Carro armato Mark VIII

Qual è il carro armato che appare nel film “Indiana Jones e l’Ultima Crociata”? Guardando il film, qualcuno se lo sarà probabilmente chiesto, e magari lo avrà anche cercato… Ma senza grandi risultati.

Come spesso accade in ambito cinematografico, questo veicolo è il frutto della fantasia degli sceneggiatori e degli addetti agli effetti speciali. In altri termini: un carro armato del genere non è mai esistito.

Tuttavia, i tecnici si sono basati su un modello reale: praticamente, hanno preso lo scafo di un Mark VIII della prima guerra mondiale e ci hanno aggiunto una torretta girevole molto simile a quella del Churchill Mark III britannico del conflitto successivo.

In questo articolo cercherò di spiegare, nel modo più semplice possibile, sia com’erano fatti il Mark VIII ed il Churchill, sia il carro armato del film di Indiana Jones.

Il carro armato Mark VIII

Il Mark VIII è conosciuto come il “carro interalleato”, ma anche con i soprannomi di “The International” e “Liberty”. Fu progettato a partire dal 1917, risultato dello sforzo congiunto da parte di alcuni Paesi (Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti) per avere un carro armato pesante comune in vista dell’offensiva del 1919 contro la Germania.

Tecnicamente, riprendeva molte soluzioni dei precedenti corazzati inglesi, come i cingoli avvolgenti e l’armamento principale messo in due gondole laterali. Per l’epoca, era uno dei più grossi carri armati in circolazione: 38 tonnellate di peso, per una lunghezza di 10,44 metri ed una larghezza di 2,5 (3,6 con le gondole). L’armamento era costituito da due cannoni da 57 mm (montati nelle gondole) e in 7-8 mitragliatrici. Queste erano sistemate ai lati dello scafo e in una sovrastruttura sopra lo scafo a forma di parallelepipedo. Il suo motore da 300 hp lo poteva spingere a circa 8,5 km/h, e la sua forma gli consentiva di superare trincee larghe oltre 4 metri.

Una grossa innovazione, per l’epoca, fu quella di separare il compartimento motore dalla zona riservata all’equipaggio: nei modelli precedenti, infatti, l’ambiente era comune, con grossi problemi di (in)vivibilità. In compenso, le sospensioni continuarono ad essere rigide (cioè inesistenti).

Gli alleati prevedevano di realizzarne circa 1.500 esemplari, ma la fine della guerra bloccò tutto.

La Gran Bretagna ricevette una manciata di esemplari, che utilizzò solo per test.

Gli Stati Uniti ne ricevettero più di un centinaio, che misero in servizio. La scarsa affidabilità, i problemi di surriscaldamento e la rapida obsolescenza (velocità bassa, corazzatura insufficiente ed in generale un design antiquato) portarono al ritiro di questi veicoli, che furono tutti radiati tra il 1932 ed il 1934.

Mark VIII
Il carro armato Mark VIII. La foto è del 1918 e raffigura un esemplare inglese. Nella versione cinematografica la sovrastruttura superiore venne rimossa e sostituita da una torretta. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: autore sconosciuto (Imperial War Museum). Public Domain

Il Churchill Mk. III

I carri armati della serie Churchill sono considerati i mezzi corazzati britannici più riusciti del secondo conflitto mondiale. Si trattava di un carro armato per la fanteria, progettato cioè per appoggiare i soldati a piedi durante l’assalto alle postazioni nemiche. Fu sviluppato quando i comandi inglesi si resero conto che il modello precedente, il Matilda, era ormai inadeguato.

Il Churchill era grosso, niente da dire: ci sono differenze tra le varie versioni, ma generalmente si parla di un veicolo sulle 40 tonnellate, lungo oltre 7 metri e largo 3, che entrò in servizio a partire dal 1941. La versione che ci interessa, la Mark III, risale al 1942, e fu la prima ad incorporare parecchie modifiche.

Prima di tutto, il cannone in torretta era da 57 mm (contro il 40 mm dei modelli precedenti, che era diventato inutile contro i veicoli tedeschi dell’epoca). E poi, la torretta stessa: di forme più pulite, squadrata (la precedente era tondeggiante) e realizzata con lamiere saldate, più spaziosa ed adatta per un canone più grande (il 57 mm, appunto).

Il Churchill era molto resistente, con una corazza frontale di circa 100 mm, che lo rendeva un ottimo “incassatore”. I problemi erano altri.

  • Cingoli avvolgenti: ottimi per la mobilità del carro, ma molto vulnerabili e facili da colpire.
  • Cannone da 57 mm: inadeguato pure lui contro i carri tedeschi più moderni (alla fine venne sostituito da un 75 mm).
  • Velocità: 21 km/h, veramente pochi. La corazzatura aveva comportato un peso notevole, e quindi il Churchill era lento.

Nonostante i suoi limiti, era un ottimo veicolo, e fu utilizzato da parecchi Paesi del Commonwealth e non solo (tipo l’URSS). Rimase in servizio a lungo, in alcuni casi fino alla fine degli anni sessanta.

Churchill Mk. III
Un Churchill Mk. III. Notare la somiglianza della torretta con quella del carro armato del film di Indiana Jones. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Mark Pellegrini. CC BY-SA 2.5

Il carro armato di Indiana Jones

Veniamo ora al carro armato oggetto del nostro articolo, quello che compare nel film “Indiana Jones e l’Ultima Crociata” (e che è conosciuto anche come Hatay Heavy Tank, dal nome del fittizio Paese di origine). Questo veicolo fu progettato e costruito in quattro mesi dall’esperto in effetti speciali George Gibbs nel 1988, anno in cui venne girato il film.

Gibbs (morto ad 82 anni nel dicembre 2020) si recò presso il museo inglese di Bovington (luogo che ogni amante dei mezzi corazzati dovrebbe visitare almeno una volta nella vita) e prese ispirazione da un Mark VIII del primo conflitto mondiale, che esaminò con la massima precisione. Successivamente, per esigenze sceniche, aggiunse una torretta, molto simile a quella di un Churchill Mark III. Il risultato fu il carro armato che si vede nel film.

Avviso sulle foto. Non ho inserito le immagini del carro armato di Indiana Jones perché protette da copyright: sono scene del film, e quindi di proprietà della Paramount Pictures. Sulla pagina di tanks-encyclopedia comunque trovate un vasto servizio fotografico.

Chiarito questo, scendiamo ora un po’ più nel dettaglio.

Scafo

Come detto più volte, lo scafo del carro armato di Indiana Jones è largamente ispirato a quello di un Mark VIII, anche se non proprio uguale: lungo 11 metri (mezzo in più rispetto all’originale), ha un peso di 28 tonnellate (10 in meno dell’originale).

Il veicolo è interamente realizzato in acciaio. Questa fu una scelta cinematografica ben precisa: usando questo materiale, infatti, il veicolo sarebbe risultato molto più “reale” di un altro costruito in leghe leggere o vetroresina. Effettivamente, Gibbs ebbe ragione…

La forma dello scafo è leggermente diversa. Il Mark VIII originale ha una forma più romboidale, con la parte frontale con i cingoli più “tonda”. La versione cinematografica invece ha una forma sporgente, “a punta”, che ricorda un triangolo.

Un discorso a parte merita la feritoia frontale. Il pilota, infatti, riesce a vedere fuori grazie ad una grossa apertura rettangolare. Ora, una cosa del genere su un carro armato reale sarebbe stata una soluzione suicida: vulnerabilissima a qualunque tipo di arma, anche la più leggera. Il Mark VIII originale aveva delle feritoie per il pilota: del resto, in qualche modo questo doveva pur vedere fuori. Ma erano molto piccole, e messe in una cupola…

Insomma: non stavano sulla parte frontale, che è il primo posto dove un nemico va a sparare.

Torretta e parte superiore

La parte superiore dello scafo venne “piallata”: praticamente, i tecnici fecero sparire la sovrastruttura con feritoie e mitragliartici, e ci misero una torretta girevole. Ora, il Mark VIII non aveva la torretta, nessuna versione di questo l’ha mai montata, e per dirla tutta nessun carro armato con lo scafo “a losanga” l’ha mai avuta.

La torretta è molto simile a quella del Churchill Mark III, con un cannone da 57 mm (analisi del sito tanks-encyclopedia), anche se più piccola e per una sola persona. Il portello sopra la torretta è uno degli accessi al carro armato.

Nel film c’è una scena molto divertente, in cui un soldato tedesco tira fuori un periscopio e poi viene colpito da questo. Bene, nel Mark VIII non c’era nessun periscopio (così come sui carri armati in generale. Almeno non di quel tipo, che sembra uscito da un film sui sottomarini). Inoltre, in quella specifica posizione, dietro alla torretta, sarebbe stato anche abbastanza inutile:

  • la torretta avrebbe coperto una grossa parte della visuale;
  • il periscopio, quando alzato, avrebbe interferito con la rotazione della torretta.

Insomma, è stato messo lì come puro (ma riuscitissimo) espediente cinematografico.

Propulsione

Il Mark VIII originale montava un motore da 300 hp, sufficiente a spingerlo a poco più di 8 km/h. Il carro armato del film, invece, monta due Range Rover V-8 a benzina (uno per ogni cingolo), con una velocità praticamente identica. Inoltre, per fornire la corrente elettrica, Gibbs ed il suo gruppo montarono anche il motore di un bulldozer.

I cingoli sono completamente diversi: mente nei carri armati della prima guerra mondiale (ed anche successivi) sono formati da piastre di metallo collegate tra loro, nel caso del veicolo del film appaiono molto più moderni. Ed in effetti lo sono: praticamente, sono quelli di una moderna ruspa o bulldozer, che si potevano (e si possono ancora) trovare nei cantieri di tutto il mondo.

Ovviamente, sono molto più pratici ed economici.

Un punto dolente sono le sospensioni. I carri armati della prima guerra mondiale infatti le avevano rigide, che è un modo elegante per dire che non le avevano proprio: quindi, ogni buca, sasso o asperità del terreno veniva distintamente avvertita dai membri dell’equipaggio.

Gibbs decise di non installarle nemmeno sulla sua creatura: un po’ perché le basse velocità non le rendevano indispensabili, un po’ per motivi di realismo.

Il realismo sicuramente fu salvo, la schiena di Brian Lince (il tecnico che guidò il carro armato durante le riprese) sicuramente un po’ meno… Ma ne parleremo dopo.

Armamento

L’armamento del “carro armato di Indiana Jones” è costituito esclusivamente da cannoni: tre pezzi da 57 mm (due nelle gondole ed uno nella torretta). Il Mark VIII originale aveva anche 7-8 mitragliatrici, che nel corazzato cinematografico sono completamente assenti.

Questo per due ottimi motivi:

  • la gran parte delle mitragliatrici era nella sovrastruttura superiore, che è stata eliminata;
  • se il carro armato del film avesse avuto le mitragliatrici, Henry Jones Jr. non sarebbe mai arrivato alla Gola della Luna Crescente, non avrebbe preso il Graal e (inizio spoiler) non sarebbe nemmeno sopravvissuto ad un test atomico tanti anni dopo (fine spoiler).

Infatti, se l’equipaggio avesse avuto armi automatiche a disposizione, le avrebbe sicuramente usate contro il nostro eroe, ed i titoli di coda sarebbero arrivati molto prima…

Una curiosità: i cannoni usati nel film sono veri. Ovviamente, sparano proiettili a salve… Per la cronaca, il loro funzionamento è molto realistico. Infatti, nel Mark VIII originale, i cannoni laterali (dei QF 6-pounder della Hotchkiss) venivano gestiti da un singolo artigliere, che si occupava di tutte le operazioni (caricamento, puntamento e sparo). I cannoni venivano mossi a mano, usando la sola forza fisica, e per sparare bastava premere il grilletto.

QF 6-pounder
Il QF 6-pounder da 57 mm, nella variante usata sui carri armati dell’epoca. Notare, in basso, il meccanismo di sparo con il grilletto. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Geni. CC BY-SA 4.0

Interni ed equipaggio

Partiamo subito dall’equipaggio: un Mark VIII originale poteva avere fino a 12 persone a bordo, mentre quello del film appena quattro (capocarro nella torretta, pilota ed un artigliere per ognuno dei cannoni laterali). Come mai questa differenza?

Il Mark VIII montava, oltre ai due cannoni, anche un certo numero di mitragliatrici, che andavano azionate. L’equipaggio numeroso serviva appunto a questo.

In “Indiana Jones e l’Ultima Crociata” ne bastavano molte meno. E poi, è un film di avventure, e non un documentario sui carri armati della Grande Guerra.

L’interno del veicolo merita un discoro a parte. Infatti, tutte le scene che si vedono dentro al carro armato in realtà sono state girate in studio. Il veicolo internamente è vuoto, con l’eccezione del posto di guida (ed una serie di ventilatori industriali, ma li vedremo dopo).

Per accedere all’interno, c’è un portello laterale (esattamente come nel Mark VIII) e la botola sulla torretta.

Il carro armato di Indiana Jones nel film

Tre carri armati per un film

Per il film furono realizzati ben tre carri armati.

  • Il primo è quello oggetto di questo articolo: 28 tonnellate di vero acciaio, scomodo all’inverosimile ed utilizzato per le scene ravvicinate e con gli stunts.
  • Un altro è una versione ridotta del primo: identico ma lungo solo un metro e ottanta, venne usato per alcune scene a distanza e la sequenza del burrone (quando il carro armato precipita). Era telecomandato.
  • L’ultimo, infine, è paradossalmente quello che si vede di più nel film. In realtà non era un vero e proprio carro armato, ma solo la copia esatta della parte superiore del primo. Fu usato per le scene esterne a bordo del corazzato. Questo era in alluminio, pesava otto tonnellate ed aveva i cingoli di gomma, ma non era in grado di muoversi: praticamente, era montato sul rimorchio posteriore di un grosso autocarro militare, che lo portava in giro per dare l’effetto che fosse in movimento. Intorno, erano sistemate una serie di protezioni, in modo che se qualcuno fosse caduto non si fosse fatto niente. Tutte le scene di lotta sul dorso del carro armato sono state girate su questo “modello”. Anche perché Spielberg non poteva rischiare che qualche attore finisse sotto ad un cingolo!
Deserto di Alemria
Una veduta del deserto di Almeria, nella Spagna meridionale. In questo ambiente furono girate le scene del carro armato del film “Indiana Jones e l’Ultima Crociata”. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Ziegler175. CC BY-SA 4.0

Riprese

I carri costruiti erano tre, ma a noi ne interessa solo uno, quello da 28 tonnellate. Come ho scritto sopra, venne realizzato da una squadra guidata da George Gibbs in quattro mesi, ed il risultato fu molto realistico. Il carro armato, infatti, si comportò esattamente come uno vero, senza apparire troppo leggero, e quindi “finto” (cosa che sarebbe accaduta se fosse stato realizzato in leghe leggere o vetroresina).

Le riprese si svolsero in Spagna, nel deserto di Almeria, con il veicolo che si comportò piuttosto bene: si ruppe un paio di volte, ma niente di serio.

L’eroe del nostro articolo è il compianto Brian Lince (morto nel 1990, a soli 42 anni), il tecnico degli effetti speciali che materialmente guidò il carro armato durante le riprese.

Lince si ritrovò a lavorare in condizioni piuttosto difficili.

  • Il carro armato era un forno. Non è un modo di dire: una scatola d’acciaio in mezzo ad un deserto, cos’altro poteva essere? All’interno furono montati una decina di ventilatori industriali, che servirono a rendere l’ambiente più vivibile, oltre che a raffreddare il motore ed il sistema idraulico.
  • Le vibrazioni. Vi ricordate che il carro armato non aveva le sospensioni? Ecco, dentro il veicolo, durante la marcia, vibrava praticamente qualsiasi cosa. Lince provò a bersi un tea mentre guidava, ma lo versò tutto in giro prima di riuscirci!

Brian Lince rimase nel carro armato, tra prove, test e riprese, per otto settimane. La prossima volta che vedete il film, dedicate un pensiero pure a lui.

Il carro armato oggi

Questo veicolo rimase abbandonato per diversi anni negli Studi di Hollywood, in una specie di deposito all’aperto. Successivamente, venne restaurato nelle “livree” originali uste per il film. Oggi è esposto presso il Walt Disney World Resort, in Florida.

Riflessioni sui carri della Grande Guerra

Probabilmente, leggendo le condizioni in cui Lince si trovò a lavorare dentro al carro armato, a qualcuno sarà venuto da sorridere: i ventilatori, le vibrazioni… Sono cose che fanno parte del “dietro le quinte” di un film, raccolte in quelle interessantissime sezioni dei DVD chiamate “contenuti speciali”.

Tuttavia, le condizioni in cui si trovavano ad operare i carristi della prima guerra mondiale probabilmente erano di molto peggiori di quelle di Lince nel film. E non solo perché in guerra ti sparano addosso!

  • Calore. I carri armati della prima guerra mondiale erano anche questi dei cassoni d’acciaio, con la differenza che dentro non ci stava nessun ventilatore industriale. In estate erano dei forni e basta.
  • Vibrazioni. I carri della prima guerra mondiale, a parte qualche rarissima eccezione, avevano le sospensioni rigide. Quindi, dentro “ballava” e tremava tutto.
  • Sovraffollamento. L’equipaggio, per i modelli più grossi, era sempre superiore alle otto persone, ed in alcuni casi sfiorava le venti (come nell’A7V tedesco). Tante persone in un ambiente così ristretto non sono il massimo…
  • Motore. L’ho accennato all’inizio, i carri della Grande Guerra, nella grande maggioranza dei casi, avevano il motore nello stesso ambiente dell’equipaggio. Quindi, calore in più, puzza di benzina ed olio bruciato, fumi di scarico, ecc.
  • Rumore. Tra motore, vibrazioni e spari, erano veicoli molto rumorosi e comunicare all’interno era un’avventura. Il capocarro era costretto ad urlare gli ordini.
  • Guidabilità. I carri della prima guerra mondiale non erano facili da portare, anzi! Per alcuni modelli, serviva addirittura più di un uomo alla guida. L’inglese Mark IV, ad esempio, necessitava di ben quattro persone.
  • Armi. Un aspetto a cui si pensa poco è che le armi, quando sparano, producono dei fumi che non andrebbero respirati. Per evitare che gli equipaggi finissero intossicati dopo la prima salva, dentro i veicoli erano installate delle ventole per l’aspirazione di questi gas. Tuttavia, non sempre questi sistemi funzionavano a dovere, e su alcuni modelli gli uomini andavano sostituiti dopo qualche ora per evitare che si sentissero male.
  • Uniformi. Probabilmente, il modo migliore per sopravvivere in un veicolo del genere, in agosto, è in canotta e pantaloncini. Ma i soldati devono indossare la divisa. Non solo: nel caso dei carristi, spesso erano anche previsti dei pesanti indumenti in cuoio, dei caschi speciali in acciaio e/o pelle, con dei paracolpi in metallo oppure una retina (in metallo anch’essa) davanti alla faccia… Motivo? Proteggere il carrista. Infatti, quando un carro armato dell’epoca veniva colpito, anche se la corazza non era perforata, spesso all’interno si staccavano schegge che schizzavano ovunque, i bulloni partivano come proiettili… Insomma, meglio essere protetti.

A tutto questo, bisogna aggiungere il nemico che sparava, ed una visibilità pessima.

Il carro armato è un bestione cieco.

Alpheo Pagin, I Ragazzi di Mussolini. La Battaglia di Bir el-Gobi 2-7 dicembre 1941

Fonti

(immagine di copertina tratta da Wikimedia Commons. Credits: fotografo militare US. US Public Domain)