Antonov A-40

Se andate su Google e scrivete “carro armato volante”, di solito uno dei primi risultati che “salta fuori” è il T-90 russo. Ovviamente non è in grado di volare nel senso letterale del termine: semplicemente, se prende un dosso ad alta velocità, riesce a “saltare” sollevandosi da terra. Questo è possibile grazie al peso non eccessivo (45 tonnellate, una decina in meno di un normale carro armato moderno) e ad un rapporto spinta/peso molto favorevole, che gli permette di raggiungere i 60 km/h. Non è l’unico carro armato a riuscirci.

Il carro di cui vi parlerò qui, l’Antonov A-40, però, volava sul serio! O meglio, era stato modificato per planare, come un aliante, sul campo di battaglia. Ma andiamo con ordine.

Genesi del progetto

L’idea di portare “dall’alto” un carro armato su un campo di battaglia non era nuova, e non nacque in Russia (anche se probabilmente nessuno pensò ad una soluzione come l’Antonov A-40). Infatti, appoggiare i paracadutisti con dei carri armati poteva essere molto utile, e quindi vari Paesi condussero alcuni esperimenti in questo senso fin dai primi anni 30. L’idea era quella di caricare dei carri leggeri all’interno di alianti, che sarebbero stati trainati sul campo di battaglia. Una volta atterrati, i piccoli carri sarebbero usciti, pronti per il combattimento.

L’Unione Sovietica però andò oltre. Se tutti usavano gli alianti, gli strateghi del Paese socialista optarono, almeno all’inizio, per una soluzione più drastica: sganciare il carro armato dall’aereo. In pratica, si prendeva un carro armato leggero (di norma un T-27 o un T-37, che avevano un peso sulle 3 tonnellate) e lo si agganciava sotto alla fusoliera di un Tupolev TB-3. Quest’ultimo era il più capace aereo da bombardamento sovietico dell’epoca, e probabilmente l’unico che potesse volare con un carico simile.

Questa soluzione venne testata con successo, ma aveva alcuni “piccoli” inconvenienti.

Prima di tutto, il carro armato doveva essere sganciato a pochi metri dal suolo, se no si sarebbe fracassato. Non si trattava di una manovra semplice, perché voleva dire far volare il TB-3 ad una quota bassissima, quasi a simulare un atterraggio: viste le dimensioni dell’aereo, i rischi di incidente erano elevati (il TB-3 era un quadrimotore con quasi 40 metri di ali). E farlo sul campo di battaglia sarebbe stato una manovra suicida.

Altro problema era l’equipaggio: va bene che il vero uomo socialista è duro e non ha paura di nulla, ma dopo un volo di qualche metro dentro a quella che alla fine è una scatola di ferro… Più che in battaglia rischi di finire in ospedale: da aspirante Eroe dell’Unione Sovietica alla prognosi riservata in traumatologia sarebbe stato un attimo. Quindi, era necessario paracadutarli separatamente, e sperare che riuscissero a raggiungere il carro armato senza farsi ammazzare. Insomma, una missione reale contro un nemico che sparava rischiava di finire in un micidiale tiro al piccione.

Tupolev TB-3 e T-27
Un Tupolev TB-3 con agganciato sotto un carro T-27. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: autore sconosciuto. Public Domain Russia

Nonostante i vari contro, la soluzione venne utilizzata nel 1940, durante l’occupazione della Bessarabia. Operazione relativamente incruenta, visto che i rumeni decisero di abbandonare il territorio in seguito all’ultimatum sovietico e praticamente non ci furono combattimenti.

Alla fine, i vertici dell’Armata Rossa capirono che la soluzione migliore era quella di mettere il carro armato dentro ad un aliante: in questo modo, una volta atterrato, il carro sarebbe stato subito operativo, senza costringere l’equipaggio a pericolose corse sotto il fuoco nemico.

Il progetto Antonov A-40

Quindi, incaricarono il progettista Oleg Antonov di realizzare un aliante per il trasporto di carri armati. Antonov andò oltre: trasformò un carro armato in un aliante. Sulla carta, l’idea era geniale: prese un carro leggero T-60 e ci costruì intorno una struttura lignea, composta da 18 metri di ali e da una doppia coda. L’aliante veniva controllato muovendo la torretta del carro armato, permettendo di modificare quota e direzione di volo. Una volta atterrato, l’equipaggio del T-60 avrebbe “sganciato” la struttura lignea, ed il carro sarebbe stato operativo in pochi minuti.

T-60
Un carro armato T-60 in un museo finlandese. Come si vede, è piuttosto leggero in confronto a quello che i tedeschi schieravano nel 1942. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Balcer. CC BY-SA 3.0

Il problema principale però era il peso del T-60: oltre 5 tonnellate in assetto da combattimento, contro le circa 3 dei modelli usati precedentemente. Quindi, si fece l’impossibile per alleggerirlo: niente munizioni, poco carburante e rimozione delle corazze aggiuntive. Secondo alcune fonti, venne rimossa anche la torretta! Questo velivolo prese il nome di Antonov A-40 Krylya Tanka (carro armato alato in russo).

Venne finalmente il primo volo: 2 settembre 1942. Il pilota di alianti Sergei Anokhin prese posto nel veicolo, che venne agganciato al solito Tupolev TB-3.

Subito dopo il decollo, ci si rese conto che c’era qualche problema. L’aliante volava, ma il TB-3 decisamente no. O meglio, volava male: oltre ad avere l’aerodinamica di un ferro da stiro, l’A-40 era troppo pesante. Decisamente troppo. Di conseguenza, non c’era verso di portarlo alla velocità di 160 km/h, che era quella necessaria a trainare il carro armato volante. Quindi, il pilota del bombardiere, per evitare di schiantarsi, fu costretto a sganciare l’aliante. Questo atterrò in un campo nei pressi dell’aeroporto senza troppi problemi, ed Anokhin lo ricondusse alla base.

Antonov A-40
Tavole prospettiche dell’Antonov A-40. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Kaboldy. CC BY-SA 3.0

Quello del 2 settembre fu l’unico volo dell’A-40. Infatti, c’era un problema insormontabile: l’Unione Sovietica non disponeva di un aereo in grado di trainare il “velivolo” a 160 km/h. Infatti, era oltre le capacità non solo del vecchio TB-3, ma anche del più moderno e performante Petlyakov Pe-8, l’altro aereo che era stato previsto per operare con il Krylya Tanka.

A questo punto occorre fare una precisazione. Quella che vi ho appena descritto è la versione ufficiale del primo (e unico) volo di questo strano velivolo. Versione ufficiale che è stata riportata dall’Armata Rossa. Ma in realtà qualche dubbio c’è. Infatti, non si sa se questo sia avvenuto sul serio, e nel caso quale sia stato il reale esito (ovvero: l’A-40 è felicemente atterrato oppure si è fracassato al suolo?). Comunque, la foto ad inizio pagina, con il carro armato alato che vola splendido e felice, in realtà non è molto indicativa: è un fotomontaggio realizzato direttamente dai tecnici Antonov…

Qualche valutazione sull’Antonov A-40

Tralasciando i misteri sul primo volo ed i fotomontaggi, l’A-40 sarebbe stato efficace? In altre parole, se l’Unione sovietica avesse avuto un aereo in grado di trasportarlo, avrebbe veramente potuto efficacemente svolgere il ruolo per cui era stato progettato, ovvero l’appoggio ai paracadutisti?

Probabilmente no! Infatti, prima di tutto occorreva smontare tutta la struttura in legno: portarsi dietro la coda e 18 metri di ali in combattimento sarebbe stato impensabile (oltre che pericoloso). Inoltre, come detto precedentemente, per rendere il T-60 aviotrasportabile era stato necessario rimuovere le munizioni e gran parte del carburante. Di conseguenza, se si sperava di farlo combattere, sarebbe stato necessario paracadutare i rifornimenti separatamente, e rifornire il carro dopo l’atterraggio, direttamente sul campo di battaglia. Con tutti i problemi del caso.

Infine, la limitazione più grossa era data proprio dal carro armato stesso. Il T-60 non era esattamente invincibile, anzi. 5 tonnellate di peso, un cannone da 20 mm, una mitragliatrice e la corazza frontale da poco più di 6 mm non lo rendevano proprio un avversario temibile sul campo di battaglia.

Come anticarro era inutile: il cannone, di tipo aeronautico (era lo stesso montato sugli aerei da caccia) era completamente inefficace contro i panzer tedeschi, mentre come appoggio alla fanteria era troppo leggero (sarebbe bastato un cannone anticarro appena decente per metterlo fuori combattimento). Certo, non c’erano molte alternative: le piccole dimensioni erano indispensabili per renderlo aviotrasportabile, e usare veicoli più grossi sarebbe stato impensabile (se i sovietici avessero potuto, quasi sicuramente avrebbero paracadutato un bel T-34).

Quindi, anche se le prove avessero avuto successo e l’A-40 fosse entrato in servizio, la sua effettiva utilità bellica contro l’equipaggiamento tedesco del 1942 sarebbe stata decisamente scarsa.

Dati tecnici

  • Progettista: Oleg Konstantinovich Antonov
  • Costruttore: Industria Aeronautica di Stato
  • Tipologia: aliante carro armato
  • Primo volo: 2 settembre 1942 (presunto)
  • Ingresso in servizio: mai
  • Esemplari costruiti: 1 (forse 2)
  • Lunghezza: 12,6 m
  • Apertura alare: 18 m
  • Superficie alare: 85,8 m2
  • Peso a vuoto: 2.004 kg
  • Peso massimo al decollo: 7.804 kg

Fonti

(immagine di copertina tratta da Wikimedia Commons. Credits: autore sconosciuto. Public Domain Ucraina)