Linea Maginot

Tutti quelli che hanno studiato un minimo di storia conoscono, almeno a grandi linee, la campagna di Francia del 1940, ovvero come i tedeschi (grazie alla blitzkrieg, la guerra lampo) riuscirono a mettere fuori gioco la Francia in poche settimane costringendola alla resa.

In pratica, i francesi avevano ideato un piano di difesa che si basava, essenzialmente, sulla difesa a sud, dietro le potenti fortificazioni della Linea Maginot, e sul contrattacco al nord, in direzione del Belgio, da cui si riteneva che sarebbe arrivato il principale attacco tedesco.

L’esercito di Hitler, invece, si riversò in massa nell’unica zona del fronte scarsamente difesa, quella dietro la foresta delle Ardenne. Queste, infatti, erano considerate impenetrabili, e non ci si aspettava alcuna azione offensiva “seria” da quella parte.

Una sorpresa? Sicuramente.

Una cosa totalmente inaspettata? Decisamente no.

Un generale francese, André Gaston Prételat, durante un’esercitazione del 1938, aveva simulato un attacco molto simile, che ovviamente aveva avuto successo. Solo che i rapporti dell’operazione furono colpevolmente insabbiati dai vertici dell’esercito.

Andiamo a scoprire questa storia.

Il piano di difesa francese

Prima di vedere cosa combinò il generale Prételat nel 1938, andiamo a vedere in cosa consisteva il piano di difesa francese. C’era la Line Maginot, certo, ma non solo quella.

I presupposti

La Francia era rimasta traumatizzata dalla prima guerra mondiale: le enormi distruzioni (che sta pagando ancora oggi), le pesantissime perdite, erano qualcosa che non si doveva ripetere. Quindi, un futuro conflitto contro la Germania doveva assolutamente evitare tutto questo.

La cosa migliore era tenere i soldati dentro delle enormi opere fortificate, al riparo dai cannoneggiamenti ed infliggendo pesanti perdite al nemico. Una tattica che sarebbe andata bene nel 1914, ma sicuramente inadatta alla guerra di movimento che si stava sviluppando negli anni venti e trenta (rifiutata dai vertici dell’esercito francese).

Contemporaneamente, i francesi si aspettavano una riedizione del Piano Schlieffen, con un’invasione da nord violando la neutralità belga. Il Belgio, naturalmente, era alleato della Francia.

Quindi, difesa a sud e contenimento dell’invasore a nord.

Vediamo meglio in cosa consisteva questo piano di difesa, il cosiddetto Piano Dyle.

Fortino Linea Maginot
Una delle potenti fortificazioni della Linea Maginot. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Les Bergers des Pierres – Moselle Association. CC BY-SA 4.0

Il Piano Dyle

Va detto subito che questo piano subì una serie di evoluzioni. Senza entrare troppo nei dettagli, si può riassumere così.

  • Settore sud: c’era la Linea Maginot. Lì l’esercito avrebbe dovuto resistere ad oltranza grazie alle potentissime ed inespugnabili fortificazioni. Secondo la pianificazione operativa francese, da quella parte il fronte doveva rimaner praticamente fermo. O meglio, i principali sviluppi erano previsti per il settore nord.
  • Settore nord: qui era schierato il potente Primo Gruppo Armate dell’esercito francese, che in collaborazione con gli alleati inglesi e l’esercito belga avrebbe dovuto respingere l’invasione tedesca. I francesi (e non solo loro) si aspettavano infatti una riedizione del Piano Schlieffen della prima guerra mondiale, con le armate hitleriane che avrebbero violato la neutralità del Belgio. Inizialmente, l’idea era di fortificare pure la frontiera belga, ma poi si preferì optare per un’avanzata all’interno del Belgio stesso, dove le truppe si sarebbero appoggiate sul fiume Dyle (da qui il nome del piano). Questa era una zona pesantemente fortificata dall’esercito belga. Lo scopo era molto semplice: mantenere territori in Belgio e tenere le armate tedesche lontane dalla Francia.

Quindi, riassumendo: non appena i tedeschi avessero attaccato e oltrepassato la frontiera belga, gli eserciti alleati sarebbero entrati in Belgio e si sarebbero attestati in difesa sul fiume, prendendo tempo prima di poter essere in grado di lanciare un potente contrattacco (presumibilmente nella primavera del 1941).

Linee di difesa francesi 1939-1940
Mappa delle difese francesi nel 1939-1940. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Duomaxw e Gigillo83. CC BY-SA 2.0 FR

La linea Maginot

E la famosa Linea Maginot come si inseriva in tutto questo?

La Linea Maginot era difesa dal Secondo e dal Terzo Gruppo Armate. In gran parte si trattava di unità di fanteria o di fortezza, dato che non erano perviste operazioni di “guerra manovrata” da quelle parti.

Questa linea difensiva, nella sua parte più fortificata, partiva dall’estremità meridionale della frontiera belga, e poi costeggiava il confine con il Lussemburgo e la Germania, per terminare in Svizzera. Poi vi erano altre zone fortificate sulle Alpi, al confine con l’Italia.

Una linea impenetrabile? Non lo sapremo mai, perché i tedeschi ci girarono intorno. Infatti, se guardiamo la cartina e studiamo un po’ come erano sistemate le varie unità francesi a difesa del confine, scopriamo una specie di buco, una zona poco fortificata e scarsamente difesa: la foresta delle Ardenne.

La foresta delle Ardenne

Le insuperabili Ardenne

Le Ardenne sono una foresta piuttosto fitta che nella metà meridionale del Belgio. Oltre ad essere attraversata dal tortuoso fiume Mosa, all’epoca vi erano pure pessime strade. Insomma, secondo gli strateghi dell’esercito francese, questa zona era inadatta alla guerra moderna, e comunque mal si prestava ad un’invasione di massa.

Il maresciallo Pétain sosteneva che fossero impenetrabili, alti ufficiali le consideravano semplicemente insuperabili, qualcuno arrivò a definirle il miglior ostacolo anticarro d’Europa… Insomma, nessuno si aspettava sorprese da quella parte.

Certo, che c’erano dei precedenti non proprio incoraggianti, dato che nei due secoli precedenti gli eserciti nemici avevano attraversato questa “inespugnabile selva” per una decina di volte. Però va detto che la situazione era completamente diversa, dato che stiamo parlando di una guerra moderna.

Mappa delle Ardenne
Mappa della foresta delle Ardenne. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Ulamm. CC BY-SA 3.0

Le difese delle Ardenne

I francesi, quindi, schierarono in questa zona due armate (da nord):

  • Nona Armata, con 5 divisioni di fanteria, 2 leggere di cavalleria, una motorizzata ed una da fortezza;
  • Seconda Armata, con 2 divisioni leggere di cavalleria e 6 di fanteria (incluse unità coloniali). A questo si aggiungevano alcune unità sparse, tra battaglioni autonomi, reggimenti e brigate.

Nota sulle divisioni di cavalleria leggera: si trattava di unità di recentissima creazione, ricavate smembrando le divisioni di cavalleria tradizionali ed aggiungendoci alcune unità motorizzate. Quindi, ogni divisione contava circa 2.000 cavalieri, qualche decina di cannoni, truppe motorizzate varie, motociclette, automezzi armati e 12 carri armati leggeri, oltre ai supporti divisionali. Nelle intenzioni dei comandi francesi, queste unità sarebbero servite ad effettuare azioni diversive nelle Ardenne.

La Seconda Armata era in un punto particolarmente critico, dato che fungeva da cerniera, a sud, con il Secondo Gruppo Armate e quindi con l’estremità settentrionale della Linea Maginot.

L’offensiva del generale Prételat

Nel 1938, il generale André Gaston Prételat, comandante designato del settore in caso di guerra, decise di condurre un’esercitazione teorica. In pratica, incaricò i suoi sottoposti di simulare un attacco attraverso la foresta delle Ardenne verso le sue posizioni, e vedere se queste erano veramente in grado di reggere un attacco tedesco.

I risultati furono pessimi: la zona, per i francesi era indifendibile!

L’esercitazione, infatti, dimostrò che una forza attaccante di 7 divisioni di fanteria e 2 corazzate era stata capace di sfondare le difese. In pratica, in appena 60 ore, l’esercito nemico era riuscito a superare le Ardenne ed attaccare da nord il settore fortificato di Montmédy, che era nella critica zona della Seconda Armata. Il tutto senza preparazione di artiglieria!

Ai comandi questo risultato non piacque affatto.

I generali Alphonse Georges e Maurice Gamelin trovarono l’esercitazione irrealistica, eccessiva e soprattutto troppo pessimistica. Gamelin, soprattutto, decise di sopprimere tutti i rapporti, sostenendo, tra l’altro, che nel caso di una vera invasione ci sarebbero state le riserve necessarie a bloccare i tedeschi.

Prételat però non si diede per vinto. Consapevole della debolezza delle sue difese, decise comunque di potenziarle. Dato che era inverno, stabilì che i lavori sarebbero iniziati nell’aprile 1939. La guerra iniziò poco dopo e bloccò tutto.

Generale Prételat
Ritratto del generale Prételat. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: L’Illustration, n° 5063 du 16 mars 1940. Public Domain

Il piano di attacco tedesco

Il Fall Gelb (caso giallo) era il nome del piano d’attacco tedesco, che era profondamente diverso da quello che credevano gli Alleati.

I tedeschi erano organizzati su tre gruppi di armate:

  • Gruppo Armate A: Colonnello Generale Gerd von Rundstedt. Si trattava della principale massa di manovra dell’esercito, con più di trenta divisioni di fanteria e sette corazzate (sulle dieci totali dell’esercito), che erano schierate esattamente dietro le “impenetrabili Ardenne”. Il loro compito era di sfondare e dirigersi verso la costa nord, intrappolando il grosso dell’esercito francese.
  • Gruppo Armate B: Colonnello Generale Fedor von Bock. Una ventina scarsa di divisioni di fanteria e tre corazzate, con due di paracadutisti. Questa forza avrebbe dovuto invadere l’Olanda ed il Belgio.
  • Gruppo Armate C: Colonnello Generale Wilhelm Ritter von Leeb. Una massa di 25 divisioni di fanteria, che erano posizionate davanti alla Linea Maginot. Ebbero un ruolo del tutto secondario nella prima fase dell’offensiva.

Come si può vedere, la direzione principale dell’attacco era proprio attraverso le Ardenne. In pratica, i tedeschi si trovarono nella favorevolissima situazione di avere l’esercito nemico esattamente dove speravano che fosse.

Ma i francesi avrebbero potuto prendere delle contromisure?

Si, e parecchie.

Il servizio segreto francese aveva rilevato una concentrazione di truppe proprio dietro le Ardenne, con il grosso delle divisioni corazzate. Oltretutto, erano stati individuati otto nuovi ponti sul Reno, indispensabili per sostenere logisticamente l’offensiva. Per finire, l’addetto militare francese a Berna aveva addirittura comunicato la data del probabile attacco, tra l’8 ed il 10 maggio!

Tutto fu inutile: Gamelin rimase fermo nelle sue convinzioni, e continuò a credere che quelli fossero solo dei diversivi.

L’attacco tedesco e la disfatta francese

Il 10 maggio 1940, il Gruppo Armate A si riversò al completo sulla povera Nona Armata: ci mise 63 ore a superare le Ardenne e a distruggere la grande unità francese. Le sue unità non furono lontanamente in grado di contrastare l’avanzata tedesca, e le divisioni di cavalleria leggera si rivelarono completamente inutili contro le più potenti panzerdivisionen.

Le famose riserve non furono sufficienti: le divisioni meccanizzate e corazzate francesi, dopo una lunga marcia di avvicinamento, furono completamente distrutte dalla superiore tattica tedesca.

Anche perché, va detto, tra i comandanti delle varie divisioni del Gruppo Armate A c’era gente come von Kleist (diventato poi uno dei migliori feldmarescialli dell’esercito), Guderian (l’inventore delle forze corazzate), Rommel (la futura Volpe del Deserto), oltre a tutta una serie di generali ed ufficiali inferiori meno conosciuti al grande pubblico, ma che avrebbero fatto carriera in futuro.

Questa offensiva, in pratica, provocò una sconfitta tale da imporre alla Francia la resa dopo poche settimane, il 25 giugno.

Offensiva tedesca 1940 in Francia
Mappa dell’offensiva tedesca del maggio 1940. Fonte: Wikimedia Commons. Credits: Tazadeperla. CC BY-SA 3.0

E il generale Prételat?

Domanda spontanea. Che fine fece il generale André Gaston Prételat? Come previsto, era stato nominato comandante del Secondo Gruppo Armate dell’esercito francese, che difendeva la parte settentrionale della Linea Maginot. Il 14 novembre compì 65 anni, e quindi fu posto nominalmente in riserva. In realtà, dato che cambiare un generale esperto nel bel mezzo di una guerra non è proprio un’idea geniale, Prételat mantenne il suo incarico.

Dopo l’attacco tedesco attraverso le Ardenne, il suo gruppo armate ricevette anche la Seconda Armata, che era rimasta tagliata fuori dal Primo Gruppo Armate, a cui precedentemente apparteneva. Successivamente, l’unità di Prételat venne progressivamente svuotata di unità, con le sue divisioni che venivano trasferite al Terzo Gruppo Armate che stava tentando di ricostruire una linea difensiva.

Il 9 giugno, i tedeschi scatenarono un’offensiva sull’Aisne e sulla Somme, costringendo i francesi alla ritirata. Le truppe di Prételat tentarono di ritirarsi verso sud, ma furono accerchiate. I combattimenti proseguirono fino al 25 giugno, quando le sue residue forze si arresero in seguito all’armistizio di Compiègne.

Il generale Prételat successivamente collaborò con il governo di Vichy, come presidente della commissione d’esame per la decadenza della nazionalità francese. Mantenne questo incarico fino al gennaio 1942.

Dopo la guerra non ebbe particolari accuse a suo carico, e si spense a Parigi il 6 dicembre 1969, a 95 anni.

Fonti

(immagine di copertina derivata da Wikimedia Commons. Credits: Guido Radig. CC BY 3.0)