S-103 è il nome dato ad un cannone senza rinculo sovietico, ideato per sparare bombe atomiche. Abbiamo visto che nei ruggenti anni cinquanta le due superpotenze misero in campo delle artiglierie specifiche per sparare ordigni nucleari tattici. Bene, questa fu una delle artiglierie pensate per questo scopo.

All’epoca si trattava di cannoni piuttosto grossi, dato che le tecnologie nucleari erano ancora agli inizi e più di tanto non si riusciva a rimpicciolire una bomba atomica (che, ve lo ricordo doveva entrare in un proiettile da cannone).

L’S-103 tuttavia è abbastanza particolare, dato che era enorme. Di solito, i cannoni senza rinculo hanno dimensioni contenute: il calibro massimo raggiunto dai modelli entrati in servizio è intorno ai 120 mm. Certo, furono sperimentati anche calibri più grossi (tipo i soliti sovietici negli anni trenta, che testarono roba da 305 mm), ma l’S-103 frantumò ogni record: ben 420 mm, il che lo rende, probabilmente, il più grosso cannone senza rinculo mai realizzato.

Questo cannone non entrò mai in servizio: l’unico prototipo rimase distrutto durante le prove, e lo sviluppo venne cancellato.

Andiamo a conoscere la storia di questo colosso.

Le artiglierie nucleari in Unione Sovietica

I sovietici iniziarono a lavorare alle artiglierie nucleari nei primi anni cinquanta. Tuttavia, solo quando ebbero le idee un po’ più chiare, i vertici dell’esercito emisero delle specifiche più dettagliate sul tipo di armi da realizzare.

Quindi, nel 1954-1955, si decise di procedere essenzialmente in tre direzioni:

  • un cannone (il Kondensator);
  • un mortaio (l’Oka);
  • un cannone senza rinculo (l’S-103 di cui vi parlo qui).

Il modello senza rinculo, in particolare, interessò parecchio i militari. Infatti, sia il Kondensator che l’Oka erano afflitti da vari problemi, il più grosso dei quali era sicuramente il rinculo del cannone.

Ora, tutti i cannoni hanno il rinculo, e di solito si trova il modo di gestirlo. In questo caso, invece, la situazione era molto complessa. Vi ricordate che ho accennato le difficoltà di rimpicciolire una bomba atomica?

Bene, gli Stati Uniti la fecero entrare in 280 mm di diametro, una dimensione tutto sommato umana. I sovietici, invece, da sempre con grossi problemi quando si parla di miniaturizzazione, l’unica cosa che riuscirono a tirare fuori fu l’RDS-41, da oltre 400 mm! Quindi, occorreva usare cannoni di un calibro praticamente navale, con tutti i problemi del caso.

Visto che questi cannoni erano su un normale scafo cingolato, il rinculo diventava ingestibile: carri che slittavano di vari metri dopo ogni sparo, pezzi che partivano…

La soluzione senza rinculo, quindi, poteva essere molto interessante.

Il progetto dell’S-103

Le origini del cannone atomico S-103 si possono fari risalire al 1947, quando un certo Grabin, con il suo istituto di progettazione CRI-58, iniziò a lavorare ad un grosso cannone senza rinculo su scafo cingolato. Grosso si, ma non troppo eccessivo: “appena” 280 mm, chiamato internamente 7940. Tuttavia, a partire dal 1954, il suo lavoro venne reindirizzato su un sistema di artiglieria per sparare armi nucleari.

Grabin decise di riprendere il lavoro fatto in precedenza, e propose ai vertici dell’Armata Rossa due progetti, chiamati in gergo installazioni balistiche:

  • 0132BU da 280 mm;
  • 0114BU da 420 mm.

Il problema era sempre quello del diametro della RDS-41, quindi si decise di sviluppare in via prioritaria la versione più grande da 420 mm e mettere da parte (almeno per il momento) il più piccolo da 280mm.

Artiglieria nucleare Kondensator
Il cannone semovente 2A3 Kondensator. Un progetto decisamente non riuscito, con grossi problemi tecnici (relativi soprattutto al rinculo dell’arma dopo lo sparo) che non si riuscì mai a risolvere. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: One half 3544. CC BY-SA 3.0

Caratteristiche tecniche dell’S-103

Il cannone atomico senza rinculo S-103 non è molto conosciuto. Sul web c’è pochissimo, e comunque stiamo parlando di un progetto top secret sovietico degli anni cinquanta, che oltretutto venne anche cancellato. Qualcosa però la sappiamo.

Sostanzialmente, si trattava di una canna rigata da 420 mm attaccata ad una speciale culatta con camera di scoppio, riempita con una carica esplosiva. Il funzionamento era il seguente:

  • l’esplosivo detonava dentro la camera, raggiungendo una pressione di 2.000 atmosfere;
  • gran parte del gas prodotto sfogava dentro la canna, spingendo fuori il proiettile;
  • la restante parte di gas, invece, sfogava da un ugello nella parte opposta, bilanciando la spinta.

In questo modo, il rinculo era praticamente nullo.

Questo complesso balistico era montato su un veicolo speciale. Le informazioni al riguardo sono scarse. Si ritiene che per la versione definitiva Grabin intendesse usare lo scafo di un carro armato T-10, lo stesso che era stato utilizzato per Oka e Kondensator. Tuttavia, non è chiaro se per l’unico prototipo sia stato effettivamente usato uno scafo cingolato oppure un semplice camion (anche se bello grosso).

Come si sarà capito, realizzare una cosa del genere non era affatto semplice, e furono necessari parecchi test preliminari.

Le prove del cannone atomico S-103

Il cannone S-103 iniziò le prove il 13 gennaio 1956. Non è che i progettisti si aspettassero da subito chissà quali risultati: lo scopo dei primi tiri, infatti, era determinare l’esatta quantità di propellente, oltre che esaminare dal vivo una serie di questioni tecniche.

Il 18 gennaio, un incidente costrinse i progettisti ad interrompere le prove. Dopo il sesto colpo, infatti, la struttura dell’S-103 cedette: la culatta fece un volo di diversi metri all’indietro, riportando alcuni danni, mentre la canna cadde in avanti. In altri termini, il dispositivo balistico si era diviso in due.

I danni alla fine non erano gravi, ed il 16 maggio 1956 il cannone tornò a sparare. I test proseguirono a più riprese fino al 29 novembre, quando durante il 95° tiro (101° totale) l’S-103 si spezzò nuovamente in due. Stavolta i danni erano molto seri, e non era possibile recuperare praticamente nulla. In pratica, sarebbe stato necessario realizzare un nuovo prototipo.

La fine del programma

L’incidente del 29 novembre segnò la fine dell’S-103. Il problema non sarebbe stato tanto realizzare un nuovo prototipo, dato che tecnicamente era fattibilissimo. La vera questione era la totale mancanza di interesse.

Gli oltre 100 colpi sparati, infatti, erano stati sufficienti per mostrare, sia ai progettisti che ai militari, che il cannone senza rinculo S-103 sostanzialmente non aveva senso. Troppo complesso, e con prestazioni probabilmente inadeguate per quello che gli si chiedeva di fare (ovvero sparare una bomba atomica e farla atterrare a grande distanza).

Grabin ed i suoi collaboratori del CRI-58 quindi interruppero ogni lavoro sulla piattaforma balistica S-103. L’Armata Rossa, quindi, si ritrovò ad avere come artiglierie nucleari solo l’Oka ed il Kondensator, con tutti i loro irrisolti problemi. Di conseguenza, i sovietici furono costretti a puntare su razzi e missili tattici, almeno fino al 1964, quando (anche loro) riuscirono a rimpicciolire abbastanza una bomba atomica, tanto da farla entrare in un normale proiettile di cannone.

Immagini

Sfortunatamente di questo cannone non esistono immagini a licenza libera. Tuttavia, potete trovarle sulle pagine web qui sotto, tra le fonti.

Fonti

(immagine di copertina derivata da Wikimedia Commons. Credits: One half 3544. Public Domain)