Classe Littorio

Qual è il più grande cannone italiano? Questa domanda magari qualcuno se la sarà posta, e la risposta non è così scontata.

Le dimensioni di un cannone, infatti, possono essere intese in vari modi: solo la canna, l’intero complesso, oppure il diametro del proiettile. Lo stesso cannone più grande mai costruito, il Gustav tedesco, non detiene infatti il record di quello con il calibro maggiore (primato che spetta al mortaio gigante Little David. Almeno rimanendo tra le armi da fuoco con proiettili esplosivi).

In questo articolo proverò a fare un po’ di ordine tra i vari modelli (tranquilli, sono solo tre).

Il cannone più grande mai utilizzato in Italia

Prima di iniziare il nostro viaggio tra i cannoni di produzione nazionale, vediamo cosa ha utilizzato il nostro Paese di “importazione”. L’Italia, tra acquisti all’estero e prede di guerra, ha messo in campo artiglierie piuttosto grosse. Vediamole.

  • Il cannone da 450 mm delle corazzate Caio Duilio è sicuramente sul podio: era il pezzo d’artiglieria più grande della sua epoca, con un peso complessivo di 100 tonnellate. Certo, era ad avancarica, sparava un colpo ogni quarto d’ora, aveva diversi problemi… Però per l’epoca incuteva abbastanza timore. Ne ho parlato in un altro articolo.
  • L’obice Skoda da 420 mm, di produzione austroungarica, è un altro “grossissimo calibro” usato dall’Italia. Nato come pezzo costiero, nella sua versione base aveva una mobilità estremamente limitata. I progettisti, quindi, realizzarono delle versioni che potevano essere scomposte più facilmente per il trasporto (il peso complessivo superava le 100 tonnellate, di cui una quarantina per la canna). Alla fine della Grande Guerra, il nostro esercito ne catturò diversi, che schierò in postazioni fisse a difesa delle Alpi. Tutti i pezzi italiani vennero demoliti dopo la fine del secondo conflitto mondiale. L’unico 420 ancora esistente è conservato presso il Museo Militare di Bucarest.
Cannone da 100 tonnellate rosa
Un cannone da 450 mm (RML 17.72 inch), colorato di rosa, conservato a Fort Rinella, a Malta. Con un peso di 100 tonnellate, è stato uno dei più grandi pezzi di artiglieria usati in Italia. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Tony Hisgett. CC BY 2.0

Il cannone 381/50 modello 1934, il più grande cannone italiano

Se ci limitiamo alle dimensioni della canna, il più grande cannone realizzato in Italia è sicuramente il 381 mm calibro 50 del 1934, imbarcato sulle corazzate classe Littorio. Queste erano navi da oltre 45.000 tonnellate, orgoglio della Regia Marina.

Per le nuove corazzate, la marina richiese dei cannoni moderni e potenti, e così l’Ansaldo tirò fuori queste formidabili artiglierie. Vediamole meglio.

Cannone da 381/50
Le due torri prodiere della corazzata Vittorio Veneto. Il cannone da 381/50 mod.34 è stata l’artiglieria italiana più grande mai costruita. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: autore sconosciuto. Public Domain Italia

Caratteristiche tecniche

Il 381/50 è la più grande e potente arma balistica mai realizzata in Italia: una canna di oltre 19 metri e pesante 110 tonnellate! Anche le prestazioni, sulla carta, erano di tutto rilievo, visto che questo cannone poteva sparare 880 kg di proiettile ad oltre 40 km.

Queste potenti artiglierie vennero installate solo sulle corazzate classe Littorio, in torri trinate dal peso di quasi 1.600 tonnellate. Ogni nave aveva tre torri, per un totale di nove cannoni.

  • Progettista: Ansaldo
  • Costruttore: Ansaldo e OTO
  • Tipologia: cannone navale
  • Ingresso in servizio: 1940
  • Esemplari costruiti: 40
  • Peso: 111.664 kg
  • Lunghezza complessiva: 20,72 m
  • Lunghezza della canna: 19,05 m
  • Calibro: 381 mm
  • Peso proiettile: 885 kg
  • Velocità proiettile: 880 m/s
  • Gittata: 44, 64 km

Limiti del più grande cannone italiano

Il più grande cannoni italiano aveva diversi problemi.

  • Usura della canna. La parte interna (anima) doveva essere cambiata dopo massimo 220 colpi, e comunque dopo mediamente 140 tiri le caratteristiche balistiche degradavano (in altri termini: la precisione diventava ridicola).
  • Le torri avevano una riserva di proiettili scarsa.
  • Dispersione dei proiettili. Sicuramente il problema più grave. Pare che la cosa fosse provocata sia dalla velocità iniziale dei colpi, particolarmente elevata, sia dalle caratteristiche degli stessi. Le munizioni italiane, infatti, erano di scarsa qualità e poco omogenee (vecchio problema irrisolto che risaliva alla guerra precedente). Quindi, su una singola salva, i colpi cadevano sempre ad una distanza diversa dal bersaglio, e mirare bene era molto difficile. A questo aggiungiamo che nelle battaglie navali i tiri avvengono a distanze elevate e che la dispersione aumenta all’aumentare della distanza, ed ecco che la precisione di questi cannoni era piuttosto scarsa.

Non deve stupire, quindi, che in tutta la guerra questi cannoni non abbiano mai messo a segno un solo colpo su un’unità nemica.

Che fine hanno fatto

Complessivamente, furono realizzate 40 canne, costruite sia dall’Ansaldo sia dalla OTO di La Spezia. Praticamente, si trattava di 9 cannoni (più uno di riserva) per ognuna delle quattro corazzate classe Littorio previste.

Ma che fine hanno fatto questi cannoni?

  • I 18 esemplari montati su Littorio e Vittorio Veneto vennero segati dagli inglesi mentre le due navi erano internate, dopo l’8 settembre. Successivamente, le navi furono demolite.
  • La corazzata Roma venne affondata da una bomba razzo tedesca il 9 settembre 1943, mentre si stava dirigendo a La Maddalena per arrendersi agli Alleati. Il relitto (ed i 9 cannoni) giacciono ad oltre 1.000 metri di profondità.
  • Il destino dei 9 cannoni della Impero (la quarta unità, mai ultimata), nonché quello dei pezzi di riserva, non è noto. Furono effettivamente costruiti, ma non è chiaro che fine abbiano fatto. Pare che alcuni furono requisiti dai tedeschi dopo la resa dell’Italia, ed utilizzati sul Vallo Atlantico, ma in realtà non si sa. Comunque, gli eventuali pezzi superstiti nel nostro Paese furono sicuramente demoliti nel dopoguerra: il trattato di pace proibiva cannoni con gittate superiori ai 30 km, ed i 381/50 li superavano abbondantemente.

Il 381/40 AVS ferroviario

Il 381/50 è il più grande cannone costruito in Italia. O meglio, quello con la canna più grossa. Se invece andiamo a vedere “l’insieme”, ovvero il pezzo di artiglieria completo (canna, affusto, ecc.) il record per il più grande cannone italiano spetta sicuramente al complesso ferroviario da 381 mm calibro 40 AVS, con le sue 212 tonnellate.

Andiamo a conoscere meglio questo cannone.

Cannone ferroviario 381/40 AVS
Un cannone ferroviario da 381/40 AVS. Considerando le dimensioni complessive del complesso, è stato il più grande cannone italiano. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Regio Esercito. Public Domain Italia

Premessa: cos’è un cannone ferroviario

Molto banalmente, un cannone ferroviario è un pezzo di artiglieria di quelli grossi (solitamente di origine navale) che può muoversi e sparare su un vagone appositamente progettato.

I primi esempi risalgono alla metà dell’800, con il primo utilizzo in combattimento durante la guerra di secessione americana. Tuttavia, fu durante la prima guerra mondiale che questo tipo di cannoni iniziò ad affermarsi.

Il vantaggio di queste artiglierie è che potevano spostarsi rapidamente grazie alla ferrovia, ed entrare in combattimento con un preavviso piuttosto breve. Per cannoni di grandi dimensioni questo era un grosso punto a favore, visto il peso e l’ingombro dei complessi (provate voi a spostare una canna di una quindicina di metri e pesante oltre 60 tonnellate, nel 1915).

I lati negativi però non mancavano:

  • per muoverli ed usarli servivano linee ferroviarie, possibilmente in buone condizioni;
  • visto che i cannoni più grandi erano fissati al vagone, il puntamento orizzontale poteva avvenire solo muovendo l’intero complesso su un tratto curvo;
  • i cannoni a grande potenza spesso dovevano essere fissati al suolo prima dello sparo.

Questi cannoni, quindi, erano molto vulnerabili alle artiglierie e, soprattutto, agli attacchi aerei. Quindi, dopo la seconda guerra mondiale, furono ritirati dal servizio.

Il più grande cannone (ferroviario e non solo) mai realizzato era il Gustav tedesco, che vi ho raccontato qui.

Genesi del 381/40 ferroviario

L’Italia, allo scoppio della prima guerra mondiale, aveva ben poche artiglierie pesanti. Per sopperire a questa mancanza, furono utilizzati alcuni cannoni da marina, montati su affusti appositamente progettati per “muoverli” sulla terraferma. Tuttavia, il Regio Esercito non pensò ad artiglierie ferroviarie, almeno fino a quando la Francia non “prestò” all’Italia un paio di esemplari da 340 mm. Il nostro Stato maggiore, quindi, stabilì che potevano essere utili, ed incaricò la solita Ansaldo di provvedere.

Ma dove trovare i cannoni? Semplice: usare quelli in “surplus” della marina.

Nel 1914 era stata autorizzata la costruzione di una nuova classe di navi da battaglia, le Francesco Caracciolo. Le quattro unità furono effettivamente varate, ma la costruzione fu sospesa all’inizio della guerra. Insieme alle navi, ovviamente, vennero ordinati pure i cannoni. Il progetto prevedeva ben otto pezzi da 381/40, di progetto inglese, che furono costruiti da tre ditte (Armstrong, Vickers e Shneider, da cui la sigla AVS). Sul totale dell’ordine, ho trovato dati discordanti: si va dai 30 cannoni in tutto agli 8+3 di riserva per nave (totale 44). Comunque, ne furono realizzati circa una ventina.

Il cannone vero e proprio aveva una lunghezza di 15,24 metri, ed un peso variabile tra le 62 e le 85 tonnellate (i più leggeri erano quelli Ansaldo), a seconda del costruttore. Alla massima elevazione, poteva sparare un proiettile da 880 kg a 27 km.

Cannone 381/40 prove
Un cannone da 381/40 durante le prove. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: autore sconosciuto (Catalogue des matériels d’artillerie Schneider et Compagnie mis en service sur les fronts alliés en 1914-1917). CC BY-SA 4.0

Caratteristiche tecniche del 381/40 ferroviario

Il cannone ferroviario fu progettato dall’Ansaldo, utilizzando alcuni dei pezzi che aveva costruito. Il 381/40 AVS ferroviario era un colosso: 212 tonnellate, con una lunghezza complessiva di oltre 24 metri. La gittata massima era di 24 km. Quindi, considerate le caratteristiche complessive, è stato il cannone italiano più grande mai realizzato.

Ogni batteria era composta da un cannone, due carri portamunizioni con 32 colpi l’uno (da sparare alla velocità di uno ogni 5 minuti), un carro con un paio di armi contraeree e alcuni vagoni per gli alloggi, il tutto trainato da una locomotiva Gr. 538 o 851 FS.

Il cannone era fisso sull’asse del vagone. Tradotto: per fare il puntamento orizzontale (quindi sparare un po’ più a destra o a sinistra) bisognava spostare l’intero complesso su un binario curvo (di 150 metri).

In tutto furono realizzati sette complessi (quattro secondo altri), utilizzati sul fronte dell’Isonzo a partire dal 1917. Successivamente posti in riserva, passarono la seconda guerra mondiale chiusi in magazzino, a La Spezia. Furono demoliti successivamente.

  • Costruttore: Ansaldo
  • Tipologia: cannone ferroviario
  • Ingresso in servizio: 1917
  • Esemplari costruiti: 4-7?
  • Peso: 212 t
  • Lunghezza complessiva: 24,78 m
  • Lunghezza della canna: 15,24 m
  • Calibro: 381 mm
  • Peso proiettile: 875 kg
  • Velocità proiettile: 700 m/s
  • Gittata: 24 km
  • Costo: 2.000.000 di lire

Gli altri cannoni da 381/40 e che fine hanno fatto

Come detto sopra, furono realizzati una ventina di cannoni. Ma come furono usati? E soprattutto, che fine hanno fatto?

  • 12 pezzi in sei torri binate furono utilizzati come artiglieria costiera: 1 a Cavallino (vicino Venezia), 2 vicino Brindisi, 1 ad Augusta, e 2 a Genova. Queste installazioni vennero costruite in tempi diversi (le ultime nel 1942), e furono tutte smantellate dopo la fine della seconda guerra mondiale.
  • 7 esemplari (4 secondo altre fonti) furono montati dall’Ansaldo su affusti ferroviari. Li abbiamo visti prima: praticamente, vennero ritirati dal servizio dopo la Grande Guerra e rimasero in riserva durante il conflitto successivo. Probabilmente sono stati demoliti poco dopo.
  • 9 pezzi vennero usati come artiglieria navale. Quattro furono usati su due monitori, montati su due torri binate: il Faà di Bruno e l’Alfredo Cappellini. Il primo fu usato nei due conflitti mondiali (prima sull’Isonzo e poi per la difesa di Genova) e demolito nel 1946, mente il secondo affondò per una tempesta al largo di Montemarciano (Ancona). I restanti cinque cannoni, invece, furono installati su altrettanti pontoni armati. Attivi sempre nell’Isonzo, furono disarmati negli anni venti. Alcuni di questi pezzi probabilmente furono “riciclati” successivamente per le torri binate dell’artiglieria costiera.
Cannone da 381/40
Un cannone da 381/40 utilizzato come artiglieria costiera sull’Adriatico. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Royal Navy official photographer (Imperial War Museum). Public Domain

La bombarda da 400 mm

Se invece andiamo a considerare il diametro del proiettile, troviamo una piccola (si fa per dire) sorpresa: una bombarda da 400 mm. Questa è la più grande arma di questo tipo mai costruita! Ed, ovviamente, il più grande cannone italiano per calibro.

Un record poco conosciuto, visto che questa bombarda fu usata solo nel primo conflitto mondiale ed ebbe una scarsa diffusione (appena 18 esemplari costruiti). Le stesse informazioni sull’arma sono piuttosto scarse.

Andiamo a scoprire di più.

Cosa sono le bombarde

La bombarda è un pezzo d’artiglieria a tiro parabolico, che nasce intorno al 1300. In realtà, il nome inizialmente indicava un po’ tutte le armi da fuoco. Successivamente, con l’evoluzione delle artiglierie, passò ad identificare un ben preciso tipo di arma.

Sia la definizione che l’arma, va detto, caddero in disuso, sostituite da cose decisamente più moderne (cannoni, obici, mortai, ecc.).

Le bombarde diventarono nuovamente popolari durante la prima guerra mondiale: occorrevano artiglierie economiche e rapide da produrre, ma capaci di sparare proiettili ad elevata potenza (bombe), da usare nelle trincee o in prossimità di esse.

Effettivamente, le bombarde erano molto semplici: consistevano essenzialmente in un tubo (la canna) montato su un affusto “a fiancate” (due pezzi laterali verticali che reggono la canna), il tutto installato su una piattaforma in legno. Le varie parti erano relativamente leggere e non troppo ingombranti, e pure la canna poteva essere scomposta per facilitare il trasporto.

I modelli più piccoli potevano essere schierati direttamente nelle trincee, mentre le più grandi subito dietro (la gittata era limitata).

Il Regio Esercito ne fece un larghissimo uso, tanto da costituire un corpo apposito, i “bombardieri” appunto.

Queste armi non erano adatte per una guerra di movimento, ed infatti furono tutte dismesse dopo la fine del conflitto.

Durante la Grande Guerra, l’Italia realizzò le più grosse: mentre i calibri degli altri eserciti non superarono i 240-250 mm, il nostro Paese mise in campo armi da 340 e, soprattutto, 400 mm.

Caratteristiche tecniche della bombarda da 400 mm

Su questa bombarda non si sa molto. Fu costruita in appena 18 esemplari, che entrarono in azione sull’Isonzo.

La canna era lunga cinque metri, ed andava montata su una base di calcestruzzo, date le dimensioni. Il peso complessivo era di 11,6 tonnellate.

Questo colosso era capace di sparare un proiettile (bomba) da 260 kg (di cui 100 di esplosivo) a 4.100 metri, ed ovviamente era ad avancarica. L’intero complesso era scomponibile, in modo da facilitarne il trasporto. La canna, in particolare, poteva essere suddivisa in tre parti.

La bombarda da 400 mm non ebbe molto successo: aveva una certa potenza distruttiva, ma nel complesso era poco maneggevole e difficile da gestire. Come si dice, “il gioco non valeva la candela”.

Questo pezzo di artiglieria fu ritirato dal servizio alla fine della guerra. Oggi ne sopravvive un singolo esemplare, conservato presso la Scuola Bombardieri del Re, un museo a Santa Lucia (Treviso).

  • Tipologia: bombarda
  • Ingresso in servizio: 1917?
  • Esemplari costruiti: 18
  • Peso: 11.600 kg
  • Lunghezza della canna: 5 m circa
  • Calibro: 400 mm
  • Peso proiettile: 260 kg
  • Gittata: 4.100 m

Dove trovare i grandi cannoni in Italia

Abbiamo parlato del passato. Ma se uno volesse vedere dal vivo un cannone di quelli grossi, in Italia, dove potrebbe andare?

Beh, la bombarda lo abbiamo detto poco sopra: il museo Scuola Bombardieri del Re, a Santa Lucia. Altri cannoni grossi, nel nostro Paese, si possono trovare al Museo della Guerra di Rovereto (un obice Skoda da 305 mm) e soprattutto al Museo Henriquez di Trieste, dove è conservato l’unico esemplare esistente di obice da 305/17 italiano.

Se poi volete vedere TANTI cannoni, c’è il Museo dell’Artiglieria a Torino.

Gli altri cannoni oggetto dell’articolo non esistono più. Ma è proprio così?

In realtà, devo spendere due parole sui 381/40. Ho scritto sopra che alcuni furono installati su due monitori. Uno di questi, l’Alfredo Cappellini, affondò per una tempesta nel novembre 1917. Bene, il relitto si trova al largo di Montemarciano (Ancona), ad appena 2,3 km da terra e ad una profondità di 13-16 metri. Il monitore è completamente insabbiato, e pare che sia conservato piuttosto bene.

In passato, vennero effettuati alcuni tentativi di recupero, l’ultimo nel 2007.

In futuro, se saranno disponibili fondi sufficienti, potrebbe non essere impossibile riportare a galla questa nave con le sue artiglierie.

Fonti

(immagine di copertina derivata da Wikimedia Commons. Credits: autore sconosciuto, ANSA. Public Domain Italia)