Cannone ferroviario Gustav

Il più grande cannone mai costruito. Un colosso capace di sparare proiettili da sette tonnellate alti due volte un uomo adulto.  Ecco a voi lo Schwerer Gustav (il pesante Gustav in italiano), un cannone ferroviario da 800 mm usato dalla Germania nazista durante la seconda guerra mondiale. Arma sicuramente affascinante ma complessa, ebbe un utilizzo limitato: doveva servire a distruggere le fortificazioni più potenti della Linea Maginot, ma alla fine venne usata contro i sovietici in massimo un paio di occasioni. Rimane comunque il più grande e pesante cannone mai costruito, nonché quello con il maggior calibro mai utilizzato operativamente in guerra (il Little David, con i suoi 914 mm, non è mai uscito dal poligono di prova).

Le origini del “Gustav”

Anno 1935. Hitler aveva preso il potere già da qualche anno, il riarmo tedesco era iniziato ed il comando della Wehrmacht iniziava a pianificare operazioni militari contro i vicini. Il nemico per eccellenza, ovviamente, era la Francia. La Germania cercava la rivincita contro il potente vicino, dopo la sconfitta del 1918 e la perdita di Alsazia e Lorena, mentre il Fuhrer aveva ambizioni di dominio. Il problema di una guerra contro la Francia, all’epoca, era la Linea Maginot, lo “scudo di Francia”: un gigantesco sistema di fortificazioni di frontiera, che avrebbe dovuto tenere al sicuro il Paese transalpino da ogni tentativo di invasione proveniente dalla Germania. I tedeschi quindi, se volevano aggredire i nemici ed ottenere la loro rivincita, dovevano per prima cosa superare queste potenti fortificazioni, e per farlo servivano cannoni potenti.

Durante la prima guerra mondiale, i giganteschi obici da 420 mm di fabbricazione Krupp avevano ottenuto ottimi risultati, anche se alcune fortificazioni avevano resistito (come Fort Douaumont, che venne però conquistato lo stesso, anche se in modo abbastanza rocambolesco). Questi obici però avevano dei problemi, primo fra tutti la scarsa gittata. Quindi, la Wehrmacht stavolta voleva qualcosa di meglio, possibilmente un cannone. Un cannone che però fosse in grado di bucare un metro di acciaio o sette metri di cemento armato. La Krupp i cannoni li sapeva fare, e quindi si mise al lavoro.

Progettare una cosa del genere non era affatto semplice, e le cose andarono per le lunghe. Nel 1937 finalmente, Gustav Krupp in persona mostrò ad Hitler i progetti del cannone. Che dovettero entusiasmare molto il Fuhrer, visto che ne ordinò uno, al prezzo previsto di 10 milioni di marchi.

Io nella primavera 1940 devo attaccare la Francia. Mi serve per quella data.

Adolf Hitler

Si trattava dell’atto di nascita di quello che sarebbe diventato lo “Schwerer Gustav”, il pesante Gustavo o il “Gustavone”, qualcosa che a livello dimensionale solo Saddam Hussein provò ad eguagliare (ma questa è un’altra storia).

Proiettile del Gustav
Proiettile del Gustav (accanto ad una persona) con bossolo e carica di lancio. Queste gigantesche granate dovevano essere in grado di frantumare le più potenti fortezze della Linea Maginot. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Jan Wellen. CC BY-SA 3.0

Una curiosità: i tedeschi tendono a dare nomi di persona ai cannoni di grandi dimensioni. Il cannone Gustav non sfuggì a questa tradizione, e prese il nome da Gustav Krupp, il presidente dell’azienda. In famiglia c’era già il precedente illustre della moglie Bertha, a cui era stato intitolato il già citato obice da 420 mm. Il nome tecnico del Gustav comunque era 80 cm K (E), abbreviazione di 80 cm Kanone in Eisenbahnlafette (cannone da 80 cm su affusto ferroviario).

Schwerer Gustav: lavori in corso

La costruzione del Gustav non fu né semplice né rapida: del resto, con un progetto di una simile complessità, era molto difficile stare nei tempi. Hitler richiese il supercannone per l’estate 1940, ma alla fine la Krupp riuscì a consegnare la canna per le prove solo per la fine di quell’anno. Nel 1941, finalmente, era pronto anche l’affusto. Il tutto venne trasportato presso il poligono di Rugernwalde (oggi Darlowo, in Polonia), sulla costa del Baltico, ed assemblato. Quindi, alla presenza di Hitler in persona, a cui le armi grandi erano sempre piaciute, il gigantesco cannone iniziò le prove di tiro.

Descrizione tecnica

Il cannone era enorme: abbiamo già parlato del calibro di 800 mm e del proiettile di sette tonnellate. Per sparare una cosa del genere era necessario un pezzo d’artiglieria lungo 47 metri, con una canna di 32. La gittata massima, in condizioni ideali, era di 47 km. Il peso poi era qualcosa di mai visto: completamente montato, raggiungeva le 1.350 tonnellate.

Ma come muovere una cosa del genere?

Nel paragrafo precedente abbiamo detto che era un cannone ferroviario. Ma parlando del cannone Gustav tutto deve essere contestualizzato. Semplificando al massimo, un cannone ferroviario è un pezzo d’artiglieria di grandi dimensioni montato su un vagone speciale. Nel caso del nostro “cannoncino”, invece, i vagoni erano quattro. Cerco di spiegare meglio: la canna del Gustav era montata su uno speciale affusto, che a sua volta poggiava su quattro pianali ferroviari (due davanti e due dietro) che gli consentivano di muoversi e, soprattutto, di affrontare le curve. I binari necessari erano due, paralleli, che oltretutto dovevano anche avere precise caratteristiche in termini di distanze e curvatura. Insomma, questo gigante doveva essere trasportato in pezzi, montato sul posto e messo su un binario costruito appositamente per lui. Niente di rapido o semplice!

Un piccolo appunto. Giustamente, qualcuno potrà obiettare: ma se lo dovevo montare sul posto, che bisogno avevo di fargli affrontare le curve? Bastava un bel rettilineo per risolvere il problema. Vero in parte. In realtà, un cannone ferroviario (a meno che non sia una torre corazzata girevole su pianale ferroviario, ma per le artiglierie più grandi non è possibile) può sparare solo in direzione del binario. Quindi, per modificare la mira orizzontalmente, è indispensabile muoverlo su una curva.

Ma l’invasione della Francia?

Hitler aveva chiaramente richiesto il cannone Gustav per la primavera del 1940, mentre tra una cosa e l’altra si erano accumulati quasi due anni di ritardo. Com’era finita? Beh, non bene. Per la Francia. Le tattiche innovative messe a punto dai generali tedeschi, la cosiddetta “guerra lampo”, aveva portato alla vittoria in poche settimane. La tanto temuta Linea Maginot era ancora al suo posto: le panzerdivisionen di Hitler l’avevano aggirata, passando per Olanda, Belgio, e soprattutto per le Ardenne (che non erano state fortificate: i francesi credevano che non fossero superabili da un esercito moderno, i tedeschi ci sferrarono l’attacco principale facendoci passare 45 divisioni, di cui sette corazzate), e sbaragliarono le unità francesi. Il Gustav non era stato necessario.

Gustav laterale
Modellino del Gustav, vista laterale. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Scargill. CC BY-SA 3.0

Il cannone Gustav in azione

La Francia era stata sconfitta, ma la guerra era ancora in corso. Per il supercannone c’era un nuovo obiettivo: Sebastopoli.

Le artiglierie tedesche a Sebastopoli

L’assedio di Sebastopoli tenne occupate le forze tedesche dall’ottobre 1941 e il luglio 1942. La città fu sottoposta ad un tale diluvio di bombe che alla fine solo una decina di edifici non avevano subìto danni. Per piegare la resistenza della città assediata, che era difesa da potenti fortificazioni, i tedeschi impiegarono una quantità impressionante di cannoni di grosso calibro. Il 306° Comando di Artiglieria di Armata poteva contare su cose del tipo:

  • 2 mortai giganti Karl da 600 mm;
  • 2 obici da 420 mm della prima guerra mondiale (appartenenti a modelli diversi);
  • 1 obice da assedio da 355 mm, moderno e costruito pochi anni prima;
  • 16 obici austroungarici da 305 mm della prima guerra mondiale (roba che neanche l’Impero Asburgico ne aveva mai schierati così tanti tutti insieme).

A questi si aggiungevano una bella quantità di cannoni ed obici di calibri variabili da 280 mm a 210 mm di età variabile.

Lo Schwerer Gustav fu la ciliegina sulla torta.

Il Gustav arriva a Sebastopoli

Per ovvi motivi dovette essere trasportato smontato fino alla sua destinazione. Furono sufficienti “appena” 25 carri ferroviari per portarlo in Crimea, necessari solo per il cannone (proiettili, rifornimenti e personale viaggiavano a parte).

Una volta sul posto, iniziarono le operazioni di montaggio. Che non furono affatto semplici. Anzi, diciamo pure che furono molto complicate. I tedeschi parcheggiarono il convoglio ferroviario con i pezzi del cannone su un binario morto, costruito appositamente. Poi realizzarono altri tre tracciati ferroviari, paralleli tra loro: due per il cannone ed uno di servizio per trasportare i vari pezzi (che probabilmente pesavano uno sproposito, soprattutto la canna). Ai lati di questi tre binari, furono montate due rotaie, per manovrare due gigantesche gru a ponte indispensabili per sollevare i singoli componenti.

Gustav a Sebastopoli
Il Gustav pronto ad entrare in azione. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: autore sconosciuto. Public Domain Germania

Alla fine, le operazioni di montaggio furono piuttosto rapide: 250 uomini che lavorarono per 54 ore. Non male per un colosso del genere. Tuttavia, ci volle un altro mese per costruire i due tracciati ferroviari paralleli per portarlo in posizione di fuoco. A questi, lavorarono da 2.000 a 4.000 persone. Ed i sovietici in tutto questo? Possibile che la loro aviazione non tentò nemmeno una sortita? Non lo sappiamo, ma lo Schwerer Gustav era sorvegliato a vista da due battaglioni antiaerei.

Il cannoneggiamento di Sebastopoli

Finalmente il 5 giugno 1942, il Gustav iniziò a bersagliare Sebastopoli. Complessivamente, sparò 48 colpi in 5 giorni (5, 6 7, 11 e 17 giugno). La celerità di tiro era piuttosto bassa: infatti, per caricare questo mostro con uno dei suoi proiettili da sette tonnellate ci volevano dai 20 ai 45 minuti. In un giorno si potevano sparare al massimo di una quindicina di colpi. Anche la precisione non era il top: su 48 colpi, appena una decina caddero entro i 60 metri dall’obiettivo, mentre uno addirittura mancò il bersaglio di oltre 700 metri. Però, le distruzioni che provocava erano enormi.

La sua “vittima” più clamorosa fu un deposito di munizioni costruito sotto la baia di Severnaya: i proiettili penetrarono 30 metri d’acqua, un’altra decina di metri di protezioni varie, e lo fecero esplodere con effetti micidiali. Inoltre, rese inoffensivi Fort Siberia e Fort Maxim Gorky 1 (il 2 rimase seriamente danneggiato).

Gustav spara
Il Gustav in azione su Sebastopoli. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: autore sconosciuto. Public Domain Germania

La fine del cannone Gustav

Il 17 giugno sparò i suoi ultimi colpi e poi… Fine. Non è che Sebastopoli fosse caduta (avrebbe resistito fino al 4 luglio) ma la canna era troppo logora per sopportare altri tiri. Questa infatti era “garantita” per 300 colpi, ed il Gustav ne aveva già sparati 250 durante le prove al poligono. Inoltre, in quel periodo si pensò di trasportarlo fino a Leningrado, dove era in corso un altro assedio. Quindi, la vecchia canna venne rispedita in Germania per la manutenzione, ed il Gustav fu smontato ed inviato verso il suo nuovo obiettivo (era disponibile una canna di riserva). Giunto a destinazione, venne assemblato e piazzato ad una trentina di chilometri da Leningrado, pronto per sparare. Ma non lo fece mai: i militari ci ripensarono e decisero di riportarlo a Rugernwalde.

La carriera operativa del Gustav era praticamente finita. Certo, i tedeschi lo revisionarono e gli montarono una canna migliorata (Hitler in persona assistette ai tiri di prova, nel marzo 1943), ma non venne più utilizzato contro il nemico. Anzi, venne nuovamente smontato e trasportato a Chemnitz, dove fu chiuso in magazzino.

Il 14 aprile 1945, il cannone venne distrutto dagli stessi tedeschi per prevenirne la cattura da parte degli americani, ormai vicinissimi (occuparono la località il giorno dopo). Successivamente, i sovietici giunsero sul posto (anche perché faceva parte della loro zona di occupazione) e dei resti del cannone Gustav si persero le tracce.

Dora & Gustav

Una storiografia abbastanza affermata, prevalentemente di scuola britannica, vuole che siano stati costruiti due cannoni di questo tipo: il già citato Gustav ed un gemello, chiamato Dora (dal nome della moglie del progettista, un certo Erich Müller). In realtà, le cose pare che stiano diversamente. Fonti tedesche riferiscono infatti che venne realizzato un solo cannone, il Gustav appunto, e che Dora non fosse altro che un soprannome che gli diedero gli artiglieri a Sebastopoli. Quindi, si trattava sempre dello stesso cannone, solo con due nomi diversi. Le stesse voci di un impego del Dora a Stalingrado, con il gigantesco pezzo d’artiglieria montato e pronto al fuoco a 15 km dalla città, sarebbero completamente infondate.

Gustav modellino
Modellino del Gustav. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Jan Wellen. CC BY-SA 3.0

Ma se un secondo cannone fosse veramente esistito?

Gli americani riferirono di aver ritrovato pezzi di un secondo “Gustav”, ma potrebbe essersi trattato di parti di ricambio, oppure di cannoni simili ma di calibro inferiore (magari del K12, erede del cannone di Parigi, che pure era bello grosso). Insomma, prove dell’esistenza di un secondo cannone, stavolta intitolato alla moglie del progettista, non ce ne sono. Ma se anche fosse veramente esistito, sicuramente non venne mai utilizzato: una cosa del genere, che spara proiettili di quella potenza, non sarebbe passata inosservata.

Schwerer Gustav: variazioni sul tema

Nonostante le dimensioni impressionanti, le difficoltà di utilizzo ed i costi astronomici, vennero ideate un paio di evoluzioni del Gustav, una a lungo raggio ed una semovente.

Länger Gustav

La versione a lungo raggio prese il nome di Länger Gustav. In breve, si trattava di una versione a lunga gittata, con una canna più lunga (48 metri invece di 32) ma con un calibro inferiore (520 mm invece di 800). Il suo punto forte sarebbe stata la gittata, stimata in 200 km. L’idea era di utilizzare questo supercannone per colpire le isola britanniche. Sia i tedeschi che gli inglesi, infatti, durante la seconda guerra mondiale schierarono numerosi pezzi di grosso calibro lungo lo stretto di Dover, sia per impedire il passaggio alle navi nemiche, sia per colpirsi a vicenda. Quindi, nel periodo 1940-1944, i due contendenti ingaggiarono duelli di artiglieria, usando cannoni capaci di sparare proiettili pesanti anche una tonnellata.

Il terzo (o secondo) Gustav avrebbe dovuto partecipare anche lui a questi duelli, ma non venne mai ultimato (anzi, rimase vittima di un bombardamento aereo durante la costruzione). Nel 1945, dalle parti di Essen, gli americani ritrovarono alcuni componenti riconducibili al Länger Gustav.

Landkreuzer P. 1500 Monster

La versione semovente invece sembra uscita da un fumetto di fantascienza. L’idea venne alla Krupp nel dicembre 1942: sostituire i quattro carrelli ferroviari del cannone Gustav con altrettanti cingoli, montarci altrettanti motori a gasolio per sommergibili e rendere il tutto semovente. Questa “cosa” venne chiamata “Landkreuzer P. 1500 Monster”. A titolo puramente indicativo, riportiamo le caratteristiche tecniche stimate: 1.500 tonnellate di peso, 100 uomini di equipaggio, 15 km/h di velocità massima ed un’autonomia di 50 km. Come armamento, oltre al cannone da 800 mm che già conosciamo, erano previsti anche due pezzi da 150 mm e vari cannoncini aeronautici MG 151 da 15 mm.

Probabilmente Hitler fu entusiasmato da questa idea, esattamente come per il P.1000 Ratte (un modello più piccolino, da appena 1.000 tonnellate, con due miseri 280 mm navali come armamento principale). Ma l’entusiasmo del Fuhrer non riuscì a contagiare Albert Speer, ministro degli armamenti: nel 1943 bloccò entrambi i progetti, e tutto rimase sulla carta.

Il destino del Gustav

Ma lo Schwerer Gustav che fine ha fatto? Come detto precedentemente, l’unico esemplare costruito venne distrutto dagli stessi tedeschi per impedirne la cattura da parte degli americani. Successivamente, i sovietici si impadronirono dei resti del supercannone, ma non è chiaro cosa ne abbiano fatto. L’ipotesi più probabile è che li abbiano riportati in Unione Sovietica per studiarli, ma comunque se ne sono perse le tracce. Se ancora esistono, devono essere rinchiusi in uno dei tanti magazzini dell’ex Armata Rossa, ormai abbandonati. Il loro destino comunque è ignoto.

Gustav canna
Un soldato americano posa accanto la canna del Gustav. Notare le dimensioni. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: US Army. US Public Domain

Ed il Dora? Ipotizzando che i rottami ritrovati dagli americani a Grafenwohr appartenessero davvero ad un gemello del Gustav, questi rimasero sul posto, e furono distrutti negli anni cinquanta. Identica fine fecero i resti del Länger Gustav.

Ma cosa resta oggi del cannone Gustav? Parecchi modellini, filmati, foto… Ed i proiettili. Alcuni vennero ritrovati nei magazzini o nei vecchi poligoni dove fu testato. Oggi si possono ammirare in vari musei, come Aberdeen, Londra (Imperial War Museum), Varsavia e Dresda.

Considerazioni

Il cannone Gustav può essere considerata un’arma di successo? Domanda difficile. Da un punto di vista propagandistico sicuramente è stato qualcosa di fenomenale: un cannone di quelle dimensioni ha un impatto ed un fascino sul pubblico che non può essere sottovalutato. Un vero e proprio simbolo della superiorità tecnologica della Germania nazista. Ancora oggi, i video e le immagini del Gustav destano sempre una certa impressione. L’effetto psicologico di trovarselo contro, poi, deve essere stato terribile. Insomma, propagandisticamente e psicologicamente era un’arma riuscita.

Gustav 1940
Il cannone Gustav nel 1940. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: sconosciuto. Public Domain Germania

Il vero problema fu quello della sua utilità militare. Semplicemente, era troppo grosso. Si poteva muovere ed i tempi di montaggio erano di poco superiori ai due giorni, ma per metterlo in condizioni di sparare l’unica volta che fu utilizzato ci volle un mese. Inoltre, un’arma del genere avrebbe costituito un obiettivo primario per il nemico, che avrebbe fatto di tutto per distruggerlo (cosa piuttosto facile visto che non poteva essere nascosto o mimetizzato). Le sue caratteristiche poi lo rendevano idoneo ad una guerra di posizione, e non ad una di movimento come quella praticata dai generali tedeschi.

I costi erano astronomici, non solo per il cannone ma anche per i proiettili. Mettere il Gustav in condizione di sparare, poi, richiedeva un impiego di risorse estremamente elevato (tipo le 2-4.000 persone che lavorarono ai binari a Sebastopoli per portarlo in posizione di tiro).

Insomma, un’arma affascinante, tecnicamente riuscita, ma sostanzialmente inadatta ad essere utilizzata in una guerra moderna. E poi, diciamolo: Sebastopoli sarebbe caduta anche senza le cannonate del Gustav.

Video

Dati tecnici

  • Progettista: Erich Müller
  • Costruttore: Krupp
  • Tipologia: cannone ferroviario
  • Ingresso in servizio: 1941
  • Esemplari costruiti: 1 (2?)
  • Peso: 1.350 tonnellate
  • Lunghezza complessiva: 47,3 m
  • Lunghezza della canna: 32,5 m
  • Calibro: 800 mm
  • Peso proiettile: 7.000 kg
  • Velocità proiettile: 820 m/s
  • Gittata: 47 km
  • Costo: 10.000.000 di Reichsmark

Fonti

(immagine di copertina tratta da Wikimedia Commons. Credits: autore sconosciuto. Public Domain Germania)