che agli stati Uniti erano sufficienti “appena” 14 SSBN classe Ohio (sui 18 allora in servizio) per assicurare una credibile deterrenza nucleare. Questo limite era stato stabilito anche per rientrare nei trattati START II sul disarmo, che erano stati appena ratificati. Quindi, la US Navy decise di convertire i primi quattro esemplari in piattaforme di lancio per missili da crociera Tomahawk e sottomarini appoggio per operazioni speciali.

Classe Ohio SSGN
Disegno raffigurante un SSGN classe Ohio che lancia due missili da crociera. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: US Navy. US Public Domain

Quest’ultima tipologia di missioni, va detto, era stata prevista fin dall’inizio per questi sottomarini. L’ordine iniziale, infatti, prevedeva 24 unità, di cui tre pensate per svolgere anche operazioni non convenzionali. La fine della Guerra fredda aveva costretto la US Navy ad interrompere la produzione a 18 esemplari, e la produzione era stata limitata ai soli battelli con gli SLBM.

Questo studio (chiamato Nuclear Posture Review) diede l’opportunità alla marina di trasformare quattro esemplari, evitandone contemporaneamente la radiazione anticipata (il loro costo di gestione, nel 1996, era di 50 milioni di dollari per unità) e convertendoli in piattaforme idonee a svolgere attacchi convenzionali su obiettivi terrestri.

La marina, in un certo senso, “colse l’occasione” e modificò i battelli durante la revisione completa e le operazioni di refuelling del reattore. Il costo finale fu quindi molto elevato, circa un miliardo di dollari per esemplare. I lavori di conversione iniziarono nel 2002 e si conclusero nel 2008.

Vediamo più nel dettaglio in cosa consistettero i lavori.

Prima di tutto, 22 pozzi di lancio dei Trident II furono trasformati in dispositivi di lancio multipli per missili Tomahawk. Questi dispositivi si chiamato Multiple-All-Up-Round Canisters (MAC), e sono stati sviluppati appositamente per gli Ohio. Ogni MAC è in grado di contenere un “cluster” di ben sette lanciatori verticali di missili da crociera, per un totale di 154 ordigni: un’enormità!

I restanti due tubi furono modificati come portelli per l’aggancio e l’accesso ad altrettanti Dry Deck Shelter (DDS), dei contenitori pressurizzati di forma cilindrica che vengono agganciati sul dorso del sottomarino, alle spalle della falsatorre. Questi servono a facilitare l’entrata e l’uscita dei sommozzatori per missioni speciali, e si presentano come dei cilindri lunghi 12,7 metri e dal diametro di 2,7, realizzati in acciaio HY-80. All’interno, vi è una camera iperbarica sferica e possono alloggiare un minisommergibile SDV per i Navy Seal (con i relativi operatori), oppure una squadra d’assalto di una ventina di elementi con quattro gommoni.

USS Georgia - Classe Ohio SSGN
Lo USS Georgia (SSGN) in navigazione nell’Oceano Atlantico, nel 2008. Si vede molto bene il DDS montato sul dorso. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Mass Communication Specialist 2nd Class Kimberly Clifford, US Navy. US Public Domain

Lo spazio ricavato dalla rimozione dei due tubi è stato attrezzato per ospitare i membri delle forze speciali durante le varie missioni. Complessivamente, vi è spazio per 66 operatori: decisamente tanti.

Ulteriori modifiche hanno riguardato l’installazione di apparati di comunicazione più sofisticati, per gestire al meglio le varie operazioni che coinvolgono le forze speciali.

Gli Ohio SSGN, va detto, sono armi micidiali. Da soli, questi quattro sottomarini costituiscono oltre la metà dei lanciatori verticali per missili da crociera di tutta la US Navy! Per dirla tutta, una di queste unità, dispiegata in un’area di crisi, ha la stessa forza d’attacco di un gruppo da battaglia convenzionale. Oltretutto, uniscono a questa terrificante capacità di fuoco anche le caratteristiche di silenziosità e furtività dei normali SSBN, insieme ad un’operatività estremamente elevata visto che mantengono il doppio equipaggio.

Inoltre, se noi aggiungiamo ai 154 Tomahawk anche quelli teoricamente utilizzabili dai quattro tubi lanciasiluri, arriviamo a ben 176 ordigni: praticamente, in giro non esiste niente del genere. Per dire, nemmeno gli ultimi SSGN russi possono tenere testa, come volume di fuoco, a queste unità (i russi, infatti, stanno pensando di realizzare una versione SSGN dei propri classe Borei). Questi pozzi di lancio, inoltre, sono estremamente flessibili. Infatti, possono essere utilizzati anche come magazzini per allungare le missioni operative, ed in futuro potranno accogliere anche nuovi tipi di missili, velivoli a pilotaggio remoto (UAV) e droni sottomarini.

A proposito di missili, la US Navy prevede di imbarcare sugli Ohio SSGN sistemi ipersonici a partire dal 2025.

  • Lunghezza: 170,68 metri (560 piedi)
  • Larghezza: 12,8 metri (42 piedi)
  • Pescaggio: 11,1 metri (36,5 piedi)
  • Dislocamento in emersione: 16.764 tonnellate
  • Dislocamento in immersione: 18.750 tonnellate
  • Propulsione: 1 reattore nucleare S8G, 2 turbine per complessivi 60.000 hp, 1 elica
  • Velocità: 18 nodi in emersione, 25 in immersione
  • Profondità operativa: oltre 300 metri
  • Profondità massima: ?
  • Equipaggio: 159 (+66 operatori delle forze speciali)
  • Autonomia: 70-90 giorni
  • Armamento: 22 pozzi di lancio per 154 missili da crociera Tomahawk; 4 tubi lanciasiluri da 533 mm

Servizio operativo

I classe Ohio in servizio

Il primo esemplare, lo USS Ohio (SSBN-726) entrò in servizio nel 1981, con qualche anno di ritardo rispetto ai programmi. Tuttavia, fin dall’inizio dimostrò subito che si trattava di un progetto riuscito. Per dirne una, durante le prove in mare del 1982 non ci fu verso di intercettarlo: furtività ai massimi livelli!

Inizialmente, la US Navy aveva stabilito di realizzare 24 battelli: era il 1989, e l’Unione Sovietica (con le sue migliaia di testate nucleari) ancora esisteva. La fine della Guerra Fredda, però, portò ad una riduzione della spesa per gli armamenti. Gli Ohio, come si sarà capito, non erano esattamente economici: circa tre miliardi di dollari ad esemplare, a prezzi attuali. Per non parlare dei costi di mantenimento, pari a 50 milioni l’anno (1996). La produzione fu quindi arrestata al 18° esemplare, lo USS Louisiana (SSBN-743): impostato nel 1990, entrò in servizio nel 1997.

Successivamente, la marina decise di convertire i primi quattro esemplari e trasformarli in SSGN (ne abbiamo parlato sopra). Quindi, ad oggi, i 14 Ohio sono gli unici SSBN statunitensi operativi, nonché uno dei più potenti deterrenti nucleari a disposizione del Paese nordamericano (e quindi del mondo). Quasi a sottolineare la loro importanza, per i nomi si è scelto di chiamarli con il nome di Stati dell’Unione: esattamente come le navi da battaglia, che fino alla seconda guerra mondiale sono state le unità principali di tutte le marine militari. L’unica eccezione è lo USS Herny M. Jackson (SSBN-730), che porta il nome di un senatore.

Le missioni

Gli Ohio sono progettati per svolgere lunghi pattugliamenti solitari intorno al mondo, sempre pronti a lanciare i propri missili. La loro notevole autonomia rende inutili le “basi avanzate” che la US Navy ha in giro per il mondo. Questi sottomarini, infatti, sono basati esclusivamente a Kings Bay, in Georgia, e Bangor nello Stato di Washington. La cosa inutile da sottolineare è che queste unità non devono essere nelle vicinanze dei propri obiettivi per colpirli: i Trident II, infatti, hanno gittate superiori ai 12.000 km.

Diverso è il discorso per la variante SSGN: tali unità possono appoggiare le operazioni terrestri grazie al loro arsenale di oltre 150 missili Tomahawk, oltre che svolgere missioni speciali. La cosa interessante è la velocità: 25 nodi sono più che sufficienti per tenere il passo dei grandi gruppi da battaglia di superficie, composti da incrociatori e portaerei atomiche.

Tralasciando la versione, comunque, gli Ohio pare siano praticamente impossibili da individuare. Le loro caratteristiche, quindi, li rendono letali ed ancora attualissimi, nonostante si tratti di un progetto vecchio di 40 anni.

USS Alabama - Classe Ohio
Veduta aerea dello USS Alabama, il 25 maggio 2000. L’equipaggio ha composto la scritta “BAMA 50”, per festeggiare il completamento della 50° crociera di deterrenza strategica dell’unità. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: PH1 Mark A. Correa, US Navy. US Public Domain

La sostituzione dei classe Ohio

Tuttavia, prima o poi, anche per gli Ohio arriverà il momento della radiazione, se non altro per sopraggiunti limiti di età. Dopo il 2030 dovrebbero entrare in servizio i nuovissimi classe Columbia, che li affiancheranno ed infine sostituiranno. Stando alle previsioni della US Navy, i Columbia saranno ancora più letali e sofisticati dei predecessori, anche se con meno missili (16 in totale).

Solo il tempo ci dirà se questo è vero: gli Ohio sono difficili da sostituire.

La versione SSGN, invece, merita un discorso a parte. Infatti, i quattro battelli convertiti sono i più vecchi realizzati della classe, e si prevede che saranno tutti ritirati dal servizio entro il 2026-2028. Questi saranno rimpiazzati da alcuni sottomarini nucleari da attacco della classe Virginia, modificati per lanciare un elevato numero di Tomahawk.

Incidenti

  • 19 dicembre 1983: USS Florida (classe Ohio). Durante le prove in mare, il sottomarino urtò un oggetto subacqueo non identificato mentre navigava nel Long Island Sound. Danni minimi.
  • 22 marzo 1986: USS Georgia (classe Ohio). Al largo delle isole Midway, il sottomarino era affiancato al rimorchiatore USS Secota (YTM-415) per un trasferimento di personale. Improvvisamente, il rimorchiatore ebbe un problema al motore ed urtò il Georgia: la piccola imbarcazione ebbe la peggio ed affondò poco dopo. Su 12 uomini a bordo, il sottomarino riuscì a salvarne 10 (gli altri due annegarono). Lo USS Georgia ebbe danni lievi.
  • Giugno 1987: USS Nevada (classe Ohio). Mentre era in navigazione al largo della costa occidentale degli Stati Uniti, si ruppe un componente dell’albero di trasmissione (che era stato montato male, ma questo si scoprì dopo). I danni ammontarono a diversi milioni, ma il sottomarino riuscì comunque a continuare la sua missione.
  • 6 novembre 1987: USS Henry M. Jackson (classe Ohio). Mentre navigava al largo della base navale di Bangor (Washington), il sottomarino urtò il peschereccio South Paw, provocando oltre 25.000 dollari di danni (pagati dalla US Navy).
  • 29 settembre 1989: USS Pennsylvania (classe Ohio). Il sottomarino era entrato in servizio da appena 20 giorni e stava entrando a Port Canaveral, quando si arenò su un basso fondale. Nessun danno, ma i rimorchiatori ci misero qualche ora a liberarlo.
  • 19 marzo 1998: USS Kentucky (classe Ohio). Collisione, al largo di Long Island, con lo USS San Juan (classe Los Angeles). Pochi danni e nessun ferito. Entrambe le unità coinvolte, tuttavia, furono inviate a Groton per essere sottoposte ad un controllo completo.
  • 27 agosto 2003: USS Florida (classe Ohio). Mentre era in revisione al cantiere di Norfolk, scoppiò un incendio sopra il compartimento reattore. Quattro feriti lievi e danni imprecisati.

Esemplari costruiti

Tutti i 18 esemplari sono stati costruiti a Groton, dalla Electric Boat. Per le prime quattro unità, il nome riportato è quello attuale (SSGN e non SSBN). Gli Ohio portano quasi tutti il nome di uno Stato dell’Unione. L’unica eccezione è lo USS Henry M. Jackson, battezzato come un Senatore del Partito Democratico morto poco tempo prima del varo del sottomarino.

USS Ohio (SSGN-726)

Cantiere: Electric Boat (Groton)
Impostazione: 10/04/1976
Varo: 07/04/1979
Ingresso in servizio: 11/11/1981
Status: in servizio
Note: ex SSBN-726. 2006: SSGN

USS Michigan (SSGN-727)

Cantiere: Electric Boat (Groton)
Impostazione: 04/04/1977
Varo: 26/04/1980
Ingresso in servizio: 11/09/1982
Status: in servizio
Note: ex SSBN-727. 2007: SSGN

USS Florida (SSGN-728)

Cantiere: Electric Boat (Groton)
Impostazione: 19/01/1981
Varo: 14/01/1981
Ingresso in servizio: 18/06/1983
Status: in servizio
Note: ex SSBN-728. 2006: SSGN

USS Georgia (SSGN-729)

Cantiere: Electric Boat (Groton)
Impostazione: 07/04/1979
Varo: 06/11/1982
Ingresso in servizio: 11/02/1984
Status: in servizio
Note: ex SSBN-729. 2004: SSGN

USS Henry M. Jackson (SSBN-730)

Cantiere: Electric Boat (Groton)
Impostazione: 19/11/1981
Varo: 15/10/1983
Ingresso in servizio: 06/10/1984
Status: in servizio
Note: ex USS Rhode Island

USS Alabama (SSBN-731)

Cantiere: Electric Boat (Groton)
Impostazione: 27/08/1981
Varo: 19/05/1984
Ingresso in servizio: 25/05/1985
Status: in servizio
Note:

USS Alaska (SSBN-732)

Cantiere: Electric Boat (Groton)
Impostazione: 09/03/1983
Varo: 12/01/1985
Ingresso in servizio: 25/06/1986
Status: in servizio
Note:

USS Nevada (SSBN-733)

Cantiere: Electric Boat (Groton)
Impostazione: 08/08/1983
Varo: 14/09/1985
Ingresso in servizio: 16/08/1986
Status: in servizio
Note:

USS Tennessee (SSBN-734)

Cantiere: Electric Boat (Groton)
Impostazione: 09/06/1986
Varo: 13/12/1986
Ingresso in servizio: 17/12/1988
Status: in servizio
Note:

USS Pennsylvania (SSBN-735)

Cantiere: Electric Boat (Groton)
Impostazione: 02/03/1987
Varo: 23/04/1988
Ingresso in servizio: 09/09/1989
Status: in servizio
Note:

USS West Virginia (SSBN-736)

Cantiere: Electric Boat (Groton)
Impostazione: 18/12/1987
Varo: 14/10/1989
Ingresso in servizio: 20/10/1990
Status: in servizio
Note:

USS Kentucky (SSBN-737)

Cantiere: Electric Boat (Groton)
Impostazione: 18/12/1987
Varo: 11/08/1990
Ingresso in servizio: 13/07/1991
Status: in servizio
Note:

USS Maryland (SSBN-738)

Cantiere: Electric Boat (Groton)
Impostazione: 22/04/1986
Varo: 10/08/1991
Ingresso in servizio: 13/06/1992
Status: in servizio
Note:

USS Nebraska (SSBN-739)

Cantiere: Electric Boat (Groton)
Impostazione: 06/07/1987
Varo: 15/08/1992
Ingresso in servizio: 10/07/1993
Status: in servizio
Note:

USS Rhode Island (SSBN-740)

Cantiere: Electric Boat (Groton)
Impostazione: 15/09/1988
Varo: 17/07/1993
Ingresso in servizio: 09/07/1994
Status: in servizio
Note:

USS Maine (SSBN-741)

Cantiere: Electric Boat (Groton)
Impostazione: 03/07/1990
Varo: 16/07/1994
Ingresso in servizio: 29/07/1995
Status: in servizio
Note:

USS Wyoming (SSBN-742)

Cantiere: Electric Boat (Groton)
Impostazione: 08/08/1991
Varo: 15/07/1995
Ingresso in servizio: 13/07/1996
Status: in servizio
Note:

USS Louisiana (SSBN-743)

Cantiere: Electric Boat (Groton)
Impostazione: 23/10/1992
Varo: 27/07/1996
Ingresso in servizio: 06/09/1997
Status: in servizio
Note:

Fonti

(immagine di copertina tratta da Wikimedia Commons. Credits: Nokell, US Navy. US Public Domain)