Cannone dei Dardanelli

Il cannone dei Dardanelli (o grande bombarda turca, o anche Basilica) è il nome con cui è conosciuto un enorme pezzo d’artiglieria ottomano. Si tratta di una bombarda costruita nella seconda metà del quattrocento, che trascorse praticamente tutta la sua vita montata sulle fortezze a difesa dello Stretto dei Dardanelli.

Venne utilizzata una sola volta contro dei nemici, nel 1807: la Royal Navy britannica era in guerra con l’Impero Ottomano, e cercò di forzare gli stretti. Il cannone dei Dardanelli, vecchio di tre secoli e mezzo, contribuì ad impedirglielo.

La cosa ironica è che questo formidabile cannone oggi è in un museo inglese. Vediamo meglio la sua storia.

I supercannoni del 1400

Tra il 1400 ed il 1500 vennero realizzati diversi cannoni di quelli grossi. Si trattava di armi al limite dell’usabilità, capaci di sparare proiettili che avevano un diametro tra il mezzo metro ed i 90 centimetri. Spostare mostri simili non era facile, ed infatti spesso e volentieri venivano montati nelle fortezze e lasciati lì: provate, con la sola forza di uomini ed animali, a spostare una cosa che può pesare 40 tonnellate!

Un altro problema comune di queste armi era la loro resistenza: la metallurgia dell’epoca non è che fosse avanzatissima e non era raro che i cannoni esplodessero.

Ma a cosa servivano queste armi? Costose, pesanti, difficili da spostare… Qual era il senso di cannoni così grossi?

Molto semplicemente, erano degli “status symbol”: le loro dimensioni dovevano esprimere potenza, e quindi intimorire i nemici. Praticamente, un po’ l’equivalente delle armi atomiche nei giorni nostri. Comunque, va detto che avevano anche una loro utilità negli assedi: gli effetti di queste armi sulle fortificazioni erano micidiali. Certo, sempre se uno riusciva a spostarli o non esplodevano…

Pumhart von Steyr
A proposito di cannoni grossi, ecco il Pumhart von Steyr, degli inizi del 1400. Poteva sparare palle di pietra da 820 mm di diametro. Oggi è conservato a Vienna. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Pappenheim. Licenza libera

L’Impero Ottomano e il cannone di Orban

Quando si parla di supercannoni del quindicesimo secolo, bisogna per forza citare l’Impero Ottomano. Gli ottomani, infatti, non solo ne costruirono diversi, ma li utilizzarono pure in combattimento. Di questo ne sanno qualcosa i bizantini: nel 1453, durante l’assedio di Costantinopoli, gli ottomani avevano a disposizione le più grandi bocche da fuoco dell’epoca. Una di queste era il cosiddetto “cannone di Orban”, o “mostro di Orban”: un colosso in bronzo di oltre 8 metri capace di sparare palle di pietra da 760 mm (quasi come il Gustav tedesco). Questo venne progettato e costruito da un certo Orban, un fonditore ungherese che all’epoca era il più grande esperto di artiglierie in circolazione.

Il sultano, pur di conquistare Costantinopoli, gli diede carta bianca, e lui realizzò questo enorme cannone (più altri pezzi più piccoli, ma sempre belli grossi). Per la cronaca, il mostro di Orban venne trasportato per circa 220 km, fino a Costantinopoli, grazie a 60 buoi e 400 persone. qui, insieme ad una settantina di cannoni (un record per l’epoca) iniziò a bersagliare la città.

Va detto che non ebbe una grande riuscita: poteva sparare solo 4-5 colpi al giorno, che provocavano danni enormi ma facilmente riparabili, data la bassa cadenza di tiro. Oltretutto, la potenza del cannone era eccessiva per la metallurgia dell’epoca, e quindi dopo alcuni tiri il mostro di Orban esplose, uccidendo gli artiglieri.

Per la cronaca, lo stesso Orban morì durante l’assedio, proprio per l’esplosione di uno dei suoi cannoni.

Alla fine, Costantinopoli cadde dopo quasi due mesi di assedio, sancendo la fine dell’Impero Bizantino.

Il cannone dei Dardanelli

Veniamo ora al protagonista del nostro articolo, il cannone dei Dardanelli. Prima di tutto, va chiarita una cosa: non partecipò all’assedio di Costantinopoli. In giro sul web infatti si trova che venne realizzato dal già citato Orban, e fu usato per assediare la capitale bizantina. Beh, niente di più sbagliato.

Il cannone fu costruito da un certo Munir Ali nel 1464, quindi 11 anni dopo la caduta della città. Il fonditore si basò largamente sul lavoro di Orban, ma apportò delle migliorie.

La canna, in bronzo, non era un blocco unico, ma era divisa in due: camera di scoppio e canna vera e propria. I due pezzi potevano essere uniti grazie ad un sistema a vite. Questo rendeva molto più semplice trasportare questa grossa arma (che montata arrivava a pesare quasi 17 tonnellate).

Il cannone dei Dardanelli è lungo più di 5 metri, e poteva sparare una palla di pietra pesante oltre 300 kg alla distanza di circa un chilometro e mezzo. Certo, la celerità di tiro non era proprio il suo forte: non oltre 15 colpi al giorno, per evitare di stressare troppo la canna (e ridurre il rischio che esplodesse seminando morte e distruzione tra gli stessi utilizzatori). Per tutte le operazioni, servivano più di dieci persone.

Decisamente, un’arma impressionante per la sua epoca, anche se più piccola rispetto al “genitore”, il mostro di Orban di cui vi ho parlato prima.

Cannone dei Dardanelli
Il cannone dei Dardanelli in tutto il suo (enorme) splendore. Fonte: Wikimedia Commons. Crdits: The Land. Public Domain

Il cannone dei Dardanelli in azione

Il cannone dei Dardanelli non ebbe una vita operativa particolarmente intensa, anzi. Di fatto, venne montato sulle fortezze a difesa dello stretto dei Dardanelli e lì lasciato, minaccioso, a dissuadere eventuali malintenzionati.

La cosa particolare è che venne utilizzato una sola volta contro il nemico, oltre 340 anni dopo la sua creazione.

Nel 1806 i francesi di Napoleone convinsero gli ottomani a chiudere gli stretti ed a dichiarare guerra alla Russia. I britannici, alleati dei russi ed eternamente in guerra contro Napoleone, non la presero benissimo e quindi inviarono un ultimatum agli ottomani (a quel tempo loro alleati), insieme ad una squadra navale così da essere più convincenti.

Il sultano Selim III, tuttavia, respinse l’ultimatum. Per tutta risposta, nel febbraio 1807, gli inglesi attaccarono gli stretti e distrussero una flotta ottomana. Il problema furono le fortificazioni: queste erano difese da centinaia di cannoni di ogni epoca, molti dei quali vecchi di secoli. Tra questi, anche il nostro cannone dei Dardanelli. Il quale, 340 anni dopo la sua creazione, per la prima volta fece fuoco contro il nemico.

L’effetto dei tiri di queste preistoriche (ma numerosissime) artiglierie fu micidiale: i britannici ebbero 42 morti ed oltre 230 feriti, oltre a diverse navi danneggiate.

Alla fine, la flotta inglese dovette ritirarsi, abbandonando l’idea di raggiungere (e bombardare) Costantinopoli.

Il cannone dei Dardanelli oggi

Che fine fece il cannone dei Dardanelli? Una sessantina d’anni dopo questi fatti, nel 1866, questo vecchissimo pezzo d’artiglieria era ormai fuori servizio. Il sultano decise quindi di donarlo alla regina Vittoria (inglese) in occasione di una visita di Stato.

Il cannone entrò a far parte della collezione delle Royal Armouries, dove rimase fino ai giorni nostri. Successivamente, fu esposto alla Torre di Londra e poi definitivamente trasferito a Fort Nelson, dove si trova tuttora.

Per la cronaca, pare che sia uno degli “articoli” più richiesti dai turisti turchi, giustamente incuriositi da questo protagonista della loro storia.

Cannone dei Dardanelli frontale
Vista frontale del cannone. Notare le decorazioni della canna. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Simon Cope. CC BY-SA 2.0

Dati tecnici

I dati sono presi dal sito (oggi archiviato) delle Royal Armouries, dove il cannone era conservato prima del trasferimento a Fort Nelson.

  • Progettista: Munir Ali
  • Costruttore: Munir Ali
  • Tipologia: bombarda
  • Ingresso in servizio: 1464
  • Esemplari costruiti: 1
  • Peso: 16.800 kg
  • Lunghezza della canna: 5,2 m
  • Calibro: 635 mm
  • Peso proiettile: una pietra da 304 kg
  • Gittata: 1.600 m

Fonti

(immagine di copertina derivata da Wikimedia Commons. Credits: Gaius Cornelius. Public Domain)