A-90 Orlyonok (parola che in russo significa aquilotto), o Progetto 904, è stato il secondo dei grandi ekranoplani realizzati dall’ufficio tecnico di Alexeyev. Come spiegato altrove, lo sviluppo di velivoli paragonabili al KM era stato fermato dal disinteresse dei politici, ma era stato autorizzato lo sviluppo di un mezzo più piccolo, da utilizzare come trasporto militare veloce.

L’A-90 fu l’unico ad essere prodotto in un certo numero, oltre che ad avere un servizio piuttosto limitato nella marina sovietica (e russa).

Come il suo illustre e gigantesco predecessore, il KM, ha ricevuto un nome in codice anche dall’intelligence Occidentale: classe Orlan.

Sviluppo & impiego dell’Orlyonok

Il solito Ufficio per la Progettazione Centrale di Aliscafi si mise al lavoro sul nuovo progetto presumibilmente nella seconda metà degli anni sessanta, partendo dalle esperienze già condotte con il KM (che, pur con tutti i suoi limiti, aveva dimostrato la fattibilità dei grandi schemolplani).

Il primo esemplare, chiamato S-23, venne testato per la prima volta sul fiume Volga, nell’autunno del 1972. L’anno successivo, dopo essere stato smontato ed impacchettato per bene, fu trasportato nel Mar Caspio per condurre test più estesi in un ambiente “reale” (non si trattava di un mezzo fluviale). Come tutte le cose particolarmente innovative, anche l’Orlyonok non era esente da problemi. Nel 1975, il prototipo S-23 rimase distrutto durante un test, a causa di un cedimento dello scafo.

I problemi furono successivamente risolti, e l’A-90 Orlyonok entrò in produzione in serie. O meglio, ci sarebbe dovuto entrare. Infatti, l’intenzione iniziale era di costruirne 120, ma non ci si avvicinò nemmeno lontanamente a questo numero. La produzione totale non è chiara. Si parla sempre di cinque esemplari costruiti, ma uno di questi sarebbe la ricostruzione del prototipo andato distrutto nel 1975. La situazione, comunque, dovrebbe essere questa.

  • Un esemplare non volante utilizzato per i test statici. Demolito.
  • S-23: il prototipo di cui si è parlato sopra. Rimasto distrutto e ricostruito.
  • S-21 (o MDE-150): risultato della ricostruzione di S-23, entrato in servizio nella marina sovietica nel 1979 ed affondato in una tempesta il 28 agosto 1992.
  • S-25 (o MDE-165, poi DES-25): entrato in servizio nel 1981 e radiato nel 1999.
  • S-26 (o MDE-160, poi DES-26) : entrato in servizio nel 1983 e radiato nel 2006.

Le sigle con la lettera S, probabilmente, indicano il numero di scafo impostato sul cantiere, mentre i nomi tra parentesi sono quelli reali che ricevettero i mezzi una volta in servizio.

Gli A-90 iniziarono la loro carriera nella solita Flottiglia del Caspio, e vennero poi trasferiti (probabilmente via fiume) nella Flotta del Mar Nero nel 1987, dove continuarono la loro attività. Attività che non deve essere stata troppo intensa. Con tutta probabilità, infatti, le date di ritiro dal servizio sono solo quelle “ufficiali”, e pare che gli A-90 non siano più stati utilizzati dal 1993.

S-26 oggi è visibile presso il museo navale di Mosca, mentre l’altro superstite dovrebbe giacere abbandonato in qualche base navale sul Mar Caspio.

A-90 Orlyonok
L’S-26, unico A-90 Orlyonok ancora visibile, accanto ad un sottomarino diesel elettrico. L’altro dovrebbe trovarsi in stato di abbandono in qualche base militare. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Alex Beltyukov. CC BY-SA 3.0

Nonostante la crisi della marina russa, e la conseguente mancanza di ordini, il costruttore decise che poteva ancora avere un mercato. Quindi, ne propose una variante civile con ben tre allestimenti: 75, 150 e 300 posti. Non ne ha venduto nemmeno uno, però lo tiene in listino. Quindi, se durante le vostre gite estive in Costa Azzurra e Montecarlo volete umiliare i vicini di ormeggio, dovete solo fare una telefonata ai Cantieri Navali del Volga.

Descrizione tecnica

L’A-90 Orlyonok era più piccolo del suo predecessore: la lunghezza era di 58 metri, mentre l’apertura alare di 31. Il peso a pieno carico raggiungeva le 122 tonnellate (le 140 tonnellate dichiarate dal costruttore probabilmente riguardano la versione attualmente disponibile in listino). L’autonomia era sui 3.000 km, mentre la velocità raggiungeva i 400 km/h a 1,5 metri dalla superficie.

Ekranoplano A-90 Orlyonok
L’S-26 prima del restauro, ancora nelle condizioni originali. Si nota il numero di scafo sulla fiancata ed una sbiadita bandiera della Marina Russa sulla coda. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: aeroprints.com. CC BY-SA 3.0

La forma, nelle sue linee generali, ricordava il KM. Le ali erano dritte e squadrate, la deriva singola piuttosto alta e le imponenti superfici orizzontali a V. La grossa differenza (a parte le dimensioni) era nella propulsione. Mentre il KM aveva 10 motori a reazione, l’A-90 ne aveva solo due, oltre ad uno ad elica. Ma il principio generale era lo stesso. I due reattori erano dei Kuznetsov NK-8-4K aeronautici, “affogati” nella fusoliera, con le prese d’aria nella parte superiore del muso e gli scarichi verso il basso. Questi servivano nella fase di partenza e per creare il famoso effetto suolo che faceva muovere l’ekranoplano (esattamente come gli otto motori del KM piazzati sul pilone poco dietro la cabina). Il motore a elica era piazzato sulla deriva, e serviva a farlo muovere (esattamente come i due reattori sulla deriva del KM). Il motore ad elica era particolarmente potente: un Kuznetsov NK-12MK da 15.400hp, ad oggi ancora il più potente motore aeronautico ad elica in servizio (lo usano alcuni aerei cargo russi, oltre che il bombardiere strategico Tupolev Tu-95). Completava l’allestimento una torretta binata con due mitragliatrici montata sulla coda.

Vista frontale dell'A-90 Orlyonok
Vista frontale. Si vedono le prese d’aria sotto la cabina e la gigantesca elica aeronautica in cima alla coda. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Alan Wilson. CC BY-SA 2.0

L’A-90 Orlyonok doveva servire come trasporto militare veloce: era per quel motivo che la marina sovietica aveva spinto per il suo sviluppo. I progettisti non delusero il committente. Prima di tutto, l’Orlyonok è stato l’unico ekranoplano ad avere le ruote. Infatti, sotto la fusoliera aveva dei portelli che, una volta aperti, facevano uscire una specie di carrello: certo, non ci poteva decollare o atterrare (per quello gli sarebbe servita comunque una superficie “liquida”) ma poteva manovrare agevolmente sulla terraferma per le operazioni di imbarco e sbarco del carico. Il vano di carico poteva contenere 150-200 soldati equipaggiati, oppure un (o due) blindato BTR-60, o 28 tonnellate di materiali vari, e vi si poteva accedere “ruotando” sulla destra la sezione di prua (che era incernierata). Se guardate il video, comunque, vi si chiariranno tutti i dubbi.

Video

Dati tecnici

  • Progettista: Rostislav Evgenievich Alexeyev
  • Costruttore: Cantieri Sperimentali del Volga
  • Tipologia: ekranoplano da trasporto
  • Primo volo: 1972
  • Ingresso in servizio: 1979
  • Esemplari costruiti: 4/5
  • Lunghezza: 58,1 m
  • Altezza: 16,3 m
  • Apertura alare: 31,5 m
  • Superficie alare: 304 mq
  • Peso massimo al decollo: 122/140 tonnellate
  • Propulsione: 1 motore ad elica Kuznetsov NK-12MK; 2 motori a reazione Kuznetsov NK-8-4K
  • Velocità massima: 400 km/h
  • Autonomia: 3.000 km
  • Tangenza: 1,5/3 m
  • Armamento: 2 mitragliatrici
  • Equipaggio: 6
  • Carico utile: 28 tonnellate (150/200 soldati o un blindato)

Fonti

(immagine di copertina tratta da Wikimedia Commons. Credits: Alan Wilson. CC BY-SA 2.0)