Carro armato superpesante

La maggioranza, leggendo carro armato superpesante, avrà pensato: “Ma che roba è?”. In effetti, come definizione è piuttosto strana, e anche nella letteratura specializzata non sempre si trova. Stesso discorso per la maggior parte dei videogiochi a tema (anche se ogni tanto si può incontrare. Di solito si riconosce perché se gli sparate non gli fate niente). Questo perché si tratta di una categoria abbastanza residuale, con veicoli costruiti (quando li hanno costruiti) in numeri bassissimi, che hanno avuto un impiego praticamente nullo al di fuori dei poligoni di prova.

Cos’è un carro armato

Prima di parlare dei carri armati superpesanti bisogna un attimo capire cosa è e quali sono le caratteristiche di un carro armato normale. In generale, si tratta di un veicolo da combattimento corazzato, che nasce durante la prima guerra mondiale in risposta ad un’esigenza tattica ben precisa: superare il binomio mitragliatrice-filo spinato a difesa delle trincee, che aveva cristallizzato il conflitto immobilizzando gli eserciti.

Le offensive della Grande Guerra seguivano uno schema standardizzato: un cannoneggiamento preliminare di alcuni giorni, con lo scopo di creare dei varchi nel filo spinato e distruggere le prime linee, e poi l’inevitabile assalto della fanteria. Messa così, la faccenda sembra semplice, ma in realtà non lo era affatto. Prima di tutto, il cannoneggiamento preliminare metteva in allarme il nemico: se tu bombardi un posto per tre giorni impiegando migliaia di cannoni, io mi aspetto un attacco e mi organizzo di conseguenza, e quindi addio sorpresa. Secondo, il cannoneggiamento non era sempre eseguito a regola d’arte: in altre parole, a volte i varchi nel filo spianto non venivano creati, o la prima linea avversaria non subiva danni rilevanti, con il risultato che le linee nemiche erano sostanzialmente intatte. Infine, per dei soldati avanzare su un terreno sconvolto dall’artiglieria, pieno zeppo di crateri e spesso pure fangoso (come nel caso della battaglia di Passchendaele, dove a causa delle piogge e del cannoneggiamento che aveva distrutto il sistema di drenaggio i soldati affogarono nel fango), non era per niente semplice. Per farla breve, le offensive si tramutavano in mattatoi, con conquiste territoriali nell’ordine dei pochi chilometri.

Sia gli Alleati, sia gli Imperi Centrali cercarono di risolvere questa situazione. Ma se gli austro-tedeschi optarono per una soluzione “tattica” (cambiando le modalità di impiego della fanteria), gli anglo-francesi crearono un nuovo strumento: il carro armato.

Carro armato Mark I
Il Mark I inglese, il primo carro armato entrato in servizio. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Freedom’s Falcon. CC BY-SA 4.0

In realtà non furono proprio loro ad inventarlo: qualcosa del genere l’aveva teorizzata Leonardo Da Vinci, nel 1500 un condottiero ceco, tale Jan Žižka, vinceva battaglie utilizzando carri corazzati con cannoni dentro, e nei primi anni del 900 ci furono diverse proposte e realizzazioni di veicoli corazzati armati. Però, fu durante la Grande Guerra che si ebbero le prime vere realizzazioni, in particolare da parte inglese e francese.

Il carro armato, nonostante limiti tecnici ed incertezze di impiego (almeno nella fase iniziale) ebbe successo.

Caratteristiche di un carro armato

Ci sono tre i fattori che distinguono un carro armato dagli altri veicoli.

  • Cingoli. Il carro armato ha i cingoli. Se ha le ruote si parla di blindato, se ha ruote e cingoli di semicingolato.
  • Corazzatura. Il carro armato deve avere delle protezioni che gli consentano di resistere al fuoco di armi più o meno pesanti, a seconda del tipo di impiego. Queste protezioni sono più o meno sofisticate, a seconda del tipo di carro armato (leggero, medio o pesante) e dell’epoca in cui è stato costruito (acciai semplici, speciali, leghe, corazze aggiuntive, kit di auto protezione, ecc.).
  • Armi offensive e difensive. Il carro armato deve essere in grado di attaccare i nemici, ed anche di difendersi. Solitamente, si parla di carro armato se l’armamento principale è sistemato in una torretta girevole, altrimenti si parla di cannone semovente (anche se al giorno d’oggi i cannoni semoventi hanno quasi tutti la torretta girevole).

Per quanto riguarda la classificazione, ne esistono fondamentalmente due, per dimensione e impiego. Una trattazione completa sull’argomento richiederebbe probabilmente un sito web a parte, quindi cercherò di semplificare al massimo. Visto che si parla di carri superpesanti, accennerò brevemente a quella per dimensione (anche perché quella per impiego ci porterebbe abbastanza fuori tema).

Tornando alla classificazione, e semplificando come al solito, possiamo trovare tre categorie di carri armati: leggeri, medi e pesanti. Vediamoli un attimo.

  • Carro armato leggero: elevata mobilità, bassi costi, bassa protezione e bassa potenza di fuoco. Di solito venivano usati per operazioni di ricognizione, o comunque in tutte quelle situazioni in cui la rapidità era essenziale. Molto diffusi negli anni tra le due guerre mondiali, quando si pensava di usarli per sfruttare lo sfondamento del fronte operato dai grandi (e lenti) carri armati pesanti.
  • Carro armato pesante: bassa mobilità, alti costi, alta protezione ed alta potenza di fuoco. Si tratta dei primi carri armati costruiti (il Mark I della prima guerra mondiale per capirsi), progettati per operare in supporto alla fanteria con compiti cosiddetti “di rottura”. Ideali per sopravvivere al fuoco nemico nella terra di nessuno, affrontare fortificazioni ed altri carri armati. Inizialmente, i carri erano tutti pesanti, o meglio, non esisteva alcuna distinzione. La categoria nasce per identificare i carri più grossi, all’apparire dei primi modelli leggeri.
  • Carro armato medio: un compromesso, tra la mobilità dei carri leggeri e l’armamento e la protezione di quelli pesanti. Sono stati quelli di maggior successo durante la seconda guerra mondiale.

A queste tre, si può aggiungere il carro armato superpesante. Ma esattamente, cosa si intende? Semplicemente, un veicolo con caratteristiche (di molto) superiori a quelle di un carro armato pesante contemporaneo. Quindi: corazze più spesse, dimensioni maggiori e armamento superiore. Un po’ una sorta di categoria “fuori concorso” dei carri armati in generale.

A partire dagli anni sessanta, questa classificazione è stata sostanzialmente superata con il Main Battle Tank (MBT per gli amici). Si tratta di un veicolo da combattimento con le dimensioni di un carro armato medio, la mobilità di un carro armato leggero, la protezione di un carro pesante e l’armamento di uno superpesante. Questa evoluzione è stata possibile grazie a motori più potenti, e soprattutto all’introduzione delle corazze in composito, più leggere ed efficaci rispetto a quelle classiche in acciaio e leghe derivate. Tale tipologia di veicolo ha sostituito i carri medi e pesanti, mentre quelli leggeri continuano ad esistere. Vengono utilizzati non solo per la ricognizione, ma anche per le operazioni anfibie e aviotrasportate.

Il carro armato superpesante

Veniamo ora alle caratteristiche generali dei carri armati superpesanti. Come detto poco sopra, si tratta di qualcosa di ancora più pesante dei carri armati pesanti. Quindi, tutti i pregi ed i difetti vengono estremizzati. Detto in altri termini: un carro armato è un compromesso tra potenza e mobilità. Aumentando un fattore, inevitabilmente se ne va a peggiorare un altro, e più si va indietro nel tempo, più il risultato di questo compromesso è negativo, soprattutto se si parla di mobilità: quindi, abbiamo un veicolo con corazze praticamente imperforabili e cannoni in grado di disintegrare gli avversari a chilometri di distanza, che però non si muove nemmeno a calci.

Vediamo più nel dettaglio le caratteristiche di questi veicoli.

Peso

Premessa: quando si parla di peso, per i carri armati è importante il periodo storico. Il carro inglese Mark IV della prima guerra mondiale, con le sue 32 tonnellate, era considerato pesante, ma nella seconda i sovietici classificavano il loro T-34 come medio (il peso era molto simile), mentre il KV1 e la famiglia IS, che raggiungevano le 45 tonnellate, erano pesanti. Ma la situazione cambia anche da Paese a Paese: i tedeschi, nello stesso periodo, consideravano il Panther (45 tonnellate) medio ed il Tigre (56 tonnellate) pesante. Considerando il tutto, si può dire che un carro armato che supera le 70 tonnellate si classifica come superpesante, soprattutto se è stato costruito nei primi anni venti: è il caso del Char 2C francese del 1921, il più grande carro armato ad essere mai entrato in servizio operativo. Un’eccezione è il Tigre II tedesco della seconda guerra mondiale, che con le sue 68 tonnellate è considerato “semplicemente” pesante (dai tedeschi. I sovietici lo consideravano superpesante). Le 190 tonnellate del Maus tedesco non lasciano dubbi di classificazione.

Carro armato superpesante Char 2C
Il Char 2C francese, l’unico carro armato superpesante ad essere entrato in servizio. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: MWAK. CC BY-SA 3.0

Ma qual è il vantaggio di un peso del genere su un carro armato? La semplice risposta è un aumento della protezione: corazze più spesse consentono una maggiore sopravvivenza in battaglia. Il discorso qui si fa molto complicato, perché dipende parecchio dalle caratteristiche della corazza, dalle leghe, dal tipo di saldatura, ecc. Diciamo che i 200 mm di corazza frontale del Maus sarebbero stati problematici per qualunque cannone anticarro contemporaneo, esattamente come i 45 mm del Char 2C del 1921. Per non parlare del tipo di proiettile a cui devono resistere! Oggi materiali migliori, kit di protezione, e tutta una serie di miglioramenti tecnologici hanno consentito di aumentare la protezione senza usare spessori eccessivi.

Parlando in generale, i carri armati superpesanti realizzati vanno da un peso minimo di 70 tonnellate ad un massimo di quasi 190. Se poi andiamo anche a vedere i progetti rimasti sulla carta, ci possiamo imbattere in follie come il P-1500 Monster da 1.500 tonnellate. Follie, appunto, rimaste sulla carta.

Armamento

Per l’armamento si può fare un discorso molto simile al peso, ovvero dipende dall’epoca storica. Se nella prima guerra mondiale un cannone da 75 mm era più che sufficiente per affrontare qualunque nemico (Char 2C e K-Wagen insegnano), nella seconda ci voleva qualcosa di più grosso, diciamo dai 90 mm in su. I calibri più gettonati sono stati quelli intorno ai 100-105 mm, che costituivano un buon compromesso tra potenza ed ingombro. Tra gli esemplari effettivamente realizzati, il più potente è stato senz’altro il 128 mm montato sul Maus tedesco, mentre tra le follie precedentemente citate torniamo sul P-1500 con il suo pezzo principale da 800 mm (ottimo per gli headshot alle portaerei).

Carro armato superpesante Panzer VIII Maus
Il Panzer VIII Maus, il più grande carro armato mai costruito. Le sue 188 tonnellate sono oggi conservate al museo di Kubinka, in Russia. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Alf van Beem. Public Domain

L’armamento può avere varie collocazioni. La più comune, almeno in quelli della seconda guerra mondiale, è la sistemazione in torretta singola girevole, anche se si trovano notevoli eccezioni con soluzioni a più torrette (come il carro O-I giapponese, il T-42 o il KV-4 sovietici) oppure con il cannone fisso nello scafo (tipo il T28 americano o il Tortoise inglese).

Mobilità

La nota dolente del carro armato superpesante: l’aumento di peso per corazze e cannoni comporta inevitabilmente problemi se poi il carro armato lo devi muovere. Parecchi problemi: velocità molto basse ed autonomie ridicole (il Maus, con il suo serbatoio supplementare esterno, insegna). Analizziamo più in dettaglio il discorso legato alla mobilità

In generale, parlando di carri armati, bisogna distinguere tra mobilità tattica e mobilità strategica.

  • Mobilità tattica: riguarda le caratteristiche tecniche del carro armato, quindi agilità, velocità, accelerazione, comportamento sui vari tipi di terreno, capacità di superamento ostacoli, ecc. Il carro armato superpesante, in questo ambito, ha parecchi problemi: le velocità sono piuttosto basse, dovute alla scarsa potenza del motore rispetto al suo peso. Inoltre, è più facile che rimanga intrappolato in qualche buca. Un altro grosso problema, indirettamente legato alla mobilità tattica, è la scarsa affidabilità. A causa del peso, infatti, le componenti meccaniche sono molto sollecitate, e si rompono più facilmente. Le possibilità di recupero di un veicolo di oltre 100 tonnellate sul campo di battaglia sono molto scarse (eufemismo), quindi a volte può essere necessario abbandonarlo (dopo averlo distrutto, ovviamente). Si tratta di considerazioni molto teoriche, visto che praticamente nessun carro armato superpesante è mai uscito da un poligono sperimentale, o comunque è mai stato utilizzato in combattimento.
  • Mobilità strategica: riguarda la capacità di trasportare un carro armato verso una certa destinazione rispettando i tempi ed a costi accettabili. Tutto questo per i carri armati superpesanti non è per niente possibile. Prima di tutto, per muovere un qualunque tipo di carro armato su lunghe distanze si utilizzano dei mezzi speciali ruotati: l’alternativa sono costi terrificanti (i carri armati consumano parecchio), asfalto stradale distrutto e cingoli consumati. Più il carro armato è grosso, più questi problemi vengono amplificati. Ad esempio, carri armati tipo il Maus (190 tonnellate di vero acciaio germanico) non poteva passare sui ponti, per il semplice fatto che sarebbero crollati sotto il suo peso. Inoltre, le dimensioni spesso erano eccessive per i mezzi speciali o i carri ferroviari. Insomma, la mobilità strategica di questi veicoli era veramente limitata.
Carro armato superpesante T28
Il T28 Americano. Pesantemente sottopotenziato per le sue 95 tonnellate, aveva una velocità massima di 13 km/h. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Mark Holloway. CC BY 2.0

Insomma, il carro armato superpesante è una tipologia di veicolo estremamente poco mobile. L’autonomia poi è bassissima, e le velocità massime sul campo di battaglia raggiungono raramente i 20 km/h. Ci sono dei casi limite, come il T28 americano che raggiungevano appena i 13 km/h su strada, rendendolo sostanzialmente inutile. Un carro di quelli grossi che fu giudicato soddisfacente, il Tortoise inglese, aveva una velocità di 19 km/h su strada e 6 fuori strada.

Il carro armato superpesante in servizio

Vediamo adesso come sono stati utilizzati i carri armati superpesanti. Vi dico subito che non c’è molto da dire: infatti, l’unico di questi veicoli ad entrare realmente in servizio è stato il Char 2C francese. Con le sue 75 tonnellate e gli oltre 10 metri di lunghezza, è ad oggi il più grande carro armato mai diventato operativo.

Complessivamente, ne furono costruiti 10, a partire dal 1921. Il progetto originale risaliva alla prima guerra mondiale, e divenne rapidamente obsoleto. All’inizio del secondo conflitto, nel 1939, i dieci veicoli erano ancora in servizio. Furono largamente utilizzati dai francesi per filmati propagandistici, ma mai in combattimento. Fecero una fine piuttosto ingloriosa: furono caricati su un treno per prevenirne la cattura da parte dei tedeschi, ma il convoglio rimase bloccato. Quindi, vennero fatti saltare in aria dai loro equipaggi. L’esercito tedesco riuscì a catturarne uno intatto, e lo riportò a Berlino come trofeo. Questo scomparve dopo la guerra (l’ipotesi non confermata è che se lo siano portato a casa i sovietici per ricordo).

Gli altri… Beh, nella migliore delle ipotesi non sono mai usciti dal poligono di prova, nella peggiore sono rimasti un disegno su un foglio di carta.

Fonti

(immagine di copertina tratta da Wikimedia Commons. Credits: Paraxade. CC0 1.0)