T-35

Il carro armato multitorretta è un tipo di veicolo corazzato con più di una torretta girevole. Come si sarà capito, è qualcosa di molto strano per gli standard moderni. Al giorno d’oggi, infatti, carri armati e blindati hanno una singola torretta, che contiene l’armamento principale (più un’altra arma secondaria coassiale).

Soluzioni a più torri praticamente non esistono, con l’eccezione dei videogiochi (e chi ha giocato all’immortale Metal Slug sa sicuramente a cosa mi riferisco).

Tuttavia, c’è stato un periodo, negli anni venti e trenta, che i carri armati multitorretta ebbero una certa diffusione: diversi Paesi svilupparono vari progetti (Gran Bretagna e Unione Sovietica in particolare), che alla fine non ebbero un gran successo.

Un buon numero di questi carri armati multitorretta era ancora in servizio all’inizio del secondo conflitto mondiale, anche se spesso come riserva o in seconda linea. Il loro utilizzo comunque fu piuttosto limitato.

In tempi più recenti, questa formula sta tornando in auge: nei carri armati più moderni, infatti, sta facendo la comparsa una piccola torretta a controllo remoto, montata solitamente su quella principale.

Le origini del carro armato multitorretta

Il carro armato fu usato per la prima volta nel 1916. Nell’immediato dopoguerra, i vari Paesi cercarono di stabilire quali potevano essere le dottrine di utilizzo migliori per questo tipo di veicoli.

Visto che questi mezzi erano praticamente all’inizio della loro storia, e non sapendo bene come usarli al meglio, si svilupparono varie dottrine.

  • Le teorie più innovative vedevano il carro armato dentro delle formazioni multiarma: cooperare con fanteria ed artiglieria avrebbe consentito di sfruttare al massimo le caratteristiche di questi veicoli.
  • La teoria prevalente vide i carri armati come una naturale evoluzione della cavalleria: quindi, carri armati pesanti con compiti di “rottura” dello schieramento nemico e carri più piccoli (o leggeri) per sfruttare lo sfondamento ed inseguire gli avversari. Praticamente, i teorici si “limitarono” a pensare per le forze corazzate lo stesso compito tattico della cavalleria.
  • Un’altra teoria, invece, traeva le sue origini dalle tattiche della battaglia navale. I carri armati erano visti come delle “corazzate di terra”, che avrebbero dovuto manovrare ed essere impiegati esattamente come navi da guerra.

Il carro armato multitorretta nacque in pratica come risposta alle ultime due teorie: la corazzata di terra ed il carro armato pesante di rottura.

L’idea era che un veicolo cingolato, pesantemente corazzato ed armato, avrebbe potuto dominare i campi di battaglia grazie alla sua mole e, perché no, alle sue armi sistemate in varie torrette indipendenti che potevano sparare contemporaneamente in tutte le direzioni.

Come vedremo, l’idea era completamente sbagliata.

Char 2C
Un Char 2C. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: autore sconosciuto. Public Domain

Le caratteristiche di un carro armato multitorretta

Esattamene, quali sono le caratteristiche di un carro armato multitorretta?

Beh, prima di tutto avere più di una torre girevole. Cosa scontata. Ma come erano montate queste torrette? Più o meno le configurazioni possibili erano due.

  • Una torre principale in posizione rialzata ed altre più piccole messe intorno. Di solito, quella principale era equipaggiata con un cannone, mentre le secondarie con mitragliatrici (o raramente con cannoni più piccoli). Il massimo raggiunto fu cinque torrette: una principale e quattro secondarie (in questo caso, il risultato finale era una specie di “castello cingolato”). Solitamente, le mitragliatrici erano dirette contro la fanteria, ma in alcuni casi potevano anche essere antiaeree. Questa configurazione era tipica dei carri armati più grandi.
  • Due torrette con lo stesso armamento, sistemate affiancate sullo scafo. Una soluzione che ebbe una certa diffusione, ma con vita breve: in molti casi, infatti, le due torrette furono sostituite da una più grande. Questo allestimento era comune sui carri armati più piccoli.

Comunque, qualunque fosse il numero delle torrette, il risultato era un veicolo più grande, costoso e complesso di uno con il medesimo armamento principale. Una cosa che contribuì ad affossare la soluzione multitorretta.

I problemi tecnici del carro armato multitorretta

Nel paragrafo precedente vi ho accennato i problemi del carro armato multitoretta: dimensioni, costo e complessità. Ma non solo…

Andiamo a vedere meglio i problemi di questi veicoli: del resto, se la soluzione non ha avuto successo, un motivo ci deve essere….

Limiti strutturali

I carri armati multitorretta avevano dei problemi strutturali intrinsechi e difficilmente risolvibili.

  • Dimensioni: chiaro, per montare più di una torretta girevole occorre spazio, e quindi serve un veicolo grande. Con tutti i problemi che una cosa del genere si porta dietro: costi elevati, necessità di motori potenti, scarsa autonomia, consumi spropositati, ecc.
  • Mobilità: problema strettamente legato alle dimensioni. Muovere un carro armato particolarmente grosso è un problema.
  • Sagoma: riferito alla “forma” del carro armato. Questi veicoli spesso avevano la torre principale rialzata rispetto alle altre, così da non avere ostacoli: il risultato era un veicolo più alto, con un profilo particolarmente visibile (per la gioia degli artiglieri nemici). La torre principale, infatti, per consentire una rotazione completa era montata su una specie di cilindro metallico, che era molto vulnerabile se colpito. Oltretutto, l’altezza creava anche problemi per il trasporto ferroviario (le gallerie).
  • Torrette secondarie: paradossalmente, erano le torrette stesse ad essere un problema. Per come erano montate, infatti, a volte ostacolavano la visuale, oppure si limitavano a vicenda. Quindi, se una (o più) si fosse guastata, avrebbe potuto bloccare portelli, oscurare feritoie o periscopi, oppure impedire il brandeggio di un’arma vicina…
  • Equipaggio: se per ogni torretta ci vuole minimo un inserviente, il carro armato diventa piuttosto affollato.
Vickers Independent
Il Vickers Independent britannico, con le sue cinque torrette. Immagine derivata da Wikimedia Commons. Credits: Hohum. CC BY 3.0

Affidabilità

I veicoli grandi sono più soggetti a rompersi: questo perché a causa del peso tutti i componenti meccanici sono molto più sollecitati. E se un carro armato pesante si rompe sul campo di battaglia, spesso recuperarlo è una cosa impossibile e quindi va abbandonato. Dunque, anche guasti piccoli possono portare alla perdita del veicolo. Questo valeva particolarmente negli anni venti e trenta.

Esiste poi una regola più o meno universale quando si costruisce qualcosa: quello che non c’è non può rompersi. Bene, la torretta è una di quelle cose che si può rompere, e se ce ne sta più di una è chiaro che la manutenzione diventa un dramma….

Protezione

Un carro armato multitorretta è meno protetto di uno normale. Questo per due ragioni.

  • Prima di tutto, le torrette stesse rappresentano un fattore di vulnerabilità. Problema che aumenta all’aumentare del numero di queste.
  • Inoltre, le torrette pesano. Molto banalmente, si tratta di “peso utile sprecato”: acciaio che avrebbe potuto essere usato in corazze e protezioni aggiuntive, aumentando la sicurezza del veicolo. Anche perché, il carro armato è un compromesso tra potenza e mobilità, e se è troppo pesante poi diventa un polmone impossibile da muovere.
T-100
Il T-100 sovietico. Notare l’altezza della torretta principale, con la vulnerabile sovrastruttura. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: autore sconosciuto. Public Domain Russia

Armamento

L’armamento avrebbe dovuto essere il punto forte di un carro armato multitorretta.

Avrebbe.

In realtà, il fatto di avere più di una torretta era un fattore di debolezza.

Prima di tutto, se hai una sola torretta la puoi fare più grossa: quindi, arma più grande e più spazio per il personale. In un caso, infatti, il passaggio da due torrette gemelle ad una singola portò ad una maggiore celerità di tiro. Il motivo era semplice: le due torrette erano fatte per un singolo inserviente, mentre in quella singola ne entravano due…

Inoltre, c’era una questione logistica. Ogni torretta andava rifornita di munizioni, cosa non semplice. Se poi le armi utilizzavano proiettili diversi, ecco che la cosa si faceva ancora più complicata.

Controllo del carro armato

Ogni carro armato ha un comandante, chiamato capocarro, che coordina le varie attività nel veicolo. I compiti più importanti riguardano indirizzare il pilota, individuare gli obietti e stabilirne le priorità, sapere sempre il livello di carburante e di munizioni per le varie armi… Insomma, sono parecchie responsabilità.

Ecco, provate a pensare cosa può essere coordinare le attività (specie in combattimento) di un carro armato multitorretta: tutto il discorso degli obiettivi e del livello delle munizioni non sarebbe limitato ad una sola torre, ma andrebbe moltiplicato per il numero di torrette (principale e secondarie).

Insomma, sarebbe tutto tranne che semplice!

I carri armati multitorretta in azione

I carri armati multitorretta di azione ne videro poca, almeno in guerra. Infatti, furono sviluppati negli anni venti e trenta, e quando scoppiò il secondo conflitto mondiale, erano considerati irrimediabilmente obsoleti, anche concettualmente.

Le nuove tendenze, infatti, prevedevano un veicolo corazzato con un armamento potente, che richiedeva una torretta di grandi dimensioni. Quindi, la formula multitorretta era palesemente inadeguata. Oltre a tutti i problemi che si sono detti prima…

Questi veicoli, tuttavia, ebbero le loro esperienze di combattimento, soprattutto all’inizio della guerra. I polacchi nel 1939 utilizzarono un numero limitato di veicoli, così come i tedeschi ed i francesi nel 1940. I giapponesi arrivarono a costruirne uno di dimensioni enormi, il carro superpesante O-I, ma rimase un prototipo. I britannici realizzarono diversi modelli, uno dei quali fu largamente usato durante il conflitto (anche se la torretta secondaria sul campo venne spesso rimossa). I più grossi utilizzatori furono i sovietici, soprattutto nei primi mesi di guerra. La maggior parte di questi mezzi, tuttavia, non raggiunse intero (o operativo) il 1942.

Vediamo ora brevemente cosa realizzarono i vari Paesi.

Il carro armato multitorretta canadese: il Ram Tank

Quando scoppiò la seconda guerra mondiale, i canadesi si resero conto che gli servivano dei carri armati. Il problema era procurarseli, visto che acquistarli dalla Gran Bretagna era fuori discussione. I vertici militari, quindi decisero di costruirseli in casa, ricorrendo alle locali aziende ferroviarie (in sostanza le uniche che potevano costruire dei veicoli corazzati).

Uno dei modelli su cui i canadesi puntarono era l’M3 Lee, un carro di transizione che vedremo meglio nella sezione sugli Stati Uniti.

I canadesi decisero di modificare il progetto per migliorarlo. Come vedremo, non ci riuscirono. Il risultato comunque fu il Ram, un carro da 29 tonnellate con due torrette:

  • una primaria, al centro, con il cannone principale;
  • la secondaria, piccolina, anteriore a sinistra, con una mitragliatrice.

Nella versione Mark I, il cannone era un 40 mm (l’unico disponibile), mentre la Mark II montava un 57 mm. In compenso, la seconda versione era senza torretta secondaria (a parte i primissimi esemplari).

Per il resto, lo scafo era piuttosto simile all’M3.

Ram
Il Ram canadese, con la sua piccola torretta anteriore. Immagine derivata da Wikimedia Commons. Credits: Balcer~commonswiki. CC BY-SA 3.0

Il Ram non è considerato un carro armato riuscito: rimase in produzione fino al 1943, per poi essere sostituito dagli M4 Sherman. Oltretutto, non entrò mai in combattimento, al contrario delle versioni cannone semovente e trasporto truppe (che invece furono un grosso successo).

Il Ram in compenso ha una sua importanza storica: gli olandesi (con il permesso canadese) recuperarono gli esemplari semiaffondati o impantanati nei loro acquitrini e li rimisero in servizio. Praticamente, la prima forza corazzata dell’Olanda nacque in questo modo.

Per approfondire: il Ram

I carri armati multitorretta francesi: i colossi

I carri armati multitorretta francesi sono un caso abbastanza interessante: sono tutti enormi. Mostri da 130-140 tonnellate, con torri che sembravano uscite da una nave, progettati nel periodo tra le due guerre oppure agli inizi del secondo conflitto mondiale. Nessuno di questi veicoli, nemmeno a dirlo, uscì mai da un foglio di carta o fu ultimato in tempo, anche perché la Francia uscì dal conflitto nel 1940.

L’unica, grande, eccezione fu il Char 2C, l’unico carro armato superpesante mai entrato in servizio. Fu costruito agli inizi degli anni venti in 10 unità, e pesava intorno alle 70 tonnellate.

La sua carriera operativa fu senza storia: utilizzato più per scopi propagandistici che altro, allo scoppio del conflitto i comandanti evitarono accuratamente di mandarlo in prima linea, consapevoli dei suoi limiti. Questi veicoli finirono ingloriosamente la loro carriera distrutti dai loro stessi equipaggi per non farli cadere in mano nemica.

FCM-F1
Il disegno dell’FCM-F1, uno dei progetti presentati in Francia e rimasti tali. Immagine derivata da Wikimedia Commons. Credits: Rama. CC BY-SA 2.0 FR

Il carro armato multitorretta tedesco: dal Grosstractor al Neubaufahrzeug

I carri armati multitorretta si svilupparono principalmente nel periodo tra le due guerre. La Germania, a causa delle limitazioni imposte dal Trattato di Versailles, non poteva costruire mezzi corazzati, quindi aggirò il problema.

Il punto di partenza tedesco fu il Grosstractor, un carro armato realizzato negli anni venti. Anzi, sarebbe più corretto dire i Grosstractor: infatti, erano tre, costruiti da altrettante aziende. Certo, si somigliavano molto: scafo a losanga, lunghezza sui sei metri, 15-19 tonnellate di peso (a seconda del modello), cannone in torretta girevole da 75 mm ed un certo numero di mitragliatrici, tra scafo ed una torre più piccola montata posteriormente. Le prove, sempre per le limitazioni di cui sopra, si svolsero in Unione Sovietica, vicino Kazan.

I Grosstractor terminarono la loro carriera negli anni trenta, come monumenti nelle caserme.

Dopo l’avvento del nazismo, la Germania ricominciò a costruire ufficialmente veicoli corazzati, tra cui un carro armato multitorretta. Si trattava del Neubaufahrzeug, un carro medio sulle 23 tonnellate. Il veicolo aveva tre torrette:

  • la principale anteriore, con due cannoni (uno da 75 mm e l’altro da 37) ed una mitragliatrice;
  • le altre due con una semplice mitragliatrice, una davanti e l’altra dietro alla torre principale.
Neubaufahrzeug
Un Neubaufahrzeug in Norvegia. Si nota la torretta secondaria anteriore. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Bundesarchiv, Bild 101I-761-221N-06 / Ehlert, Max / CC-BY-SA 3.0

Il Neubaufahrzeug non convinse i militari e fu costruito in appena cinque esemplari in due versioni, che differivano per la torretta:

  • uno con scafo e torretta entrambi Rheinmetall (tondeggiante e con cannoni sovrapposti);
  • quattro con scafo Rheinmetall e torretta Krupp (squadrata e con cannoni affiancati).

I tedeschi impiegarono il Neubaufahrzeug con mediocri risultati nel 1940, durante l’invasione della Norvegia. Pare che almeno un esemplare prese parte all’Operazione Barbarossa, nel 1941. Comunque, i comandi ordinarono di demolire questi veicoli. Uno sopravvisse fino al 1944, usato per l’addestramento.

Va detto che il Neubaufahrzeug fu molto utile per ingannare gli Alleati sui reali progressi e tendenze dell’arma corazzata tedesca.

Per approfondire:

Il carro armato multitorretta in Giappone

L’Impero Giapponese non aveva alcuna esperienza nella costruzione di carri armati, e si ispirò a ciò che stavano facendo gli altri Paesi.

Visto che negli anni venti alcuni eserciti stavano sperimentando la formula multitorretta, i giapponesi decisero di seguire l’esempio.

Il loro primo modello fu un veicolo medio, da una ventina di tonnellate, che tra l’altro fu anche il primo carro armato progettato autonomamente dal Paese asiatico: il Type 87 Chi-I, che rimase un prototipo perché afflitto da vari problemi.

Tuttavia, il Type 87 costituì la base per due veicoli corazzati pesanti, chiamati Type 91 e Type 95. Questi erano la risposta a ciò che stavano realizzando i sovietici nei primi anni trenta: visto che l’Unione Sovietica era considerata una minaccia, bisognava avere qualcosa di adeguato per contrastarla.

Type 87
Un Type 87, il primo carro armato sviluppato in Giappone. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Esercito Imperiale Giapponese. Public Domain Giappone

Questi carri armati pesanti erano equipaggiati con tre torrette: una centrale principale e due secondarie (anteriore e posteriore), armate con cannoni e mitragliatrici.

Tuttavia, l’esperienza dei carri armati pesanti in Giappone rimase isolata: appena 4-5 esemplari furono costruiti di questi veicoli, che si rivelarono poco mobili e troppo complessi. Oltretutto, gli stessi militari avevano diversi dubbi sulla formula con più torrette.

Ma la vicenda dei carri armati multitorretta in Giappone non finì qui.

Gli scontri di frontiera del 1939 con l’Unione Sovietica dimostrarono la pochezza della forza corazzata giapponese. I militari asiatici, quindi, ordinarono una vera e propria fortezza semovente, capace di dominare le pianure della Manciuria.

La commissione tecnica incaricata di realizzare questo carro armato superpesante decise di ispirarsi alla cosa più grossa che avevano: il Type 95.

Il risultato fu un colosso chiamato O-I: una torre principale con un cannone da 150 mm, e tre secondarie con cannoni da 47 mm e mitragliatrici, per un peso complessivo di 120 tonnellate.

L’unico prototipo realizzato venne provato nell’agosto 1943. Dopo poche ore, distrutte le sospensioni ed il manto stradale, i giapponesi decisero che l’O-I era inutile, e lo demolirono.

Gran Bretagna: la “patria” del carro armato multitorretta?

La Gran Bretagna è stato il primo Paese che utilizzò i carri armati in combattimento, durante la prima guerra mondiale. Viene considerato il Paese che “inventò” la formula multitorretta: il Vickers A1E1 Independent fu il primo veicolo corazzato ad adottare questa soluzione, con ben cinque torri. Il suo progetto influenzò enormemente le varie realizzazioni degli anni venti e trenta. Tuttavia, va detto che il Char 2C francese entrò in servizio anni prima…

Solo un Independent u costruito, a causa dell’altissimo costo.

Più o meno contemporaneamente, l’esercito britannico richiese un sostituto del Mark II, troppo legato concettualmente alla grande Guerra. Dopo alcuni modelli sperimentali, fu presentato il Medium Mk III, anche questo scartato dopo appena tre esemplari costruiti per via dell’alto costo.

Sicuramente molta più fortuna ebbe il Vickers 6-Ton, un carro armato leggero disponibile sia in una che in due torrette: fu costruito su licenza in Unione Sovietica (T-26), usato in Finlandia fino al 1959 ed influenzò pesantemente i modelli polacchi.

Durante la seconda guerra mondiale, i britannici usarono dei carri multitorretta. Uno fu il Cruiser Mk I: tre torri, largamente utilizzato nel 1939-1941 su tutti i fronti e poi ritirato perché non adatto ad affrontare i nuovi modelli tedeschi.

L’altro fu il Crusader, costruito in varie versioni e rimasto in servizio con l’esercito inglese fino al 1949. Le prime versioni erano equipaggiate con due torrette, con la secondaria che spesso e volentieri veniva smontata sul campo di battaglia.

Si può tranquillamene dire che dopo il 1941 i carri armati multitorretta scomparvero dall’esercito britannico, almeno nei ruoli di prima linea. Gli inglesi, infatti, iniziarono ad utilizzare esclusivamente modelli a torretta singola, molto più moderni ed efficaci.

Medium Mark III
Il Medium Mark III nella versione carro comando. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: “Official photograph” (Imperial War Museum). Public Domain

Il carro armato multitorretta in Polonia: il 7TP

La Polonia costruì un unico carro armato multitorretta, il 7TP. Praticamente, era un diretto derivato del Vickers 6-Ton inglese, ma più perfezionato: motore più affidabile e potente, corazza maggiorata, apparato radio, sistema di ventilazione ed un cannone anticarro da 37 mm invece dell’originale a canna corta da 47.

Insomma, un veicolo più potente!

Per la cronaca, la sigla 7TP sta per “7 tonnellate Polona”: va detto che in realtà il carro armato di tonnellate ne pesava nove… Per il resto, le dimensioni erano praticamente le stesse, solo un po’ più corto.

Come il modello britannico originale, anche quello polacco era disponibile in due versioni:

  • torretta singola, con cannone da 37 mm e mitragliatrice;
  • due torrette, affiancate, con mitragliatrice.

Il modello più diffuso fu sicuramente quello a torretta singola.

7TP
Un 7TP polacco nel 1938, nella versione a due torrette monoposto. Immagine derivata da Wikimedia Commons. Credits: Narodowe Archiwum Cyfrowe. CC BY-SA 4.0

I polacchi costruirono oltre 130 7TP, che usarono nel 1939 per difendersi dalla doppia invasione tedesca e sovietica. I 7TP fecero una buona figura, e diedero parecchio filo da torcere ai tedeschi: il loro cannone da 37 mm poteva perforare le corazze frontali di tutti i veicoli corazzati avversari. Però il loro numero era troppo scarso per poter influire. Un altro problema era la corazza leggera.

Dopo la sconfitta polacca, i tedeschi recuperarono ed usarono una ventina di 7TP. I sovietici, invece, ne catturarono uno che si limitarono ad esaminare.

Per approfondire: il 7TP

Il carro armato multitorretta negli Stati Uniti

Gli Stati Uniti, tra le due guerre, non realizzarono molti carri armati. Anzi, le forze corazzate americane si svilupparono principalmente durante il secondo conflitto mondiale. Comunque, qualcosa realizzarono, tra cui anche dei veicoli multitorretta.

Il primo, chiamato Medium Tank M1921, era chiaramente ispirato ai veicoli della Grande Guerra, almeno come scafo. La differenza era in una torretta girevole, con un cannone da 57 mm, sopra la quale era stata montata un’altra torretta, secondaria, con due mitragliatrici. Praticamente, due torrette sovrapposte ed un’altezza di quasi tre metri! L’M1921 rimase un prototipo.

Un carro armato piuttosto interessante, invece, fu il leggero M2, da circa 11 tonnellate. Fu costruito, a partire dal 1935, in varie versioni, di cui una (la M2A3) con due torrette. Queste erano montate affiancate nella parte alta dello scafo. Tuttavia, il design multitorretta non fu trovato soddisfacente, quindi non ebbe un seguito. Tra tutte le versioni, comunque, ne furono costruiti quasi 700, usati per l’addestramento ed in alcuni (limitati) episodi nella guerra nel Pacifico.

Infine, l’ultimo multitorretta statunitense può essere considerato l’M3 Lee. Come multitorretta era abbastanza anomalo. Prima di tutto, era un carro di transizione: nel senso che i progettisti avrebbero voluto dotalo con un cannone da 75 mm in torretta girevole, ma non poterono perché non esisteva una torretta adatta!

M3
Due M3 in Nord Africa. A sinistra un M3 Grant (versione inglese del Lee), a destra un Lee originale. Si vede molto bene il cannone nello scafo da 75 mm. Immagine derivata da Wikimedia Commons. Credits: No 1 Army Film & Photographic Unit (Imperial War Museum). Public Domain

Quindi ripiegarono su una soluzione piuttosto originale: usare una normale torretta con cannone da 37 mm e montare il 75 mm direttamente nello scafo, sulla destra. Una soluzione da cacciacarri, più che da carro armato. Gli Alleati usarono abbondantemente l’M3 (con le sue 27 tonnellate) nel 1942-1943, almeno fino a quando non fu disponibile l’M4 Sherman, che il cannone da 75 lo aveva in una torretta girevole.

Per approfondire:

Il carro armato multitorretta in Unione Sovietica

L’Unione Sovietica fu il più grande utilizzatore di carri armati multitorretta. Dopo i primi modelli non proprio riusciti, realizzò il T-26 partendo dal Vickers 6-Ton britannico. Il T-26 fu un veicolo riuscitissimo, disponibile anche con torretta singola (versione più usata e costruita in assoluto).

L’Unione Sovietica sviluppò anche un carro armato medio multitorretta, il T-28, che ne aveva tre. Questo veicolo, costruito in 500 esemplari, prese parte a diversi conflitti, fino a concludere la sua carriera surclassato dai carri armati tedeschi nel 1941.

T-28
Un T-28 sovietico catturato dai finlandesi. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: SA-kuva. Public Domain Finlandia

Per quanto riguarda i carri armati pesanti, inizialmente i sovietici non erano in grado di progettarli, quindi si rivolsero all’estero. Con la collaborazione tedesca, svilupparono un “mostro” da 100 tonnellate e varie torrette, il T-42, che però rimase sula carta. Infatti, gli fu preferito il T-35, che era largamente “ispirato” dal Vickers Independent inglese. Il T-35 ha un posto importante nella storia dei carri armati: è stato l’unico veicolo a cinque torrette ad essere costruito in serie (61 esemplari). Venne utilizzato durante la seconda guerra mondiale, ma non fece una gran figura.

Visti i costi e la scarsa affidabilità del T-35, i vertici dell’Armata Rossa chiesero ai tecnici di progettare un sostituto. Nacque così una vera e propria corsa a tre, tra l’SMK, il T-100 ed il KV-1. I primi due erano multitorretta (ne avevano due) mentre il terzo ne aveva una sola. I tre veicoli furono provati prima in un poligono e poi in guerra, contro la Finlandia.

Alla fine, quello che ne uscì meglio fu il KV-1, l’unico a torretta singola: era la fine per i giganteschi multitorretta sovietici, che fecero una gran figura nelle parate ma non sui campi di battaglia.

I carri armati multitorretta oggi

Negli ultimi anni, c’è un timido ritorno al concetto di carro armato multitorretta. Certo, si tratta di una cosa molto diversa da quella degli anni venti e trenta, ma qualcosa si sta muovendo.

Per farla breve, si tratta di torrette a controllo remoto con mitragliatrici, che sono montate sopra la torre con l’armamento principale. Questa serve all’equipaggio di un veicolo ad ingaggiare i nemici rimanendo al riparo, senza esporsi all’esterno.

Non si tratta di una soluzione molto diffusa. Nel caso specifico, gli unici carri armati ad utilizzarla sono due.

  • T-14 Armata: carro armato russo di ultima generazione.
  • M1 Abrams: carro armato statunitense, che utilizza la Common Remotely Operated Weapon Station (CROWS). Questa può montare vari tipi di armi (mitragliatrici pesanti, lanciagranate, ecc.). Va detto che la CROWS non è specifica per i carri armati, ma può essere montata su qualunque tipo di veicolo (Humvee, Buffalo, RG-31 e RG-33), oltre che su unità navali.

Vedremo se altri veicoli la adotteranno.

T-14 Armata
Il T-14 Armata russo, fotografato durante una parata nel 2015. Si vede molto bene la piccola torretta a controllo remoto. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Vitaly V. Kuzmin. CC BY-SA 4.0

Fonti

(immagine di copertina tratta da Wikimedia Commons. Credits: autore sconosciuto. Public Domain Russia)